Fashion Pact

Fashion Pact: che cos’è, chi l’ha firmato, quali obiettivi intende raggiungere

Nel complesso si tratta di oltre 200 marchi, di cui un terzo del settore moda, che intendono trasformare l’industria di riferimento tenendo conto degli effetti su clima, biodiversità e oceani. La diversità e molteplicità di soggetti coinvolti è fondamentale per garantire un impatto end-to-end lungo la catena del valore

Pubblicato il 23 Mar 2021

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Fashion Pact: come nasce e perché

Il Fashion Pact riunisce una coalizione di aziende globali leader nel settore della moda e del tessile (ready-to-wear, sport, lifestyle e lusso), oltre a fornitori e distributori, tutti impegnati a raggiungere una serie di obiettivi condivisi e focalizzati su tre aree principali: arrestare il riscaldamento globale, ripristinare la biodiversità e proteggere gli oceani. La ragione si legge nelle prime tre righe del documento ufficiale “L’industria della moda è una delle più grandi, più dinamiche e più influenti al mondo, con un giro d’affari annuo di 1,5 trilioni di dollari. Ed è uno dei settori industriali con l’impatto più pesante: proprio per questo dovrebbe ricoprire un ruolo di primo piano nel passaggio verso un futuro più sostenibile”.

L’incarico di riunire i big player del settore in questo patto per rafforzare la dedizione comune alla protezione del pianeta, viene affidato dal Presidente Francese Emmanuel Macron a François-Henri Pinault, Presidente e CEO di Kering (gruppo internazionale che opera nel settore del lusso con sede a Parigi che possiede i marchi Gucci, Yves Saint Laurent, Balenciaga, Alexander McQueen, Bottega Veneta, Boucheron, Brioni, Pomellato), in occasione del vertice del G7 di Biarritz tenutosi dal 24 al 26 agosto 2019. Nero su bianco la volontà di un sforzo comune e di aumentare la collaborazione tra aziende private e stati nazionali.

I firmatari e l’organizzazione

Il richiamo ad agire riscuote successo, arrivando a coinvolgere 32 realtà diverse tra loro per segmento di business e paese di provenienza: Adidas, Burberry, Bestseller, Capri Holdings Limited (Versace, Michael Kors, Jimmy Choo), Chanel, Ermenegildo Zegna, Carrefoyr, Everybody &Everyone, Fashion3, Fung Group, Galeries Lafayette, Gap, Giorgio Armani, H&M Group, Hermes, Inditex, Karl Lagerfeld, Kering, La Redoute, Matchesfashion.com, Moncler, Nike, Nordstrom, Prada Group, Ralph Lauren, Puma, Pvh (Calvin Klein, Tommy Hilfiger), Ruyi, Salvatore Ferragamo, Selfridges Group, Stella McCartney, Tapestry.

Sin dall’esordio il Fashion Pact è organizzato come una coalizione guidata dai CEO delle aziende firmatarie e improntata all’azione concreta. La guida è affidata a un Comitato direttivo formato da 14 membri a rotazione e affiancato da un Comitato operativo costituito da 23 responsabili e da una Task force. A un anno dalla sua creazione (12 ottobre 2020), il numero dei membri del Fashion Pact è raddoppiato; le aziende firmatarie sono al momento più di 60 e provengono da diversi settori e 14 paesi che insieme rappresentano 1/3 dell’industria della moda e che vogliono agire collettivamente per incrementare l’impatto sull’ambiente e ottenere risultati concreti. Un grado di diversità e ricchezza fondamentale per garantire un impatto a lungo termine nella supply chain.

Gli obiettivi del Fashion Pact

La coalizione compie i primi passi con l’individuazione e la definizione di sette obiettivi concreti focalizzati su clima, biodiversità e oceani, affiancate dai migliori esperti nel campo della ricerca, della scienza e della conservazione. Il focus è sulle opportunità non ancora sfruttate, per le quali è necessaria un’azione collaborativa per trovare delle soluzioni e ottenere risultati importanti a livello globale. Per misurare i progressi e portare avanti le proprie azioni, il patto ha definito una dashboard digitale di KPI, basata sui suoi tre pilastri e sviluppata grazie alla consulenza strategica del Boston Consulting Group (BCG

Primo obiettivo: arrestare il cambiamento climatico

Con l’obiettivo di raggiungere la carbon neutrality entro il 2050, i membri firmatari del Fashion Pact si sono impegnati a favore dei Science Based Targets (SBTs) per il clima concentrando l’attenzione su 3 target:
1) attuare i principi della carta delle Nazioni Unite per la sostenibilità della moda;
2) ottenere un approvvigionamento di materie prime per il 25% a basso impatto ambientale entro il 2025;
3) raggiungere una percentuale del 50% di energie rinnovabili entro il 2025 e del 100% entro il 2030.

