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Effetto ESMA: dai nomi dei fondi “spariscono” ESG e sustainability



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Il report “Impact of ESMA Guidelines on the use of ESG or sustainability-related terms in fund names” sull’impatto delle linee guida relative ai termini ESG nei nomi dei fondi mostra gli effetti dei criteri di esclusione e il fenomeno del rebranding per contrastare il greenwashing finanziario

Pubblicato il 4 gen 2026

Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it, EnergyUP.Tech e Agrifood.Tech



ESMA NAMING 2025

L’evoluzione della trasparenza finanziaria

Negli ultimi anni, il mercato dei fondi di investimento che utilizzano termini legati alla sostenibilità (ESG) ha registrato un’espansione decisamente rilevante all’interno dell’Unione Europea. Occorre poi pensare che il nome di un fondo rappresenta spesso la prima informazione disponibile per gli investitori e funge da segnale cruciale sulla strategia e sugli obiettivi di investimento.

Nello stesso tempo, la mancanza di regole armonizzate ha sollevato crescenti preoccupazioni riguardo al greenwashing, ovvero in merito al rischio che i nomi dei fondi non riflettano la reale composizione dei portafogli sottostanti.

Per rispondere a queste necessità del mercato l’Autorità Europea degli Strumenti Finanziari e dei Mercati (ESMA) aveva pubblicato il report “ESG names and claims in the EU fund industry per focalizzare l’attenzione sull’importanza delle regole per una corretta ESG Disclosure (Il report con la ricerca completa è consultabile QUI n.d.r.).

ESMA ha scelto di continuare ad approfondire questo tema anche con lo studio “Impact of ESMA Guidelines on the use of ESG or sustainability-related terms in fund names(Vai QUI per leggere il report completo n.d.r.) con il quale ha indagato gli effetti dell’introduzione delle linee guida per l’uso di termini ESG o legati alla sostenibilità. L’intervento normativo alla base delle linee guida ESMA aveva l’obiettivo di garantire che le denominazioni non fossero sleali, poco chiare o peggio ancora fuorvianti, stabilendo una scadenza per l’adeguamento dei fondi esistenti.

La proliferazione dei fondi ESG nel mercato UE

L’analisi dell’ESMA evidenzia come la quota di fondi UCITS (Undertakings for Collective Investment in Transferable Securities) con termini ESG nel nome sia passata dal 5% del 2019 al 15% entro la metà del 2024. Questa crescita non è stata casuale: i fondi che hanno adottato una terminologia legata alla sostenibilità hanno storicamente attirato flussi di capitale aggiuntivi nei trimestri successivi al cambio di nome. Tale dinamica ha creato forti incentivi per i gestori, rendendo necessaria una regolamentazione che tuteli l’integrità del mercato e la fiducia degli investitori.

I criteri delle linee guida ESMA: soglie e gerarchie

Le linee guida ESMA hanno introdotto criteri armonizzati basati su una gerarchia implicita di termini, a seconda della severità dei requisiti di investimento e delle esclusioni applicate.

Nomi dei fondi ESG

La soglia minima dell’80% e l’Obiettivo Sostenibile

Il requisito fondamentale per tutti i fondi che utilizzano termini ESG è una soglia minima dell’80%. Questa percentuale si riferisce alla quota di investimenti utilizzati per soddisfare le caratteristiche ambientali o sociali, o l’obiettivo di investimento sostenibile, in linea con gli elementi vincolanti della strategia di investimento. Per i fondi che utilizzano specificamente il termine “sostenibilità” o derivati, è inoltre previsto l’obbligo di investire almeno il 50% in investimenti sostenibili.

Esclusioni CTB e PAB: Il ruolo dei combustibili fossili

Oltre alle soglie percentuali, le linee guida impongono criteri di esclusione derivanti dal Regolamento UE sui Benchmark:

  • Climate Transition Benchmarks (CTB): Si applicano ai fondi con termini legati alla transizione, al sociale o alla governance. Prevedono l’esclusione di aziende coinvolte in armi controverse, tabacco o violazioni dei principi del Global Compact delle Nazioni Unite.
  • Paris-Aligned Benchmarks (PAB): Si applicano ai fondi con termini ambientali, di impatto o di sostenibilità. Includono le esclusioni CTB e aggiungono rigorosi limiti sui combustibili fossili: aziende che derivano l’1% o più dei ricavi dal carbone, il 10% o più dal petrolio o il 50% o più dal gas.

