Transizione energetica

Decarbonizzazione dell’industria vetraria: le sette leve per la transizione



Indirizzo copiato

L’industria del vetro italiana si trova di fronte a una delle più complesse sfide ambientali: ridurre le emissioni di CO2 attraverso sette leve tecnologiche, tra cui combustibili verdi, CCS, efficienza energetica ed elettrificazione. Lo studio ENEA-Assovetro analizza scenari di investimento e strategie, evidenziando la necessità di soluzioni integrate e di una collaborazione strutturata tra pubblico…

Pubblicato il 17 feb 2026

Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it, EnergyUP.Tech e Agrifood.Tech



decarbonizzazione dell'industria vetraria

Decarbonizzazione dell’industria vetraria: cosa si intende e perché è importante?

La decarbonizzazione dell’industria vetraria indica l’insieme di strategie e tecnologie con cui i produttori di vetro riducono in modo strutturale le emissioni di CO2 lungo l’intero ciclo produttivo: dalla scelta delle materie prime alla fusione nei forni, fino alla logistica e al recupero del prodotto. Il nodo centrale è proprio la fusione, che richiede temperature molto elevate e, storicamente, si basa su combustibili fossili. Decarbonizzare significa quindi intervenire su efficienza energetica, fonti di calore, processi e materiali.

Quali sono le leve sulle quali agire per la decarbonizzazione dell’industria vetraria?

In pratica, le leve principali sono: aumentare l’uso di rottame di vetro (cullet), che fonde a temperature inferiori rispetto alle materie prime vergini e abbatte consumi ed emissioni; adottare forni e impianti più efficienti; elettrificare dove possibile (o passare a combustibili alternativi come idrogeno e biometano, quando disponibili e sostenibili); integrare energia rinnovabile; ridurre le emissioni “di processo” legate alla decomposizione dei carbonati; e, in alcuni casi, valutare sistemi di cattura della CO2 come la CCS o la CCUS.

La riduzione delle emissioni di processo rappresenta un tema molto importante per almeno quattro motivi.

  • Primo: il vetro è un materiale fondamentale (packaging, edilizia, automotive, farmaceutico) e la sua produzione, se non trasformata, resta ad alta intensità energetica.
  • Secondo: la decarbonizzazione accelera la transizione verso un modello più circolare, perché valorizza il riciclo come leva industriale, non solo ambientale.
  • Terzo: migliora la competitività: ridurre consumi e dipendenza dai fossili significa anche ridurre l’esposizione alla volatilità dei prezzi dell’energia e alle future regole su carbon pricing e supply chain.
  • Quarto: ha un impatto di filiera, perché il vetro “pulito” abbassa l’impronta carbonica dei settori che lo utilizzano, abilitando prodotti e imballaggi più sostenibili.

Decarbonizzare il vetro non è solo “emettere meno CO2”: è riprogettare un’industria energivora rendendola più resiliente, innovativa e coerente con gli obiettivi climatici, senza rinunciare a un materiale che, per sua natura, può essere riciclato molte volte.

Decarbonizzazione dell’industria vetraria: urgenza e scenario italiano come indicato lo studio ENEA-Assovetro

La decarbonizzazione dell’industria del vetro si conferma una delle sfide più complesse per il tessuto industriale italiano. Il settore, come ricorda lo studio ENEA-Assovetro pubblicato su Gases, è caratterizzato da un’elevata intensità energetica: ogni anno in Italia vengono emesse circa 3,7 milioni di tonnellate di CO2, con il 75% delle emissioni generate direttamente all’interno degli stabilimenti (combustione di gas naturale nei forni e reazioni chimiche delle materie prime) e il restante 25% riconducibile al consumo di energia elettrica negli impianti produttivi. L’analisi sottolinea che la sola riduzione delle emissioni indirette tramite un maggior ricorso a elettricità da fonti rinnovabili non sarà sufficiente per rispettare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, rendendo necessario un intervento sistemico su più fronti.

