Energy trends: cosa ci dice lo scenario 2025?
Dopo anni in cui si tendeva a valorizzare anche i più minimi risultati in ragione di un “clima” sociale più favorevole alla transizione energetica verso le rinnovabili il 2025 sembra consegnare una prospettiva per gli energy trends decisamente diversa con una accelerazione in alcuni casi inaspettata e soprattutto vissuta in “sottotraccia” a dispetto di segnali, dichiarazioni, decisioni e scelte politiche e normative certamente meno favorevoli alle energie rinnovabili e alla decarbonizzazione. Un atteggiamento questo che è interessante mettere in relazione con lo studio di EcoVadis che abbiamo trattato nel servizio dedicato agli investimenti in sostenibilità che, appunto, crescono negli USA anche in questo caso “senza fare rumore”, ovvero in controtendenza rispetto al clima politico e sociale.
Dunque un risultato che “vale di più” sia perché inaspettato sia perché costruito, più che nel passato, sulla base di una trasformazione nelle scelte dei consumatori e delle imprese.
Lo scenario degli energy trends è strettamente legato a un panorama energetico mondiale che è ancora più in fermento di quanto non fosse in passato. Su questo mercato insistono forti preoccupazioni per la sicurezza energetica legate alle drammatiche crisi mondiali, ai conflitti, alle incertezze economiche. Ed è in questo contesto che leggiamo la decima edizione del rapporto dell’Agenzia Internazionale dell’Energia IEA, “Global Energy Investment Trends 2025“. (Il report è disponibile in versione integrale QUI n.d.r.).
Quali sono gli energy trends più rilevanti in estrema sintesi?
Il trend più rilevante che emerge dal “Global Energy Investment Trends 2025” riguarda indubbiamente la rilevante crescita degli investimenti. L’IEA consegna una previsione di crescita degli investimenti globali nel settore energetico pari a una cifra di 3,3 trilioni di dollari nel 2025 che non ha eguali nel passato.
Come sta andando l’energia pulita nel confronto con i combustibili fossili?
L’altro energy trends da segnare è sempre legato a una lettura finanziaria del mercato energetico e vede gli investimenti verso le tecnologie per l’energia pulita arrivare a un livello che è il doppio rispetto a quello indirizzato verso i combustibili fossili.
Un ulteriore trends determinante per questa stagione del mercato energetico riguarda l’attenzione e gli investimenti in tecnologie e soluzioni per la sicurezza energetica che rappresenta sempre di più un fattore chiave che sta alla base di molti investimenti globali. Il tema della sicurezza energetica è a sua volta da mettere in relazione con il tema della gestione del rischio che è entrato “di prepotenza” da qualche anno sino a sviluppare una sua maturità in forma di energy risk management con industrie e paesi impegnati nell’opera di mitigazione (e in alcuni casi adattamento) nei confronti di una vasta gamma di rischi.
A quanto ammontano gli investimenti in tecnologie pulite?
L’energy trends al quale si guarda con maggiore attenzione e per certi aspetti con sorpresa, almeno per le dimensioni di questo risultato, riguarda gli investimenti nelle tecnologie pulite. Il “Global Energy Investment Trends 2025” considera in questo grande insieme le energie rinnovabili, il nucleare, le reti elettriche, i sistemi di stoccaggio, i combustibili a basse emissioni, l’efficienza energetica e l’elettrificazione: tutti questi mercati dovrebbero arrivare a generare un volume di investimenti pari a 2,2 trilioni di dollari nel 2025. Si tratta di una crescita importante rispetto al passato che, considerando anche il periodo meno favorevole, è il frutto delle aspettative e dei risultati di un nuovo rapporto tra decarbonizzazione e competitività industriale, delle scelte strategiche che stanno portando le rinnovabili in generale sempre più al centro delle strategie industriali, e della consapevolezza che queste scelte possono contribuire in modo sempre più affidabile a garantire o almeno migliorare la sicurezza degli approvvigionamenti e la competitività economica delle soluzioni basate sull’elettricità.

