Come ogni anno Capgemini ha scelto di condividere la propria visione del futuro in relazione all’innovazione tecnologica che arriva con il rapporto “TechnoVision Top 5 Tech Trends to Watch in 2026”. Lo studio porta l’attenzione sulle tecnologie che sono destinate a raggiungere un punto di svolta cruciale nel corso del 2026 influenza l’economia, la società e le decisioni delle imprese.
Il primissimo segnale, quasi una sorta di premessa al report riguarda la “presa d’atto” che l’intelligenza artificiale e l’AI generativa continuino a dominare il panorama, anche se la loro influenza si sta espandendo in modo sempre più capillare verso lo sviluppo del software, le architetture cloud e le operazioni aziendali complessive. Si tratta, sempre in questa sorta di premessa ai trend 2026, di scenari che segnalano un passaggio decisivo verso una maggiore integrazione, resilienza e la generazione di un valore commerciale tangibile e misurabile.
Verso i Top Trend 2026 partendo dal 2025
Pascal Brier, Chief Innovation Officer di Capgemini e membro del Group Executive Committee, ha sottolineato come le previsioni del 2025 riguardanti l’ascesa della robotica AI, siano diventate una realtà concreta, e a questo proposito cita anche il lancio dell’AI Robotics & Experiences Lab di Capgemini. Guardando al 2026, Brier prevede che l’AI supererà la fase di pura sperimentazione per entrare in una fase di piena maturità, diventando la spina dorsale dell’architettura aziendale e ridefinendo l’intero ciclo di vita del software e l’utilizzo del cloud. In questo contesto, la sovranità tecnologica emerge come una priorità strategica, spingendo le organizzazioni a costruire un’interdipendenza resiliente piuttosto che un isolamento autarchico.
I 5 Top Trend Tecnologici di TechnoVision 2026
L’Anno della verità per l’AI: dalla sperimentazione all’impatto
Il 2026 è designato come l’anno in cui le organizzazioni dovranno dimostrare il valore reale dei loro investimenti in AI. Finora, il ritmo degli investimenti ha spesso superato la capacità delle aziende di trarne valore reale, portando a esperimenti frammentati che non sempre hanno prodotto i risultati sperati.
La lezione appresa dai leader aziendali è che il problema non risiede nella tecnologia, ma nella metodologia aziendale e nell’approccio strategico. Il passaggio fondamentale sarà dalla fase di “proof-of-concept” a quella di “proof-of-impact”, dove l’AI dovrà produrre risultati misurabili, fiducia e collaborazione su larga scala, integrandosi profondamente nell’architettura aziendale e nella “chimica essere umano-AI”.
L’AI sta “divorando” il software
Se il software ha “conquistato il mondo” negli ultimi decenni, ora è l’AI a “divorare il software“. Stiamo assistendo a una ridefinizione del ciclo di vita dello sviluppo: gli sviluppatori passeranno dalla scrittura manuale del codice all’espressione dell’intento, mentre l’AI genererà e manterrà i componenti software. Questo approccio, definito “ricostruzione del software“, permette di accorciare i cicli di consegna e migliorare la qualità, rendendo le aziende “AI-native“. La nuova valuta dell’esperienza risiederà nel pensiero sistemico e nell’orchestrazione di agenti autonomi, rendendo la supervisione umana e il controllo di qualità ancora più essenziali per prevenire errori silenti o allucinazioni.
Cloud 3.0: l’evoluzione verso il tessuto intelligente
Il cloud sta entrando a sua volta in una nuova fase evolutiva definibile come Cloud 3.0, dove le architetture ibride, private, multi-cloud e sovrane diventano la spina dorsale operativa per l’AI su larga scala. Poiché l’AI non può scalare efficacemente solo sul cloud pubblico classico a causa di necessità di bassa latenza e sovranità, le organizzazioni stanno adottando modelli diversificati. In questo scenario, l’edge e il cloud funzionano come un unico tessuto intelligente, garantendo portabilità, ridondanza e autonomia strategica, elementi fondamentali per assicurare la continuità del business in un contesto geopolitico incerto.
L’ascesa delle operations intelligenti
Le operazioni aziendali si stanno trasformando da sistemi statici a motori di operations intelligenti. Grazie ai sistemi agentici, le aziende possono riprogettare i processi affinché siano auto-miglioranti e agili, abbattendo i silos tra finanza, supply chain e risorse umane. L’automazione evolve in una co-gestione tra essere umano e AI, dove l’AI propone ed esegue mentre l’uomo supervisiona e governa. Questo passaggio dal reattivo al proattivo riduce le inefficienze e permette ai processi di evolvere continuamente invece di rimanere predefiniti.
Il grande tema della Sovranità Tecnologica
La sovranità tecnologica non è più sinonimo di isolamento, ma di interdipendenza resiliente. In un mondo interconnesso, la piena autonomia è irrealistica, pertanto le nazioni e le imprese si concentrano sulla mitigazione dei rischi e sul controllo selettivo di livelli chiave come i dati, i chip e i modelli di AI. Il 2026 vedrà la crescita di offerte di cloud sovrani e modelli regionali per garantire la flessibilità strategica e la protezione contro le interruzioni geopolitiche.
2026: AI powered everything
Pascal Brier, Chief Innovation Officer di Capgemini e membro del Group Executive Committee ha ricordato come il 2025 sia stato l’anno dell’AI che invade ogni dominio (“AI powered everything”). Ha sottolineato che oggi circa un miliardo di persone usa l’AI e il 90% delle aziende ha iniziato il proprio viaggio in questo ambito. Per il 2026, Brier ha evidenziato come l’AI influenzerà radicalmente il software e i processi aziendali, introducendo il concetto di “sovranità senza confini”. Ha inoltre menzionato come trend persistenti la robotica umanoide e l’energia nucleare tramite i piccoli reattori modulari (SMR), con oltre 60-70 progetti finanziati a livello globale.
