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La Carinzia scommette sull’idrogeno verde per la decarbonizzazione del trasporto pubblico



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Attraverso il progetto DeCarB (Decarbonising Carinthian Bus Transport), il più meridionale dei Land austriaci sperimenta un modello di filiera regionale dell’idrogeno che coniuga produzione locale, infrastrutture di rifornimento e mobilità a zero emissioni, dimostrando il potenziale dell’idrogeno verde per la transizione energetica

Pubblicato il 9 lug 2026


Carinzia Point of View

Decarbonizzare il trasporto pubblico
credits Carinzia
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L’idrogeno verde può svolgere un ruolo strategico nella transizione energetica a condizione che venga effettivamente integrato all’interno di ecosistemi industriali. In particolare deve entrare a far parte di un processo in cui produzione di energia rinnovabile, conversione elettrochimica, infrastrutture di trasporto e stoccaggio, logistica e applicazioni end-use vengono sviluppate secondo una “logica di filiera”. Questo vettore energetico è così in grado di esprimere tutto il proprio potenziale, contribuendo alla decarbonizzazione dei settori in cui l’elettrificazione diretta non rappresenta una soluzione tecnicamente o economicamente sostenibile, come il trasporto pesante e i comparti industriali ad alta intensità energetica.

È questa la direzione intrapresa dalla Carinzia, una delle regioni austriache più dinamiche nello sviluppo delle tecnologie per la transizione energetica che, con il progetto DeCarB (Decarbonising Carinthian Bus Transport), compie un passo concreto verso la creazione di una filiera territoriale dell’idrogeno verde integrando produzione da fonti rinnovabili, infrastrutture di rifornimento e applicazione nel trasporto pubblico. Il tutto in un modello che coniuga innovazione, competitività industriale e sostenibilità per accelerare la decarbonizzazione dell’economia regionale.

Dalla strategia all’azione: il modello Carinzia per l’idrogeno verde

Tra le iniziative che stanno concretizzando la strategia carinziana sull’idrogeno, DeCarB rappresenta molto più di un semplice rinnovamento in chiave green della flotta di autobus. Il progetto costituisce infatti un banco di prova su scala reale per dimostrare come le tecnologie di propulsione a zero emissioni possano essere impiegate in modo affidabile nel trasporto pubblico extraurbano, anche su linee caratterizzate da lunghe percorrenze, con orografia complessa e programmi di esercizio particolarmente intensi.

A promuoverlo è un ampio consorzio di partner che comprende, tra gli altri, ÖBB Postbus, principale operatore del trasporto pubblico su autobus in Austria; KELAG, gruppo energetico regionale attivo nella produzione di energia da fonti rinnovabili e nello sviluppo della filiera dell’idrogeno verde; Gutmann, azienda specializzata in infrastrutture e soluzioni per la mobilità sostenibile; e Verkehrsverbund Kärnten, l’autorità responsabile del coordinamento del trasporto pubblico regionale.

Nello specifico, DeCarB ha portato all’entrata in servizio di 35 autobus a celle a combustibile, oggi la più grande flotta di questo tipo operativa in Austria, affiancata dalla prima stazione di rifornimento a idrogeno del Paese destinata al trasporto pubblico e da un impianto di elettrolisi da 2 MW per la produzione del vettore energetico da fonte rinnovabile.

«Il progetto apre prospettive inedite anche per settori diversi dal trasporto e in cui l’elettrificazione diretta presenta maggiori difficoltà», osserva Bernhard Puttinger, CEO di Green Tech Valley «Inserito nel più ampio programma Hydrogen Industrial Inland Valley, che coinvolge anche Stiria e Alta Austria, il progetto DeCarB contribuisce allo sviluppo di competenze tecniche, filiere industriali e capacità operative che potranno sostenere la crescita futura del mercato dell’idrogeno.»

Bernhard Puttinger, CEO di Green Tech Valley | credits Foto-Fischer 

Green Tech Valley, un ecosistema per la transizione energetica

Il percorso della Carinzia verso la transizione energetica affonda le proprie radici in una strategia di lungo periodo che ha contribuito a fare della regione uno dei principali poli europei per le tecnologie della sostenibilità.

«La crescita della Carinzia come regione Green Tech nasce infatti dalla capacità di coniugare forza industriale e innovazione tecnologica» spiega Puttinger «Insieme alla Stiria abbiamo costruito, attraverso Green Tech Valley, un ecosistema che connette imprese, centri di ricerca, istituzioni e investitori per accelerare il trasferimento dell’innovazione tecnologica al mercato sotto forma di applicazioni industriali concrete.»