Sette leve tecnologiche per ridurre le emissioni nel settore del vetro

Nello studio ENEA-Assovetro vengono individuate sette soluzioni tecnologiche chiave per la decarbonizzazione del settore vetrario:

  • uso di combustibili verdi (biogas e idrogeno),
  • cattura e stoccaggio della CO₂ (CCS),
  • interventi di efficienza energetica,
  • elettrificazione dei forni,
  • aumento dell’utilizzo di vetro riciclato,
  • uso di materie prime già decarbonizzate
  • impiego di energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili.

Secondo Claudia Bassano, ricercatrice ENEA-TERIN e coautrice dello studio, “queste leve tecnologiche sono pensate per essere combinate in modo flessibile, a seconda dei vincoli specifici degli impianti e delle tipologie di produzione”, con la diversificazione considerata prioritaria per raggiungere la neutralità climatica al 2050.

Decarbonizzazione dell’industria del vetro: due strategie a confronto: green fuel vs carbon capture and storage

L’analisi ha simulato l’applicazione delle diverse soluzioni secondo due strategie principali: Green fuel e Carbon Capture and Storage.

Lo scenario Green Fuel

Nello scenario Green fuel, l’utilizzo di biometano e idrogeno verde rappresenta la misura più efficace, consentendo un abbattimento delle emissioni del 45%. Seguono la CCS (26%), efficienza energetica ed elettrificazione (21%), uso di rottame di vetro (3%) e materie prime alternative decarbonizzate (4%).

Lo scenario CCS

Nel caso della strategia CCS, invece, il vero motore della transizione è la cattura e lo stoccaggio della CO2, responsabile del 69% della riduzione complessiva; seguono efficienza energetica ed elettrificazione (21%), green fuel (7%) e vetro riciclato (3%).

La decarbonizzazione del vetro non passerà da una sola tecnologia ‘miracolosa’: servirà un insieme di soluzioni in grado di ridurre emissioni e consumi, calibrate sulle specificità del contesto italiano”, sottolinea Dario Atzori, responsabile Area Tecnica Assovetro.

Costi, sfide operative e ruolo della collaborazione pubblico-privato

I costi associati alle due strategie sono sensibilmente diversi. Per lo scenario Green fuel si stimano investimenti totali al 2050 pari a circa 15 miliardi di euro (4 miliardi per impianti e infrastrutture, 10,6 miliardi per costi operativi), mentre la strategia CCS comporta costi inferiori: 11,2 miliardi complessivi (5,4 miliardi per impianti/infrastrutture, 5,8 miliardi per OPEX).

Tuttavia, ciascun approccio presenta criticità specifiche. Secondo Claudia Bassano (ENEA-TERIN), i limiti per il Green fuel riguardano i costi elevati dell’idrogeno verde e dei biocarburanti – ancora poco disponibili su larga scala – oltre a sfide infrastrutturali: “Il biogas può essere bruciato nei forni esistenti senza modifiche, mentre l’idrogeno può richiedere cambiamenti se utilizzato in alte percentuali”. Per la CCS permangono ostacoli legati all’individuazione dei siti geologici idonei allo stoccaggio, agli elevati costi e complessità della separazione della CO2, nonché a barriere normative e autorizzative.

La transizione verso la neutralità climatica dell’industria italiana del vetro è tecnicamente realizzabile ma richiede una collaborazione strutturata e di lungo periodo tra industria, ricerca e pubblica amministrazione”, conclude Giulia Monteleone, direttrice ENEA-TERIN. Solo agendo su sviluppo tecnologico abilitante, sostegni finanziari mirati e semplificazione burocratica sarà possibile centrare l’obiettivo al 2050. (Fonte: studio ENEA-Assovetro su Gases)

Decarbonizzazione industria vetraria e impatto sull’ESG: perché cambia davvero il profilo di sostenibilità delle aziende

Occorre in ogni caso considerare che la decarbonizzazione dell’industria vetraria non è solo una questione tecnica (forni più efficienti, più rottame, più elettrificazione). È un tema che incide direttamente su come un’azienda viene valutata in chiave ESG: riduzione delle emissioni, resilienza energetica, gestione dei rischi, relazione con territori e filiere. Nel vetro, il “cuore” del problema come abbiamo visto è la fusione ad alta temperatura, energivora e spesso alimentata da gas: qui si gioca gran parte della credibilità ambientale e industriale delle strategie.