2026, anno della verità per l’Intelligenza artificiale
Mark Roberts, Lead di Capgemini AI Futures ha spiegato perché il 2026 sarà l’anno della verità per l’AI, definendolo un anno di integrazione più che di innovazione. Ha osservato che il “teatro dell’innovazione” del passato sta maturando in una conversazione focalizzata sul valore per il cliente e sull’incorporazione dell’AI nell’intera organizzazione. Roberts ha evidenziato il passaggio verso sistemi AI ibridi, che fondono modelli generativi con modelli matematici, fisici e classici per creare sistemi più affidabili e ancorati alla realtà.
Un punto cruciale ha riguardato il rapporto tra intelligenza artificiale ed etica, che nel 2026 deve diventare un argomento di ingegneria e non solo filosofico, poiché l’etica guida le performance permettendo all’AI di prendere decisioni corrette anche in situazioni nuove non presenti nei dati di addestramento. Infine, ha previsto un’esplosione dei sistemi multi-agente, dove la collaborazione tra più agenti crea un effetto superiore alla somma delle parti.
Un nuovo ruolo per il software ridefinito dall’AI
Sudhir Pai, Deputy CTO di Capgemini ha approfondito il concetto di “AI che mangia il software”, spiegando che mentre negli ultimi vent’anni il software è stato il motore del valore, il modo di costruirlo è rimasto manuale e deterministico. Con l’era dell’AI, il focus si sposta sul contesto, l’intento e gli obiettivi piuttosto che sulle tecnicalità del codice. Pai ha avvertito che le aziende dovranno “disimparare per imparare“, adottando nuove catene di strumenti per evitare di creare un nuovo “ambiente tecnologico” di soluzioni AI non orchestrate. L‘obiettivo finale è diventare aziende “AI-native” capaci di creare prodotti e servizi differenziati.
Dal Cloud al Cloud 3.0 con l’Intelligenza artificiale
Georgia Smith, Cloud Transformation Lead di Capgemini ha descritto la rivoluzione del Cloud 3.0, affermando che dopo 15 anni passati a ossessionarsi su migrazione e costi, il cloud è ora l’unico tessuto intelligente per orchestrare sistemi agentici. Smith ha sottolineato che il multi-cloud non è una moda, ma una necessità dettata dalla resilienza e dalla sovranità dei dati; ad esempio, un guasto che colpisce milioni di sistemi può paralizzare intere economie. Ha spiegato l’importanza della bassa latenza per gli agenti AI che devono agire in tempo reale e ha ribadito che la cultura aziendale e le competenze supereranno sempre la mera spesa economica nella corsa alla maturità tecnologica.
Come si arriva alle operations intelligenti
Simone Neuber, AI Project Director per Capgemini Business Services ha illustrato il concetto di operations intelligenti, definendole come processi iper-automatizzati che combinano dati, AI e digitale. Neuber ha spiegato che per costruire operazioni intelligenti è necessario decomporre i processi in micro-task (come nel caso del “quote-to-cash” in finanza, composto da 57 micro-task) per abbinare a ciascuno la tecnologia corretta (RPA per la ripetizione, Gen AI per la conoscenza, analytics per le decisioni). Neuber ha previsto che nel 2026 le aziende orchestreranno intere catene del valore end-to-end, eliminando i silos funzionali e formalizzando la collaborazione uomo-AI in modo strategico.
Sovranità tecnologica, privacy e resilienza
Nicolas Gaudillière, Esperto di Capgemini Invent ha discusso la sovranità tecnologica, spiegando che è passata dall’essere una discussione di back-office a una priorità dell’agenda del consiglio di amministrazione. Ha sottolineato che la sovranità non riguarda l’isolamento, ma la gestione di un’interdipendenza autocontrollata attraverso la diversificazione dei fornitori. Secondo Gaudillière, le organizzazioni devono concentrarsi sul “perché” cercano la sovranità (mitigazione del rischio e continuità aziendale) piuttosto che solo sul “cosa”. La sovranità nel 2026 sarà modulare e composta da quattro livelli: dati/AI, operazioni, tecnologia e giurisdizione.
Analisi strategica e prospettive future
Il 2025 è stato l’anno in cui è iniziata la corsa mondiale alla robotica, con Stati Uniti, Cina ed Europa in grande fermento. Per il 2026, Pascal Brier prevede progressi significativi nella gestione di flotte di robot, superando la difficoltà attuale di programmare e orchestrare più unità contemporaneamente. I robot umanoidi sono considerati la via preferenziale poiché possono adattarsi agli ambienti esistenti senza richiedere una ristrutturazione delle fabbriche.
Un altro punto riguarda il ruolo dell’energia nucleare per alimentare la crescente domanda energetica dell’AI. Pascal Brier ha confermato che la tecnologia SMR (Small and Medium Reactor) è stata validata con i primi impianti reali previsti intorno al 2030.
Infine, gli esperti hanno affrontato lo scetticismo riguardo al valore prodotto finora dall’AI. Mark Roberts ha ammesso che molte aziende sono state deluse da proof-of-concept che non scalano, ma ha ribadito che il successo nel 2026 dipenderà dalla preparazione dei dati e dalla definizione chiara degli obiettivi strategici. Le aziende che stanno già ottenendo valore sono quelle che hanno smesso di considerare l’AI come un progetto isolato e l’hanno integrata come parte del loro tessuto operativo.








