Che cos’è l’economia circolare e perché è fondamentale per il futuro
L’economia circolare è un modello economico progettato per ridurre al minimo sprechi e consumo di risorse, mantenendo i materiali e i prodotti in uso il più a lungo possibile. L’economia circolare prevede per le risorse un percorso con uno sviluppo circolare che può essere sintetizzato in tre passaggi: Riduci, Riusa, Ricicla e si contrappone all’economia lineare, basata su un percorso che può essere a sua volta sintetizzato in questi tre passaggi: Produci, Utilizza, Getta.
Economia circolare: i prodotti non diventano mai dei rifiuti
L’obiettivo dell’economia circolare è trasformare ciò che normalmente diventa un rifiuto in una nuova risorsa. Questo risultato si ottiene attraverso il riciclo, la rigenerazione, la riparazione e il riutilizzo, ma anche ripensando la progettazione in chiave sostenibile fin dall’inizio.
Efficienza nella gestione delle risorse come vantaggio primario dell’economia circolare
Le imprese che adottano modelli circolari migliorano l’efficienza delle risorse, riducono i costi di approvvigionamento e diminuiscono l’impatto ambientale. Per i cittadini significa avere accesso a prodotti più durevoli, servizi e soluzioni che riducono il consumo superfluo.
L’importanza dell’economia circolare è duplice: da un lato aiuta a contrastare il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità, dall’altro apre nuove prospettive di sviluppo economico riducendo la dipendenza da materie prime importate e soggette a crisi di mercato.
Le caratteristiche principali dell’economia circolare
Il grande tema della sostenibilità e dello sviluppo sostenibile richiedono un ripensamento dei prodotti, dei processi produttivi e dei modelli di consumo. Per valutare queste prospettive è fondamentale domandarsi che ruolo può svolgere l’economia circolare per creare le condizioni per una produzione sostenibile e una economia sostenibile.
Condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo dei materiali e dei prodotti: sono questi i principi che servono a spiegare cos’è l’economica circolare, tutti fattori che concorrono al raggiungimento dell’obiettivo di estendere il ciclo di vita dei prodotti e di ridurre al minimo la produzione dei rifiuti. Questo modello di produzione e di consumo sta facendosi largo negli ultimi anni come risposta alle emergenze ambientali, tanto che anche il Parlamento Europeo nel 2021 ha votato a favore del nuovo piano d’azione per l’economia circolare, andando nella direzione di un’economia a zero emissioni di CO2, sostenibile dal punto di vista ambientale, libera da sostanze tossiche e completamente circolare entro il 2050.
Che cosa si intende per economia circolare
L’economia circolare, quindi, è un modello di produzione e consumo che punta a estendere il ciclo di vita dei prodotti e che contribuisce a gestire in modo più responsabile e consapevole tutte le risorse. L’obiettivo è che, una volta che i prodotti hanno terminato la propria funzione, sia possibile reintrodurre nel ciclo economico i materiali di cui sono composti, che potranno così generare nuovo valore con diverse modalità a partire dalle soluzioni del ReManufacturing.
Questo nuovo modello è particolarmente importante in una realtà come quella dell’Unione Europea, dove vengono prodotte ogni anno più di 2,5 miliardi di tonnellate di rifiuti.
Quando nasce l’economia circolare
La data di nascita dell’economia circolare è convenzionalmente fissata al 1966, con la pubblicazione dell’articolo “The Economics of the Coming Spaceship Earth”, dell’economista Kenneth E. Boulding. Dieci anni dopo, nel 1976, il rapporto “The Potential for Substituting Manpower for Energy” venne presentato alla Commissione Europea. Gli autori, Walter Stahel e Genevieve Reday, misero nero su bianco i principi dell’economia circolare e il suo impatto sul sistema economico, dalla creazione di nuovi posti di lavoro al risparmio sui costi di produzione fino al contenimento della creazione di nuovi rifiuti.
