NORMATIVE UE

Pacchetto Omnibus UE: rendicontazione, tassonomia e due diligence più semplici



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La pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale UE della tanto attesa proposta della Commissione europea prevede una riduzione del campo di applicazione della CSRD alle imprese con più di 1.000 dipendenti e un fatturato superiore a € 450 milioni, un nuovo perimetro anche per la CSDDD, i cui confini riguardano le aziende con più di 5.000 dipendenti e un fatturato maggiore di 1,5 miliardi di euro, novità per il CBAM e tanto altro

Aggiornato il 28 feb 2026

Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it, EnergyUP.Tech e Agrifood.Tech



Pacchetto Omnibus Package società civile Stop the clock rinvio obblighi di rendicontazione

In sintesi

  • Il Pacchetto Omnibus UE, pubblicato il 26/02/2025 e recepito il 26/02/2026, mira a semplificare norme su CSRD, CSDDD, Taxonomy e CBAM per ridurre oneri e favorire investimenti.
  • Riduzione dell’ambito della CSRD: obbligo per imprese con >1.000 dipendenti e fatturato >€450M, esenzione transitoria per Wave 1 e rendicontazione volontaria per imprese fuori soglia (scadenza 19/07/2026); eliminato l’obbligo di transition plan climatico.
  • Modifiche alla CSDDD con due diligence limitata ai fornitori diretti, monitoraggio ridotto a 5 anni ed eliminazione della responsabilità civile; semplificazioni del CBAM e della Taxonomy per ridurre adempimenti ed estendere esenzioni.
Riassunto generato con AI

I principali obiettivi e i passaggi del Pacchetto Omnibus UE in sintesi

Il Pacchetto Omnibus UE è stato pubblicato il 26 febbraio 2025 come un insieme di proposte legislative pensate allo scopo di modificare elementi chiave del quadro normativo europeo in materia di sostenibilità. In particolare al centro del Pacchetto Omnibus si collocano gli interventi sulla CSRD Corporate Sustainability Reporting Directive. I promotori di questo Pacchetto hanno più volte enfatizzato la volontà di semplificare le regole europee in materia di sostenibilità e di “liberare” grazie a questi interventi delle nuove possibilità di investimento oggi frenate dai “timori” per un eccesso di burocrazia.

Il ruolo della misura Stop The Clock

Nella sua prima versione il pacchetto Omnibus ha previsto la cosiddetta “stop-the-clock”, pensata per posticipare l’applicazione degli obblighi di reporting CSRD nel caso di alcune imprese e a ricalendarizzare il termine di recepimento e la prima fase di applicazione della Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD) di un anno, di fatto con uno slittamento al 2028.

La modifica della CSRD e della CSDDD

Un altro tema importante affrontato dal Pacchetto Omnibus UE riguarda la proposta di una Direttiva di modifica sia della CSRD sia della CSDDD, unitamente a un draft di Atto Delegato che ha, a sua volta l’obiettivo di modificare gli Atti Delegati sulla Tassonomia attraverso una consultazione pubblica. Interventi questi che riguardano i temi climatici e ambientali. Infine, non certo meno importante, il Pacchetto Omnibus UE ha voluto estendere il proprio raggio d’azione anche al CBAM Carbon Border Adjustment Mechanism con una proposta di Regolamento di modifica.

Pacchetto Omnibus UE: una semplificazione che non vuole essere una deregolamentazione

“È una semplificazione che non vuole essere una deregolamentazione”. Il messaggio che più viene stressato nel momento in cui arriva il giorno del Pacchetto Omnibus con le proposte per riformare la gestione della sostenibilità da parte delle aziende con le misure volte ad alleggerire (per facilitare la loro applicazione) i settori della rendicontazione finanziaria di sostenibilità (CSRD), gli impegni per la due diligence relativa alla sostenibilità, l’adeguamento alla tassonomia UE, le azioni previste dal meccanismo CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism), la semplificazione della CSDDD e una serie di altre forme di semplificazione relative ai programmi di investimento.

