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Freelancer: più autosufficienti e resilienti, ma serve il supporto di servizi ad hoc



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La figura dei liberi professionisti, analizzata nell’ambito della nuova edizione dell’Osservatorio di Qonto, conferma la propensione all’indipendenza come presupposto per garantire un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata. Per il futuro le priorità riguardano la prevedibilità del reddito, la riduzione del carico amministrativo e la semplificazione fiscale

Pubblicato il 10 mar 2026


Qonto Point of View

freelancer in Italia

Autonomia, indipendenza, intraprendenza e creatività, ma anche preoccupazioni, incertezze e necessità di affrontare imprevisti senza la “copertura professionale” del “lavoro fisso”: i cosiddetti freelancer, o lavoratori autonomi, rappresentano un mondo di straordinaria importanza per l’economia. Un fenomeno che negli ultimi anni ha registrato una potente evoluzione sulla spinta della volontà di trovare un miglior rapporto tra vita e lavoro, della determinazione a dare spazio e tempo alla propria creatività e indipendenza, ma anche, in molti casi, per ragioni di necessità.

Chi sono, cosa fanno e come operano i professionisti del lavoro autonomo

I freelancer sono figure che scelgono di lavorare in autonomia, gestendo tempo, clienti e modalità operative senza un vincolo di subordinazione tipico del lavoro dipendente. Possono collaborare con aziende, agenzie, pubbliche amministrazioni, privati o startup. E in molti casi operano su progetti a termine, in tanti altri con rapporti continuativi, ma quasi sempre con una logica “a incarico” da gestire con specifiche competenze. E in un mercato sempre più basato sul valore di skill digitali e sulla specializzazione settoriale, il lavoro in modalità freelance è diventato una componente strutturale dell’economia dei servizi ed è a tutti gli effetti una parte fondamentale della knowledge economy di un paese.

Qual è il profilo dei freelancer e per quali ragioni scelgono l’autonomia?

È difficile far rientrare in una unica categoria chi offre prestazioni professionali in modo indipendente. Dietro al termine freelancer si nasconde infatti un insieme di profili diversi che si caratterizzano in funzione del settore in cui operano, della specializzazione, della seniority naturalmente e anche del modello di business che si sceglie di adottare. Come accennato la scelta dell’autonomia può essere frutto del desiderio di flessibilità, della volontà di disporre del maggiore controllo possibile sul proprio percorso professionale o, pragmaticamente, dalla pianificazione e determinazione nel costruire e gestire progetti per un insieme di clienti in una modalità coerente con le proprie competenze e interessi.

Freelancer non vuol dire “lavoro occasionale”

Il lavoro autonomo come spesso accade è soggetto a qualche luogo comune, uno dei più frequenti è forse quello che porta ad associare il freelancer a figure che svolgono un lavoro occasionale. Ovviamente non è in alcun modo così. La platea dei lavoratori autonomi è popolata da tantissime figure che svolgono lavori con continuità, con pipeline di progetti, clienti ricorrenti e una pianificazione rigorosa anche nel medio e lungo periodo. La vera differenza rispetto a professionisti ingaggiati presso aziende strutturate non è tanto nella quantità di lavoro, ma nella responsabilità diretta e costante sui temi chiave per lo svolgimento di queste attività, come ad esempio nell’acquisizione dei clienti, nella gestione dei contratti, nella definizione dei progetti e dell’organizzazione del lavoro e non ultimo nella gestione di prezzi e pagamenti.

Il profilo dei Freelancer tra Italia ed Europa

Una occasione per conoscere meglio come sta evolvendo la figura del freelancer e quali sono le principali necessità è offerta dai risultati del nuovo Osservatorio sul modo di fare impresa in Italia e in Europa, realizzato da Qonto, in collaborazione con Appinio(La ricerca è stata al centro di un servizio della nostra testata: “Meno burocrazia, più prevedibilità: cosa chiedono imprenditori e freelance per crescere in Italia” – mentre la ricerca integrale è disponibile QUI

La prima evidenza che arriva dallo studio sottolinea che per i liberi professionisti l’Italia costituisce uno degli ambienti più difficili nello scenario dell’Unione Europea. Le ragioni vengono attribuite al peso della burocrazia, ai grattacapi di una normativa complessa, ma anche alla ben nota pressione fiscale e, non ultimo e non meno importante, anche a una scarsa fiducia nelle istituzioni. Questo insieme di “mal di pancia” rendono la vita dei freelancer italiani più difficile rispetto ai colleghi europei. Nello stesso tempo la ricerca Qonto manda anche un segnale più che positivo e sottolinea che, pur con queste penalizzazioni, i lavoratori autonomi italiani stanno esprimendo una resilienza decisamente superiore alla media e mostrano una propensione e una determinazione verso il lavoro indipendente che non ha nulla da invidiare rispetto alla media europea.