Differenze tra economia lineare e economia circolare
Le differenze tra economia circolare ed economia lineare sono profonde. L’economia lineare, quella su cui si è prevalentemente basato il nostro modello di produzione e consumo, è un’economia industriale, di mercato, basata sull’estrazione di materie prime sempre nuove, sul consumo di massa e sulla produzione di scarto una volta raggiunta la fine della vita del prodotto. Si tratta di un modello che perdura ormai da 150 anni e che nel tempo ha mostrato tutte le sue criticità, soprattutto con effetti estremamente dannosi per l’ambiente: dalla contaminazione dei mari e del suolo alle emissioni di gas serra – con tutte le conseguenze negative per il clima – fino all’aumento incontrollato della produzione di rifiuti.
L’economia circolare si presenta come la soluzione ai problemi provocati da un modello che ha il proprio punto di maggiore debolezza nel considerare infinite e inesauribili le risorse naturali. Così al principio di “estrarre, produrre, utilizzare e gettare”, che dipende dalla disponibilità di grandi quantità di materiali ed energia facilmente reperibili e a basso prezzo, l’economia circolare contrappone un approccio più attento e responsabile, quello di “un’economia pensata per potersi rigenerare da sola – si legge nella definizione data dalla Ellen MacArthur Foundation – In un’economia circolare i flussi di materiali sono di due tipi: quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati a essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera”.
Chi ha inventato l’economia circolare
Come dicevamo, gli “antenati” dell’economia circolare sono l’architetto Walter R. Stahel e l’economista e sociologa Geneviève Reday-Mulvey, che insieme realizzarono per la Commissione Europea un rapporto in cui si analizzava il tema dello spreco di risorse dovuto alla dismissione di beni e prodotti che non venivano riparati. A questo modello i due studiosi contrapposero quello che prevedeva di estendere il ciclo vitale dei beni per contenere in questo modo gli sprechi.
Si parlò così di economia “ciclica”, caratterizzata dal prendere a modello i sistemi naturali “autorigeneranti”, come il ciclo dell’acqua, in cui i produttori diventano responsabili di ciò che esce dalle loro fabbriche anche nella fase post-vendita. In estrema sintesi, secondo la visione di Stahel e Reday-Mulvey il nuovo approccio sarebbe utile per dare una nuova struttura al sistema industriale.
I cinque pilastri dell’economia circolare
Per dare un’attuazione completa del modello dell’economia circolare è necessario adeguarsi a cinque principi fondamentali.
- Il primo è quello della Sostenibilità delle risorse, che comporta l’utilizzo di fonti e materiali rinnovabili, o che provengano dal riuso o dal riciclo.
- Il secondo pilastro è quello del prodotto come servizio: invece di vendere la proprietà del bene si può offrire al cliente il servizio d’uso, riducendo l’impatto ambientale e tenendo sotto controllo il ciclo di vita del prodotto e pianificando il riciclo e il riuso delle sue componenti.
- Il terzo pilastro è quello delle piattaforme di condivisione, che consentono di ottimizzare i costi di beni e servizi e le risorse impiegate per produrli, puntando sull’efficienza.
- A seguire c’è il principio dell’estensione del ciclo di vita, che consente di privilegiare, già nella fase della progettazione, la modularità dei prodotti, in modo da renderne più semplice la riparazione, l’aggiornamento e la rigenerazione.
- E infine il recupero e riciclo: questo significa da una parte rendere possibile il riciclo delle materie prime, e dall’altra anche la rigenerazione, la riparazione e la reimmissione sul mercato dei prodotti dopo il loro primo ciclo di utilizzo, anche per scopi diversi da quelli iniziali.
Le 3 fasi dell’economia circolare
L’approccio dell’economia circolare è caratterizzato dal modello delle tre R: ridurre, riusare e riciclare.
“Ridurre” si riferisce a produrre beni e servizi usando una minore quantità di materie prime naturali. Un principio che vale quindi per le materie prime, i processi di lavorazione e il fine vita dei prodotti.
“Riusare” è il principio trasversale che riguarda diversi verticali: dal modello di noleggio ad abbonamento di ogni genere di beni e servizi all’utilizzo di capi di abbigliamento di seconda mano, soltanto per fare un paio di esempio tra i più calzanti.
