SUSTAINABILITY MANAGEMENT

Bovo, HIND: vi racconto il nostro Piano di sostenibilità

Dalla moda all’automotive, passando per il food & beverage, la comunicazione e automazione: come si progetta e gestisce un sustainability plan in una holding industriale nell’esperienza di Veronica Bovo, Chief Sustainability Officer di HIND, Holding Industriale

22 Giu 2022

Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it e Direttore testate verticali Network Digital360

Veronica Bovo, Chief Sustainability Officer di HIND, Holding Industriale

La progettazione e la realizzazione di un piano di sostenibilità rappresentano una sfida complessa per qualsiasi realtà, ma lo sono in modo particolare nel caso di holding industriali, per la quantità di variabili da considerare e per la ricchezza di asset da monitorare. Con Veronica Bovo, Chief Sustainability Officer di HIND, Holding Industriale, affrontiamo un’ esperienza e un percorso di sostenibilità particolarmente significativi.

Il contesto di questa esperienza è rappresentato da HIND, Holding Industriale, una realtà nata a Torino nel 2011 con la missione di entrare nel capitale di PMI particolarmente promettenti per favorirne la crescita, l’internazionalizzazione e il ricambio generazionale. HIND è una realtà che punta su un approccio basato su progetti di lungo termine che hanno lo scopo di valorizzare le eccellenze del Made in Italy in diversi settori e contribuire alla loro crescita.

La struttura è costituita da una capogruppo, HIND che controlla diverse sub-holding verticali, specializzate in settori specifici e tutte accomunate dall’approccio all’innovazione  appunto nel segno del Made in Italy: HModa per il settore Luxury Fashion, HParts per il settore Automotive/Aftermarket, HEdu per il settore Comunicazione, HF&B per il settore Food & Beverage, HMotion per il settore Automazione/Robotica.

 

Partiamo da una dimensione “personale”, quando è iniziata questa esperienza di Sustainability management?

La mia esperienza in Sustainability inizia, nel 2016, in un Gruppo che si occupa di progettazione e produzione per il settore moda lusso, quando ho iniziato ad occuparmi di sostenibilità ambientale e chimica, redazione del Bilancio di Sostenibilità e rating ESG.

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A settembre 2021 sono entrata nel gruppo Hind Spa con un compito specifico sui temi della sostenibilità: costruire e rafforzare, con attività concrete e misurabili, il percorso di sostenibilità della Holding attraverso l’implementazione di una strategia di sostenibilità, integrata al piano industriale alla vision e alla mission della holding, diffondendo i principi e la cultura della sostenibilità alle aziende e alla catena del valore, a livello sociale, ambientale e di governance. Il tutto con l’obiettivo di dare vita a un piano di sostenibilità focalizzato sui macro-obiettivi di compliance, efficienza ed innovazione, e allo scopo di portare  nuovo valore aggiunto alle aziende del gruppo, creare cross-contamination e cross-fertilization con opportunità, valori, competenze e best-practices.

Ho quindi deciso di creare HPlanet, nella forma di hub di questo processo di trasformazione e con la mission di essere il centro di competenza trasversale e integrato per lo sviluppo della sustainability. HPlanet rappresenta una fabbrica di idee, progetti e knowledge che nasce con l’intento di sviluppare un mindset sostenibile, non solo all’interno di HIND, ma verso tutti i portatori di interesse, diffondendo la sostenibilità nelle strategie aziendali e nella cultura, trasformando l’acquisizione di questi nuovi valori in opportunità.​ Voglio aggiungere che HPlanet rappresenta un impegno concreto nei confronti della sostenibilità con un impegno mirato alla creazione di percorsi e strategie di sostenibilità ​e con l’implementazione degli standard ESG all’interno del Gruppo e lungo tutta la filiera

Veniamo al piano di sostenibilità, come è stato strutturato?

Va detto subito che il punto centrale del nostro piano è rappresentato dalla scelta di mettere in relazione i tre pilastri industriali del gruppo dal punto di vista industriale: 1: Made in Italy e Innovazione; 2: Cultura e Formazione e 3: Principi etici e sostenibilità con i cinque pillar di sostenibilità, e con gli SDGs di riferimento per il gruppo e per le subholding.

Ma ricordiamo naturalmente anche i cinque pillar di sostenibilità sono: 1: Sviluppare una cultura della sostenibilità; 2: Mettere le persone al centro; 3: Creare valore per il territorio; 4: Creare valore per gli stakeholder; 5: Responsabilità e innovazione.

