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Foodtech italiano: rimbalzo degli investimenti, agritech e petfood in primo piano



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Dopo due anni di contrazione, il foodtech italiano registra una significativa crescita degli investimenti, trainata dall’early stage e dal ricorso a strumenti di debito. I dati dell’Osservatorio Investimenti Foodtech di TheFoodCons, confermano l’Agritech come settore chiave, mentre il Pet-FoodTech mostra il maggiore tasso di espansione. Persistono forti divari territoriali e di genere tra i fondatori delle startup, delineando un ecosistema in evoluzione ma ancora segnato da criticità strutturali.

Pubblicato il 14 gen 2026



FoodTech Italiano
Fonte: Report annuale dell’Osservatorio Investimenti Foodtech di TheFoodCons

Foodtech Italia: il mercato torna ad avere un buon “appetito”

Dopo un biennio segnato da una marcata contrazione (leggi in proposito il servizio FoodTech 2024: investimenti in calo n.d.r.), il foodtech italiano torna a conquistare l’attenzione degli investitori con un incremento dei capitali immessi nell’ecosistema. Il comparto mostra segnali di dinamismo soprattutto nelle fasi iniziali dei progetti e nel ricorso a strumenti di debito, mentre agritech e petfood si affermano come segmenti trainanti della crescita.

A una primissima analisi la distribuzione degli investimenti evidenzia ancora forti disparità a livello territoriale e persistenti squilibri in termini di parità di genere tra i fondatori delle startup. La fotografia attuale restituisce a tutti gli effetti uno scenario in evoluzione, dove opportunità e criticità convivono e pongono nuove sfide ai protagonisti del settore.

I dati del foodtech italiano: un rimbalzo sostenuto da investimenti in netta crescita

Come ogni anno la lettura e l’analisi del mercato FoodTech Italiano arriva grazie al report dell’Osservatorio Investimenti Foodtech, realizzato da TheFoodCons. L’edizione 2025 evidenzia una importante inversione di tendenza particolarmente rilevante per il comparto nazionale. Dopo il profondo ridimensionamento registrato nel 2024, quando si è messa a consuntivo una contrazione degli investimenti superiore al 50%, il settore torna a crescere segnando un +123% e raggiungendo i 256 milioni di euro. (Utile leggere a questo proposito anche il servizio sulle startup foodtech a confronto n.d.r.).

Foodtech italiano in controtendenza rispetto al trend internazionale

Il Foodtech italiano è caratterizzato da una dinamica che si discosta nettamente dal trend internazionale, ancora condizionato da una certa cautela verso il comparto. I dati dell’osservatorio indicano la presenza di fattori locali specifici del nostro paese — sia di natura strutturale che contingente — che hanno favorito la ripresa, tra cui la rinnovata attenzione degli investitori istituzionali e l’emergere di nuove opportunità in ambito produttivo e tecnologico.

Il quadro rimane in ogni caso complesso: il rimbalzo, sebbene significativo, si inserisce in una fase ancora instabile e caratterizzata da profonde trasformazioni sia nei modelli di business delle startup sia nelle strategie di investimento.

Foodtech italiano

Debito ed early stage trainano la ripresa degli investimenti

Nell’analisi della composizione dei capitali raccolti, dall’osservatorio FoodTech emerge con chiarezza lo spostamento verso strumenti finanziari alternativi rispetto al tradizionale equity. Il debito ha rappresentato il canale dominante, assorbendo il 57% dei volumi complessivi per un totale di quasi 147 milioni di euro. Questo dato indica una maggiore propensione degli operatori a sostenere la crescita attraverso formule meno diluitive e più vicine alle logiche bancarie o di private debt, probabilmente in risposta a una fase di consolidamento ancora fragile delle startup cresciute negli anni precedenti.

La forte vitalità delle fasi early-stage

Parallelamente, si osserva una vitalità particolare nell’early stage: round Pre-Seed, Seed e Serie A hanno registrato incrementi a doppia cifra, segnalando un ricambio generazionale del tessuto imprenditoriale e l’ingresso sul mercato di iniziative ad alto potenziale.

L’assenza totale di round late stage (B e C) suggerisce però che molte aziende non abbiano superato la soglia critica delle scaleup oppure stiano posticipando la crescita a fasi più mature del ciclo economico.

