Capital Project: perché sono strategici per la competitività e la sostenibilità del sistema paese
L’importanza dei Capital Project, intesi come grandi progetti di investimento destinati a realizzare, ampliare o ammodernare infrastrutture, impianti industriali e opere di rilevanza strategica, è sempre più un fattore che incide sulla capacità di raggiungere obiettivi di sostenibilità. Si tratta infatti di iniziative caratterizzate da elevati investimenti economici, tempi di realizzazione pluriennali e in particolare si configurano come impegni che prevedono un forte impatto sullo sviluppo di un territorio o di un’intera filiera produttiva.
Rientrano in questa categoria la costruzione di reti elettriche e del gas, linee ferroviarie, autostrade, aeroporti, porti, ospedali, data center, impianti produttivi, stabilimenti manifatturieri, reti di telecomunicazione e grandi impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Negli ultimi anni anche le infrastrutture digitali, come i campus per l’intelligenza artificiale e i sistemi cloud, sono diventate una componente sempre più importante dei capital project.
Se questi progetti rappresentano da tempo uno dei principali motori della crescita economica, adesso sono anche un tassello fondamentale attraverso il quale valutare e misurare la capacità di decarbonizzazione e di raggiungere gli obiettivi di sostenibilità.
Da un lato generano occupazione diretta e indiretta durante le fasi di progettazione, costruzione e gestione; dall’altro migliorano la competitività dei territori, creando infrastrutture che rendono più efficienti i trasporti, la logistica, i servizi energetici e le comunicazioni. La complessità di questi progetti è normalmente molto elevata. Un capital project coinvolge una pluralità di soggetti: committenti, progettisti, imprese di costruzione, fornitori, enti autorizzativi e operatori della gestione, che devono coordinarsi lungo tutto il ciclo di vita dell’opera. Ogni ritardo, modifica progettuale o problema nella supply chain può tradursi in aumenti dei costi e nello slittamento dei tempi di consegna.
Proprio per questo la gestione dei capital project sta vivendo una profonda trasformazione digitale. Tecnologie come il Building Information Modeling (BIM), i digital twin, l’Internet of Things (IoT), il cloud computing e l’intelligenza artificiale consentono oggi di raccogliere e analizzare grandi quantità di dati durante tutte le fasi del progetto. Il tutto con l’obiettivo di migliorare la pianificazione, anticipare i rischi, simulare scenari alternativi e ottimizzare l’utilizzo delle risorse.
L’intelligenza artificiale, in particolare, sta assumendo un ruolo crescente. Può supportare la progettazione, prevedere ritardi, individuare criticità nella supply chain, stimare con maggiore precisione tempi e costi e suggerire interventi correttivi prima che i problemi si manifestino. Allo stesso tempo, l’analisi dei dati consente di monitorare le prestazioni delle infrastrutture anche dopo la loro realizzazione, favorendo una manutenzione predittiva e una gestione più efficiente degli asset.
La sostenibilità è diventata un altro elemento centrale. Oggi un capital project non viene valutato soltanto in base ai costi di costruzione, ma anche considerando l’intero ciclo di vita dell’opera: consumi energetici, emissioni di CO₂, impatto ambientale, resilienza ai cambiamenti climatici e costi di manutenzione sono fattori sempre più rilevanti nelle decisioni di investimento.
Accenture lancia una nuova divisione per innovare i capital project
Ed è in questo contsto che si colloca la decisione di Accenture di entrare nel mercato dei grandi progetti infrastrutturali con la creazione di Accenture Capital Projects and Engineering Services, una nuova organizzazione che riunisce oltre 1.200 professionisti. Creata con l’obiettivo di trasformare il modo in cui vengono progettate, costruite e gestite le infrastrutture del Paese la nuova realtà nasce dall’integrazione delle competenze di Accenture con quelle del Gruppo IQT e di Fibermind, combinando ingegneria, dati e intelligenza artificiale per affrontare le sfide della transizione energetica, digitale e industriale.
Infrastrutture più efficienti grazie a dati e AI
Il nuovo polo opererà nei principali settori strategici, tra cui reti elettriche e del gas, telecomunicazioni, grandi opere civili, data center e impianti industriali. L’obiettivo è applicare tecnologie digitali e modelli data-driven lungo tutto il ciclo di vita delle infrastrutture, dalla progettazione alla gestione operativa, migliorando il controllo di tempi, costi, qualità e sostenibilità.
Secondo Teodoro Lio, Amministratore Delegato di Accenture Italia, la trasformazione digitale delle imprese e quella delle infrastrutture stanno convergendo. “Dati, piattaforme e intelligenza artificiale non stanno solo cambiando il modo di lavorare delle aziende, ma anche il modo di concepire, progettare, costruire e gestire le grandi opere. E l’obiettivo è contribuire alla realizzazione di una nuova generazione di infrastrutture capaci di creare valore nel lungo periodo“.