A sostenere questo sviluppo contribuisce la presenza di importanti realtà industriali e tecnologiche, tra cui KELAG, Infineon, Treibacher Industrie e go-e, attive in settori strategici come le energie rinnovabili, la microelettronica, i materiali avanzati e le tecnologie per la mobilità sostenibile. «Queste aziende dimostrano che competitività industriale e ambizione climatica possono procedere di pari passo», osserva Puttinger.

Un ulteriore impulso viene dalla nuova linea ferroviaria ad alta velocità Koralm, entrata in funzione a dicembre 2025 per rafforzare il collegamento tra Carinzia e Stiria e a dare vita a un vero e proprio asse dell’innovazione sostenibile nell’Europa centrale. Il miglioramento delle connessioni infrastrutturali potrà favorire una maggiore integrazione tra sistema produttivo, ricerca e sviluppo tecnologico e potrà creare condizioni più favorevoli per attrarre investimenti, competenze e nuove imprese.

Costruire la Hydrogen Economy: la strategia della Carinzia al 2030

La strategia carinziana entra ora in una nuova fase, con l’obiettivo di sviluppare nuove catene del valore legate all’idrogeno, alle energie rinnovabili, ai sistemi di accumulo e alla mobilità sostenibile.

Secondo il CEO di Green Tech Valley, uno dei principali punti di forza della Carinzia risiede nella commistione tra grandi gruppi industriali, PMI altamente specializzate e una consolidata cultura dell’innovazione. Un patrimonio che potrebbe assumere un valore crescente nei prossimi anni, quando l’idrogeno verde sarà chiamato a contribuire alla decarbonizzazione dei comparti industriali più difficili da elettrificare o hard-to-abate.

In questa prospettiva, la posizione strategica della regione lungo alcuni dei principali corridoi europei dell’energia e dei trasporti, incluso il futuro SoutH2 Corridor, potrebbe rafforzare il ruolo della Carinzia nello sviluppo della futura economia dell’idrogeno, favorendo l’attrazione di nuovi investimenti e la nascita di filiere ad alto valore aggiunto.

Oltre l’elettrificazione diretta: perché l’idrogeno è strategico per il trasporto pubblico regionale

La componente più visibile del progetto DeCarB è la nuova flotta di autobus a idrogeno gestita da ÖBB Postbus che porta nel progetto un’esperienza consolidata nello sviluppo di soluzioni di mobilità a basse emissioni: i primi test con autobus a idrogeno risalgono al 2018, mentre i primi servizi di linea con veicoli a celle a combustibile sono stati avviati nel 2022.

Secondo Alfred Loidl, membro del Consiglio di amministrazione di Österreichische Postbus AG, sono proprio le caratteristiche operative dell’idrogeno a rendere questa tecnologia particolarmente adatta al trasporto pubblico regionale, dove autonomia, flessibilità e tempi di rifornimento rappresentano fattori decisivi.

«Gli autobus a idrogeno possono percorrere fino a 400 chilometri con un pieno e vengono riforniti in circa dieci-quindici minuti», spiega Loidl. «Queste caratteristiche consentono di operare anche su tratte lunghe e impegnative senza modificare in modo significativo la pianificazione del servizio, garantendo gli stessi livelli di affidabilità richiesti dal trasporto pubblico quotidiano.»

Alfred Loidl, membro del Consiglio di amministrazione di Österreichische Postbus AG | Credits OBBMarek-Knopp

Dal punto di vista ambientale, i veicoli non generano emissioni locali di sostanze inquinanti allo scarico come ossidi di azoto (NOx) e ossidi di zolfo (SOx), contribuendo a migliorare la qualità dell’aria nelle aree servite. Rispetto agli autobus diesel tradizionali risultano inoltre più silenziosi, con benefici per passeggeri e comunità locali.

Un ulteriore vantaggio deriva dal recupero del calore prodotto dalla cella a combustibile, utilizzato per il riscaldamento del mezzo durante i mesi più freddi, un aspetto particolarmente rilevante in un territorio caratterizzato da condizioni climatiche e altimetriche variabili.

La Carinzia come laboratorio europeo della mobilità a idrogeno

Per come è stato concepito, DeCarB ha permesso di testare e validare sul campo un nuovo modello di trasporto pubblico regionale, sperimentando l’intera filiera operativa: dalla gestione dei veicoli alla manutenzione, dalla formazione del personale alla pianificazione del servizio, fino allo sviluppo delle infrastrutture di rifornimento.

«L’idrogeno nel trasporto pubblico non è più una visione futuristica, ma una soluzione applicabile con continuità nel servizio di linea», osserva Loidl. «Per favorirne una diffusione più ampia sarà però necessario continuare a investire nelle infrastrutture, garantire una pianificazione di lungo periodo e rafforzare la collaborazione lungo l’intera catena del valore, dalla produzione dell’idrogeno verde fino all’esercizio dei veicoli.»

