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Investimenti in Energy Transition: strategie e gap finanziari in Europa



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Il rapporto “More with More: Investing in the Energy Transition” conferma un quadro di riferimento nel quale la mobilitazione di capitali pubblici e privati rappresenta a tutti gli effetti la via primaria per garantire l’autonomia strategica e la competitività globale. I dati e l’analisi degli investimenti per la transizione energetica in Europa

Pubblicato il 12 feb 2026



Investimenti in transizione energetica
Fonte: More with More: Investing in the Energy Transition – 2025 European Public Investment Outlook


Investimenti per la transizione energetica: come si configura la Strategia Europea al 2030

Da ormai qualche anno siamo tutti ben consapevoli che l’energia è centrale per una serie molto articolata e complessa di fattori. Per la geopoliticha, come ben noto soprattutto da quando è iniziato il conflitto tra Russia e Ucraina, per l’economia e la competitività della imprese naturalmente, per il contrasto ai cambiamenti climatici, per la capacità di sostenere processi di innovazione. Investire nella transizione energetica vuol dire considerare nello stesso tempo una serie molto articolata di opportunità e di rischi, ma vuol dire anche condividere una visione del futuro energetico che trascina con sè, inevitabilmente, una trasformazione industriale e sociale. Per questa ragione l’Europa in particolare si trova in questo periodo a un punto di svolta cruciale. Gli investimenti per la transizione energetica, sia per il mondo pubblico che per quello privato, non rappresentano più solo una necessità dettata dalla necessità di decarbonizzazione, ma rappresentano uno dei fattori abilitanti di diverse strategie di crescita industriale del continente.

Su questi temi abbiamo scelto di portare l’attenzione sul rapporto “More with More: Investing in the Energy Transition” nel quale si conferma un quadro di riferimento nel quale la mobilitazione di capitali pubblici e privati rappresenta a tutti gli effetti l’unica via per garantire l’autonomia strategica e la competitività globale.

Lo scenario europeo degli investimenti in Energy Transition

Il fabbisogno finanziario per raggiungere gli obiettivi di neutralità climatica entro il 2050 è certamente imponente e per comprenderne appieno la portata è necessario guardare a questo fenomeno unendo le sfide legate alla transizione energetica con quelle che governano la transizione digitale.

Secondo le stime più recenti, l’Unione Europea deve mobilitare circa 800 miliardi di euro all’anno (pari a circa il 5% del PIL dell’UE) per sostenere le transizioni verde e digitale. Questo impegno richiede una “rivoluzione della corporate governance e accountability” economica, passando da politiche di mera regolamentazione a una strategia industriale proattiva.

Il gap di investimento che frena la transizione energetica

Sebbene gli investimenti pubblici siano aumentati dopo la pandemia, raggiungendo livelli storicamente elevati (circa il 3,5% del PIL nel 2024), esiste ancora un deficit significativo. Il cosiddetto “investment gap” per la sola transizione energetica è stimato in oltre 470 miliardi di euro all’anno. Senza un incremento massiccio di risorse, l’UE rischia di perdere la leadership nelle tecnologie pulite (cleantech) a favore di Cina e Stati Uniti.

Il ruolo del Next Generation EU e dei fondi di coesione

Il dispositivo per la ripresa e la resilienza ha giocato un ruolo catalizzatore, riportando gli investimenti pubblici a livelli pre-crisi 2008. Tuttavia, gran parte di questi fondi è temporanea e terminerà nel 2026, sollevando interrogativi sulla sostenibilità dello sforzo finanziario nel lungo periodo. Ad oggi, circa il 9% dei fondi della politica di coesione (periodo 2014-2021) è stato destinato a progetti legati alla transizione energetica, con una forte prevalenza per il settore dei trasporti (34%) e dell’efficienza energetica (42%).

Investimenti in transizione energetica: la situazione in Italia, Francia, Germania e Spagna

Il rapporto evidenzia come i quattro principali paesi dell’UE abbiano mix energetici e strategie di investimento eterogenee, rendendo difficile l’applicazione di una politica europea unica.

Italia: PNRR e il Gap di 175 Miliardi al 2030

L’Italia ha allineato i propri obiettivi a quelli dell’UE, puntando a una riduzione delle emissioni del 55% entro il 2030. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ha stanziato circa 69 miliardi di euro per la “Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica”. Nonostante ciò, il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) aggiornato nel 2024 indica un gap di investimento aggiuntivo di 174,4 miliardi di euro per il periodo 2024-2030.

  • Settori chiave: Il settore dei trasporti richiede il maggiore sforzo (60 miliardi di euro aggiuntivi), seguito dalla generazione elettrica (35,7 miliardi) e dall’edilizia residenziale (34,6 miliardi).
  • Sfide regionali: Emerge un chiaro divario Nord-Sud nell’installazione del fotovoltaico; sebbene il Sud abbia una maggiore irradiazione solare, il 41% dei sistemi è concentrato in Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna.

