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Regolamento CBAM: cosa cambia per dogana, importatori e imprese



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Gli effetti più rilevanti sul piano dell’operatività del Carbon Border Adjustment Mechanism possono essere ricondotti allo spostamento della compliance ambientale all’interno dei processi doganali, a una ridefinizione sostanziale del ruolo dell’importatore e a un ripensamento strategico nel rapporto tra imprese e filiere globali. Insieme al tema chiave della contabilità delle emissioni incorporate e ai nuovi obblighi, cambia in modo…

Pubblicato il 13 apr 2026

Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it, EnergyUP.Tech e Agrifood.Tech


Ayming Point of View

Regolamento CBAM
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Che cos’è il Regolamento CBAM e perché conta per le imprese

Il Carbon Border Adjustment Mechanism in sintesi

Il Carbon Border Adjustment Mechanism o CBAM, rappresenta uno degli strumenti più importanti e ambiziosi messi in campo dall’Unione Europea per gestire e ridurre alcune delle possibili sperequazioni che possono caratterizzare la transizione verso un’economia a basse emissioni. Il CBAM non deve però essere considerato alla stregua di una norma ambientale, ma va affrontato come un vero e proprio intervento di politica industriale e commerciale. Si tratta infatti di una misura che incide in modo profondo sulle strategie e sulle dinamiche delle imprese impegnate in attività di commercio a livello internazionale extra-UE

Attribuire un costo alle emissioni di carbonio, e agire affinché questo costo sia caricato anche sui prodotti importati nell’Unione Europea: il principio su cui si basa il CBAM è per certi aspetti semplice e risponde alla necessità di evitare che le imprese europee soggette al sistema EU ETS possano subire la concorrenza di concorrenti che operano in paesi con normative ambientali meno stringenti che permettono di produrre, semplificando molto, a minor costo.

Perché il CBAM collega ambiente, commercio e competitività

Il CBAM è stato disegnato per supportare il raggiungimento di diversi obiettivi, due sono i temi di riferimento. Da un lato ha il compito di rafforzare l’efficacia delle politiche climatiche europee; dall’altro, introduce una variabile di costo, e ancor più, di posizionamento competitivo, che impone alle imprese di ripensare le proprie strategie.

In concreto, il Carbon Border Adjustment Mechanism ridefinisce il valore economico di prodotti in funzione del loro impatto ambientale e ha il compito di correggere la distorsione di mercato che si crea tra chi produce affrontando costosi processi di decarbonizzazione e chi non sostiene questi costi. Accanto a questo intervento di “correzione” però il CBAM di fatto stabilisce in modo ufficiale che la sostenibilità è un fattore determinante per accedere al mercato europeo.

Il CBAM segna un passaggio decisivo: la sostenibilità entra nei processi core anche attraverso la dogana – ha osservato Paolo Intini, Direttore fiscalità internazionale e ambientale di Ayming Italia -. Questo significa che le imprese devono ripensare l’integrazione tra compliance ambientale, supply chain e gestione operativa”.

Dal prezzo del carbonio alla responsabilità dell’importatore

Una delle realtà più coinvolte dalla trasformazione che arriva con il CBAM è certamente quella dell’importatore. Queste imprese in passato si occupavano prevalentemente di aspetti doganali e fiscali, mentre oggi con il CBAM devono farsi carico della responsabilità di dichiarare le emissioni incorporate nei beni. Per queste imprese il Carbon Border Adjustmnet Mechanism non può limitarsi ad essere considerato come un adempimento normativo, ma deve essere affrontato e gestito a tutti gli effetti come una nuova responsabilità ambientale.

Perché la compliance ambientale passa dalla dogana

Nello scenario che si viene a ridisegnare con il CBAM la dogana è destinata a una trasformazione che la porta ad assumere anche il ruolo di (ulteriore) presidio della sostenibilità. Per le imprese questo significa che per arrivare preparati alla barriera doganale le imprese devono considerare gli adempimenti del CBAM come una compliance ambientale che non si limita ad essere “trattata” dalle funzioni ESG, ma entra a tutti gli effetti nei processi core dell’impresa.

