Misurare il costo sociale del carbonio per valutare realmente l’impatto ambientale delle organizzazioni
Se si è ormai ampiamente consolidato che la trasformazione sostenibile delle organizzazioni è l’insieme di una trasformazione industriale e di una trasformazione sociale, si è nello stesso tempo ben radicato il concetto che queste trasformazioni sono soprattutto il risultato di progetti e processi di decarbonizzazione i cui costi sono, in larga misura, riferibili al costo ambientale delle emissioni di CO2.
Una lettura più matura e completa di queste trasformazioni implica la capacità di considerare, di valutare e dunque di misurare anche il valore sociale del carbonio, dovvero i controllare e assumere l’onere del costo sociale del carbonio.
Come definire l’impatto economico della CO2?
Prima di affrontare e approfondire le metodiche che portano alla definizione del costo sociale del carbonio è utile riprendere in considerazione la metodica che porta alla valutazione del costo ambientale. Per questo è necessario sottolineare che una tonnellata di anidride carbonica non rappresenta semplicemente un dato tecnico, ma produce effetti reali e duraturi sui territori, sull’evoluzione di tante forme di economia, naturalmente sulla salute delle persone e sugli equilibri che governano gli ecosistemi.
Social cost fo carbon: come tradurre la misurazione delle emissioni in un valore economico espresso in euro per tonnellata
Da questa considerazione prende vita il concetto di Social cost of carbon (SCC) ovvero dalla necessità per le organizzazioni e le imprese più attente ai temi della sostenibilità di tradurre la misurazione delle emissioni (così come la misurazione della riduzione di queste emissioni) in un valore economico espresso in euro per tonnellata, rendendo l’impatto ambientale più leggibile e confrontabile nei processi decisionali.
Questa evoluzione nella prospettiva con cui si guarda ai temi dello sviluppo sostenibile permette di comprendere meglio i danni generati nel tempo – anche a livello sociale – da emissioni incontrollate e di supportare istituzioni e imprese in scelte strategiche più consapevoli.
Costo sociale del carbonio: un modello realizzato in partnership tra E.ON e Politecnico di Milano
Basato su una forma di collaborazione finalizzata a favorire e stimolare la transizione energetica è stato presentato un innovativo modello di misurazione dell’impatto energetico realizzato da E.ON Italia e Politecnico di Milano. LPresentato in occasione dell’evento, intitolato “Dalla CO₂ al valore sociale: come cambia la misurazione dell’impatto energetico”, ha confermato la necessità di mettere a disposizione delle organizzazioni degli strumenti operativi che permettano effettivamente di integrare la sostenibilità nelle strategie industriali.
Il valore economico della CO2 nel nuovo modello
Dai 236 ai 307 euro per tonnellata
Concepito allo scopo di trasformare il modo in cui l’impatto delle emissioni viene interpretato a livello di sistema, il modello individua un valore di riferimento centrale pari a circa 236 euro per tonnellata di CO2. Questa cifra è da leggere in modo dinamico: la valutazione può infatti salire fino a circa 307 euro se si scelgono di includere nel calcolo anche gli impatti più complessi e meno immediati.
Attribuire un prezzo così concretamente definito alla CO2 significa rendere misurabili impatti che spesso rimangono invisibili, permettendo di valutare non solo il costo “fisico e ambientale” dell’emissione, ma il valore complessivo che si può generare nel momento in cui si arriva ad evitarla.
I componenti intangibili del costo sociale del carbonio: la biodiversità e la qualità della vita
L’aspetto più complesso di questo modello riguarda l’integrazione di fattori sociali e ambientali per gestire la loro valorizzazione.
Il valore massimo di 307 euro per tonnellata viene raggiunto integrando nel modello le cosiddette componenti intangibili, come la tutela della biodiversità, il miglioramento della qualità della vita e la tenuta della coesione sociale. Questo approccio permette di superare la dimensione puramente ambientale della decarbonizzazione, aprendo un ponte verso una lettura più ampia degli impatti territoriali ed economici generati dalle iniziative energetiche. Si passa così da una semplice metrica tecnica a una valutazione olistica del benessere umano.