Fonte: report IEA World Energy Investment 2025
Si può veramente parlare di una “nuova Era dell’elettricità”?
Recuperiamo dal report un dato che è a sua volta un altro energy trends dal significato decisamente speciale: dieci anni fa, gli investimenti nei combustibili fossili superavano del 30% quelli nella generazione di elettricità, nelle reti e nello stoccaggio. In questa decima edizione del report questa tendenza si è invertita: gli investimenti nel settore elettrico nelle previsioni della IEA si annunciano superiori di circa il 50% rispetto all’importo totale speso per l’approvvigionamento di petrolio, gas naturale e carbone. Sulla base di questo energy trends si arriva a ipotizzare che entro il 2025, gli investimenti nel settore elettrico dovrebbero raggiungere 1,5 trilioni di dollari. Uno scenario che spinge gli autori del report a ipotizzare una sorta di “nuova Era dell’elettricità“.
Quali sono i macrofattori che stanno alla base di questi energy trends?
La crescita degli investimenti indirizzati verso le transizioni energetiche negli ultimi cinque anni è stata motivata primariamente da una serie di fattori nei quali un ruolo speciale è stato svolto dalle politiche climatiche di paesi e organizzazioni. Politiche climatiche che si sono concretizzate in incentivi e finanziamenti.
Il report IEA mostra anche in questo caso i segno di un contesto che sta cambiando nel segno del pragmatismo. Il 70% dell’incremento della spesa proviene da paesi importatori netti di combustibili fossili, guidati dalla Cina, che mira a ridurre la dipendenza dalle importazioni di petrolio e gas e a rafforzare la propria posizione nelle nuove tecnologie.
Anche l’Europa ha accelerato gli investimenti in energie rinnovabili e in efficienza anche per alzare il livello di sicurezza energetica in seguito dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia, mentre l’India ha registrato una significativa crescita degli investimenti nel solare. Gli Stati Uniti hanno contribuito per un ulteriore 20% all’aumento, con politiche che mirano, in parte, a consolidare la posizione del paese nelle catene di approvvigionamento delle tecnologie pulite emergenti.
Quali sono gli energy trends nello specifico del settore delle rinnovabili?
Se guardiamo a un comparto specifico come appunto quello delle energie rinnovabili dobbiamo prima di tutto considerare l’energy trends di rifenrimento, ovvero una spesa globale per la generazione di energia a basse emissioni che è quasi raddoppiata negli ultimi cinque anni. E in questo contesto l’energy trends a sua volta più consistente è rappresentato dal solare fotovoltaico (PV) che ha ricevuto investimenti, sia su scala utility che per installazioni su tetto, vicini ai 450 miliardi di dollari nel 2025. Grazie a questa performance gli impianti fotovoltaici rappresentano la voce di spesa più consistente nel panorama globale degli investimenti energetici.
Cambia anche la concorrenza sui sistemi per le rinnovabili?
Non va poi dimenticato che questa crescita è a sua volta alimentata da una concorrenza agguerrita tra i fornitori e da costi che, come mette molto bene in evidenza il report, stanno scendendo in modo rilevante, rendendo ad esempio i pannelli solari importati, spesso abbinati a batterie, un fattore chiave degli investimenti energetici in molte economie emergenti e in via di sviluppo (EMDE).
A che punto sono gli investimento nello stoccaggio di energia?
Anche gli investimenti in tecnologie per lo stoccaggio di energia stanno crescendo rapidamente, superando i 65 miliardi di dollari quest’anno. Si prevede che la spesa globale per le batterie per il settore energetico raggiungerà i 66 miliardi di dollari nel 2025. Questa espansione è favorita da una serie di fattori che comprendono le politiche governative, la maggiore competitività dei modelli di business e la crescente volatilità del mercato all’ingrosso. Stati Uniti, Europa e Cina rimangono i mercati dominanti, con oltre il 90% degli investimenti totali.
