L’evoluzione del mercato dell’AI in Italia nel 2025
Il panorama dell’innovazione tecnologica in Italia sta vivendo una fase di accelerazione. Nel 2025, il mercato dell’Intelligenza Artificiale ha raggiunto il valore di 1,8 miliardi di euro, segnando una crescita del 50% rispetto all’anno precedente. Questo sviluppo oltre ad esprimersi in un importante dato numerico, rappresenta il senso di una trasformazione profonda che coinvolge oltre 1000 aziende censite e un numero crescente di startup finanziate, principalmente nei settori Healthcare e Fintech.
Nello stesso tempo, dietro questi numeri della ricerca dell’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano presentati in occasione del convegno “Artificial Intelligence: adozione, trasformazione, equilibrio”, si cela una questione fondamentale che riguarda la capacità del sistema di mantenersi solido nel tempo. La crescita è trainata per il 46% da soluzioni di GenAI o progetti ibridi, mentre il restante 54% rimane legato a modelli di Machine Learning più tradizionali. Il Direttore dell’Osservatorio, Alessandro Piva, sottolinea come la centralità dell’AI nelle agende decisionali imponga oggi di ragionare non solo sull’adozione individuale, ma su una trasformazione strutturale delle organizzazioni che sia realmente sostenibile.
La sfida della sostenibilità finanziaria e il dopo PNRR
Uno dei punti cardine emersi dalla ricerca riguarda la sostenibilità finanziaria degli enormi investimenti in atto. Giovanni Miragliotta, Direttore dell’Osservatorio Artificial Intelligence, ha identificato come sfida globale proprio la necessità di trovare un equilibrio economico per gli investimenti tecnologici. Con la conclusione delle risorse previste dal PNRR, l’Italia si trova di fronte al rischio di una frenata nello sviluppo se non verrà implementato un piano strategico di finanziamento duraturo. La sostenibilità di questo settore dipende dalla capacità di passare da una fase di entusiasmo iniziale a percorsi di implementazione personalizzati e progressivi, che possano garantire benefici reali ed economici nel lungo periodo. Attualmente, mentre il 71% delle grandi imprese ha avviato progetti di AI, nelle piccole e medie imprese la percentuale scende drasticamente all’8%, evidenziando un divario che potrebbe minare la coesione e la sostenibilità del sistema produttivo nazionale.
Sostenibilità sociale e l’impatto sul mercato del lavoro
Il concetto di sostenibilità si estende inevitabilmente alla dimensione sociale e occupazionale ovvero alla sostenibilità sociale. L’integrazione dell’AI sta già trasformando il lavoro quotidiano: il 47% dei lavoratori italiani utilizza regolarmente strumenti di intelligenza artificiale, ottenendo risparmi di tempo significativi in circa quattro casi su dieci. Ma l’impatto più profondo è legato alle competenze. Il 41% dei lavoratori dichiara di poter svolgere, grazie all’AI, attività che altrimenti non sarebbe in grado di gestire, un dato che parla di una potenziale democratizzazione delle capacità tecniche. Tuttavia, la sostenibilità sociale è messa alla prova dal rischio di approcci predatori al profitto e dalla possibile espulsione di alcune figure dal mercato del lavoro. La crescita del 93% delle richieste di competenze AI negli annunci di lavoro suggerisce una mutazione rapida della domanda, che si concentra specialmente sui profili white-collar ad alta qualifica, dove il 76% delle offerte include ormai skill di intelligenza artificiale.
Governance etica e responsabilità per un’innovazione consapevole
Un’innovazione che non sia eticamente governata non può definirsi sostenibile. Attualmente, solo il 9% delle grandi imprese italiane dispone di una corporate governance strutturata dell’AI che allinei le iniziative ai principi etici e agli obiettivi aziendali (leggi il servizio su Intelligenza artificiale ed etica n.d.r.).
Sebbene oltre la metà delle aziende stia cercando di centralizzare la gestione, la strada verso una piena conformità normativa, in linea con l’AI Act europeo, è ancora lunga: solo il 15% ha avviato un progetto strutturato di adeguamento. La sostenibilità etica richiede di affrontare e gestire rischi sistemici come la disinformazione, la sorveglianza e il fenomeno della “Shadow AI”, ovvero l’utilizzo di strumenti non ufficiali che sfuggono al controllo aziendale e che riguarda oggi otto lavoratori su dieci. Per garantire un futuro sostenibile, è essenziale che le imprese definiscano linee guida chiare e promuovano una cultura aziendale aperta ma rigorosa nella gestione dei dati e degli algoritmi.