Perché la decarbonizzazione industria vetraria pesa sulla “E” (environment)

Per la componente E, l’impatto è immediato: meno CO2 significa minore intensità emissiva per tonnellata di vetro prodotto e, di conseguenza, prodotti con un’impronta più bassa (packaging, edilizia, automotive).

La “E” non è solo Scope 1: filiera, Scope 2 e Scope 3 diventano centrali

La decarbonizzazione nel vetro sposta l’attenzione dalla sola emissione diretta (Scope 1) alla catena completa: energia acquistata (Scope 2) e materie prime/trasporti/packaging (Scope 3). Aziende del settore, nelle loro roadmap, sottolineano che tutta la value chain deve essere considerata e che lo Scope 3 può diventare il “peso” dominante se non gestito.
Tradotto in chiave di rating ESG: non basta “un forno migliore”, serve un piano integrato su energia rinnovabile, logistica e scelte di design di prodotto (peso, formati, riciclabilità reale).

L’impatto della decarbonizzazione dell’industria vetraria sulla “G” (governance): rischio regolatorio, capex e trasparenza

Sul fronte Governance, decarbonizzare significa governare investimenti pluriennali, rischi industriali e reporting. Il settore è esposto a politiche climatiche europee (cap-and-trade) che influenzano costi e competitività: l’EU ETS è in fase 2021–2030 e viene periodicamente revisionato per allinearsi ai target climatici UE. (Si legga l’articolo sui nuovi target clima UE n.d.r.)
Qui l’ESG si gioca su tre punti molto concreti:

  • pianificazione del capex (revamping forni, elettrificazione, infrastrutture);
  • misurazione (baseline, metriche di riduzione, verifiche);
  • disclosure: spiegare cosa si sta facendo, con quali tempi, e con quali dipendenze (energia low-carbon disponibile, rete elettrica, idrogeno, supply del rottame).

L’impatto sulla “S” (social): territorio, sicurezza, lavoro e filiera del riciclo

La dimensione Social non è accessoria: forni e impianti sono asset “vicini” ai territori, con temi di sicurezza, autorizzazioni e impatto locale. Non sono solo una scelta interna:, ma richiedono una filiera del riciclo più efficiente (raccolta, selezione, qualità del rottame), quindi collaborazione con operatori, consorzi, municipalità e clienti.
In chiave di normativa ESG, questo si traduce in: qualità del lavoro, formazione su nuove competenze (elettrico, digitale, automazione), e soprattutto accettabilità dei progetti industriali.

Cosa incide in modo particolare nel reporting ESG per dimostrare impatto reale

Per rendere credibile la relazione tra decarbonizzazione industria vetraria ed ESG, servono pochi indicatori ma solidi:

  • intensità emissiva (CO₂/ton) e sua evoluzione;
  • quota di cullet e qualità del rottame;
  • mix energetico e piani di elettrificazione/ibridazione;
  • obiettivi e milestones di investimento;
  • impatti su sicurezza, competenze e filiere locali.

La decarbonizzazione dell’industria vetraria rappresenta anche un “test” ESG ad alta evidenza. Se è progettata bene, abbassa emissioni e rischio energetico, rafforza governance e filiere circolari. Se invece viene comunicata senza numeri di appoggio rischia di essere solo un claim (leggi al proposito il servizio su ESG claims verification n.d.r.)

guest
0 Commenti
Più recenti
Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti

Articoli correlati

0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x