Di tributi ambientali si parla spesso come se fossero un’unica imposta. In realtà, per un’impresa, la fiscalità ambientale è un mosaico di tasse, contributi, canoni e prelievi che incidono su energia, trasporti, rifiuti, emissioni di CO2 e uso di risorse naturali e sono sempre più in relazione diretta con le strategie ESG. La definizione utilizzata nelle statistiche ambientali è chiara: una tassa ambientale ha come base imponibile quasi sempre una grandezza fisica (o una proxy) che presenti effetti negativi sull’ambiente e si distribuisce prevalentemente su quattro aree: energia, trasporti, inquinamento e consumo di risorse naturali (nelle quali rientra con una speciale importante il consumo di acqua).
Nel concreto, però, molte voci che le imprese “sentono” come ambientali non sono tutte imposte in senso stretto: alcune sono tributi locali, altre sono contributi di filiera legati ad esempio alla responsabilità estesa del produttore (EPR), altre ancora sono canoni concessori. In tutti i casi una corretta strategia di rendicontazione di sostenibilità con il monitoraggio puntuale di tutte le fonti rappresenta anche una corretta strategia per tenere sotto controllo le problematiche che “generano” i tributi ambientali.
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Tributi ambientali per le imprese: guida completa tra tasse e canoni
Panoramica dei tributi ambientali che possono riguardare le imprese in Italia: imposte su energia e trasporti, tributi su rifiuti e inquinamento, canoni su risorse naturali, contributi EPR (imballaggi, RAEE, PFU, pile, oli) e sistemi ETS

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