Pillar industriali e pillar di sostenibilità dunque, creati come punto di partenza del nostro piano strategico di sostenibilità e rappresentativi della nostra visione della stessa, come definizione del nostro framework di riferimento. Ma prima di entrare più dettagliatamente nel Piano voglio aggiungere che abbiamo avviato, nello stesso tempo, anche un percorso per fare in modo che le subholding fossero in grado di lavorare con lo stesso modello grazie a un comune framework di raccolta dati; questo ci ha permesso di uniformare informazioni di base molto diverse tra loro e renderle rendicontabili.

Inoltre, nel gruppo era già stato costituito un dipartimento di ricerca interno al Gruppo, denominato HData, specializzato nella raccolta ed aggregazione di dati di mercato, di rilevazione di informazioni sui trend con l’intento di fornire alle prime linee e agli imprenditori un lavoro di intelligence e supportarto nelle scelte strategiche. Questo team lavora anche sui dati e trend relativi alla sostenibilità creando un importante valore aggiunto: ricerche di mercato, misurazione e rendicontazione dei dati di ogni azienda ci permettono di essere sempre aggiornati su ogni trend, anche dal punto di vista della sostenibilità e a essere precisi e trasparenti nella comunicazione e nel bilancio, oltre che intercettare nuove possibili aree di miglioramento.

 

Che ruolo svolgono gli SDGs nel vostro piano?

Un ruolo importantissimo. Ci siamo impegnati in particolare per individuare gli SDGs di riferimento sia a livello di Gruppo sia a livello di subholding e su questo abbiamo impostato il piano. Gli obiettivi di sostenibilità di tutto il Gruppo Hind sono focalizzati su cinque SDGs, esattamente il 5: Parità di genere; l’ 8: Lavoro dignitoso e crescita economica; il 9: Imprese innovazione e infrastrutture; il 12: Consumo e produzione responsabili; il 13: Lotta contro il cambiamento climatico.

Abbiamo poi selezionato un SDG aggiuntivo più specifico in funzione delle attività delle singole verticalità e dei settori in cui operano, il 4: Istruzione di qualità per il mondo Moda; l’11: Città e comunità sostenibili per le aziende attive sul mondo automotive e robotica; il 2: Sconfiggere la fame per l’imprese nel food & beverage e il 17: Partnership per gli obiettivi per le aziende del mondo comunicazione.

 

Prima di vedere la relazione tra Pillar di gruppo e SDGs vediamo quali criteri avete seguito per definire questa impostazione?

Abbiamo cercato di individuare sia i fabbisogni del mercato di riferimento sia le best practices e i progetti già esistenti all’interno delle varie sub-holding proprio per scegliere lo specifico SDG aggiuntivo di riferimento. Ad esempio, abbiamo individuato nell’SDG 4: Istruzione di qualità il riferimento più appropriato per la nostra azienda HModa in ragione del fabbisogno di personale altamente specializzato che il settore Moda in generale ha individuato come necessità, e in ragione della presenza di maestranze e know-how di altissimo livello di cui disponiamo all’interno delle nostre aziende che operano nel mondo della moda. A questo proposito, la sub-holding HModa si era già dotata di un’Accademia interna strutturata come un corso di apprendistato duale: lavorare correttamente in questa direzione permette di creare delle occasioni di lavoro per i giovani e di rispondere alle necessità delle aziende e dei clienti.

 

Arriviamo alla “mappa” del Piano vera e propria. Come è strutturata?

Abbiamo creato un framework come base del Piano strategico di sostenibilità 2022-2025 che fosse scalabile. E siamo partiti dal mondo della moda per poi “traghettarlo” sulle altre sub-holding. I tre pillar di business sono stati messi in diretta relazione con i cinque pillar di sostenibilità tramite strumenti come lo stakeholder engagement, il risk management, la governance, il benchmarking, l’accountability e il CSR. All’interno di ciascun pillar di sostenibilità sono stati collocati gli SDGs di riferimento in funzione dei progetti che siamo andati a definire con specifiche azioni e KPIs e che si articolano nelle sfere ESG.

In totale abbiamo ventidue progetti, sessantadue azioni prioritarie che a loro volta sono organizzate per attività e sotto-azioni e KPIs di riferimento con tempistiche ben precise. Data l’enorme complessità e varietà dei progetti monitorati e dei dati ad essi connessi abbiamo creato un tool interno, il Sustainability Action Management, che ci permette di aggiornare e monitorare i progressi del piano e che verifica costantemente che i progetti, le azioni e le attività procedano nel modo corretto e nelle tempistiche definite e che i KPIs di riferimento siano raggiunti.