L’energy trends da tenere sotto controllo con grande attenzione riguarda il fatto che i costi di finanziamento per i progetti di stoccaggio delle batterie nelle EMDE sono due o tre volte superiori rispetto a quelli delle economie avanzate, con l’eccezione dell’India, dove si prevede supereranno il miliardo di dollari nel 2025.
Cosa sta cambiando per gli investimenti in energia nucleare?
Gli investimenti nell’energia nucleare sono aumentati del 50% negli ultimi cinque anni e sono destinati a raggiungere circa 75 miliardi di dollari nel 2025. Questa ripresa è da attribuire in larga misura al mercato cinese dove, come segnala il report, sono stati installati nuovi reattori su larga scala. A questo trends si unisce quello legato al crescente interesse per tecnologie innovative come i piccoli reattori modulari (SMR). La domanda di energia da parte dei data center e dell’intelligenza artificiale sta alimentando questa tendenza, poiché gli SMR e le tecnologie geotermiche avanzate sono prese sempre più spesso in considerazione per fornire energia a carico costante e a zero emissioni.
La crescita delle rinnovabili sta fermando le centrali a carbone?
La crescita delle rinnovabili è indiscutibilmente un energy trends positivo che arriva dal report IEA, ma se ci si domandasse se questa crescita è di per sè sufficiente per fermare, ad esempio, le centrali a carbone: la risposta è negativa. Lo scenario complessivo nel quale si colloca la crescita delle rinnovabili è caratterizzato da un energy trends di “portata superiore” e riguarda la crescita a sua volta consistente e rapida nella domanda globale di elettricità. Una crescita alla quale si sta rispondendo anche con investimenti nell’energia prodotta con il carbone. Una risposta che riguarda principalmente Cina e India. Nel 2024, la Cina ha autorizzato la costruzione di quasi 100 gigawatt (GW) di nuove centrali a carbone, spingendo le approvazioni globali di tali impianti ai livelli più alti dal 2015. L’India ha approvato ulteriori 15 GW. Questa tendenza rappresenta un segnale preoccupante per la sicurezza elettrica, soprattutto in un contesto di crescenti impegni per la decarbonizzazione. (si legga a questo proposito il servizio su come ci siano nello stesso tempo iniziartive che grazie a una innovativa Carbon credit methodology puntano a finanziare l’uscita dal carbone n.d.r.)
Quali sono le sfide legate alle reti elettriche?
Un energy trends meno evidente ma decisamente importante per la trasformazione verso un’economia sostenibile è rappresentato dall’innovazione e dagli investimenti nelle reti di distribuzione e trasmissione.
Il report IEA ci ricorda che si spendono attualmente 400 miliardi di dollari all’anno per le reti, ma questa cifra non riesce a tenere il passo con la spesa per la generazione e l’elettrificazione. Per mantenere la sicurezza elettrica, gli investimenti nelle reti dovrebbero avvicinarsi alla parità con la spesa per la generazione entro i primi anni 2030. Questo processo è ostacolato da procedure di autorizzazione ancora troppo complesse e lunghe, dalle code di connessione e dalle difficoltà nelle catene di approvvigionamento per le tecnologie di base. Nello stesso tempo i prezzi dei componenti chiave delle reti sono quasi raddoppiati negli ultimi cinque anni a causa dell’aumento della domanda. Nel 2024, 1 650 GW di solare ed eolico erano in attesa di connessione a livello globale a causa di ritardi negli investimenti nelle reti e nelle autorizzazioni.

C’è anche il tema minerali critici: cosa sta succedendo a questo mercato?