L’AI ha un posto centrale nelle agende dei decisori
Alessandro Piva, Direttore dell’Osservatorio Artificial Intelligence ha osservato come “Il 2025 abbia confermato la grande crescita del mercato e dello sviluppo tecnologico dell’AI, ormai di centralità assoluta nelle agende dei decisori di vertice. Questo entusiasmo, però, impone di fermarsi a ragionare. Innanzitutto, sulla capacità ancora ridotta di riconoscere in ogni settore e ambito le modalità corrette di ripensare interi processi con l’AI: servono persone con altissime competenze di dominio e tecnologiche per decostruire, re-immaginare, rimettere a regime il modello operativo. E poi sulla necessità di passare dalla semplice adozione individuale dell’AI, che ormai è elevata, alla trasformazione strutturale delle organizzazioni, che è ancora limitata, per cui servono dati ben organizzati e fruibili, competenze tecniche diffuse, cultura aziendale aperta alla sperimentazione”.
La ricerca di un equilibrio tra aspettative e benefici reali dall’adozione dell’AI
Giovanni Miragliotta, Direttore dell’Osservatorio Artificial Intelligence ha precisato che “Il nuovo anno si apre con diverse sfide per l’AI. La prima è trovare un equilibrio tra aspettative e benefici reali dall’adozione, che spesso si materializzano solo dopo percorsi di implementazione progressivi e personalizzati. La seconda sfida è proseguire con programmi di ricerca e formazione con la fine delle risorse PNRR: l’assenza di un piano strategico di finanziamento allo sviluppo dell’AI in Italia rischia di vanificare lo sviluppo degli scorsi anni. La terza sfida, di portata globale, riguarda la sostenibilità finanziaria degli enormi investimenti in atto, che si aggiungono ai rischi di approcci predatori al profitto, espulsione di persone dal mercato del lavoro, disinformazione e sorveglianza sistematica”.
Verso la piena maturità tecnologica dell’Agentic AI
A sua volta Nicola Gatti, Direttore dell’Osservatorio Artificial Intelligence ha aggiunto che “Nel 2025 la parola dell’anno è stata ‘Agentic AI’, non tanto per la sua attuale portata economica o per il suo impatto potenziale, ma per la semplicità con cui ci ricorda la potenza dell’innovazione combinatoria : una volta resi disponibili gli LLM, sono stati sbloccati tanti possibili utilizzi, tra cui gli agenti, in un meccanismo che si rinforza e accelera ogni giorno. La piena maturità tecnologica dell’Agentic AI arriverà quando si realizzerà una piena convergenza tra motori cognitivi probabilistici e capacità native di ragionamento logico e autocorrezione, che garantiranno robustezza in processi complessi. Fino a quel momento, l’approccio ‘human-in-the-loop’ non è solo consigliato, ma necessario. Inoltre, sarà molto importante monitorare nel 2026 l’impatto della fine del piano straordinario di investimenti legati al PNRR e come l’Europa vorrà intervenire per rafforzare la sua posizione attuale.”
AI in Italia: segnali positivi anche da PA e PMI
Come sottolineato il 77% del mercato italiano dell’Intelligenza Artificiale è realizzato sulla base di progetti che vengono realizzati ad hoc per singoli clienti. Un approccio che presenta una serie di limiti nel momento in cui si considera la scalabilità delle soluzioni. Da questa prospettiva la crescita più importante è in capo ai modelli basati su servizi e licenze software.
Relativamente ai mercati un segnale positivo arriva dalla Pubblica Amministrazione che raggiunge il 19% del mercato e dalle PMI che seguono “a ruota” con il 18%. Se poi si porta l’attenzione sui diversi settori dell’economia italiana si nota la maggiore attenzione all’Ai da parte del mondo manifatturiero e della GDO e Retail che si muovono con una dinamica superiore alla media. Energy & Utilities, Telco & Media, Banking e Insurance, anche in ragione di una maggiore maturità si muovono più lentamente. Una delle motivazioni è anche da attribuire alla scelta che ha caratterizzato questi settori che hanno spesso dato vita a dei team interni espressamente dedicati all’Intelligenza artificiale ed esprimono dunque una minore necessità di rivolgersi al mercato e a fornitori esterni.
Sistemi conversazionali, Data Exploration e Prediction & Optimization tra le soluzione preferite nell’AI in Italia
Guardando infine alle soluzioni preferite dall’utenza italiana i sistemi conversazionali o di analisi dei testi raccolgono i maggiori consensi sul mercato con una quota del 39% e godono della spinta che arriva in particolare da applicazioni della GenAI sulla knowledge base aziendale. In questo ambito si collocano soluzioni per la gestione di manualistica aziendale o relativa a normative. Un ruolo importante è poi svolto dai sistemi di Data Exploration, Prediction & Optimization che arrivano al 30% e sono poi seguite dalle soluzioni dedicate alla generazione e all’analisi di immagini, video e audio che rappresentano una quota del 16%. Come segnala l’analisi dell’Osservatorio si tratta di una tipologia di soluzioni che sta registrando una forte crescita. Al contrario viene indicata come stabile la componente relativa ai Recommendation Systems che si collocano all’11% del mercato. Uno sguardo particolare va attribuito ai sistemi di Process Orchestration e Agentic AI che sono tuttavia ancora una quota limitata della domanda con un 4%.
Per maggiori informazioni sulla ricerca dell’Osservatorio Ai del Politecnico di Milano vai QUI