Agritech e petfood protagonisti della crescita settoriale nell’ambito del foodtech italiano

La distribuzione degli investimenti per area tematica conferma alcune tendenze strutturali dell’ecosistema. L’Agritech si consolida come principale motore dell’innovazione nazionale nel foodtech, catalizzando oltre metà dei volumi totali (53%) e superando i 136 milioni di euro. La preferenza per soluzioni legate alla filiera primaria riflette non solo la centralità strategica del comparto agricolo per l’economia italiana ma anche la crescente attenzione verso tecnologie in grado di ottimizzare processi e risorse in un contesto segnato da volatilità climatica e pressione sui costi.

Al contempo, sorprende il balzo del Pet-FoodTech (+554%), che si afferma come il segmento a maggior tasso di espansione percentuale, probabilmente intercettando nuovi trend legati al cambiamento degli stili di vita e alla crescente spesa delle famiglie per gli animali domestici. Anche altri verticali — dal digital food alla ristorazione tech — mostrano segnali positivi, con dinamiche eterogenee ma coerenti con uno scenario in cui la domanda d’innovazione rimane diffusa trasversalmente.

Divari geografici e parità di genere: luci e ombre per l’ecosistema italiano

L’analisi territoriale restituisce l’immagine di un’Italia profondamente segmentata nella capacità attrattiva verso gli investimenti foodtech. Il Nord catalizza quasi il 90% dei flussi totali, con Veneto (109 milioni) e Lombardia (63 milioni) che guidano la classifica nazionale; al Sud rimangono risorse marginali (1,55% del totale), segno che le condizioni abilitanti — dalle infrastrutture alle reti finanziarie — rimangono concentrate nelle regioni storicamente più industrializzate.

Una polarizzazione che aumenta il divario Nord-Sud

Questa polarizzazione rischia di rafforzare divari già esistenti in termini di sviluppo tecnologico e opportunità d’impresa. Sul fronte della parità di genere si registra una sostanziale stagnazione: appena il 23% delle operazioni ha coinvolto team con almeno una donna founder, percentuale stabile rispetto all’anno precedente; anche i capitali diretti verso realtà femminili restano minoritari (14,6%).

Questi dati evidenziano come le sfide legate all’inclusione e all’inclusione lavorativa e all’equilibrio territoriale continuino a rappresentare punti critici su cui costruire politiche specifiche per rafforzare l’ecosistema nazionale.

Foodtech italiano: un ecosistema in trasformazione

L’andamento recente del foodtech italiano suggerisce un ecosistema in trasformazione, sostenuto da nuove direttrici di investimento e dall’emergere di settori finora meno esplorati. La capacità di attrarre capitali, sia nelle fasi iniziali sia tramite strumenti innovativi come il debito, indica una maggiore maturità, ma lascia ancora aperte alcune questioni strutturali.

Le dinamiche tra nord e sud, la persistente sottorappresentazione femminile e le differenze nell’accesso alle risorse sollevano interrogativi sulle modalità con cui questa crescita potrà tradursi in sviluppo diffuso e duraturo. In un contesto globale competitivo, le scelte che verranno compiute nei prossimi anni saranno determinanti per definire il ruolo dell’Italia nel panorama internazionale dell’innovazione alimentare.

Antonio Iannone FoodTech italiano
Antonio Iannone, Fondatore di TheFoodCons e autore del romanzo “Foodtechnocracy: il contrappasso”

Un foodtech italiano in ottima salute e impegnato in un ricambio generazionale

Antonio Iannone di TheFoodCons ha osservato che “Benché in qualche modo “dopato” dal debito il report di quest’anno ci dice che il nostro ecosistema foodtech gode di ottima salute, candidando l’Italia ad un posto di primo piano nel panorama continentale. Dobbiamo considerare infatti che il nostro paese stia andando decisamente controcorrente rispetto al resto del mondo, che vedrà quest’anno un’ulteriore calo degli investimenti. Attribuire però esclusivamente al debito la crescita degli investimenti sarebbe riduttivo. Come già affermato l’anno scorso, è in corso un vero e proprio ricambio generazionale, avviatosi due anni fa, e che sta iniziando a dare i suoi frutti, come testimoniato dai round chiusi dalle startup più giovani”

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