Peraltro, se si porta l’attenzione sulla controparte delle imprese, ovvero nei riguardi delle autorità doganali, si registra che anche in questo caso la trasformazione è profonda, con gli uffici che non si limitano a garantire soltanto la correttezza formale delle operazioni, ma si devono preparare ad assumere anche un ruolo di presidio della sostenibilità. In questi uffici i dati ambientali entrano nei flussi documentali e devono diventare oggetto di pratiche di verifica e di controllo.

“In questo scenario evolutivo la dogana mostra una significativa evoluzione e da presidio fiscale diventa un nodo strategico della sostenibilità. Il dato ambientale a sua volta assume un ruolo anche come dato doganale, e questo implica che le aziende devono strutturarsi per gestire informazioni complesse, verificabili e soprattutto integrate – sottolinea Intini –. Chi non sarà in grado di farlo rischia non solo sanzioni, ma anche una perdita di competitività”.

Dalla logica del dazio tradizionale alla logica delle emissioni incorporate

In un periodo in cui l’attualità ci ha abituati a sentire parlare di “dazi” è molto importante precisare la differenza tra il CBAM e, appunto, i dazi che gli Stati decidono di applicare a determinate tipologie di merci. Mentre il dazio si misura e si applica esclusivamente su parametri economici, il CBAM introduce un costo che è basato esclusivamente su un parametro ambientale: le emissioni incorporate.

Il vero cambio di paradigma riguarda in particolare la figura dell’importatore, che da soggetto amministrativo assume responsabilità ambientali lungo la filiera – ha aggiunto Paolo Intini-. Non si limita più a gestire documenti doganali, ma deve garantire qualità, tracciabilità e affidabilità dei dati sulle emissioni, assumendo un ruolo attivo nella governance ESG dell’intera catena del valore.”

Un altro aspetto importante da sottolineare in relazione alle differenze con i dazi riguarda il fatto che nel caso del CBAM non conta tanto il valore del bene quanto la quantità di emissioni incorporate.

Emissioni incorporate nei beni: il nuovo dato chiave della compliance

Che cosa si intende per emissioni incorporate

Quando si parla di emissioni incorporate si considera la quantità totale di CO2 che è stata generata per la produzione di un determinato bene. Il dato da considerare è il totale delle emissioni, sia quelle dirette, sia quelle indirette legate all’energia e ai processi produttivi degli attori che sono stati coinvolti nelle attività produttive.

L’indicatore relativo alle emissioni incorporate rappresenta il punto focale del CBAM e costituisce anche uno degli elementi più difficili da gestire, perché richiede competenze tecniche, metodologie condivise e dati affidabili.

Perché il dato ambientale diventa un dato doganale

Il dato relativo alle emissioni incorporate è prima di tutto un dato ambientale ma con il CBAM diventa, come evidenziato, anche un dato doganale ed è un fattore essenziale per gestire le procedure relative all’importazione.

Sulla base di questo principio le imprese hanno la necessità innanzitutto di integrare i dati ambientali all’interno dei loro sistemi gestionali, in secondo luogo devono predisporre dei meccanismi in grado di garantire la tracciabilità e la coerenza dei dati e in ultima istanza devono predisporre una organizzazione in grado di gestire controlli stringenti. Il tutto implica un ripensamento dei processi interni e una maggiore integrazione tra le diverse funzioni aziendali.

CBAM e importazioni: che cosa cambia per l’importatore

Cosa significa dichiarare e certificare le emissioni incorporate nei beni

Per l’importatore con il CBAM lo scenario relativo agli adempimenti e agli obblighi è dunque destinato a cambiare profondamente. Il passaggio doganale diventa, come già accennato, molto più articolato con una serie di obblighi rilevanti per i quali è necessario predisporre un sistema informativo in grado di raccogliere e validare dati ambientali. In questo scenario il passaggio doganale va preparato e gestito attraverso almeno tre fattori chiave:

  1. lo scambio di informazioni con i fornitori,
  1. l’attivazione di procedure per la verifica della qualità dei dati,
  1. la predisposizione di competenze e sistemi per la gestione di reporting molto più complessi.

