Mercato dell'usato

Moda second-hand: un business sostenibile che vale 9 zeri

Da pura preferenza estetica, il mercato degli abiti usati sta sempre più assumendo le forme di una scelta etica che continuerà a crescere da qui ai prossimi 5 anni fino a toccare i 64 miliardi di dollari nel 2024. Alcuni interessanti spunti e indicazioni da un’analisi di BCG

05 Mar 2021
Riempire il guardaroba in modo economico e sostenibile senza rinunciare all’esclusività, all’alta qualità e il piacere di essere alla moda. I consumatori di oggi prediligono sempre più gli acquisti di abiti seconda mano e continueranno a farlo negli anni a venire. Per i marchi Fashion & Luxury in grado di capitalizzare questa tendenza, si prospettano ricche ricompense. Attualmente, il mercato degli abiti usati ha un valore di 30-40 miliardi di dollari in tutto il mondo; nei prossimi 5 anni crescerà con un tasso di crescita annuale composto (CAGR) dal 15% al ​​20%, arrivando a toccare i 64 miliardi di dollari nel 2024.

E’ una importante tendenza che abbiamo voluto analizzare recuperando l’interessante analisi “The Consumers Behind Fashion’s Growing Secondhand Market” condotta lo scorso anno dal BCG (Boston Consulting Group) su un campione di 7.000 intervistati provenienti da 6 paesi, tra cui l’Italia, e basato sui dati dei consumatori del second-hand fashion marketplace di  Vestiaire Collective. Oltre all’accessibilità economica, alla disponibilità di selezione e all’unicità degli articoli, anche le crescenti preoccupazioni ambientali dei consumatori contribuiscono alla crescita di questo mercato. Un’attenzione che spinge ad acquistare prodotti usati per evitare eccessi di acquisti (magari senza che vi sia un utilizzo effettivo) e, di conseguenza, sovrapproduzioni poco ecologiche.

Oggi, il 70% degli acquirenti di seconda mano apprezza l’aspetto sostenibile di questo consumo, rispetto al 62% del 2018. Una tendenza accelerata anche dalla pandemia da Covid-19, come testimonia questa ricerca di McKinsey & Company che sottolinea la fiducia dei consumatori nella crisi sanitaria come un’opportunità di ripristino per gli attori dei settori dell’abbigliamento, delle calzature e del lusso per rafforzare i loro impegni di sostenibilità e accelerare i cambiamenti a livello di settore, come la riduzione della stagionalità e il ridimensionamento dei modelli di business circolari.

Ci sono molti modi in cui i marchi possono acquisire valore dal mercato in crescita. Potranno guadagnare tanto quanto i loro clienti dalla nuova economia circolare, ma per trarne il massimo vantaggio è necessario capire dove ricercare le opportunità. I marchi dovrebbero esplorare opzioni come la vendita di seconda mano, lo sviluppo di proprie piattaforme di rivendita, l’istituzione di programmi di riacquisto (rendendo facile per i clienti vendere i loro articoli) e la collaborazione con le piattaforme di rivendita esistenti per sfruttare le competenze esterne. Secondo la ricerca BCG-Vestiaire, il 62% dei consumatori acquisterebbe di più da marchi di moda che collaborano con player di seconda mano.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 5