Digital for sustainability

Cloud Region e impatto: la visione di Google Cloud

Dalla riduzione delle emissioni di carbonio alla disponibilità di dati appropriati per prendere decisioni sostenibili, per arrivare all’impatto territoriale, sociale ed economico delle nuove Region nella conversazione con Paolo Spreafico, Director Customer Engineering Google Cloud Italy

29 Giu 2022

Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it e Direttore testate verticali Network Digital360

Paolo Spreafico_Director of Customer Engineering Italy GoogleCloud

L’annuncio recente dell’apertura di due Region Cloud in Italia: una a Milano, già operativa con tre data center e una entro fine anno a Torino (qui la notizia), con un investimento che unisce le logiche della digitalizzazione con quelle dell’impatto, suggerisce di riprendere la lettura di una ricerca (ESG e sostenibilità: per i CEO la risposta arriva dalla tecnologia) rilasciata qualche settimana fa che mette in diretta relazione il ruolo del digitale con i temi della sostenibilità.

Per il mondo ESG questa relazione è più che importante, non solo in quanto i temi dell’innovazione digitale sono al servizio della sostenibilità, ma per le prospettive che si possono aprire nel momento in cui le imprese hanno a disposizione strumenti e soluzioni per rispondere a quell’esigenza di misurabilità alla base di qualsiasi percorso di rating ESG.

La sensibilità emersa dalla ricerca commissionata da Google Cloud a The Harris Poll per “tastare il polso” ai CEO sui temi della sostenibilità e il lancio delle due Cloud Region italiane sono due prospettive che non solo sono destinate a intrecciarsi, ma che stanno determinando il percorso di sviluppo sostenibile per le imprese e per le organizzazioni. E proprio questo rapporto tra Cloud, innovazione digitale e sostenibilità è stato al centro del confronto tra ESG360 e Paolo Spreafico, Director Customer Engineering Google Cloud Italy.

“Va detto subito che il lancio delle due Region Cloud in Italia, a Milano e a Torino, permetterà alle aziende di fruire di servizi che di fatto andranno ad accelerare la digitalizzazione del Paese, dal settore pubblico al privato in ogni segmento industriale – esordisce subito Spreafico, sottolineando il tema fondamentale dello sviluppo – E si tratta di un impegno che si colloca nel solco di una attenzione alle tematiche della sostenibilità che arriva da lontano, che fa parte del DNA di Google Cloud e che rappresenta un ulteriore valore aggiunto per i territori e per le imprese che utilizzeranno questi servizi”.

Il percorso carbon neutral di Google Cloud

Spreafico ricorda che Google è un’azienda carbon neutral dal 2007 e che ha scelto di avviare un percorso per arrivare a utilizzare energia rinnovabile al 100%. “Inoltre – prosegue -, abbiamo settato l’obiettivo ambizioso di diventare 24×7 carbon free presso tutti i nostri data center e Region che gestiscono i servizi Cloud entro il 2030. Grazie a questa strategia ogni nuovo business viene avviato sui principi della sustainability con un modello pensato per favorire la diffusione delle nostre best practice a beneficio di altri partner e naturalmente dei clienti”.

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In particolare, tornando con lo sguardo al passato, Google è stata una delle prime grandi aziende ad assumere l’impegno verso il raggiungimento della neutralità carbonica e ha raggiunto nel 2017 l’obiettivo di compensare tutto il proprio consumo energetico con energia rinnovabile. A ciò si è aggiunto l’ulteriore obiettivo di adottare una serie di misure di compensazione della CO2 o carbon offsetting per “neutralizzare” tutte le emissioni prodotte dalla sua fondazione.

Sostenibilità e sviluppo digitale come gioco di squadra

E si arriva al punto in cui questa missione si salda con l’impegno e con le prospettive legate all’apertura delle due Region italiane, ovvero al principio in base al quale la logica dell’impatto di Google Cloud è significativa in ragione del lavoro di partnership, di condivisione e di collaborazione con le realtà presenti nei vari paesi uniti dall’obiettivo di creare sistemi che siano nello stesso tempo resilienti e con la minore quantità di emissioni possibile. Una visione questa che si basa sul principio della sostenibilità come “gioco di squadra” in cui il Cloud e il digitale svolgono un ruolo fondamentale di abilitatore di questa trasformazione e di contributore al raggiungimento della neutralità climatica.