Un mercato da oltre 500 miliardi di euro
L’iniziativa si inserisce in un contesto caratterizzato da importanti investimenti. Secondo il più recente Rapporto sullo stato di attuazione delle infrastrutture strategiche e prioritarie, il valore complessivo dei progetti infrastrutturali in Italia supera i 500 miliardi di euro. Nonostante ciò, la realizzazione dei capital project continua a presentare criticità. Come evidenzia lo studio Blueprint for Success di Accenture, oltre il 90% dei grandi progetti non rispetta tempi o budget inizialmente previsti e soltanto il 6% delle organizzazioni raggiunge livelli di eccellenza operativa.
Per Fabio Fantauzzi, Responsabile Supply Chain & Engineering di Accenture Italia, è proprio questo il gap che la nuova organizzazione intende colmare, introducendo un approccio che sfrutta dati, digitalizzazione e AI per ridurre costi, ritardi e rischi, migliorando al tempo stesso la collaborazione tra tutti gli attori coinvolti nei progetti.
Competenze ibride per le infrastrutture del futuro
Un elemento centrale della nuova organizzazione riguarda anche le competenze. Accenture punta infatti a creare una nuova generazione di professionisti in grado di integrare il sapere ingegneristico con le competenze digitali, l’analisi dei dati e l’intelligenza artificiale.
Ingegneri, data scientist e specialisti delle tecnologie digitali lavoreranno insieme per supportare imprese e gestori di infrastrutture nell’affrontare progetti sempre più complessi, con un approccio multidisciplinare che punta a rendere i capital project più efficienti, resilienti e sostenibili.
Capital Project ed ESG: perché la sostenibilità si decide già in fase di progettazione
I Capital Project rappresentano uno degli ambiti in cui i criteri ESG possono produrre il maggiore impatto. Le grandi opere infrastrutturali, infatti, influenzano il territorio per decenni e determinano una parte significativa delle emissioni di gas serra, del consumo di materie prime e dell’utilizzo delle risorse energetiche. Per questo motivo la sostenibilità non può più essere considerata un elemento da valutare a posteriori, ma deve essere integrata fin dalle prime fasi di progettazione.
Dal punto di vista ambientale (Environmental), un capital project viene oggi valutato considerando l’intero ciclo di vita dell’infrastruttura. Oltre alle emissioni generate durante la costruzione, assumono un ruolo centrale l’efficienza energetica, l’impiego di materiali a basse emissioni di carbonio, la riduzione dei rifiuti, il consumo di acqua, la tutela della biodiversità e la futura manutenibilità dell’opera. L’obiettivo è minimizzare l’impronta ambientale lungo tutto il ciclo di vita dell’asset.
La dimensione sociale (Social) riguarda invece gli effetti che una grande infrastruttura produce sulle comunità. Sicurezza dei lavoratori, tutela della salute, qualità degli spazi pubblici, accessibilità, inclusione e capacità di migliorare i servizi ai cittadini sono elementi sempre più importanti nelle decisioni di investimento. Un’infrastruttura sostenibile non è soltanto più efficiente dal punto di vista energetico, ma contribuisce anche a generare valore per il territorio in cui viene realizzata.
Il pilastro della Governance assume un’importanza crescente nella gestione dei capital project, spesso caratterizzati da elevata complessità organizzativa e da numerosi soggetti coinvolti. Trasparenza dei processi decisionali, controllo dei costi, gestione dei rischi, tracciabilità delle informazioni e monitoraggio delle performance diventano fattori essenziali per garantire il successo del progetto e la fiducia degli stakeholder.
Anche gli investitori stanno modificando il proprio approccio. Sempre più spesso banche, fondi infrastrutturali e istituzioni finanziarie richiedono evidenze misurabili delle performance ESG prima di finanziare un’opera. La disponibilità di dati affidabili e di indicatori verificabili diventa quindi un elemento competitivo, oltre che un requisito per accedere ai capitali.
In Europa questa evoluzione è sostenuta anche dalle politiche comunitarie. Il Green Deal europeo, la Tassonomia UE, la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) e il Clean Industrial Deal stanno orientando gli investimenti verso infrastrutture capaci di contribuire alla decarbonizzazione, all’economia circolare e alla resilienza climatica.
In questo scenario, i capital project non sono più semplicemente grandi opere da realizzare nei tempi e nei costi previsti. Diventano strumenti per accompagnare la transizione energetica e digitale, generando benefici economici, ambientali e sociali lungo l’intero ciclo di vita delle infrastrutture.








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