Uno sguardo alla metodologia scientifica (basata sul NECR National Emissions Cost Reference
La metodologia è stata scientificamente validata dal Politecnico di Milano e si basa sul NECR (National Emissions Cost Reference), un segnale economico già riconosciuto dal sistema. Il modello misura il divario rispetto al costo complessivo dei danni, integrando dati provenienti dalla letteratura scientifica, benchmark internazionali e scenari temporali diversi. Grazie a questa base rigorosa, il modello si presenta come uno strumento al servizio di un’infrastruttura decisionale capace di rendere trasparenti i trade-off legati al cambiamento industriale e sociale.
Costo sociale del carbonio come lingua comune per i decisori
Il fattore chiave che sta alla base del modello riguarda la necessità di garantire, su questo tipo di misurazioni e valorizzazioni, la massima trasparenza possibile a beneficio dei processi decisionali.
In questo senso il Social cost of carbon agisce come una sorta di “lingua comune” che facilita il dialogo tra stakeholder diversi, partendo da un indicatore condiviso come la CO2 evitata. Questo strumento supporta imprese e istituzioni nel rendere più concrete le scelte legate alla transizione, rendendo espliciti i vantaggi e i costi delle diverse opzioni strategiche. In un contesto dove la sostenibilità rischia di limitarsi alla sola rendicontazione, l’SCC offre una base comparabile per orientare le priorità di investimento. (leggi a questo proposito l’articolo: I costi dell’inazione per il clima n.d.r.)
L’importanza del costo sociale del carbonio per i criteri ESG
Un altro ambito nel quale il costo sociale del carbonio può rappresentare una leva per progetti di transizione più maturi e completi è rappresentato dalla sua integrazione nell’ESG. In questo caso dal social cost of carbon possono arrivare dati e conoscenza in grado di portare l’ESg bel oltre la rendicontazione per aumentare il proprio ruolo di leva strategica per la sostenibilità
L’integrazione del Costo sociale del carbonio all’interno dei framework ESG rappresenta infatti un’evoluzione fondamentale per le organizzazioni che mirano a una sostenibilità che sia effettivamente governata sotto tutti gli aspetti. Storicamente, i criteri ESG sono stati spesso percepiti come strumenti di conformità o di rendicontazione; l’introduzione del social cost of carbon aggiunge nuovi elementi informativi per fare di questi parametri una leva strategica di business capace di orientare le priorità aziendali verso un impatto reale.
Il costo sociale del carbonio e la E di Environmental
Dal punto di vista ambientale la possibilità di misurare il costo sociale del carbonio offre una metrica economica precisa per valutare l’efficacia delle politiche di decarbonizzazione, permettendo di internalizzare le esternalità negative e di attribuire un valore tangibile a ogni tonnellata di CO2 evitata. Questo approccio consente di includere nelle analisi ambientali anche elementi complessi e spesso trascurati come la salvaguardia della biodiversità e la protezione degli ecosistemi, fattori che contribuiscono a definire il valore massimo di circa 307 euro per tonnellata individuato dal modello.
La S di social: è qui, ovviamente, che incide il costo social del carbonio
Per quanto riguarda la dimensione sociale il modello sviluppato da E.ON e dal Politecnico di Milano introduce concetti avanzati come l’equità intergenerazionale e il miglioramento sistemico della qualità della vita, assicurando che la transizione energetica sia percepita come un’opportunità di benessere diffuso per le comunità locali e i territori. In questo senso, il social cost of carbon aiuta le imprese a passare da una “misurazione delle attività” a una più chiara e misurabile “valutazione dei cambiamenti generati”, mettendo al centro le persone e il valore sociale distribuito nel tempo.
La G di Governance guarda con attenzione al social cost of carbon
Relativamente alla Governance, lo strumento mette a disposizione una sorta di infrastruttura decisionale per navigare tra le complessità e i trade-off dei mercati. Il modello fornisce ai decisori una “lingua comune” per confrontare opzioni strategiche diverse, rendendo trasparenti le responsabilità e orientando gli investimenti verso modelli industriali che integrano la sostenibilità nel proprio core business.
In sostanza, in relazione all’ESG, il costo sociale del carbonio porta una maggiore integrità e concretezza alle strategie di impatto, rendendo visibili quegli effetti che oggi rimangono spesso nascosti nei bilanci tradizionali. Attribuire un valore economico certo alla CO2 significa, in definitiva, dotare il management di un parametro scientificamente validato per guidare la cosiddetta tripla transizione — energetica, digitale e sociale — facendo in modo che ogni scelta aziendale sia misurabile, e dunque possa essere consapevolmente equa, inclusiva e orientata al valore condiviso per l’intera società.
