Green Fashion

Moda: in Italia la sostenibilità avanza anche nel sociale, ma serve una guida

Sia per soddisfare le richieste dei consumatori, che per rimanere competitive sul mercato, oggi l’89% delle aziende di moda italiane investe in sostenibilità, il 45% in più rispetto al 2020. Aumenta il numero e la rilevanza delle pratiche implementate, come la sensibilità al tema sociale, ma il 45% delle aziende si percepisce ad un livello di sostenibilità diverso da quello in cui si trova realmente. Per affrontare la sfida del sustainable fashion servono competenze ed esperti

15 Set 2021

Gli effetti devastanti della pandemia da Covid-19 e la viva preoccupazione relativa al cambiamento climatico sono fattori che hanno stimolato le aziende, anche nel settore della moda, a riclassificare le proprie priorità, a trasformarsi e ad adattarsi all’evoluzione del settore della moda, tanto che l‘89% ha investito e lo sta facendo nel valore tanto agognato della sostenibilità. Anche i consumatori, tuttavia, hanno sviluppato maggiore sensibilità a questo tema: non a caso, la domanda di capi second hand è aumentata del 45% tra novembre 2019 a febbraio 2020. E benché gli investimenti che denotano maggiore consapevolezza, ovvero quelli intrapresi per l’adesione del management a una scala di valori personali, siano ancora pochi, il 53% delle aziende dichiara di investire in sostenibilità per ragioni di competitività, e circa il 20% per rispondere alle richieste dei consumatori. Fra queste, sono un esempio marchi del calibro di Original Marines, Monnalisa, Carrera e molti altri.

La consapevolezza del valore della sostenibilità è in aumento, ma non è sufficiente

Risultati incoraggianti, seppur con alcuni limiti emergono dal Report 2021 su Moda e Sostenibilità (scaricabile a questo link) appena elaborato dalla società milanese di ricerca e consulenza Cikis, che accompagna brand e aziende di moda a intraprendere un percorso di trasformazione sostenibile. La survey è stata condotta su un campione di 100 aziende di moda italiane in particolare, 47 brand e 53 aziende della filiera, tutte realtà che dichiarano un fatturato superiore a un milione. Queste infatti sono le aziende che, più probabilmente, dispongono delle risorse economiche necessarie per poter effettuare investimenti concreti in sostenibilità.

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Ma il livello di impegno a favore della sostenibilità dipende dal numero delle pratiche intraprese e dalla loro rilevanza. “Il cambiamento di packaging e di comunicazione, ad esempio, se non associato ad altre misure, ha scarso peso sull’impatto ambientale complessivo – spiega Serena Moro, Founder di Cikis – Rispetto al 2020, quando molte aziende citavano come pratica di sostenibilità l’esclusiva sostituzione del packaging con alternative più sostenibili, quest’anno nessuna azienda ha dichiarato di aver implementato esclusivamente questa misura”.

Tuttavia, al di là dell’aumento del numero e della rilevanza delle pratiche implementate, il 45% delle aziende si percepisce ad un livello di sostenibilità diverso da quello in cui si trova realmente. “Dalla nostra analisi – continua Moro – emerge che alcune aziende sottovalutano il proprio impegno (circa il 20%), mentre altre lo sopravvalutano (25%), rischiando di incorrere nel cosiddetto fenomeno del greenwashing”.

La crescente attenzione al sociale e il necessario investimento in competenze

Oltre all’aspetto legato alla “cura dell’ambiente”, in seguito all’emergenza Covid-19, anche la tutela delle persone e il welfare aziendale sono diventati requisiti sempre più richiesti da parte dei consumatori, ma non solo: rispetto all’anno scorso, le aziende che stanno lavorando su aspetti sociali sono aumentate del 150%. Un esempio virtuoso, è rappresentato da Vitale Barberis Canonico, lanificio storico e innovativo che ha ottenuto anche la Certificazione Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro (ISO 45001), che impegna il 97% dei suoi dipendenti con un contratto a tempo indeterminato e vanta il reparto di tessitura più silenzioso al mondo.

Il dato più sorprendente riguarda però i consulenti di sostenibilità come Cikis: nonostante i costi di consulenza rappresentino uno tra i fattori più sfidanti, le analisi dimostrano che le aziende che si avvalgono di un esperto esterno riescono a raggiungere livelli elevati di sostenibilità con maggiore facilità e, a posteriori, percepiscono meno il problema dei costi dovuti a inefficienze. Il motivo è imputabile ai diversi fattori che ostacolano un percorso di sostenibilità. Solo la competenza e l’implementazione di una strategia ad hoc permettono di superarli con più facilità: il 65% degli insuccessi, infatti, è dovuto alla mancanza di competenze.

Per uno spaccato sull’impegno ESG nel comparto moda in Europa, rimandiamo alla lettura di questo articolo
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In questo servizio invece, Sostenibilità: imperativo globale per i fashion brand, l’accelerazione dei brand di moda verso una linea di business più sostenibile

Immagine fornita da Shutterstock

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