Infine “Riciclare” fa riferimento alla trasformazione dei rifiuti in nuovi prodotti o in componenti o materiali utili per generare nuovi prodotti.
Transizione verso un’economia circolare
A spiegare per quale motivo sia necessaria una transizione verso l’economia circolare si cono alcuni fatti ormai all’attenzione di tutti: nella fase storica contemporanea, l’umanità sta fronteggiando un aumento della domanda di materie prime e – contemporaneamente – l’emergenza della scarsità di alcune risorse naturali, che per loro natura sono limitate, mentre la popolazione mondiale cresce e questa è una delle cause dell’aumento della domanda.
Tra le conseguenze di questa dinamica c’è anche il fatto che la scarsità di materie prime, se non affrontata con la giusta attenzione verso il riuso e il riciclo delle risorse, è uno dei fenomeni alla base della dipendenza di alcuni Paesi da altri. E – non ultimo – c’è l’impatto sul clima e sull’ambiente causato dall’economia lineare, che impone un utilizzo delle materie prime improntato alla riduzione delle emissioni di anidride carbonica in atmosfera.
Le opportunità offerte dall’economia circolare alle aziende
A maggior ragione dopo l’emergenza causata dalla pandemia da Covid-19 l’economia circolare si è dimostrata un driver di resilienza e di rilancio per molte realtà, perché consente alle attività produttive di impegnarsi sulla sostenibilità e sull’attenzione all’ambiente, conquistandosi un ruolo positivo nel contesto sociale in cui si trovano a operare e generando un nuovo valore di business.
Adottare l’economia circolare è infatti per le imprese è una scelta che può generare nuova crescita economica. Intanto perché consente un uso più razionale delle risorse, un’estensione della vita utile dei prodotti e il loro ricondizionamento a fine uso, che equivale tra l’altro anche a una riduzione dei costi. Si tratta di principi che sono inoltre in grado di portare innovazione nelle scelte di business delle aziende, rendendo tra l’altro più resilienti le catene di approvvigionamento grazie all’accorciamento delle filiere e alla loro trasparenza.
Implementare l’economia circolare in azienda
La transizione verso l’economia circolare comporta per le imprese anche un ripensamento del design dei prodotti nella direzione di principi come la durabilità, la standardizzazione, la modularità, e l’utilizzo di materiali sostenibili, tutto nell’ottica di ridurre l’impatto ambientale, che spesso di traduce anche in una diminuzione dei costi e nella razionalizzazione dei costi energetici e dell’uso delle risorse.
A questo c’è anche da aggiungere che una ulteriore opportunità di business può provenire, come dicevamo, dal ripensamento del modello di business, con il passaggio dalla logica tipica dell’economia lineare, e quindi di possesso, alla logica di utilizzo. Una strategia che se condivisa a livello di filiera può creare nuove opportunità per tutti gli attori che ne fanno parte.
In tutto questo, ovviamente, le tecnologie possono giocare una parte importante come abilitatrici dei nuovi modelli di business.
Le aziende attive con l’economia circolare
A raccogliere alcune delle più importanti esperienze delle aziende italiane nel campo dell’economica circolare è il sito economiacircolare.confindustria.it, che nello specifico ha pubblicato un database di 60 case history, con schede descrittive e il racconto affidato a imprenditori e manager che hanno scelto la sostenibilità e l’economia circolare come un drifver di sviluppo. “Un database sicuramente rappresentativo delle tante realtà industriali che in Italia hanno già colto le potenzialità ed il valore della sostenibilità – si legge sul sito – attivando processi di transizione dal modello economico lineare a quello circolare e verificandone l’efficacia in termini di produttività e valore aggiunto, sia sul fronte economico che su quello del riconoscimento da parte di consumatori, Istituzioni e partner, fornendo così un effettivo vantaggio competitivo a queste imprese”.