La reazione del mercato e le strategie di conformità dei gestori

Di fronte a queste nuove regole, i gestori di fondi hanno adottato principalmente due strade:

1 – modificare il nome del fondo per evitare i nuovi criteri o

2 – aggiornare la politica di investimento per conformarsi ad essi.

Il fenomeno del rebranding e la rimozione dei termini ESG

L’analisi di un campione di circa 1.000 notifiche agli azionisti dei 25 maggiori gestori dell’UE (con un patrimonio gestito di 7,5 trilioni di euro) ha mostrato che il 64% dei fondi ha optato per un cambio di nome. La maggior parte di queste modifiche ha comportato la rimozione totale dei termini ESG.

Interessante è l’emergere di una “nuova terminologia” alternativa per quei fondi che hanno abbandonato le etichette ESG. Circa la metà di essi ha adottato termini come:

  • Scored.
  • Screened.
  • Select.
  • Advanced.
  • Committed.

ESMA monitorerà attentamente queste nuove diciture per verificare se vengano utilizzate per segnalare comunque caratteristiche ESG senza sottostare ai rigidi criteri delle linee guida.

Aggiornamenti delle politiche di investimento

Parallelamente ai cambi di nome, il 56% dei fondi ha aggiornato la propria politica di investimento. In molti casi, ciò ha comportato l’aggiunta di riferimenti espliciti alle esclusioni PAB o CTB e la revisione delle metodologie di screening per identificare gli investimenti sostenibili. Queste azioni dimostrano un impegno concreto nel rafforzare i criteri pre-investimento per allinearsi alla normativa.

Analisi del rischio e gap di conformità

L’entità della reazione dei gestori è strettamente legata al cosiddetto “compliance gap”, ovvero la quota di investimenti non conformi presenti in portafoglio prima dell’applicazione delle linee guida.

L’impatto delle esposizioni ai combustibili fossili

Il report evidenzia che i fondi con un’esposizione più elevata ai combustibili fossili (oltre le soglie PAB) sono stati molto più inclini a rimuovere la terminologia ESG piuttosto che a disinvestire rapidamente. Grazie a questi cambi di nome, l’esposizione aggregata ai combustibili fossili dei fondi che si dichiarano “sostenibili” o “ambientali” è scesa drasticamente da 17,4 miliardi di euro a 5,9 miliardi di euro.

Differenze regionali: gestori USA e gestori UE

Un dato rilevante riguarda la provenienza dei gestori. I fondi gestiti da società con sede negli Stati Uniti hanno mostrato una probabilità superiore del 65% di effettuare il rebranding rispetto ai loro omologhi europei, a parità di esposizione ai combustibili fossili. Questo suggerisce che fattori regionali, come il crescente sentimento anti-ESG negli USA (leggi il servizio Investitori in fuga dai fondi ESG n.d.r.), abbiano influenzato le decisioni strategiche dei gruppi internazionali operanti in Europa.

Quali sono i risultati e i benefici per gli investitori?

Le linee guida ESMA hanno prodotto risultati positivi tangibili per l’integrità del mercato finanziario.

Verso portafogli più “Verdi”

I dati mostrano che i fondi che hanno scelto di mantenere i termini ESG nei loro nomi stanno riducendo l’esposizione ai combustibili fossili a un ritmo significativamente più veloce rispetto a tutti gli altri fondi (una riduzione del 40% rispetto ai livelli di aprile 2024). Questo indica che il segnale inviato dall’ESMA è stato efficace nel promuovere un reale miglioramento della qualità ambientale dei portafogli.

Rafforzamento della protezione degli investitori

L’intervento dell’ESMA ha favorito una convergenza nell’uso della terminologia ESG, spingendo i fondi meno ambiziosi a rimuovere etichette potenzialmente ingannevoli e incoraggiando quelli più impegnati a migliorare le proprie strategie. In questo modo, le linee guida contribuiscono a salvaguardare la fiducia degli investitori e a rafforzare la credibilità della finanza sostenibile nell’Unione Europea.


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