La dinamica dei minerali critici e delle materie prime critiche in generale presenta a sua volta una dinamica da seguire con grande attenzione. La crescita degli investimenti è rallentata nel 2024 a causa della diminuzione dei prezzi, mentre la concentrazione dell’offerta è aumentata per quasi tutti i minerali critici. La quota dei tre maggiori produttori è aumentata per molti materiali. Questa concentrazione genera preoccupazioni per la sicurezza delle catene di approvvigionamento, dato che interruzioni nella fornitura possono avere impatti significativi sui prezzi delle tecnologie, sull’inflazione e sulla competitività manifatturiera. Il report ricorda che la Cina, ad esempio, ha imposto restrizioni all’esportazione su gallio, germanio e antimonio, oltre ad altri materiali critici.
Quali sono le dinamiche degli investimenti nei combustibili fossili?
E i combustibili fossili? Cosa succede alle fonti di energia più tradizionali? Abbiamo già visto che il carbone è ben lontano dall’essere smantellato, almeno in certe regioni del pianeta. Più in generale per la voce combustibili fossili l’IEA segnala un primo calo anno su anno negli investimenti nel petrolio upstream dal crollo dovuto al Covid nel 2020. La previsioni stima una diminuzione del 6%, ma segnala anche, in controtendenza, una crescita degli investimenti in nuove strutture di gas naturale liquefatto (LNG), con nuovi progetti negli Stati Uniti, in Qatar, Canada. Si prevede che tra il 2026 e il 2028, il mercato globale del GNL registrerà la sua più grande espansione di capacità di sempre. Gli Stati Uniti, con 130 miliardi di metri cubi di capacità di esportazione annuale in costruzione, potrebbero quasi raddoppiare la loro capacità di esportazione.
Quali sono le prospettive per i combustibili a basse emissioni?
Sui combustibili a basse emissioni si è scritto e discusso a lungo. Le aspettative sono molto elevate anche per cercare, con il loro contributo, di trovare un compromesso alle logiche che accompagnano il percorso disegnato dal Fit for 55 e che dovrebbe ridisegnare le logiche della mobilità sostenibile.
Gli investimenti in combustibili a basse emissioni dovrebbero raggiungere un nuovo massimo nel 2025, ma a meno di 30 miliardi di dollari rimangono esigui in termini assoluti e i progetti dipendono fortemente dal sostegno politico e normativo.
Quali speranze accompagnano la Carbon capture & storage e la Carbon capture utilization & storage?
Una grande speranza, soprattutto per affrontare i temi della decarbonizzazione nei settori hard-to-abate è risposta nello sviluppo del Carbon capture & storage CCS e del Carbon capture utilization & storage CCUS. Il report IEA ci dice che se tutti i progetti approvati per la cattura, l’utilizzo e lo stoccaggio del carbonio andassero avanti, gli investimenti in CCUS aumenterebbero di oltre dieci volte entro il 2027 rispetto ai livelli attuali, raggiungendo una capacità di cattura di circa 430 Mt di CO2 all’anno entro il 2030.
Qual è la situazione relativa all’idrogeno?
Per quanto concerne l’idrogeno a basse emissioni nel quale rientra l’idrogeno verde i progetti degli anni scorsi hanno subito cancellazioni o ritardi, tuttavia il report mette in evidenza come la pipeline di progetti approvati richiede circa 8 miliardi di dollari di investimenti nel 2025, quasi il doppio del livello del 2024.
Quali sono i trend energetici nelle diverse aree del pianeta?
Il report “Global Energy Investment Trends 2025” permette poi di avere una visione dell’andamento degli energy trends a livello globale, con una specifica lettura di ciascun trends per ciascuna area del pianeta. La principale evidenza di questa lettura riguarda il fatto che il sistema energetico mondiale è caratterizzato da una forte disomogeneità.