“Siamo convinti – osserva Spreafico – che l’utilizzo delle tecnologie e della digitalizzazione in particolare possano impattare sul carbon footprint delle aziende. In questo senso la gestione dei dati rappresenta un aspetto estremamente rilevante in termini di raggiungimento di obiettivi di sostenibilità. L’elasticità del Cloud, dal punto di vista del modello economico e in termini di accessibilità dei servizi, permette un’adozione di tecnologie di analisi dei dati più democratica per le aziende e per le Pubbliche Amministrazioni di qualsiasi dimensione. Uno dei principi che permettono al Cloud di mettersi al servizio della sostenibilità – prosegue – è legato al fatto che consente di generare insight dai dati in modo sempre più efficiente e preciso e permette di trasferire questa efficienza ai processi aziendali che possono essere ripensati e resi più performanti anche in termini di riduzione delle emissioni”.

Analizzare e rendicontare il carbon footprint

Accanto a questa lettura generale ci sono poi soluzioni specifiche che sono rappresentate ad esempio dalla disponibilità di strumenti che permettono di analizzare e di rendicontare il carbon footprint derivante dalle risorse legate al digitale. “I clienti Google Cloud – prosegue Spreafico – possono avere accesso a dashboard di analisi con dati precisi sulle emissioni, e possono disporre di servizi di monitoraggio e di rendicontazione con KPI legati all’uso dei servizi cloud”. Un approccio questo che consente di rispondere alla domanda che sta arrivando in modo sempre più esplicito dai “regolatori” che impongono di fatto alle aziende di rendere misurabile l’impatto ambientale, una richiesta che è poi ampiamente condivisa anche sul piano sociale, da consumatori e cittadini sempre più attenti a conoscere e valutare l’impatto diretto e indiretto di imprese e organizzazioni.

Ed è in merito a questa sensibilità e “domanda” di informazioni sulla sostenibilità che arriva in aiuto la ricerca realizzata per Google Cloud da parte di Harris Poll con il coinvolgimento di quasi 1.500 dirigenti aziendali in 16 Paesi, tra cui l’Italia. Dalla ricerca emerge la convinzione che la strada verso la sostenibilità e verso l’ESG passa dalla tecnologia e dal digitale. I CEO e i dirigenti d’azienda, nell’affrontare un mercato in cui cresce la necessità di rispondere in modo convincente al raggiungimento di obiettivi di sostenibilità, sono orientati a cercare una risposta nella tecnologia e nel digitale grazie alla possibilità di progettare e attuare processi di trasformazione aziendale. La sostenibilità è chiaramente vissuta come una nuova opportunità di business con un 74% degli intervistati convinto che la gestione dell’impatto abiliti una profonda trasformazione del business. Dalla ricerca emerge inoltre che le aspettative si concentrano su Cloud, Data analytics, AI e Machine Learning con un 78% dei CEO che guarda alla tecnologia sia per ridisegnare le strategie sia per trasformare le operations, a cui si aggiungono le aspettative legate alla capacità di misurare e gestire il reporting di sostenibilità.

La disponibilità di una visione completa dell’impatto relativo al potere computazionale

