La proposta della Commissione UE relativa al Public Procurement Act
La Commissione europea ha presentato il 9 settembre 2026 una proposta di regolamento destinata a modificare profondamente la disciplina degli appalti pubblici nell’Unione. Denominato Public Procurement Act, il progetto punta a rendere gli acquisti delle amministrazioni più semplici, digitali e strategici.
È importante chiarire il suo attuale valore giuridico: non si tratta di una normativa già approvata e applicabile. La proposta, identificata come COM(2026) 590, dovrà essere esaminata dal Parlamento europeo e dal Consiglio secondo la procedura legislativa ordinaria. Durante il negoziato potrà quindi essere modificata anche in maniera significativa.
Soltanto dopo l’approvazione definitiva, la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea e la prevista entrata in vigore diventerà un regolamento vincolante e direttamente applicabile negli Stati membri.
Public Procurement Act: un quadro unico per gli appalti europei
La riforma proposta sostituirebbe le tre direttive europee del 2014 riguardanti appalti, concessioni e acquisti nei settori dell’acqua, dell’energia, dei trasporti e dei servizi postali. L’obiettivo è riunire le regole in un quadro unico, riducendo le differenze nazionali e gli adempimenti a carico di amministrazioni e imprese.
La posta in gioco è rilevante: gli appalti pubblici europei valgono circa 2.500 miliardi di euro all’anno, pari a quasi il 15% del PIL dell’Unione. Orientare questa domanda significa influenzare investimenti, tecnologie, filiere produttive e modelli di consumo. La Commissione stima inoltre che la semplificazione possa generare risparmi amministrativi annuali per circa 650 milioni di euro.
Dalla scelta del prezzo alla valutazione della qualità
Uno dei cambiamenti più importanti riguarda il superamento della logica basata prevalentemente sul prezzo più basso. La proposta indica come criterio ordinario il miglior rapporto tra prezzo e qualità, prevedendo per la componente qualitativa un peso minimo del 30%, che salirebbe al 50% nei contratti ad alta intensità di lavoro.
La qualità potrebbe comprendere elementi ambientali, sociali, innovativi, di sicurezza e di resilienza. In questo modo, la spesa pubblica diventerebbe uno strumento per premiare soluzioni capaci di creare valore nel lungo periodo, anziché limitarsi a individuare l’offerta inizialmente meno costosa.
Public Procuremebt Act: la sostenibilità ambientale negli acquisti pubblici
Il progetto dedica un capitolo specifico al Green Public Procurement. Le amministrazioni potrebbero inserire considerazioni ambientali e climatiche nelle specifiche tecniche, nei criteri di selezione e aggiudicazione e nelle condizioni di esecuzione dei contratti.
Gli obiettivi comprendono la riduzione delle emissioni, la mitigazione e l’adattamento climatico, la protezione delle risorse idriche, la prevenzione dell’inquinamento, la tutela della biodiversità e la transizione verso un’economia circolare.
Il testo precisa, tuttavia, che il semplice rispetto degli obblighi ambientali minimi non sarebbe sufficiente per qualificare un acquisto come “verde”. Sarebbe necessario applicare requisiti o criteri ambientali specifici, andando oltre la conformità di base.
Circolarità, energia e ciclo di vita
Le stazioni appaltanti potrebbero premiare prodotti durevoli, riparabili, aggiornabili, riutilizzabili o realizzati con materie prime secondarie. Potrebbero inoltre scegliere beni ricondizionati e modelli come leasing, condivisione e “prodotto come servizio”, riducendo il consumo di risorse e la produzione di rifiuti.
Un’attenzione particolare è riservata all’efficienza energetica: salvo i casi in cui non sia tecnicamente possibile, gli acquirenti pubblici dovrebbero scegliere beni, servizi e lavori caratterizzati da elevate prestazioni energetiche.
La valutazione economica potrebbe considerare anche il costo dell’intero ciclo di vita. Al prezzo di acquisto si aggiungerebbero così consumi energetici, manutenzione, raccolta, riciclo e, quando misurabili, le esternalità ambientali, comprese le emissioni di gas serra.
Una leva industriale per la transizione sostenibile
La sostenibilità non compare dunque come un capitolo accessorio, ma come una delle funzioni strategiche attribuite agli appalti. Attraverso la domanda pubblica, l’Europa vuole contribuire alla creazione di mercati per prodotti a basse emissioni, tecnologie pulite e soluzioni innovative.
Il Public Procurement Act resta però una proposta e non tutti i criteri ambientali avrebbero la stessa forza vincolante. Alcune disposizioni attribuiscono una facoltà alle amministrazioni, mentre altre introducono obblighi più precisi. Sarà il negoziato europeo a stabilire l’equilibrio definitivo tra sostenibilità, concorrenza, costi e semplificazione. Se confermato, il nuovo impianto trasformerebbe comunque gli appalti da procedura amministrativa a strumento di politica ambientale, industriale e sociale.













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