 

E arriviamo dunque alla struttura dei progetti 

I ventidue progetti considerati come prioritari nell’arco temporale definito dal primo piano strategico di sostenibilità si articolano quindi nella sfera ESG.

Per la parte “E” di Environment abbiamo sei progetti che spaziano dall’energia rinnovabile, all’economia circolare, alla riduzione degli sprechi e consumo responsabile, alle certificazioni ambientali di prodotto e processo.

Per la parte “S” di Social abbiamo sette progetti che coprono il work-life balance, le pari opportunità, il clima aziendale, il benessere dei lavoratori, lo sviluppo ed engagement e il talent retention, le certificazioni sociali.

Per la parte “G” di Governance abbiamo nove progetti, tra cui la finanza sostenibile, lo sviluppo di un sistema di gestione sostenibile integrato, lo sviluppo di competenze di sostenibilità e la parità di genere nel board e negli organi direttivi, la trasparenza e tracciabilità della filiera, la lotta alla corruzione.

Tutti questi progetti fanno parte del framework di sostenibilità che abbiamo  appunto creato come modello organizzativo a 360 gradi e che copre tutte le funzioni aziendali, ma su cui il Team di sostenibilità è in alcuni casi direttamente coinvolto ed attore principale e, in altri, a supporto del PM di riferimento per quello specifico progetto.

Vediamo qualche progetto più in dettaglio

Nello specifico possiamo citare alcuni dei progetti più interessanti già realizzati, mentre ve ne sono altri in divenire che verranno man mano pubblicati sui nostri social:

The Ghost Makers – E’ una piattaforma che punta a garantire una filiera certificata, tracciata e sostenibile. Partiamo dal presupposto che la filiera della moda è in gran parte nascosta e dietro i grandi marchi c’è un universo di laboratori che offrono creatività, competenza e know-how di altissimo livello. Il progetto “The Ghost Makers” riunisce questo prezioso e ricercato patrimonio. Si tratta di una piattaforma che vuole riunire tutti i laboratori di HModa in un unico database accessibile dalle aziende che fanno parte di Holding Moda e dove sono riuniti tutti i laboratori che sono stati sottoposti ad un Self Assessment Questionnaire sviluppato in collaborazione con Intertek, per essere idonei a collaborare con le aziende del gruppo . Ogni certificato di conformità viene caricato in Blockchain per garantirne la trasparenza e l’anticontraffazione. Questa soluzione rappresenta un requisito fondamentale di sostenibilità, poiché dimostra la conformità dei sub-fornitori rispetto a requisiti etici, di sicurezza chimica e ad aspetti di solidità.

Accademia HModa – Si tratta di un progetto sviluppato come un percorso di studi post diploma che nasce con lo scopo di formare profili professionali che rispondano alle esigenze del mondo del lavoro. In questo caso i candidati partecipano in itinere ad un corso di formazione gratuito e professionalizzante, articolato in lezioni in aula, laboratori didattici, training on the job e lavoro ordinario. Al termine del percorso altamente qualificante e della durata di 12 mesi, i partecipanti conseguono un certificato di specializzazione tecnica superiore in “Tecniche per la realizzazione artigianale dei prodotti del Made in Italy” riconosciuto da Confindustria. Il progetto è regolato da una specifica tipologia di contratto che prevede la concomitanza di istruzione e formazione professionale: in questo caso l’apprendistato duale si configura come un vero e proprio rapporto collaborativo.

Archivio Digitale, Showroom Virtuale & Showroom di Parigi – Considerando che l’Innovazione rappresenta un pillar fondamentale nella vision di Hind e per questa ragione si sono creati, in particolare nel mondo della Moda, dei progetti immersivi che avessero come fil rouge l’innovazione e la sostenibilità. Lavorando su un considerevole patrimonio di capi realizzati, le aziende hanno concretizzato l’esigenza di disporre delle creazioni eseguite negli anni in un formato sistematizzato e digitalizzato. A questo scopo è stata creata la piattaforma di Archivio Digitale per visualizzare lo storico delle lavorazioni realizzate per supportare le funzioni operative nel replicare particolari lavorazioni di capi confezionati in passato e di conservare questi contenuti preziosi come patrimonio aziendale.