Tripla transizione: energia, digitale e sociale
L’adozione di questo modello si inserisce nella visione di “tripla transizione” promossa da E.ON, che abbraccia le dimensioni energetica, digitale e sociale. Come dichiarato da Luca Conti, CEO di E.ON Italia, “una transizione efficace deve essere non solo misurabile, ma anche equa, inclusiva e accessibile per tutti. Lo strumento del Social Cost of Carbon aiuta a tradurre gli impegni ambientali in scelte concrete che generano valore per le comunità, i territori e i clienti finali.”
Infrastruttura decisionale ed equità intergenerazionale
Secondo la professoressa Irene Bengo del Politecnico di Milano, “ciò che scegliamo di misurare diventa visibile e prioritario nei processi gestionali. Il modello di social cost of carbon integra la dimensione ambientale con quella sociale, introducendo elementi fondamentali di equità intergenerazionale. Misurare l’impatto oggi significa quindi assumersi la responsabilità delle conseguenze a lungo termine, trasformando la sostenibilità da un semplice principio dichiarato a una leva strategica per i modelli di business del futuro“.
Dalla CO2 al valore sociale per le persone
Un’altra sfida importante affrontata dagli autori di questo modello riguarda la necessità di valorizzare i cambiamenti generati nel tempo dalla riduzione delle emissionid CO2.
Per questo è importante sottolineare che il passaggio chiave promosso da questo modello è rappresentato dallo spostamento di un focus che privilegiava nel passato la semplice misurazione delle attività in favore di una valutazione dei cambiamenti generati nella società. Non ci si chiede più solo quanto costi emettere gas serra, ma quanto valore sociale si possa creare attraverso la decarbonizzazione. In definitiva, il modello punta a generare valore condiviso per l’economia e la società, affrontando la transizione energetica come un percorso integrato che mette al centro le persone e il loro benessere.
L’impatto del costo sociale del carbonio sulla decarbonizzazione industriale
L’introduzione del social cost of carbon agisce in definitiva come uno strumento da mettere a disposizione dei progetti di decarbonizzazione industriale, trasformando il modo in cui le aziende valutano i propri investimenti tecnologici e operativi. Per decenni, le emissioni di gas serra sono state considerate una variabile esterna o un semplice dato tecnico; oggi, grazie al modello sviluppato da E.ON e dal Politecnico di Milano, la CO2 assume un valore economico compreso tra 236 e 307 euro per tonnellata, diventando un fattore interno ai bilanci di previsione.
Questo cambiamento di paradigma permette alle imprese di visualizzare impatti precedentemente “invisibili”, fornendo una base scientifica per giustificare investimenti in tecnologie pulite che, su un orizzonte temporale di medio-lungo periodo, risultano più efficienti e meno onerose rispetto al mantenimento di processi ad alta intensità di carbonio. Il social cost of carbon non è quindi una semplice metrica, ma si configura come una vera e propria infrastruttura decisionale capace di orientare le priorità industriali verso modelli di transizione più solidi.
L’importanza di considerare e misurare i trade-off legati alla transizione industriale
In particolare, l’SCC influenza la decarbonizzazione industriale rendendo espliciti i trade-off legati al cambiamento: ogni scelta viene analizzata non solo per il suo costo immediato, ma per il valore sociale e ambientale che genera o distrugge nel tempo. Questo strumento permette di integrare nella valutazione della sostenibilità i benefici sociali e la tutela della biodiversità che possono così essere direttamente considerati a livello di processi decisionali. Invece di chiedersi esclusivamente quanto costi emettere, i manager iniziano a valutare quale valore economico e sociale sia possibile generare evitando le emissioni, spostando il focus dall’adempimento normativo alla creazione di valore condiviso per il territorio e gli stakeholder. Questa “lingua comune” facilita inoltre il dialogo tra i diversi attori della filiera e le istituzioni, accelerando l’adozione di soluzioni energetiche più indipendenti e decentralizzate, a beneficio della competitività economica delle imprese e del valore sociale dei territori.