Chi ha spinto nella direzione del Pacchetto Omnibus UE?

Il Pacchetto Omnibus UE arriva sull’onda di numerose richieste da parte di governi, confederazioni industriali, rappresentanti del mondo del business. Si stima che questa semplificazione possa generare un risparmio di costi pari a 6,3 Miliardi di Euro, ma che nello stesso tempo possa facilitare lo sviluppo di progettualità, meno “ingessate” a causa dell’adeguamento normativo.

I punti chiave del Pacchetto Omnibus UE si concentrano sulla riduzione della complessità normativa in particolare con lo sguardo a quattro normative di sostenibilità UE: CSRD, UE TR o Taxonomy UE, CSDDD o CS3D, CBAM.

(I documenti ufficiali relativi alla prima versione del Pacchetto Omnibus UE della Commissione Europea sono disponibili QUI e QUI n.d.r.)

Aggiornamento: approvazione e pubblicazione del Pacchetto Omnibus UE – Febbraio 2026

Il 26 febbraio 2026 è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il testo definitivo della direttiva Omnibus con le modifiche “ufficiali” alle Direttive CSRD e CSDDD, in attuazione del Pacchetto Omnibus I.

(Il numero della Gazzetta Ufficiale 2026/470 26.2.2026 – DIRETTIVA (UE) 2026/470 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO è accessibile da QUI n.d.r.).

Tra gli interventi più rilevanti: campo di applicazione della CSRD, esenzione transitoria per Wave 1, rendicontazione volontaria per imprese “fuori soglia” al luglio 2026

Tra gli interventi più rilevanti è importante segnalare come il “campo di applicazione della CSRD” sia limitato alle imprese con più di 1.000 dipendenti e un fatturato superiore a € 450 milioni. Una scelta che conferma la volontà dell’intervento EU verso una riduzione nel numero di imprese obbligate e una maggiore proporzionalità.

In questo senso è prevista una esenzione transitoria che riguarda le aziende “Wave 1” e una maggiore flessibilità per alcune holding finanziarie. Ricordiamo che con Wave 1 si intendono le imprese che rientrano nel primo gruppo obbligato ad applicare la nuova rendicontazione di sostenibilità. L’entrata in vigore della CSRD è stata infatti organizzata per “ondate”. La prima ondata comprende le grandi imprese già soggette alla precedente Direttiva NFRD (Non-Financial Reporting Directive) soggette alla rendicontazione secondo gli standard ESRS a partire dall’esercizio 2024 (con pubblicazione nel 2025). In concreto si tratta di società quotate di grandi dimensioni, grandi enti di interesse pubblico come banche, assicurazioni, ecc. e imprese con oltre 500 dipendenti già obbligate al reporting non finanziario.

Nel caso delle imprese che non rientrano in queste categorie ovvero che sono al di sotto di queste soglie la Direttiva Omnibus prevede l’introduzione di principi di rendicontazione di sostenibilità ad uso volontario. Per queste imprese la scadenza è fissata entro il 19 luglio 2026.

Interventi anche per la CSDDD o CSDDD

Ci sono poi novità riguarda la CS3D o CSDDD per la quale è previsto un nuovo perimetro i cui confini riguardano le aziende con più di 5.000 dipendenti e con un fatturato maggiore di 1,5 miliardi di euro. Una attenzione speciale è rivolta alle aree della catena del valore dove purtroppo si nascondo gli impatti più negativi o comunque più importanti.