L’esperienza maturata in Carinzia potrà quindi rappresentare un riferimento per altre regioni interessate a sviluppare progetti analoghi. Le competenze acquisite dai partner – dalla gestione operativa alla manutenzione, fino agli aspetti organizzativi e logistici – costituiscono infatti un patrimonio di conoscenza utile ad accelerare l’adozione della mobilità a idrogeno e ridurre tempi, costi e complessità dei futuri progetti.

Dietro DeCarB: la sfida della produzione di idrogeno verde

Se la flotta di autobus rappresenta l’elemento più visibile di DeCarB, il cuore del progetto è la costruzione di una filiera locale dell’idrogeno verde. Un ruolo centrale è svolto dall’impianto di elettrolisi realizzato da KELAG ad Arnoldstein, dove l’idrogeno viene prodotto utilizzando energia elettrica da fonti rinnovabili e successivamente trasferito alla stazione di rifornimento di Villach, creando un modello di approvvigionamento sviluppato interamente a livello regionale.

La realizzazione dell’impianto ha richiesto un livello di integrazione tecnologica e organizzativa che va oltre la mera installazione dell’elettrolizzatore. Il progetto ha infatti comportato l’integrazione di sistemi di compressione e stoccaggio, della logistica di trasporto dell’idrogeno e delle infrastrutture di rifornimento, che devono operare in modo coordinato per garantire continuità e affidabilità del servizio.

A questa complessità tecnologica si affianca quella economica. Come sottolinea Christian Wallner, Project Manager di Kelag, lo sviluppo della filiera richiede investimenti significativi in una fase in cui il mercato è ancora in evoluzione, rendendo imprescindibile la collaborazione tra imprese, istituzioni e ricerca per accelerarne la crescita.

Christian Wallner, Project Manager di Kelag

L’impianto di Arnoldstein costituisce quindi uno degli asset strategici della Hydrogen Valley carinziana, contribuendo a consolidare le competenze operative, rafforzare la resilienza del sistema energetico regionale, e creare le basi per future applicazioni nei trasporti e nell’industria.

Dalla mobilità all’industria: le prospettive dell’idrogeno verde

Per Christian Wallner, il trasporto pubblico rappresenta soltanto una delle possibili applicazioni dell’idrogeno verde. Le prospettive più rilevanti riguardano i comparti industriali ad alta intensità energetica e quelli difficili da elettrificare, dove l’idrogeno può contribuire alla riduzione delle emissioni nei processi produttivi più complessi. Nel lungo periodo, la produzione regionale potrà affiancarsi alle future importazioni attraverso le infrastrutture europee dedicate all’idrogeno, aumentando la flessibilità del sistema energetico e valorizzando al contempo la generazione locale di energia rinnovabile.

Grazie alle proprie risorse energetiche, a un tessuto industriale consolidato e alla collaborazione tra imprese, ricerca e istituzioni, la Carinzia punta a trasformare l’esperienza maturata con DeCarB in un patrimonio di competenze utile allo sviluppo delle future filiere europee dell’idrogeno.

DeCarB oltre la sperimentazione: le condizioni per scalare l’economia dell’idrogeno

Se c’è un messaggio che emerge con chiarezza dalle testimonianze dei tre protagonisti del progetto, è che alcune applicazioni dell’idrogeno sono già oggi tecnicamente realizzabili in condizioni operative reali, a patto che l’intera catena del valore sia sviluppata in modo coordinato.

Per Bernhard Puttinger, CEO di Green Tech Valley, DeCarB dimostra che «l’idrogeno non è più un concetto del futuro, ma una tecnologia già operativa». La sfida dei prossimi anni sarà passare dalla dimostrazione alla scalabilità, sviluppando infrastrutture adeguate, consolidando una domanda stabile da parte degli utilizzatori e creando condizioni di mercato in grado di favorire nuovi investimenti.

Anche Alfred Loidl, membro del Consiglio di amministrazione di Österreichische Postbus AG, sottolinea che il futuro dell’idrogeno nel trasporto pubblico non dipenderà soltanto dall’evoluzione tecnologica, ma dalla capacità di costruire un sistema affidabile lungo tutta la catena del valore: dalla disponibilità di idrogeno verde e delle infrastrutture di rifornimento fino alla pianificazione dei servizi e alla gestione operativa dei veicoli.

Secondo Christian Wallner, il passo successivo sarà rendere l’idrogeno sempre più competitivo, agendo su più fronti: riduzione dei costi tecnologici, aumento della produzione da fonti rinnovabili, sviluppo delle infrastrutture e definizione di un quadro normativo favorevole agli investimenti.

In questa prospettiva, DeCarB rappresenta molto più di un progetto dimostrativo: è una piattaforma di apprendimento che consente di accumulare esperienza, rafforzare la fiducia degli operatori e costruire le condizioni necessarie per una futura economia dell’idrogeno su scala industriale.

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