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Il ruolo delle aziende acquirenti nel miglioramento ESG dei fornitori



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Le supply chain concentrano gran parte dei rischi ESG e spesso oltre il 70% delle emissioni (Scope 3). Oggi non basta valutare i fornitori: servono percorsi di miglioramento con KPI, evidenze e milestone, in linea con CSRD e CSDDD. Priorità ai fornitori più critici usando dati, scoring, audit e programmi di sviluppo

Pubblicato il 24 feb 2026

Azzurra Gullotta

Sales Manager di Achilles per Italia e Spagna



miglioramento ESG dei fornitori
Azzurra Gullotta, Sales Manager di Achilles per Italia e Spagna

Le supply chain concentrano oggi una quota significativa dei rischi ambientali, sociali e di governance delle organizzazioni. In particolare, per quanto riguarda le emissioni di gas a effetto serra, gli impatti di Scope 3, che includono approvvigionamento e catena di fornitura, rappresentano spesso oltre il 70% dell’impronta carbonica totale, rendendo essenziale una collaborazione strutturata con i fornitori per il raggiungimento degli obiettivi ambientali.

Parallelamente, un rapporto dell’OCSE evidenzia che solo una minima parte delle metriche ESG attualmente adottate (circa il 7%) riguarda specificamente la gestione dei rischi lungo la supply chain. Ciò conferma l’esigenza di integrare i fornitori nei processi di misurazione, gestione e miglioramento degli impatti ESG.

I cambiamenti rilevanti nel quadro normativo

Il quadro normativo e sociale sta inoltre cambiando in modo significativo. Iniziative come la Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD) e la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) obbligano le imprese non solo a identificare i rischi ESG, ma anche a dimostrare l’adozione di azioni concrete di prevenzione e mitigazione lungo l’intera catena di fornitura.

In questo contesto, molte aziende si interrogano sul ruolo che l’impresa acquirente deve assumere per supportare i fornitori nel miglioramento delle performance ESG in modo coerente, realistico ed efficace. La gestione ESG della supply chain impatta direttamente su competitività, resilienza e creazione di valore nel medio-lungo periodo. Per guidare le scelte operative, è fondamentale affrontare alcune domande chiave che ricorrono frequentemente.

Perché le performance ESG dei fornitori rappresentano un rischio diretto per l’azienda acquirente?

Nel contesto attuale, l’azienda acquirente è valutata non solo sulla base delle proprie pratiche operative, ma anche in funzione della capacità di identificare, gestire e mitigare i rischi ambientali, sociali e di governance lungo l’intera catena di fornitura. I fornitori e i partner commerciali costituiscono, infatti, un’estensione operativa dell’organizzazione e incidono in modo significativo sul suo profilo di rischio complessivo.

Eventuali criticità o incidenti ESG che si verificano nella supply chain, quali infortuni sul lavoro, violazioni ambientali o mancato rispetto dei diritti umani, possono avere conseguenze dirette e rilevanti per l’azienda acquirente, compromettendo la continuità operativa, esponendo l’organizzazione a danni reputazionali e a potenziali responsabilità legali e normative, nonché influenzando l’accesso a finanziamenti e a specifici mercati.

Perché oggi non è più sufficiente valutare i fornitori?

La sola attività di valutazione, se non accompagnata da azioni concrete di miglioramento, non è più sufficiente a ridurre in modo efficace i rischi ESG. Per lungo tempo, la gestione ESG si è basata prevalentemente su questionari, audit e processi di qualificazione dei fornitori. Sebbene tali strumenti rimangano necessari, questi non garantiscono, da soli, la risoluzione delle criticità più rilevanti, né favoriscono un percorso strutturato di crescita e maturazione dei fornitori.

In particolare, un approccio esclusivamente valutativo non consente di assicurare la mitigazione dei rischi critici, il miglioramento progressivo delle performance ESG dei fornitori, né il pieno allineamento ai più recenti requisiti normativi in materia di due diligence.

Per questo motivo, un numero crescente di organizzazioni sta evolvendo da un modello prevalentemente orientato al controllo a un approccio basato sul miglioramento accompagnato e sulla collaborazione che genera benefici concreti, tra cui una riduzione dei rischi operativi, legali e reputazionali, un rafforzamento della resilienza della catena del valore, una maggiore qualità delle decisioni grazie all’utilizzo di dati oggettivi e comparabili, nonché lo sviluppo di relazioni più trasparenti, strutturate e durature con i fornitori strategici.

Qual è la differenza tra imporre la conformità e accompagnare il percorso di miglioramento?

La differenza tra i due approcci risiede principalmente negli esiti che essi producono. Un modello basato esclusivamente sulla richiesta di conformità, non supportato da un adeguato accompagnamento, tende infatti a generare risultati limitati e poco sostenibili nel tempo. In molti casi si traduce in una conformità meramente formale, accompagnata da resistenze operative, frustrazione da parte dei fornitori con un livello di maturità ESG inferiore e risposte prevalentemente difensive, orientate più al rispetto documentale che al cambiamento sostanziale.

