Il settore della logistica è a un bivio. Da un lato, deve gestire la pressione dei costi energetici, amplificata dall’instabilità geopolitica, e una complessità operativa in continua crescita. Dall’altro, ha la possibilità di smettere di essere un centro di costo per diventare un asset strategico, in cui efficienza, sostenibilità e redditività si alimentano a vicenda. La strada vincente passa dal digitale e dalla capacità di affidarsi a partner in grado di gestire e ottimizzare gli asset su cui la logistica si è sempre fondata, a partire dagli immobili.
I tre volti della logistica sostenibile
Applicato alla logistica, il concetto di sostenibilità si declina in dimensioni distinte ma ugualmente centrali.
Per prima cosa c’è una sostenibilità ambientale, essendo la logistica un settore energivoro. Non solo per i trasporti, ma anche per la gestione degli asset immobiliari: i grandi magazzini e hub distributivi richiedono molta energia per il controllo della temperatura, la qualità dell’aria, l’illuminazione, i macchinari interni e molto altro.
Strettamente connessa alla dimensione ambientale c’è quella economico-gestionale. Storicamente, la logistica ha sempre operato con marginalità ridotte, spesso considerate quasi strutturali. La risposta tradizionale è stata la compressione dei costi, talvolta a discapito della qualità del servizio o delle condizioni di lavoro. Oggi, con l’esplosione dell’e-commerce e la crescente centralità della supply chain nel modello di business delle aziende, la logistica è diventata il cuore pulsante del business, e ogni inefficienza si traduce in perdita di valore per il cliente finale.
Non da ultimo, c’è una dimensione sociale. Le condizioni di lavoro all’interno dei centri logistici, in passato non sempre all’altezza, sono sotto i riflettori normativi e dell’opinione pubblica. Ma al di là della compliance, c’è una ragione pragmatica per investire nel benessere degli operatori: ambienti di lavoro sani, confortevoli e sicuri migliorano la produttività e attraggono persone in un mercato del lavoro sempre più avaro di competenze specifiche.
Il Facility Management come pilastro della trasformazione della logistica
Nel contesto appena descritto, il facility management assume un ruolo chiave per le sorti dell’azienda. Non parliamo più di semplice manutenzione degli impianti, ma di gestione moderna di un asset logistico, che diventa un sistema attivo e intelligente e contribuisce direttamente ai risultati di business.
Il punto di partenza è il pieno controllo dell’immobile. Sembra ovvio, ma molte realtà logistiche operano ancora con una visibilità frammentata sulle proprie strutture: dati di consumo aggregati, interventi reattivi sulle anomalie, scarsa integrazione tra le diverse componenti impiantistiche. Questo approccio, già inefficiente in condizioni normali, diventa insostenibile in un contesto di costi energetici in forte crescita e margini compressi.
Uno degli esempi di come il controllo dell’asset possa trasformare un centro di costo in una risorsa produttiva è lo sfruttamento delle superfici orizzontali, una caratteristica strutturale della logistica che, se valorizzata, diventa un vantaggio competitivo. “Molte aziende iniziano a riconoscere il potenziale insito in questi spazi – spiega Federico Cattaneo, Head of Business Development di NAZCA – Sfruttando coperture da decine di migliaia di metri quadri, si può generare energia per alimentare la struttura e, dove l’hub serve un territorio limitato, anche alimentare le colonnine per la ricarica dei mezzi. Il passo avanti è netto, perché si ottiene al tempo stesso un ritorno economico e ambientale, oltre a favorire una nuova concezione di magazzino come immobile tecnologico”.
Ma installare i pannelli è solo il primo passo. “Non basta aggiungere capacità produttiva – precisa Cattaneo – bisogna inserirla in un sistema di gestione che sappia quando e come utilizzare quell’energia, per massimizzare davvero la sostenibilità. Non solo quella ambientale, ma anche gestionale”.
Clima, benessere, produttività: il magazzino diventa human-centric
La sostenibilità di un asset logistico non si misura solo in costi risparmiati, che peraltro si possono tradurre in prodotti meno costosi per i clienti e in emissioni risparmiate. C’è una dimensione più silenziosa, ma altrettanto concreta: la qualità dell’ambiente in cui le persone lavorano ogni giorno.
Per anni il magazzino è stato uno spazio climaticamente abbandonato a se stesso. Quella stagione è finita, non solo per ragioni normative, ma perché il legame tra condizioni ambientali e produttività è diventato impossibile da ignorare.
Per rispondere degnamente, si torna al concetto di controllo. “La sfida è gestire la complessità – spiega Cattaneo – Non si tratta infatti di portare tutto l’immobile a 20 gradi con un tasso di umidità soddisfacente, ma di capire insieme al cliente quale standard sia davvero necessario, in funzione dei prodotti e, ovviamente, del benessere degli operatori, che è il fondamento della produttività”.
Questo equilibrio non si improvvisa. Richiede strumenti di rilevazione ambientale, misuratori di consumo energetico e sistemi di monitoraggio granulare come i BMS. Queste tecnologie, se integrate, abilitano una gestione davvero intelligente: raffrescamento e riscaldamento mirati solo dove servono, manutenzione evoluta e spesso predittiva degli impianti, e forecast finanziari accurati costruiti sui dati reali di consumo.
Il facility management come partner strategico
Da tutto questo emerge con chiarezza il ruolo che il facility management può giocare nella logistica moderna. Non più erogazione di servizi su chiamata, ma una partnership strategica, ovvero una presenza continua che conosce l’immobile, ha strumenti avanzati, legge i dati e traduce quella conoscenza in decisioni operative e finanziarie.
È questo l’approccio con cui lavora Nazca. In un mercato dove i margini sono strutturalmente contenuti, affidarsi a una gestione frammentata, con fornitori diversi per ogni sito, rappresenta sia un’inefficienza che un fattore di rischio. Nazca si pone invece come interlocutore unico che, in contesti caratterizzati da reti estese di sedi e punti operativi, come GDO, grandi catene retail e centri direzionali gestisce tutti i siti attraverso lo stesso modello operativo, gli stessi standard e una piattaforma informatica proprietaria. Il risultato sono dati omogenei, decisioni più efficaci, supporto continuo e un minore impiego di risorse interne per raccogliere e riconciliare le informazioni, oltre a forecast di costo costruiti sui consumi reali e non su stime più o meno attendibili.
Il risultato finale è una ridefinizione del perimetro stesso del facility management: non più esecutore, ma consulente strategico. Non più costo da minimizzare, ma leva con cui trasformare l’immobile in un asset capace di generare valore economico.












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