L’Attestato di “Buona pratica territoriale per un’Italia più sostenibile 2025” assegnato da ASviS a Wind Tre segna un passaggio chiave nel percorso ESG dell’azienda. Al centro del riconoscimento ci sono “Borghi Connessi” e “NeoConnessi”, due iniziative che intrecciano educazione digitale, inclusione sociale e sviluppo dei territori.
Dalla diffusione delle competenze nei piccoli Comuni al supporto strutturato a scuole e famiglie, fino alla misurazione puntuale dell’impatto formativo, emerge una strategia che integra la sostenibilità nei processi decisionali e nella cultura organizzativa. Ne parliamo con Federica Manzoni, Direttrice Sustainability & Quality Certification di Wind Tre.
Quali elementi ritiene più significativi nel riconoscimento ASviS e in che modo questo attestato conferma la direzione intrapresa da Wind Tre sul fronte della sostenibilità?
L’attestato di buona pratica territoriale per un’Italia più sostenibile 2025 ricevuto dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) grazie ai progetti “NeoConnessi” e “Borghi Connessi” rappresenta per noi un risultato particolarmente significativo perché testimonia il valore concreto delle nostre iniziative sui territori e la loro coerenza con gli obiettivi dell’Agenda 2030.
È un attestato che non celebra solo i singoli progetti, ma conferma la validità della direzione strategica che abbiamo intrapreso negli ultimi anni, fondata sull’integrazione della sostenibilità come leva di trasformazione reale e non come semplice dichiarazione di intenti.
Il fatto che una realtà autorevole come ASviS riconosca l’impatto di NeoConnessi e Borghi Connessi rafforza la nostra convinzione che stiamo contribuendo in maniera credibile alla costruzione di un modello di sviluppo più responsabile e inclusivo.
In che misura l’integrazione dei temi ESG nelle attività aziendali ha trasformato i processi interni e la cultura organizzativa negli ultimi anni?
L’integrazione dei temi ESG ha modificato profondamente il modo in cui lavoriamo. Oggi la sostenibilità è parte integrante dei processi decisionali, delle modalità con cui valutiamo le performance e delle logiche di collaborazione tra le diverse funzioni aziendali.
Ha accelerato l’evoluzione culturale dell’organizzazione, favorendo una maggiore consapevolezza interna sugli impatti delle nostre attività e incoraggiando ciascuno a contribuire attivamente agli obiettivi comuni. Questo percorso ha generato pratiche più sistemiche, una visione di lungo periodo più condivisa e una crescente propensione all’innovazione responsabile.
Guardando al progetto Borghi Connessi, quale momento o risultato le è sembrato più emblematico dell’impatto sociale che questa iniziativa sta generando sui piccoli territori?
L’elemento distintivo del progetto è quello di mettere realmente al centro le comunità locali, accompagnandole in un percorso di crescita digitale che non riguarda solo la tecnologia, ma riguarda anche le persone.
Borghi Connessi, progetto a cui hanno aderito quasi 120 piccoli Comuni, ha puntato con decisione su attività formative rivolte non solo alle amministrazioni locali, ma anche ai cittadini, ai ragazzi, ragazze e agli anziani.
È proprio questa attenzione trasversale, dall’educazione dei giovani ai percorsi dedicati agli over 60, come NeoConnessi Silver, che rappresenta un forte segnale di inclusione e riduzione concreta delle distanze digitali.
Il progetto opera su più dimensioni contemporaneamente: favorisce nuove competenze, supporta le piccole imprese, aiuta i Comuni a orientarsi nella transizione digitale e promuove servizi che rendono i borghi più attrattivi, anche per smart worker e nuove forme di turismo sostenibile.
In molti piccoli Comuni, prima esclusi dai processi di innovazione, Borghi Connessi sta contribuendo a rafforzare la coesione sociale e a generare fiducia verso il digitale.
Nel percorso di crescita di NeoConnessi, come si è evoluto il dialogo con insegnanti, famiglie e studenti e quali nuove esigenze educative sul digitale emergono oggi con più urgenza?
Nel percorso di crescita di NeoConnessi, il dialogo con insegnanti, famiglie, studenti e studentesse si è arricchito anno dopo anno. Le loro domande, le loro esperienze e anche le loro difficoltà ci hanno permesso di comprendere come evolvono le dinamiche digitali nella vita dei più giovani.
Dalla sua nascita nel 2018 ad oggi, NeoConnessi ha raggiunto oltre 2 milioni di famiglie, supportando le scuole primarie e secondarie di primo grado in tutta Italia e, parallelamente, rivolgendosi alle famiglie e a tutte le figure coinvolte nel percorso di crescita digitale dei più giovani.
Attraverso la piattaforma www.neoconnessi.it, i canali dedicati e i percorsi formativi pensati specificamente per i genitori, il programma offre gratuitamente strumenti e consigli per accompagnare gli studenti e le studentesse verso un uso più sicuro, consapevole e responsabile della tecnologia.
Inoltre, abbiamo deciso di misurare l’impatto del programma in collaborazione con Triadi, spin-off del Politecnico di Milano, che ha rilevato come l’educazione digitale sia uno strumento efficace per aumentare la consapevolezza e promuovere comportamenti sicuri.
Dalla misurazione che hanno realizzato emerge che 1 bambino su 4 nella scuola primaria non riconosceva i rischi legati al digitale e meno di 1 su 2 (46%) era in grado di riconoscere una possibile violazione della privacy.
Successivamente allo svolgimento del programma, il 52% degli studenti e studentesse ha dichiarato di conoscere nuovi pericoli digitali e la percentuale di bambini del campione in grado di riconoscere una possibile violazione è passata al 67% (+21 punti percentuali).
Un miglioramento emerge anche nella consapevolezza legata ai dati personali: la quota di studenti e studentesse in grado di comprendere i rischi associati alla condivisione di informazioni sensibili e alla pubblicazione online di foto da parte dei genitori è aumentata di 19 punti percentuali.
Il percorso ha avuto un impatto positivo anche sulla comprensione del fenomeno del cyberbullismo (+12 punti percentuali) e sulla capacità di identificare contenuti ingannevoli, come deepfake e fake news (+10 punti percentuali). Significativo anche l’impatto sugli insegnanti: il 100% valuta positivamente il percorso di educazione digitale e il 98% si sente più preparato ad affrontare le sfide del digitale in classe.
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