Ed è qui che entra in gioco anche il tema dell’affidabilità, della fiducia, della coerenza tra strategia e operations e Spreafico sottolinea che nell’utilizzo dei servizi Google Cloud i clienti possono far leva sull’affidabilità di metodologie e soluzioni con cui Google gestisce la propria stessa dichiarazione delle misurazioni. E uno dei riferimenti va alla scelta di adottare la modalità di misurazione Power Usage Effectiveness (PUE) con misurazioni regolari che includono la valutazione delle prestazioni in relazione a tutte le fonti di energia e alle metriche relative all’efficienza, il tutto con il supporto di certificazioni di enti esterni che forniscono dashboard con dati precisi e rendicontabili sull’impatto ambientale. In termini di performance poi Spreafico invita a considerare che mediamente un data center Google ha una PUE più performante in termini di efficienza energetica rispetto ai data center tradizionali. E grazie alla PUE e alle dashboard che sono messe a disposizione i clienti possono verificare e disporre di una completa visione dell’impatto relativo al potere computazionale che utilizzano. In termini operativi l’impegno di Google Cloud nel rendere i data center ad energia rinnovabile in modalità 24×7, permette di offrire una lettura precisa e dettagliata dell’impatto, anche in termini di costo ambientale di una singola query. In concreto, i servizi di analisi dei dati permettono di valutare in modo chiaro e consapevole l’impatto di ogni singola attività e permettono di avere una visione della filiera con cui questi dati vengono prodotti, per una corretta valutazione dell’impatto generale attribuibile alle risorse digitali.

Una risposta ai bisogni che sostengono la trasformazione energetica e la trasformazione industriale

Ma in uno scenario di “impact economy” e di una ESG che accanto alla “E” di Environmental ha anche la “S” di social e la “G” di Governance è utile avere una visione completa di decisioni strategiche come appunto l’apertura delle due Cloud Region italiane. Innanzitutto, va evidenziato che si tratta di una scelta che risponde tecnicamente a bisogni molto incalzanti che attengono ai temi della trasformazione industriale e sostenibile del nostro paese dove è necessaria una riduzione della latenza, indispensabile per supportare applicazioni che richiedono elaborazione dati real time. E in questo senso le Google Cloud Region italiane permettono di ridurre la latenza anche dell’80% con un modello che per ogni Region prevede la presenza di più data center, situati in zone indipendenti, a ciascuno dei quali è affidato anche il compito di “failover” sull’altro per aumentare l’affidabilità. Nello specifico i tre data center di Milano sono collocati in un’area a “triangolo” per garantire non solo il recovery time più rapido, ma anche la minore perdita di dati in caso di failover. A queste caratteristiche si unisce la capacità di dare nuove risposte sul piano della scalabilità, della disponibilità, della sicurezza e della sovranità dei dati. Ma accanto a questi aspetti, Spreafico mette in evidenza la componente Social “S” sottolineando i risultati di uno studio indipendente dell’Università di Torino nel quale viene stimato l’impatto relativo al lancio delle Region italiane di Google Cloud in un valore economico che genera benefici diretti e indiretti fino a 3,3 miliardi di euro e con la creazione di qualcosa come 65.000 nuovi posti di lavoro entro il 2025.

Creare e supportare lo sviluppo di nuove competenze

Ma c’è un impatto importante anche a livello di sviluppo delle competenze e con Intesa Sanpaolo e TIM è stato lanciato un piano che vede la creazione di un centro di formazione gratuita a Torino, con lo scopo di creare un ecosistema preparato a sostenere la trasformazione digitale e sostenibile che guarda a nuove opportunità per studenti e startup. Si tratta di un ulteriore passo in avanti nella direzione della democratizzazione dell’accesso alle tecnologie nel rispetto della mission della società di “rendere universalmente accessibile l’informazione globale in maniera semplice e fruibile” come ulteriore tassello del presidio sui temi della sostenibilità.

“Questo significa anche inclusività e compartecipazione allo sviluppo – osserva Spreafico – che ci permette di rendere popolari le nostre tecnologie e abilitare i vantaggi competitivi che ne derivano ad una platea di aziende e PA”.

Infine, rispetto ai temi specifici legati all’ESG e al percorso delle imprese italiane in questa direzione, Spreafico ricorda l’impegno di Google Cloud nell’ambito del progetto Open-es di ENI insieme a BCG. Una piattaforma che porta le logiche complesse dell’ESG anche nella direzione delle imprese di minori dimensioni, le PMI, dove ancora una volta il digitale e il Cloud sono chiamati a svolgere un ruolo fondamentale di piattaforma di accesso e di servizio per rendere più democratica e più semplice anche l’adesione a percorsi ESG.

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