Dunque, da attore per così dire “di passaggio” l’importatore diventa così una figura coinvolta in modo rilevante nella catena del valore della sostenibilità dei prodotti.

CBAM e fornitori extra-UE: perché cambia la relazione di filiera

La raccolta dei dati dai fornitori come fattore strategico

Ed è appunto il rapporto con i fornitori extra-UE che è destinato a cambiare e che si arricchisce di dati e informazioni. Non basta valutare il prezzo, la qualità e i tempi di consegna dei prodotti, ma adesso è necessario disporre di dati affidabili sulle emissioni. Un impegno questo che è destinato a influenzare le strategie stesse con cui vengono selezionati i fornitori, la necessità di arricchire i contratti con criteri ESG e l’opportunità di stabilire e sostenere una collaborazione molto più forte e strutturata con tutti gli attori della filiera.

“Concretamente è opportuno evidenziare che il CBAM introduce una nuova metrica competitiva, ovvero le emissioni incorporate. Questo aspetto influenza e cambia in modo radicale le modalità di selezione dei fornitori e di costruzione delle relazioni di filiera – conclude Intini –. Non è più sufficiente fermarsi a una valutazione relativa a costo e qualità: occorre considerare che la capacità di misurare e dimostrare le performance ambientali diventa un fattore strategico, che incide direttamente sul posizionamento di mercato.”

CBAM, procurement e sostenibilità: perché serve una governance integrata

Il procurement come snodo tra fornitori, dati e approvvigionamenti

Lo scenario che si viene a definire con il CBAM è destinato a cambiare in modo importante anche il ruolo del procurement. Considerando che questa funzione ha il compito di rappresentare, per l’azienda, il punto di connessione tra le strategie di approvvigionamento, il rapporto con i fornitori e la raccolta di dati ambientali. Accanto alla sua naturale vocazione di negoziatore, il procurement lavora per ottenere le migliori condizioni economiche ma dovrà anche stabilire relazioni efficaci con tutti gli attori della catena di fornitura affinché il loro lavoro sia sempre allineato agli obiettivi di sostenibilità e alla compliance aziendale.

La funzione sustainability tra metodologie, reporting e presidio del rischio

L’altra funzione che, a fronte delle trasformazioni determinate dal CBAM, si arricchisce di compiti e responsabilità è naturalmente il sustainability management che diventa una sorta orchestratore di competenze e di informazioni. Il responsabile della sostenibilità deve controllare le fonti dei dati, deve contribuire alla definizione dei criteri per la raccolta dei dati, deve naturalmente gestire o supportare il reporting e non ultimo, in funzione della conoscenza acquisita anche attraverso questi passaggi, deve contribuire alla gestione dei rischi.

CBAM tra risk management e ESG

CFO e sustainability manager davanti al rischio ambientale di filiera

Uno degli obiettivi meno evidenti, ma non meno importanti, del CBAM consiste nella possibilità di alzare il livello di attenzione verso i rischi ambientali. Ci sono infatti rischi che le imprese non possono ignorare e che, grazie al dialogo tra CFO e sustainability manager devono entrare nelle strategie aziendali e nei modelli di governance.

La qualità dei dati come leva competitiva

Anche nella gestione dei rischi e in particolare nelle analisi che consentono alle imprese di prevenire i rischi e di impostare delle azioni di mitigazione o di adattamento, il punto chiave è nella qualità dei dati. La gestione efficace delle informazioni sulle emissioni incorporate e il governo affidabile dei dati relativi a tutte le imprese della catena del valore rappresenteranno sempre di più un vantaggio competitivo per le imprese.

Per tutte queste ragioni il Carbon Border Adjustment Mechanism si configura come qualcosa di più di un adempimento. È qualcosa di più di una norma, ed è anche qualcosa di più di un cambio di prospettiva. Il CBAM rappresenta a tutti gli effetti una forma di compliance ambientale che entra nei processi core dell’imprese e che necessita di competenze adeguate per contribuire alla creazione di valore.

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