Promotrice della ricerca, Qonto è la soluzione di gestione finanziaria per PMI e liberi professionisti che conta oltre 600.000 clienti in Europa. Ed è proprio sui temi gestionali che la ricerca ci dice che o freelancer italiani auspicano un futuro con meno burocrazia e più prevedibilità.

Interrogati sulle priorità di cambiamento gli imprenditori e i freelance italiani dichiarano, con una quota del 24%, che avrebbero bisogno di una maggiore prevedibilità del reddito, di una riduzione del carico amministrativo nel 23,8% e di una maggiore semplificazione fiscale.

È utile ricordare che per lo studio sono stati coinvolti 1.600 imprenditori, freelance e fondatori di aziende con meno di 10 dipendenti. In particolare, per questa indagine si è scelto di concentrare l’attenzione su Italia, Francia, Germania e Spagna.

Stabilità e sicurezza ma anche equilibrio tra vita privata e e lavoro

Se l’aspirazione dei freelancer va nella direzione, concreta, di una maggiore stabilità e sicurezza, questa scelta professionale appare il frutto di un percorso molto consapevole in cui di base, gli imprenditori italiani hanno pensato all’equilibrio tra vita privata e lavoro e alla libertà creativa (che nella ricerca arrivano a quota 29%). Un tema questo che viene ulteriormente rafforzato dal dato che mostra come in Italia si riscontri il più alto livello di necessità di autonomia nel lavoro, con una quota del 21,5%, ovvero ben 2,9 punti percentuali in più rispetto alla media UE.

In Italia, dunque, l’indipendenza è il frutto tanto di una scelta di stile di vita, quanto di una vera e propria esigenza professionale. In altri paesi come la Francia prevale l’equilibrio personale, in Spagna la scelta è invece sostenuta prima di tutto da necessità economiche.

Ansia per il reddito e determinazione a crescere

Un altro dato che merita una riflessione riguarda un vero e proprio paradosso finanziario frutto della coesistenza tra una forte ansia collegata al reddito, con una percentuale che nella ricerca raggiunge il 32,3% e, nello stesso tempo, segnala anche il più forte orientamento alla pianificazione della crescita, con una percentuale del 16,8%. Sembrerebbe quasi uno strabismo, ma in realtà è la naturale preoccupazione per la capacità di assicurare una stabilità economica nel breve periodo alle proprie attività che deve convivere con l’ambizione e la volontà di crescere nel medio e lungo periodo. In generale un dato molto positivo che, a fronte di una maggiore volatilità del reddito rispetto ad altri paesi, non mette in discussione la determinazione e la motivazione per crescere.

Indipendenza come fattore distintivo del profilo dei freelancer italiani

La motivazione è poi confermata anche dalla marcata tendenza all’indipendenza. Nel nostro paese si registra, come rileva la ricerca Qonto, il livello più elevato in termini di autosufficienza, con una quota del 29,5% di ben 8,3 punti superiore rispetto alla media europea. Nello stesso tempo però, se si guarda alle aspettative in termini di supporto, i professionisti italiani contano molto sul supporto familiare per una quota che arriva al 29,3%. Peraltro, appaiono marginali le forme di supporto “intermedie” e denunciano un certo scetticismo, se non sfiducia, verso le forme di supporto più istituzionali considerando appunto che l’utilizzo di aiuti governativi arriva solo al 6,8%, con una analoga percentuale per le camere di commercio.

La ricerca permette poi di osservare il rapporto tra Italia e altri importanti paesi europei. In questo senso la ricerca ci dice che sono soprattutto le donne a considerare famiglia e amici come supporto principale per la propria attività. Gli uomini tendono invece, prima di tutto, ad appoggiarsi ad avvocati e commercialisti.

Bene l’operatività quotidiana, preoccupazioni emergenti per il posizionamento di mercato

Un ulteriore dato rilevante che arriva dallo studio promosso da Qonto e che arricchisce la conoscenza del profilo dei professionisti italiani, in relazione all’Europa, riguarda le principali difficoltà segnalate dai professionisti. Di fatto le preoccupazioni dei freelancer non sono collegate tanto all’operatività quotidiana quanto ai temi del posizionamento sul mercato. A fronte di un dato di tutto rispetto come il livello di problemi di credibilità professionale, che con il 13,5% segna 7 punti percentuali in più rispetto alla media UE (ed è anche il livello più alto d’Europa) si segnalano però le difficoltà legate all’acquisizione dei clienti e in stretta relazione con questo tema anche quello legato alla difesa dei prezzi.

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