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Africa Climate Summit: Green Bond e Carbon Credit per finanziare la transizione energetica

Più impegno da parte degli stati e del mondo finanziario, strumenti di investimento adeguati e misure per la riduzione dei rischi finanziari tra i “nuovi” impegni per mettere a disposizione del continente africano le risorse necessarie per diventare un attore primario anella produzione di energie rinnovabili

Pubblicato il 06 Set 2023

Africa Climate Summit

Un nuovo piano di investimenti nella forma di Green Bond Globali, una strategia per valorizzare le enormi potenzialità in termini di carbon credit del continente africano e una serie di impegni, si spera questa volta più concreti, da parte di istituzioni e organizzazioni internazionali. Sono naturalmente tante le chiavi di lettura con cui guardare all’Africa Climate Summit 2023: a partire da quello legato al ruolo della finanza che appare sempre più determinante per comprendere quante e quali risorse potranno essere messe in campo per rendere credibili i piani per la mitigazione e per l’adattamento del continente africano.

Finanza green: obiettivo stimolare e unire investimenti pubblici e privati

Un aspetto che caratterizza gli impegni assunti in questa occasione, a differenza di quelli rilevantissimi dal punto di vista mediatico ma più difficili da valutare nella loro concretezza come poteva essere l’annuncio della Glasgow financial alliance for net zero di 100 mila miliardi di dollari in occasione di COP26, riguarda la connessione tra la struttura dei progetti finanziari e le logiche dei progetti che dovrebbero (dovranno) essere realizzati. In questo senso si colloca l’impianto UE presentato all’Africa Climate Summit 2023 dalla presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen con un piano che tende a unire investimenti pubblici e investimenti privati con l’emissione di Global Green Bond con i quali finanziare progetti per la transizione energetica dell’Africa.

La presidente della Commissione Europea ha evidenziato l’interesse comune per il clima che unisce Europa e Africa osservando che il continente africano, che oggi paga un prezzo molto alto in termini di esposizione alle conseguenze dei cambiamenti climatici, può e deve essere invece una parte importantissima della soluzione. Il riferimento è soprattutto alle potenzialità che l’Africa potrebbe esprimere in termini di produzione di energie rinnovabili, di riserva enorme di biodiversità, di materie prime indispensabili per la transizione energetica. (Si può intravvedere in questa lettura un richiamo indiretto a un risultato che la Commissione Europea sta cercando di “portare a casa” in area UE con la Legge sul ripristino della natura n.d.r.)

La logica di questo impegno riprende il senso del messaggio con cui il Presidente del Kenya, William Ruto, ha aperto i lavori parlando di un’Africa che può diventare un punto di riferimento nella produzione di energie rinnovabili. Messaggio rilanciato e rafforzato dal Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres che ha parlato delle energie pulite come di una straordinaria speranza di sviluppo per il continente africano aggiungendo che è sempre più necessario tenere in considerazione i principi di una giustizia climatica. Davanti a un continente che presenta un volume di emissioni globali che arriva al 3% ma che è colpito in misura pesantissima da fenomeni meteorologici estremi e da una gravissima crisi idrica che accentua le criticità di un sistema di produzione alimentare già molto debole.

Il ruolo dei Green Bond e della finanza sostenibile

Il richiamo da parte delle Nazioni Unite e dei rappresentanti dei paesi africani è a una reale azione da parte del sistema finanziario globale. Un passaggio chiave per rispondere a queste istanze arriva, secondo Von der Leyen dalla Global Green Bond Initiative (QUI per approfondire n.d.r.) un piano che ha lo scopo di mobilitare capitali dagli investitori istituzionali per finanziare – attraverso green bond – i loro progetti climatici e ambientali; aumentare e diversificare l’accesso al capitale privato per una transizione inclusiva e sostenibile in cui nessuno viene lasciato indietro e sviluppare quadri credibili per i green bond.

La Global Green Bond Initiative punta a creare un approccio coordinato in grado di permettere una diversificazione e una visibilità in linea con i principi dell’architettura finanziaria europea per lo sviluppo ed è strutturata per guardare a entrambi i componenti della catena di investimento: investitori ed emittenti. Da una parte con un rafforzamento del know-how degli emittenti a livello locale e dall’altra con il coinvolgimento degli investitori privati fornendo elementi informativi, strumenti, fiducia e meccanismi di risk management e di riduzione dei rischi attraverso un veicolo di investimento in Green Bond, che raggruppa le risorse delle istituzioni finanziarie di sviluppo per fornire garanzie.

Risorse per ridurre i rischi per gli investimenti privati

In questo contesto, si colloca l’impegno della European Investment Bank e degli Stati membri UE di destinare 1 miliardo di euro allo scopo di ridurre fattori di rischio legati agli investimenti privati nei mercati emergenti. Una decisione che dovrebbe rappresentare una sorta di “leva” per attrarre almeno altri 20 miliardi di euro di investimenti privati.