L’eliminazione dell’obbligo del transition plan climatico

Guardando alle semplificazioni introdotte va segnalata la possibilità di attribuire priorità ai partner diretti nel caso in cui i rischi siano equivalenti; l’eliminazione dell’obbligo di transition plan climatico, (ovvero del piano strategico con cui un’impresa descrive come intende allinearsi agli obiettivi climatici dell’UE, in particolare alla neutralità climatica entro il 2050 e alla traiettoria di riduzione delle emissioni al 2030), la rimozione del regime di responsabilità armonizzato (ovvero la proposta della Commissione europea di uniformare il quadro delle responsabilità legali delle imprese tra gli Stati membri, in particolare in materia di sostenibilità e due diligence. Un obiettivo legato alla CSDDD in relazione alle regole di responsabilità civile per le violazioni lungo la catena del valore), gli aspetti legati alle richieste informative basate su dati “ragionevolmente disponibili” e quelli legati alle sanzioni fino al 3% del fatturato mondiale.

Un aspetto importante legato alla gestione della rendicontazione di sostenibilità per le holding di partecipazione finanziaria

Un altro aspetto molto importante riguarda il fatto che la nuova direttiva non prevede di estendere l’obbligo di reporting di sostenibilità alle holding di partecipazione finanziaria, a differenza di quanto era stato previsto nell’articolo 1 comma (o) nel decreto di recepimento italiano d.lgs. 125/2024.
Nel decreto attuativo della CSRD è indicata l’estensione dell’obbligo di reporting ai gruppi di imprese non consolidate che superano la soglia di € 60M di ricavi o € 30M di stato patrimoniale. Nel caso delle holding imprenditoriali di natura finanziaria, a cui fanno capo attività diversificate, la società capofila, dovrà preparare una relazione di sostenibilità mettendo assieme i profili delle aziende controllate, anche se in molti casi si tratta di imprese anche molto diverse tra di loro. La normativa non esclude la possibilità di presentare più relazioni da esporre in un’unica sede.

Pacchetto Omnibus: CSRD, quali erano le premesse prima dell’approvazione, cosa si voleva cambiare in estrema sintesi?

La CSRD è nata allo scopo di standardizzare la rendicontazione della sostenibilità aziendale con la richiesta alle aziende di predisporre una rendicontazione basata sulla Doppia materialità, ovvero di divulgare sia l’impatto dei fattori di sostenibilità sul loro business sia il loro impatto sull’ambiente e sulla società

Il cambiamento più importante riguarda la riduzione dell’ambito di applicazione

Originariamente la CSRD si doveva applicare ad aziende con più di 250 dipendenti, in futuro si applicherà ad aziende con più di 1.000 dipendenti.

Il Pacchetto Omnibus UE rimuove da questo adempimento oltre l’80% delle aziende dall’ambito.

Gli standard ESG specifici per settore vengono eliminati. Non ci sono più regole di rendicontazione specifiche o su misura per le industrie

Per molti attori la rendicontazione è posticipata di altri 2 anni

Pacchetto Omnibus Package
Per maggiori informazioni sul Pacchetto Omnibus sono disponibili QUI e QUI

Pacchetto Omnibus: come si voleva intervenire a livello di Taxonomy UE?

Relativamente al Regolamento sulla Tassonomia Europea (EU TR) va ricordato che si tratta di una normativa pensata per regolamentare e definire quali attività economiche sono considerate ambientalmente sostenibili allo scopo di guidare le decisioni di investimento e allineare i flussi finanziari con gli obiettivi climatici dell’UE.

I cambiamenti a livello di Tassonomia sono i seguenti

Il Pacchetto Omnibus prevede emendamenti alla CSRD riguardanti la rendicontazione della Tassonomia come deroga all’Articolo 8 del Regolamento sulla Tassonomia. Nello stesso tempo la Commissione propone emendamenti alle Disclosures sulla Tassonomia e agli Atti Delegati sul Clima e l’Ambiente.

Per le aziende con più di 1.000 dipendenti che rientreranno nell’ambito della CSRD come ridefinito dal Pacchetto Omnibus (con un fatturato netto fino a 450 milioni), l’intervento propone una rendicontazione volontaria della Tassonomia.

