Sostenibilità

Smart Building in Italia: ostacoli e opportunità per la decarbonizzazione

La riconversione degli edifici in ottica smart potrebbe favorire una significativa diminuzione dei consumi energetici e idrici. In Italia, però, c’è una scarsa comprensione del concetto di Smart Building e si percepiscono numerosi impedimenti. Una ricerca di The European House – Ambrosetti esplora la consapevolezza degli italiani

Pubblicato il 16 Feb 2024

shutterstock_2206497683 (1)

Smart Building centrali nella transizione ecologica dell’Italia

Per conseguire gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e promuovere la decarbonizzazione, è fondamentale incrementare gli investimenti volti alla riconversione e al rinnovamento degli edifici. I numeri parlano chiaro e testimoniano l’urgenza di un cambio di rotta.

Secondo le indagini condotte dalla Community Smart Building, progetto lanciato nel 2022 da The European House – Ambrosetti in collaborazione con le principali aziende del settore, la trasformazione degli edifici in chiave smart potrebbe consentire una diminuzione del 20-24% dei consumi energetici e una riduzione del 4-5% dei consumi idrici.

Constatazione che si lega al concetto di edilizia sostenibile, ben rappresentato dai paradigmi di Active House e Passive House, e che per gli obiettivi a cui tende si allinea perfettamente ai principi ESG. Tuttavia, questa possibilità è ostacolata da una scarsa comprensione del concetto di Smart Building in Italia e dalla percezione dei cittadini di numerosi impedimenti alla riconversione smart del patrimonio immobiliare nazionale.

La necessità di spingere sulla consapevolezza

Nello specifico, il 64,1% degli italiani afferma di disporre di informazioni insufficienti, scarse, generiche o nulle riguardo al concetto di Smart Building. Oltre a ciò, più di un quarto della popolazione percepisce i costi delle tecnologie e degli interventi come elevati (26,9%) e lamenta difficoltà nell’accesso agli incentivi (20,3%). Questa situazione sottolinea l’urgenza per le Istituzioni e le aziende di promuovere una maggiore consapevolezza sul tema per facilitare la transizione ecologica del Paese.

Queste sono alcune delle principali conclusioni emerse dalla ricerca condotta su iniziativa di The European House – Ambrosetti con l’obiettivo di comprendere la consapevolezza e sensibilità dei cittadini riguardo alla trasformazione smart degli edifici. L’indagine è stata condotta attraverso interviste online nel corso di dicembre 2023, coinvolgendo un campione di 1.000 cittadini italiani.

Le risposte hanno permesso di identificare quattro macro-tematiche chiave nel rapporto tra gli italiani e le questioni relative al proprio patrimonio immobiliare e a quello del Paese:

  1. Gli italiani mostrano un marcato interesse per le questioni legate all’abitare e manifestano un’ansia crescente dovuta alla crisi inflazionistica;
  2. Si evidenzia una limitata conoscenza riguardo agli aspetti associati al vivere domestico e alla nozione di Smart Building;
  3. La gran parte della popolazione italiana collega gli Edifici Intelligenti principalmente alle questioni legate al risparmio energetico;
  4. Le principali barriere alla diffusione degli Smart Building in Italia includono l’alto costo delle tecnologie, l’accesso complicato agli incentivi e la complessità dei processi burocratici di approvazione.

Scarsa informazione sulle condizioni del parco immobiliare italiano

Tra le principali problematiche legate alla propria area di residenza, la “questione abitativa” è una delle aree di maggiore interesse per i cittadini: infatti, tra le prime 10 preoccupazioni indicate sono ben cinque quelle riguardanti il proprio contesto abitativo, tra cui il costo della vita (42%; al primo posto), la sicurezza (29%), la pianificazione urbana (25%), il cambiamento climatico (22%) e l’abitabilità ed efficienza degli edifici (19%). In particolare, per quanto riguarda il costo della vita, più di 8 italiani su 10 si definiscono molto o decisamente preoccupati per l’aumento dei costi relativi alla gestione degli edifici.

Al contempo, emerge uno scarso livello di consapevolezza sugli elementi legati alla “dimensione casa” e sul concetto di Smart Building. L’eredità architettonica dell’Italia mostra segni di vetustà, con una vasta maggioranza degli edifici che non sono efficienti dal punto di vista energetico né integrati con tecnologie avanzate. Infatti, l’81,4% delle costruzioni italiane risale a prima del 1990.

Questo dato si accompagna a un marcato deficit di informazione: appena il 6,8% degli intervistati è consapevole di questa realtà. La consapevolezza cala ulteriormente quando si tocca il tema degli Smart Building, con il 64,1% degli italiani che ammette di avere una conoscenza limitata, superficiale o inesistente su tale argomento. Questa significativa mancanza di informazione sottolinea l’urgenza di inserire la modernizzazione degli edifici nell’agenda della discussione pubblica sulla transizione ecologica, coinvolgendo istituzioni, imprese e cittadini in un dialogo costruttivo.

Smart Building tra efficienza energetica ed emissioni di CO2

Nell’immaginario collettivo, le virtù della trasformazione in chiave smart del patrimonio immobiliare sembrano circoscriversi essenzialmente all’ambito dell’efficientamento energetico, lasciando in ombra altri aspetti di non minor rilievo, come il potenziamento del benessere quotidiano o la prospettiva di un rinvigorimento degli investimenti nel comparto abitativo.

In effetti, le agevolazioni più tangibili per la popolazione si manifestano nel contenimento del consumo energetico negli immobili (30,2%) e nella diminuzione delle emissioni di CO2 (26,4%). Tale interpretazione riduttiva si specchia altresì nell’approccio verso i principali ambiti associati al mondo degli Smart Building che, nel contesto italiano, abbraccia 35 settori e 180 sotto-settori industriali, aggregando circa 350 mila realtà imprenditoriali e 626 mila lavoratori.

Nonostante ciò, le aree più facilmente associate al settore dagli intervistati sono prevalentemente quelle legate agli impianti, all’energia e all’automazione, trascurando invece settori fondamentali quali i servizi, la progettazione e il design. Questa limitata comprensione si traduce, dunque, in una visione limitata dell’ecosistema complessivo che caratterizza la filiera degli Smart Building.

Ostacoli alla riconversione smart del patrimonio immobiliare

Tra i principali fattori che frenano la trasformazione degli edifici italiani in strutture smart, i partecipanti allo studio hanno evidenziato l’alto costo delle tecnologie e degli interventi necessari (26,9%), le difficoltà nell’ottenere incentivi (20,3%), nonché la complessità e la prolungata durata dei processi burocratici e dei tempi di esecuzione (17,8%). Queste risposte delineano un panorama preciso delle preoccupazioni maggiormente avvertite nell’ambito della ristrutturazione dei propri immobili. Timori che risultano essere condivisi anche dagli addetti ai lavori nel settore della Pubblica Amministrazione.

I benefici ESG degli Smart Building

“Investire negli Smart Building significa abilitare risparmi per il futuro: è essenziale creare consapevolezza nei cittadini rispetto ai benefici economici, ambientali e sociali attivati dalla riconversione smart delle abitazioni”, ha sottolineato Lorenzo Tavazzi, Senior Partner e Responsabile dell’Area Scenari & intelligence di The European House – Ambrosetti. “A partire da questo, occorre promuovere e valorizzare tutte le componenti che rendono smart un edificio, dall’involucro alla connettività, dal benessere all’innovazione tecnologica”.

Valuta la qualità di questo articolo

La tua opinione è importante per noi!

Articoli correlati

Articolo 1 di 5