Per raggiungere questi obiettivi, il Fashion Pact collabora con i principali esperti del clima dell’industria, a cominciare da 2050 e SYSTEMIQ, che hanno individuato le aree strategiche in cui compiere degli sforzi collettivi senza duplicare le iniziative esistenti, allo scopo di informare e assistere le aziende per i processi decisionali, la redazione di report accurati e la definizione degli obiettivi.

A un anno dalla firma, i membri hanno ridotto le emissioni GHG di ~350-450.000 tonnellate (equivalente di CO2) nell’Ambito 1 e 2; hanno raggiunto progressi significativi nella transizione verso l’approvvigionamento di materie prime a basso impatto ambientale, raggiungendo una percentuale di ~40% per il cotone ad esempio; infine, 1/3 dei firmatari sta rispettando la tabella di marcia per raggiungere il 50% di energie rinnovabili nel 2020.

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Secondo obiettivo: ripristinare la biodiversità

L’attenzione alla biodiversità sta emergendo lentamente nel mondo della moda, pur rappresentando un tema cruciale per le aziende che utilizzano le risorse naturali. In questo senso, il Fashion Pact si è concretamente impegnato nella salvaguardia delle specie in pericolo e nella protezione e ricostruzione degli habitat a rischio.
Basando la propria azione sulla scienza e sul know-how tecnico, il Fashion Pact ha collaborato con Conservation International, organizzazione senza scopo di lucro con sede ad Arlington (Stati Uniti) da più 30 anni impegnata a preservare la biodiversità globale di piante, animali e paesaggi, per raggiungere tre obiettivi principali: l’elaborazione di un piano di azione dettagliato per un’azione individuale e collettiva nei prossimi due anni; la costituzione di una collaborazione con i principali esperti e istituzioni globali affinché sostengano la parte tecnica; la ricerca di supporto per sostenere le analisi scientifiche e gli approcci che aiuteranno a plasmare i risultati in materia di biodiversità.

I primi obiettivi concreti che i membri del Fashion Pact hanno fissato sono: lo sviluppo di progetti di biodiversità individuali entro la fine del 2020; e il sostegno alla zero-deforestazione e la gestione sostenibile delle foreste entro il 2025. L’80% delle aziende firmatarie non si era mai impegnato a favore della biodiversità prima di unirsi al Fashion Pact e per il 50% l’adesione al patto ha incoraggiato nelle rispettive organizzazioni lo sviluppo di azioni o impegni per fermare la deforestazione.

Terzo obiettivo: proteggere gli oceani

Per quanto riguarda la protezione degli oceani, il primo obiettivo del Fashion Pact è l’eliminazione di tutta la plastica superflua e fonte di inquinamento presente negli imballaggi (come quella delle bustine di plastica, degli appendini, delle confezioni e dei sacchetti). I membri si impegnano a: completare l’eliminazione della plastica negli imballaggi B2C entro il 2025 e negli imballaggi B2B entro il 2030; assicurare che siano realizzati in plastica riciclata al 100% almeno metà degli imballaggi B2C entro il 2025 e almeno metà degli imballaggi B2B entro il 2030.

La percentuale di successo delle singole aziende non è sempre uniforme: per esempio, il 60% dei brand della coalizione è riuscito a eliminare la plastica dai sacchetti, mentre è stato più complicato per gli appendini e i sacchetti di trasporto B2B, per i quali soltanto il 15% dei membri è riuscito a eliminare la plastica. Malgrado i progressi non siano uniformi, l’azione collettiva può spingere verso una maggiore innovazione colmando queste differenze e accelerando l’impatto. Il Fashion Pact sta lavorando attualmente con (RE)SET per coinvolgere gli innovatori ad agire e per utilizzare l’influenza collettiva per aumentare le soluzioni innovative.

Immagine fornita da Shutterstock.

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