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Nuovo target clima UE: -90% emissioni entro il 2040



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La Commissione Europea propone un obiettivo intermedio vincolante di riduzione delle emissioni del 90% entro il 2040 rispetto ai livelli del 1990. Il nuovo quadro normativo introduce flessibilità per gli Stati membri, rafforza i meccanismi di monitoraggio e richiede alle imprese una revisione strategica di investimenti e supply chain per rimanere competitive nella transizione verso la neutralità climatica

Pubblicato il 11 feb 2026



Nuovo target clima UE climate law

Il quadro normativo europeo in materia di clima rappresentato primariamente dalla EU Climate Law si prepara a una nuova evoluzione. La Commissione Europea ha proposto un obiettivo intermedio particolarmente ambizioso: ridurre le emissioni di gas serra del 90% entro il 2040 rispetto ai livelli del 1990. Il percorso verso questo traguardo prevede margini di flessibilità per gli Stati membri, come l’accesso ai crediti internazionali, e introduce strumenti rafforzati di monitoraggio e revisione per valutare l’impatto concreto delle misure sulla competitività industriale.

Le imprese europee sono chiamate a valutare tempestivamente le implicazioni operative e strategiche di questi nuovi indirizzi, in attesa dei prossimi passaggi istituzionali che definiranno il quadro definitivo degli obblighi e delle opportunità.

Nuovo obiettivo UE: -90% di emissioni entro il 2040

La recente approvazione da parte del Parlamento europeo dell’accordo che modifica la Legge sul Clima rappresenta un passaggio cruciale nel percorso della transizione energetica continentale. Il nuovo target, che impone una riduzione netta delle emissioni di CO2 del 90% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2040, introduce una tappa intermedia vincolante nel cammino verso la neutralità climatica fissata per il 2050. L’obiettivo, che segue quello già in vigore del -55% al 2030, non solo rafforza l’ambizione climatica dell’Unione, ma impone una revisione di strategie, investimenti e modelli produttivi per tutti i settori industriali. La decisione è arrivata dopo un iter negoziale intenso tra Parlamento e Consiglio, nel quale si è cercato di bilanciare esigenze ambientali, competitività economica e coesione sociale tra gli Stati membri.

Maggiore flessibilità per gli Stati membri e crediti internazionali

Elemento distintivo della nuova normativa è l’introduzione di margini di flessibilità per gli Stati membri nella modalità di raggiungimento degli obiettivi. Dal 2036 sarà infatti possibile coprire fino a cinque punti percentuali delle riduzioni nette attraverso crediti di carbonio internazionali, purché siano certificati come “di alta qualità” e provenienti da Paesi partner.

Questa apertura verso meccanismi di compensazione esterni rappresenta una risposta pragmatica alle difficoltà tecniche e finanziarie nel decarbonizzare completamente alcune filiere. Sono però previsti criteri stringenti: i progetti dovranno essere in linea con gli interessi strategici dell’UE, evitando il rischio di finanziare attività in contrasto con le priorità geopolitiche o industriali europee. Inoltre, viene data la possibilità di valorizzare le rimozioni domestiche permanenti di carbonio per compensare le emissioni più difficili da abbattere, soprattutto nei settori coperti dal sistema ETS.

Monitoraggio, revisione e impatti sulla competitività industriale

Il quadro delineato dalla nuova legge prevede una governance articolata sul monitoraggio dei progressi verso l’obiettivo 2040. La Commissione europea dovrà valutare ogni due anni l’evoluzione delle emissioni nette, tenendo conto non solo degli avanzamenti scientifici e tecnologici ma anche del contesto competitivo delle industrie europee e delle dinamiche dei prezzi energetici. Questo approccio mira a mantenere un equilibrio tra ambizioni climatiche e sostenibilità economica: se emergessero rischi significativi per la competitività o la coesione sociale, la Commissione potrà proporre modifiche al target o misure correttive. Nel disegno complessivo rientra anche il rinvio dell’entrata in vigore dell’ETS 2 (il sistema di scambio delle emissioni per edifici e trasporti stradali) dal 2027 al 2028, segnale della volontà di calibrare il ritmo della transizione in funzione della capacità di adattamento dei diversi settori.

Prossimi passi e implicazioni per le imprese europee

L’iter legislativo si avvia ora verso la conclusione formale con l’approvazione definitiva da parte del Consiglio e la successiva pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’UE. Per le imprese europee — sia manifatturiere che dei servizi — il nuovo quadro impone una riflessione strategica su investimenti, supply chain e innovazione tecnologica. La pressione regolatoria si tradurrà in crescente domanda di soluzioni low carbon, efficientamento energetico e strumenti avanzati per la contabilizzazione delle emissioni o carbon accounting lungo tutta la catena del valore.

Al tempo stesso, la possibilità di ricorrere a crediti internazionali ben regolamentati offre un margine operativo aggiuntivo, ma richiederà attenzione nella selezione dei partner e nella verifica della qualità ambientale dei progetti. In prospettiva, la capacità delle aziende di anticipare scenari normativi mutevoli diventerà un elemento chiave per assicurare resilienza e posizionamento competitivo sui mercati globali.

L’evoluzione delle politiche ambientali UE

L’evoluzione delle politiche ambientali europee richiede un’attenzione costante alle dinamiche che legano sostenibilità, competitività e adattamento normativo. La traiettoria verso la decarbonizzazione si intreccia inevitabilmente con le strategie industriali e le scelte di investimento delle imprese, che si trovano a operare in un contesto sempre più regolato, ma anche caratterizzato da spazi di flessibilità. In questo scenario, la capacità di interpretare tempestivamente le nuove disposizioni e di valutare con lucidità la gestione dei rischi e le opportunità emergenti rappresenta un elemento centrale per la tenuta e lo sviluppo dei comparti produttivi europei. Guardando ai prossimi mesi, l’attenzione resterà puntata su come i meccanismi di monitoraggio verranno tradotti in prassi operative efficaci e su quali strumenti saranno messi a disposizione per accompagnare la transizione senza compromettere la posizione delle aziende nell’arena internazionale.

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