Abbiamo così creato lo showroom virtuale come una piattaforma dedicata a tutte le aziende di Holding Moda per favorire un utilizzo a 360° degli archivi storici e del know-how aziendale, indipendentemente dalla location dell’audience a cui questo viene presentato; l’Archivio Digitale è stato collegato al supporto di Showroom virtuale fungendo da base di raccolta per i capi che si inseriscono nella piattaforma. Il progetto rappresenta un tassello fondamentale per vivere un’esperienza immersiva all’interno del patrimonio storico delle aziende e rispetto alla sostenibilità permette di risparmiare viaggi di persone e capi contribuendo a ridurre le emissioni. Infine, per rendere tutto fruibile e tangibile per i clienti abbiamo anche aperto a marzo la nostra Showroom a Parigi, pensata anche come hub di idee, di innovazione e sostenibilità e come luogo che può mutare a seconda delle esigenze e degli eventi. Nell’ultimo evento in particolare si è pensato di creare la “Meta experience” con un’esperienza immersiva nel mondo del Metaverso per clienti e aziende.

 

Come misurate e quali strumenti usate per consolidare queste metriche in KPI e per rendicontarle?

Abbiamo creato un file di gestione personalizzato e adattato alle esigenze delle nostre aziende in modo da rendere i dati comparabili, confrontabili e aggregabili. Nella progettazione abbiamo destinato un’area di raccolta per ciascuna tematica rilevante e/o materiale che supporta sia le attività periodiche che quelle di rendicontazione vera e propria. Questa struttura ci permette di monitorare e gestire i dati in accordo con le nostre esigenze. È stato un lavoro “sartoriale” in quanto abbiamo dovuto studiare realtà molto eterogenee per produzione e dimensione ed armonizzarle tra loro in modo da verificare i KPIs nella stessa maniera. Alla luce delle ultime acquisizioni e dello sviluppo aziendale è prevedibile che questi strumenti possano diventare man mano più complessi al fine di offrire una rendicontazione sempre più puntuale. Inoltre, al fine di monitorare l’andamento del piano strategico e individuarne eventuali ritardi o rischi in anticipo, abbiamo creato, come già citato, il Sustainability Action Manager.

 

Quali sono i next step?

Nel 2021 abbiamo voluto definire il “momento zero”, capire con precisione dove eravamo in termini di sostenibilità e fare questo per sette aziende non è stato così facile ed immediato. Il punto zero, il “dove siamo” è un dato fondamentale per capire dove vogliamo andare. I nostri progetti ed azioni dettagliati nel piano ci guidano ogni giorno e ci dicono cosa dobbiamo fare e quali sono le priorità, quali sono i tempi di implementazione e realizzazione e quali sono i rischi collegati. Abbiamo alcuni esempi che spiegano bene questo percorso: siamo già passati all’energia elettrica green certificata, stiamo avviando progetti di welfare di gruppo, abbiamo avviato pillole di formazione per stimolare la cultura della sostenibilità nelle aziende, abbiamo aderito all’United Nations Global Compact e stiamo lavorando sui dieci principi di questa associazione avviando politiche di etica ed anticorruzione e parità di genere, nella mobility abbiamo scelto di interrompere l’approvvigionamento di veicoli diesel che andremo in un prossimo futuro a sostituire con flotta elettrica o ibrida, abbiamo quasi terminato il primo Bilancio di Sostenibilità di HModa sull’esercizio 2021.

Ma riflettendo sui next step possiamo dire che la sostenibilità sta influenzando soprattutto la governance ed i modelli organizzativi, in particolare nella parte di operations, ma non solo. Sulla “G” stiamo osservando il cambiamento più rilevante perché si inizia a lavorare ed operare con un’altra visione, con un “diverso paio di occhiali” e si innesca un vero cambio di mentalità. Un esempio di questo cambiamento riguarda le attività di M&A, prima di finalizzarle completiamo anche una due diligence sulla parte di Sustainability.

Avete obiettivi in ambito di rating ESG?

Sì, è nel nostro orizzonte così come di diventare società Benefit e BCorp, oltre che di adottare un sistema di gestione ambientale integrato.

In conclusione, possiamo citare, qualche progetto speciale?

Il Monitor for Circular Fashion a cui abbiamo aderito da ottobre 2021, un progetto multi-stakeholder a cui prendono parte aziende leader del settore moda e attori della filiera con il contributo scientifico del Sustainability Lab SDA Bocconi e della visione cross-industry di Enel X per l’identificazione dei KPIs di circolarità. Con questa operazione lavoriamo per diffondere pratiche di moda circolare con l’obiettivo di contribuire alla transizione verso modelli di business circolari. Stiamo anche lavorando anche in ottica Gender equality con il programma WEP (Women Enpowerment Programme) dell’United Nations Global Compact e a progetti di formazione, education ed orientamento per il settore Moda.

Prosegui la lettura delle strategie e delle esperienze di sustainability manager  di importanti aziende e organizzazioni.

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