La grande differenza tra la prima e la seconda fase del rapporto tra ESG e finanza è rappresentato dai dati: dalla quantità, dalla qualità e dalla capacità di lavorare sui dati. Che investitori, analisti e operatori del mondo della finanza siano da sempre guidati dai dati non è certo una novità. La differenza rispetto al passato è che i temi della sostenibilità (e basti pensare solamente alle prospettive della Doppia Materialità o dei climate risk) hanno aumentato in modo probabilmente esponenziale la necessità di appoggiare qualsiasi decisione su una consistente base dati e su una solida capacità di analisi. La sostenibilità sè diventata a tutti gli effetti una componente strutturale fondamentale delle decisioni finanziarie. E se fino a pochi anni fa i dati ESG rappresentavano un’integrazione facoltativa nelle strategie di investimento, oggi sono sempre più considerati strumenti indispensabili per valutare rischi, opportunità e performance di lungo periodo.
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ESG, investitori sempre più guidati dai dati
Gli investitori istituzionali integrano sempre più dati ESG e climatici nei processi decisionali, nella gestione dei rischi e nella compliance normativa. Lo evidenzia anche la prima indagine globale di Morningstar Sustainalytics, che segnala una crescente domanda di dati affidabili e analisi predittive
Direttore Responsabile ESG360.it, EnergyUP.Tech e Agrifood.Tech

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