Germania: la scommessa sulla rete elettrica e l’idrogeno

La Germania punta alla neutralità climatica entro il 2045. Nel 2024, le energie rinnovabili hanno coperto il 54% del consumo lordo di elettricità. La sfida principale riguarda la modernizzazione della rete elettrica, con investimenti necessari stimati in 650 miliardi di euro entro il 2045. Il paese sta inoltre passando da un modello di sussidi basato sui costi operativi a uno focalizzato sugli investimenti (CAPEX) per l’idrogeno e le rinnovabili.

Francia: il bivio tra nucleare e rinnovabili

La Francia ha ridotto le emissioni del 33% dal 2009, ma il ritmo di decarbonizzazione è rallentato. Il fabbisogno di finanziamento aggiuntivo è stimato in 67 miliardi di euro l’anno, di cui 34 miliardi di investimento pubblico. Nonostante la forte dipendenza dal nucleare, la Francia deve accelerare sulle rinnovabili per rispettare i target del pacchetto “Fit for 55″.

Spagna: Leader nelle Rinnovabili e Prezzi dell’Energia

La Spagna gode di un vantaggio competitivo grazie alle risorse naturali (sole e vento). Entro il 2030, punta all’81% di rinnovabili nel mix elettrico. Gli investimenti necessari sono stimati in 308 miliardi di euro al 2030, con l’obiettivo di utilizzare i bassi prezzi dell’energia elettrica per attrarre nuovi progetti industriali e favorire la reindustrializzazione.

Settori strategici per gli investimenti per la Transizione Energetica

Per garantire che la transizione sia efficace, gli investimenti in energy transition devono concentrarsi su infrastrutture critiche e tecnologie di frontiera.

Reti elettriche: la colonna portante della Decarbonizzaziond

Le reti elettriche non sono più infrastrutture passive ma abilitatori dinamici. L’UE necessita di oltre 584 miliardi di euro entro il 2030 per aggiornare ed espandere le reti, di cui due terzi destinati alle reti di distribuzione locale. Gli investimenti in interconnessioni transfrontaliere sono vitali per integrare le capacità rinnovabili decentralizzate e garantire la sicurezza degli approvvigionamenti.

Materie prime critiche (CRM) e autonomia strategica

La dipendenza esterna dell’UE per le materie prime critiche (come litio, cobalto e terre rare) è un collo di bottiglia per la produzione cleantech e per la green economy. Il Critical Raw Materials Act del 2024 fissa peraltro parametri ambiziosi per il 2030:

  • Almeno il 10% dell’estrazione deve avvenire nell’UE.
  • Almeno il 40% della lavorazione deve essere domestica.
  • Almeno il 25% deve provenire dal riciclo. Ad oggi sono stati approvati 47 “progetti strategici” nell’UE per rafforzare questa catena del valore, con investimenti previsti per 22,5 miliardi di euro.

Idrogeno verde: sfide di costo e infrastruttura

L’idrogeno verde è essenziale per i settori “hard-to-abate“, ma il suo costo rimane elevato (6-8 €/kg contro i 3 €/kg del fossile). L’UE punta a consumare 20 milioni di tonnellate entro il 2030, ma la capacità installata attuale è inferiore allo 0,5 GW, contro l’obiettivo di 40 GW. Strumenti come la “European Hydrogen Bank” sono stati creati per agire sui prezzi e stimolare la domanda.

La dimensione sociale: una transizione giusta e inclusiva

Un elemento centrale della strategia europea è che nessuno venga lasciato indietro (Just Transition) e in questo senso occorre considerare una serie di fattori che agiscono a livello di impatto sociale e che sono direttamente collegati alla transizione energetica.

Povertà energetica e il Social Climate Fund

Nel 2024, oltre 41 milioni di europei (il 9,2% della popolazione) non potevano permettersi di riscaldare adeguatamente la propria casa. L’introduzione dell’ETS 2 (il mercato del carbonio per edilizia e trasporti) dal 2027 rischia di colpire i nuclei più vulnerabili. Per mitigare questo impatto, il Social Climate Fund (SCF) mobiliterà circa 86,7 miliardi di euro per sostenere l’efficienza energetica e la mobilità sostenibile delle famiglie a basso reddito.

Il ruolo delle Comunità Energetiche

Le comunità energetiche rinnovabili permettono ai cittadini di diventare “prosumer” (produttori e consumatori), democratizzando l’energia e riducendo la dipendenza dalle grandi aziende. Queste iniziative sono fondamentali per aiutare a costruire nuove narrazioni di sviluppo sostenibile.

Verso una nuova governance degli investimenti

Il successo della transizione energetica in Europa dipende prima di tutto dalla capacità di coordinare politiche industriali, commerciali e sociali. In questo scenario gli investimenti per la transizione energetica hanno bisogno che sia garantita una stabilità normativa e una visione di lungo periodo in grado di guardare oltre la scadenza dei fondi PNRR nel 2026.

Solo un impegno finanziario collettivo, supportato da nuovi strumenti di debito comune (come auspicato dal rapporto Draghi), potrà permettere all’Europa di trasformare la sfida climatica in un’opportunità di rinascita economica e sociale.

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