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Ondate di calore e acqua: AIS chiede infrastrutture resilienti



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Le temperature record dell’estate 2026 confermano l’urgenza di ripensare le infrastrutture in chiave climate-resilient. AIS invita a superare la gestione emergenziale del cambiamento climatico e porta l’attenzione sui temi della resilienza idrica e dell’adattamento delle reti

Pubblicato il 11 ago 2026



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L’estate 2026 sta segnando un reale punto di svolta nella crisi climatica. Le ondate di calore sempre più intense, accompagnate da eventi meteorologici estremi e da una persistente siccità, confermano come il cambiamento climatico non rappresenti più uno scenario futuro, ma una realtà con cui territori, imprese e istituzioni devono confrontarsi quotidianamente. In questo contesto, l’Associazione Italiana Infrastrutture Sostenibili (AIS) richiama l’urgenza di accelerare gli investimenti nelle infrastrutture climate-resilient, capaci di adattarsi ai nuovi scenari climatici e di ridurre la vulnerabilità dei territori.

Dall’emergenza climatica alla resilienza delle infrastrutture

Secondo AIS è necessario superare l’attuale approccio emergenziale per adottare una strategia di resilienza sistemica, nella quale la sostenibilità diventi un criterio guida nella progettazione, realizzazione e gestione delle opere infrastrutturali. Materiali innovativi, tecnologie per contrastare le isole di calore urbane, gestione efficiente delle risorse e progettazione orientata ai criteri ESG rappresentano strumenti fondamentali per adattare città e infrastrutture agli effetti del cambiamento climatico. In questo senso gli esempi possono essere rappresentati dalle foreste periurbane, dall’architettura sostenibile, le Nature-Based solutions.

L’associazione sottolinea inoltre come le infrastrutture sostenibili non costituiscano soltanto una risposta ambientale, ma un vero investimento economico capace di rafforzare i territori, migliorare il benessere delle comunità, ridurre i costi ambientali e favorire l’accesso alla finanza sostenibile.

Il costo del non agire continua ad aumentare

AIS richiama l’attenzione anche sul crescente costo dell’inazione climatica. Secondo le stime riportate nel comunicato, l’assenza di interventi di mitigazione e adattamento potrebbe generare danni superiori a 5.000 miliardi di dollari all’anno tra perdite economiche, produttive e infrastrutturali. (Su questi temi leggi anche il report Energia e talenti il costo dell’inazione).

A questi effetti si aggiunge il crescente impatto dello stress da calore sul mondo del lavoro. Entro il 2030 potrebbe andare perso oltre il 2% delle ore lavorative globali, con un costo economico stimato in circa 2.400 miliardi di dollari ogni anno. Per AIS, rinviare gli investimenti significa aumentare sensibilmente i costi futuri: ogni euro non investito oggi nella transizione potrebbe richiederne due o tre domani.

L’acqua diventa la priorità delle strategie di adattamento

Nel 2026, proclamato Anno dell’Acqua, AIS concentrerà parte della propria attività sul tema della resilienza delle infrastrutture idriche. Entro l’anno verrà pubblicato un nuovo Position Paper dedicato al rapporto tra reti idriche e cambiamento climatico, con l’obiettivo di fornire al mercato strumenti operativi per migliorare la capacità di adattamento.

Il documento conterrà indicatori standardizzati per valutare la resilienza delle reti, modelli di gara, strumenti di finanza sostenibile, casi applicativi e una matrice di vulnerabilità climatica che consentirà a gestori ed enti appaltanti di individuare le componenti più esposte ai rischi meteorologici e definire le priorità di intervento.

Secondo AIS, le infrastrutture idriche oggi in esercizio sono state progettate sulla base di dati climatici ormai superati e risultano sempre meno adeguate ad affrontare eventi estremi come siccità prolungate, precipitazioni eccezionali e aumento delle temperature.

Una strategia nazionale per infrastrutture climate-resilient

Il think tank evidenzia inoltre come l’Italia debba affrontare criticità strutturali quali elevate perdite della rete idrica, governance frammentata e crescente vulnerabilità idrogeologica. A livello internazionale il quadro è altrettanto complesso: entro il 2030 circa 4,8 miliardi di persone potrebbero vivere senza un adeguato monitoraggio della qualità dell’acqua, mentre il 44% delle acque reflue domestiche e il 62% di quelle industriali non vengono ancora trattate in modo sicuro, nonostante un enorme potenziale di riutilizzo.

Per AIS la risposta deve passare attraverso una nuova cultura della progettazione infrastrutturale, nella quale adattamento climatico, innovazione tecnologica e criteri ESG diventino elementi strutturali dei processi decisionali. Solo così sarà possibile costruire infrastrutture realmente resilienti, capaci di proteggere territori, cittadini ed economia in un contesto climatico destinato a diventare sempre più complesso.

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