C’è poi il Piano Global Gateway  (QUI per maggiori informazioni n.d.r.) che come ha ricordato la presidente della Commissione Europea conta su investimenti per 150 miliardi di euro. Un pacchetto di investimenti UE – Africa che indirizza la transizione green del continente africano e che si concentra su energia sostenibile, biodiversità, sistemi agroalimentari, misure per aumentare la resilienza ai cambiamenti climatici e misure per la riduzione del rischio di catastrofi.

La focalizzazione rispetto agli ambiti di destinazione degli investimenti è sugli obiettivi legati alla transizione energetica. C’è la necessità di triplicare la capacità produttiva entro il 2030 a livello di energie rinnovabili e l’Africa può contribuire in modo determinante. La Global Gateway è poi impegnata nello sviluppo della strategia per l’idrogeno verde in particolare per quanto riguarda il Kenya, ma il quadro degli investimenti si estende anche al mondo dell’agricoltura, a misure di protezione degli ambienti naturali, ad aumentare la resilienza climatica.

La valorizzazione dei carbon credit

L’altro grande tema sollevato dalla presidente della Commissione Europea riguarda le risorse, dell’ordine di centinaia di milioni di dollari, che possono essere generate grazie alla valorizzazione dei crediti di carbonio. L’obiettivo dovrebbe essere duplice: da una parte disporre di strutture che permettano di aumentare la produzione di carbon credit con un moltiplicatore pari a 20 entro il 2030 e dall’altra, attuare una serie di impegni di tipo economico e commerciale con Stati e organizzazioni che si impegnino all’acquisto di questi crediti, in uno scenario di diplomazia economica da costruire in vista di COP28 di Dubai. Il senso di questa operazione va agganciato all’annuncio, in occasione di COP27 di Sharm El-Sheick del 2022 dell’Africa Carbon Markets Initiative (ACMI). Un tema questo che impatta direttamente sugli obiettivi (al momento in realtà mancati) del fondo Loss&Damage anche questo discusso a COP27.

In concreto, la possibilità di valorizzare in termini di compensazioni i crediti realizzati grazie alla valorizzazione del carbon farming, ad esempio, all’utilizzo delle foreste e dei terreni come “pozzi” per la cattura e lo stoccaggio del carbonio o di misure per la riduzione nell’utilizzo di combustibili fossili.

Leggendo questo fenomeno in termini di prospettive economiche può essere utile osservare come, date le dimensioni del mercato delle compensazioni, la quota che potrebbe essere alla portata del continente africano è nella condizione di raggiungere diverse centinaia di milioni di dollari. Se si guarda alla ricerca BCG – Shell sul mercato delle compensazioni “Exploring the future of the voluntary carbon market” (QUI per approfondire l’analisi della ricerca n.d.r.) si parla di un mercato “volontario” per le compensazioni che nel 2021 esprimeva un valore di 2 miliardi di dollari dovrebbe raggiungere un business vicino ai 40 miliardi di dollari entro il 2030 per un volume di emissioni trattate pari a 1,5 GtCO2.

Il problema del prezzo dei carbon credit

Su questo punto un ruolo fondamentale è svolto evidentemente dal tema legato alla valorizzazione (al prezzo) dei crediti di carbonio. All’Africa Climate Summit la presidente della Commissione Europea ha parlato della volontà di lavorare alla realizzazione di una strategia condivisa per la determinazione del prezzo del carbonio come fattore di stabilità e di sviluppo di iniziative green.

Il lavoro sul pricing della CO2, e dunque sui crediti, rappresenta anche una sfida in termini di innovazione tecnologica e digitale. La capacità di fissare un prezzo condiviso e rispettato per il carbonio rappresenta una modalità per far pagare le imprese e i paesi che non investono nella riduzione delle emissioni (in questo senso si può leggere un richiamo alla recente CBAM o Carbon Tax per arrivare a determinare appunto un prezzo equo per il carbonio), ma rappresenta nello stesso tempo anche una risorsa, immediatamente disponibile, per i paesi che hanno bisogno di sostegno per la loro transizione, in particolare e soprattutto i paesi in via di sviluppo.

La disponibilità di queste risorse e la chiarezza, anche per gli scambi legata alla determinazione di un prezzo equo per il carbonio, è un incentivo per attrarre investimenti green e si ritorna al tema dello sviluppo di una architettura per un sistema finanziario espressamente indirizzato alla sostenibilità per il quale l’UE si candida a fornire sostegno e supporto per la creazione di un Africa Green Bond Market.

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Mauro Bellini
Mauro Bellini

Ha seguito la ideazione e il lancio di ESG360 e Agrifood.Tech di cui è attualmente Direttore Responsabile. Si occupa di innovazione digitale, di sostenibilità, ESG e agrifood e dei temi legati alla trasformazione industriale, energetica e sociale.

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