Al contrario, accompagnare i fornitori in un percorso strutturato di miglioramento consente di affrontare in modo più efficace i rischi ESG e di favorire un’evoluzione concreta delle performance. Ciò implica una comunicazione chiara delle aspettative e dei rischi, la traduzione dei requisiti ESG in azioni operative comprensibili e attuabili, nonché la messa a disposizione di strumenti, linee guida e attività di supporto e follow-up. Questo approccio contribuisce a costruire relazioni basate sulla fiducia e sull’impegno reciproco, generando benefici duraturi nel medio-lungo periodo per entrambe le parti.

miglioramento esg fornitori

Come identificare quali fornitori necessitano di maggiore supporto?

Il punto di partenza è rappresentato da una valutazione solida, basata su risposte verificate e dati oggettivi relativi alle loro performance ESG. Una volta che si dispone di queste informazioni, l’approccio efficace non consiste nel richiedere lo stesso livello di attenzione a tutti i fornitori, ma nell’analizzare il rischio in relazione al contesto specifico di ciascuno.

Per effettuare questa valutazione, è necessario considerare due variabili principali:

  • Il livello di rischio e di impatto del fornitore: ossia la criticità derivante da fattori quali volume di forniture, tipologia di attività, ubicazione geografica o natura del servizio offerto.
  • La reale capacità del fornitore di rispondere: che dipende da dimensioni dell’azienda, risorse disponibili e livello di maturità ESG.

L’incrocio di queste due dimensioni permette di definire priorità chiare e strategie mirate, concentrando il supporto laddove può generare il maggiore impatto in termini di mitigazione dei rischi e miglioramento delle performance ESG.

A seguito dell’analisi delle performance ESG, emergono alcuni indicatori chiari che suggeriscono la necessità di un supporto più strutturato da parte del fornitore:

  • Gap significativi tra il rischio identificato e i controlli o le evidenze disponibili, che indicano aree non adeguatamente gestite.
  • Assenza di politiche, procedure o pratiche formali in ambiti chiave, che limita la capacità del fornitore di gestire i rischi in modo sistematico.
  • Non conformità ricorrenti o non risolte a seguito di audit e verifiche, che segnalano criticità persistenti.
  • Performance ESG inferiori alla media del settore o della categoria di riferimento, che evidenziano margini significativi di miglioramento.
  • Fornitori critici il cui livello di maturità non è coerente con il livello di rischio che rappresentano, creando potenziali vulnerabilità per l’azienda acquirente.

Individuare questi segnali consente di definire priorità di intervento mirate, orientando gli sforzi verso i fornitori e le aree che possono generare il maggiore impatto in termini di mitigazione dei rischi e miglioramento delle performance ESG.

Come creare piani di miglioramento ESG realistici e misurabili?

Un piano di miglioramento ESG efficace si fonda su quattro principi fondamentali:

  1. Chiarezza – Definire in modo preciso cosa deve essere migliorato, perché è importante e quale rischio specifico si intende mitigare.
  2. Misurazione – Stabilire le evidenze richieste e i KPI associati, in modo da monitorare in modo oggettivo i progressi nel tempo.
  3. Fattibilità – Concordare le azioni con il fornitore, assicurandosi che siano realistiche e coerenti con le dimensioni, le risorse e il livello di maturità dell’azienda.
  4. Tempistiche definite – Individuare milestone chiare e prevedere momenti regolari di monitoraggio e verifica.

Un buon piano di miglioramento non mira a correggere tutte le criticità contemporaneamente, ma si concentra sui rischi più rilevanti, procedendo in modo progressivo e sostenibile, favorendo così risultati concreti e duraturi.

Quali sono gli approcci che funzionano meglio per favorire il miglioramento ESG?

Non esiste un approccio universale valido per tutte le situazioni. L’efficacia nella gestione dei rischi e delle performance ESG dei fornitori deriva, generalmente, dalla combinazione di diversi strumenti, calibrati in base al livello di rischio, alla criticità del fornitore e al suo grado di maturità.

  • Sistemi di scoring e benchmarking
    Il confronto oggettivo tra fornitori favorisce il miglioramento continuo, aumenta la trasparenza lungo la catena di fornitura e accelera l’adozione di comportamenti corretti, fornendo indicatori chiari e comparabili per guidare le decisioni.
  • Programmi di sviluppo dei fornitori
    Questi strumenti sono indicati quando il fornitore necessita di un supporto più ravvicinato. Possono includere la revisione guidata delle risposte, l’assistenza nella raccolta delle evidenze, la definizione congiunta di piani di miglioramento e un monitoraggio strutturato delle azioni concordate.
  • Audit ESG
    Gli audit consentono di verificare le evidenze fornite, intervistare i lavoratori, esaminare la documentazione critica e individuare eventuali gap reali. Sono particolarmente utili per i fornitori strategici o quelli ad alto rischio, in quanto forniscono una valutazione diretta e approfondita della situazione.

Adottare un approccio combinato permette di concentrare le risorse sui fornitori e sulle aree a maggiore impatto, promuovendo un miglioramento sostenibile e misurabile lungo tutta la catena di fornitura.

Un esempio chiaro di come questo approccio funzioni nella pratica è quello di Selenta Group. Il punto di svolta si è verificato quando i fornitori hanno iniziato a comprendere non solo il proprio livello di performance ESG, ma anche cosa significasse quel risultato per il processo di qualificazione e per la relazione futura, nonché quali azioni concrete potessero intraprendere per migliorare. Grazie a criteri chiari, comparabili e verificabili, e a un sistema di scoring accompagnato da piani di miglioramento, molti fornitori hanno iniziato ad agire in modo proattivo.

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