Questa proposta riduce il numero di imprese obbligate a riportare il loro allineamento alla Tassonomia.

Le aziende già attive, ma allineate solo in parte ai requisiti della Tassonomia UE, potranno scegliere di riportare volontariamente il loro allineamento parziale alla Tassonomia. Questo consente a queste realtà di dimostrare i loro risultati e i progressi verso un allineamento completo e di vedere riconosciuto in ogni caso il loro impegno verso la sostenibilità.

La Commissione sta inoltre pubblicando per consultazione proposte di emendamenti all’Atto Delegato sulle Disclosures della Tassonomia e agli Atti Delegati sul Clima e l’Ambiente con i quali si dovrebbe raggiungere una semplificazione di quali il 70% a livello di punti dati relativi ai modelli di rendicontazione.

Viene poi prevista una esenzione dalla valutazione dell’idoneità e dell’allineamento alla Tassonomia per le attività economiche che non sono finanziariamente rilevanti per il loro business (ad esempio, quelle che non superano il 10% del loro fatturato totale, delle spese in conto capitale o del totale degli attivi).

Pacchetto Omnibus: CSDDD, cosa si voleva modificare?

La Corporate Sustainability Due Diligence Directive CSDDD o CS3D è stata predisposta per obbligare le aziende a identificare, prevenire e mitigare gli impatti negativi ambientali e sui diritti umani per le operations nell’ambito delle supply chain.

Il Pacchetto Omnibus UE di fatto prospetta una Due Diligence indebolita con questi interventi:

Le valutazioni relative ai fattori di rischio si applicano solo ai fornitori diretti.

La periodicità richiesta per il monitoraggio viene drasticamente ridotta da una volta all’anno a una volta ogni cinque anni

Non c’è più nessun obbligo di porre termine ai contratti con i fornitori che non sono conformi alla normativa

Viene rimossa la responsabilità civile nel caso di inadempienze, ovvero le aziende non saranno soggette a sanzioni

Una volta definito un target, questo vale per tutti e gli stati membri non possono stabilire leggi di due diligence più severe

L’applicazione della normative inoltre viene posticipata fino al 2028

Pacchetto Omnibus: CBAM, cosa doveva cambiare in estrema sintesi?

Per quanto riguarda la Carbon Border Adjustment Mechanism o CBAM, cambia la soglia annuale cumulativa che porterà a una esenzione dagli obblighi CBAM vicina al 90%, che corrisponde a oltre 180mila importatori. Resta l’obiettivo generale del meccanismo, con l’obiettivo di coprire più del 99% delle emissioni totali delle importazioni nell’ambito dei settori Hard to Abate su cui si focalizza il CBAM ovvero mondo siderurgico con ferro, acciaio e alluminio, produzione di cemento, mondo dei fertilizzanti. Per gli importatori soggetti alla CBAM è prevista una semplificazione nelle procedure di calcolo delle emissioni, nelle autorizzazione dei dichiaranti, nei requisiti di rendicontazione e nella responsabilità finanziaria.

Questi emendamenti puntano a semplificare l’applicazione del meccanismo CBAM. Si riduce drasticamente il numero delle aziende interessate con “piccoli” valori di emissioni incorporate nei prodotti per mantenere, con le grandi aziende comunque il 99% delle emissioni di CO2. Si tratta di semplificazioni che riguardano primariamente gli oneri amministrativi per le PMI e per gli importatori occasionali. Si prevede poi una revisione del CBAM che permetta di valutare una potenziale estensione ad altri settori ETS.

Pacchetto Omnibus: aggiornamenti

ESG360 ha seguito il confronto e le successive evoluzioni relative al Pacchetto Omnibus. Segnaliamo di seguito i temi di riferimento e i link ai servizi editoriali che sono stati predisposti per approfondire la conoscenza di questa proposta.

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Articolo aggiornato il 28 febbraio 2026

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