Economia circolare e Intelligenza artificiale
L’intelligenza artificiale rappresenta uno strumento cruciale nel promuovere l’economia circolare. Attraverso algoritmi avanzati, l’AI può ottimizzare i processi di riciclo e riutilizzo, migliorare la gestione delle risorse e prevedere la domanda dei consumatori per ridurre al minimo gli sprechi. Ad esempio, i sistemi di AI possono analizzare grandi quantità di dati per identificare modelli di consumo e suggerire modi per estendere la vita utile dei prodotti. Inoltre, l’AI può contribuire alla progettazione di prodotti più sostenibili, valutando il ciclo di vita e suggerendo materiali alternativi meno dannosi per l’ambiente. Con l’integrazione dell’AI, le imprese possono migliorare l’efficienza operativa, ridurre i costi e accelerare la transizione verso modelli di business circolari.
Economia circolare e remanufacturing
Il remanufacturing è un componente fondamentale dell’economia circolare che riguarda la ricostruzione di prodotti al termine della loro vita utile per riportarli a condizioni pari al nuovo. Questo processo non solo aiuta a ridurre i rifiuti ma conserva anche energia e risorse che altrimenti sarebbero necessarie per produrre nuovi beni. Le aziende che adottano il remanufacturing possono ottenere significativi vantaggi economici, tra cui la riduzione dei costi di produzione e l’accesso a nuovi mercati. Inoltre, il remanufacturing promuove l’innovazione nella progettazione dei prodotti, poiché i produttori devono pensare a lungo termine alla durabilità e alla riparabilità. Questo approccio allunga il ciclo di vita dei prodotti, riduce l’impatto ambientale e crea nuove opportunità di lavoro in settori come la riparazione e la manutenzione.
Il ruolo della Green Economy per l’economia circolare: crescita e prospettive del mercato globale al 2030
Un ruolo fondamentale nello sviluppo dell’economia circolare è svolto dalla Green Economy che nel corso del tempo si è ormai consolidata come il secondo motore della crescita globale, superata solo dal settore tecnologico. Secondo il report
di Boston Consulting Group e World Economic Forum del gennaio 2026 dal titolo “Already a Multi-Trillion-Dollar Market: CEO Guide to Growth in the Green Economy” (disponibile in forma integrale QUI n.d.r.) nel corso del 2024, questo mercato ha superato il valore di 5.000 miliardi di dollari. L’aspetto più importante riguarda le proiezioni per i prossimi anni che indicano una crescita costante del 6% annuo, che porterà il comparto a superare i 7.100 miliardi di dollari entro il 2030. Una dinamica questa che è sostenuta dall’impegno di 142 Paesi, responsabili del 76% delle emissioni globali, che hanno adottato obiettivi di neutralità climatica.
Quali sono i settori che spingono maggiormanete sulla Green economy
Tra i settori a più rapida espansione spiccano il Carbon & Methane Management (+15% CAGR) e il comparto Food, Agriculture & Land Use (+14%). Un ruolo centrale è assunto oggi dai mercati dell’adattamento e della resilienza climatica, che valgono da soli 1.100 miliardi di dollari l’anno (oltre il 20% degli investimenti totali). In Europa, la domanda è trainata dalla necessità di materiali edilizi resilienti e soluzioni per la gestione del rischio idrico e climatico.
Quanto crescono i ricavi green
A livello aziendale, la transizione ecologica si traduce in profitti: tra il 2020 e il 2024, i ricavi green sono cresciuti il doppio rispetto a quelli convenzionali. Le imprese che generano oltre il 50% del fatturato da attività a basse emissioni godono di premi di valutazione del 12-15% superiori ai competitor e di un accesso facilitato ai capitali.
La competizione mondiale vede la Cina ai vertici con 659 miliardi di dollari investiti nel 2024, seguita dall’Europa (410 miliardi) e dagli Stati Uniti (300 miliardi). Per l’Unione Europea, la sfida cruciale sarà trasformare il riferimento sul piano regolatorio in una capacità industriale su larga scala, garantendo innovazione e occupazione stabile lungo tutta la filiera.
Articolo aggiornato il 1 febbraio 2026