Da una parte ci sono economie in via di sviluppo, in particolare in Africa, che faticano a mobilitare capitali per le infrastrutture energetiche, dall’altra ci sono paesi che stanno letteralmente correndo verso le rinnovabili, per fare un esempio, grazie a un consistente piano di investimenti in infrastrutture. Nello specifico il report sottolinea come l ‘Africa rappresenti solo il 2% degli investimenti globali in energia pulita, nonostante ospiti il 20% della popolazione mondiale e una domanda di energia in rapida crescita. A fronte di una prospettiva di sviluppo importante gli investimenti totali nel continente sono diminuiti di un terzo nell’ultimo decennio a causa del calo della spesa per i combustibili fossili e di una crescita insufficiente nell’energia pulita. In più va sottolineato che i costi del servizio del debito in Africa sono equivalenti a oltre l’85% degli investimenti totali in energia nel 2025. Appare assolutamente necessario, come si legge nel report, intervenire per aumentare i finanziamenti pubblici internazionali e utilizzarli strategicamente per attrarre maggiori volumi di capitale privato.
La Cina si è confermata come il maggiore investitore mondiale in energia, spendendo il doppio dell’Unione Europea e quasi quanto l’UE e gli Stati Uniti messi insieme. Negli ultimi dieci anni, la quota della Cina sulla spesa globale per l’energia pulita è passata da un quarto a quasi un terzo, sostenuta da investimenti strategici in solare, energia eolica, idroelettrico, nucleare, batterie e veicoli elettrici (EV). Il paese ha raggiunto una posizione di leadership con investimenti in energia pulita che sono arrivati a 630 miliardi di dollari nel 2025. Parallelamente, la spesa globale per petrolio e gas upstream si sta spostando verso il Medio Oriente, la cui quota degli investimenti globali upstream dovrebbe raggiungere il 20% nel 2025, il livello più alto mai registrato.
India e Brasile si distinguono per un forte e continuo sostegno politico che sta permettendo di allargare e sfruttare l’energia solare a basso costo, con significativi investimenti in eolico e bioenergia. L’India è sulla strada per raggiungere il suo obiettivo del 50% di capacità di generazione non fossile entro il 2030 in anticipo rispetto al previsto.
L’Unione Europea ha aumentato i suoi investimenti in energia pulita, raggiungendo quasi 390 miliardi di dollari nel 2025, la terza cifra più alta a livello globale. Un impegno importante che è ostacolato da una serie di sfide legate da una parte ai costi crescenti delle infrastrutture per le rinnovabili e alle criticità nelle catene di fornitura dei componenti per le reti.
Quali sono gli energy trends a livello di finanza e innovazione?
Come abbiamo visto lo sviluppo energetico è strettamente connesso con le scelte del mondo finanziario. In questo senso il cambiamento del “clima politico e sociale” meno sensibile alle logiche ESG si sta facendo sentire. La finanza sostenibile, che ha registrato una vera a propria crescita negli ultimi dieci anni, sta affrontando qualche difficoltà. Sebbene le emissioni di debito sostenibile, guidate dai green bond, siano rimaste resilienti, la precedente impennata di attività delle istituzioni finanziarie per “ecologizzare” le proprie pratiche è rallentata a causa di un indebolimento del supporto normativo e politico nei mercati chiave.
Come cambia il costo del capitale nel settore enregtico?
L’innovazione nel settore energetico si sta adattando a costi di capitale più elevati e all’incertezza politica. La spesa per la ricerca e sviluppo (R&D) sull’energia pulita ha continuato a crescere nel 2024, sostenuta sia dal settore pubblico che da quello aziendale. Tuttavia, il capitale di rischio legato all’energia è diminuito negli ultimi due anni, mentre la spesa per le soluzioni di intelligenza artificiale per la transizione energetica è cresciuta, raggiungendo 84 miliardi di dollari nel 2024, circa tre volte il livello dei finanziamenti di venture capital legati all’energia. L’AI offre opportunità significative per l’ottimizzazione dei sistemi energetici e lo sviluppo di nuove tecnologie.
Cosa succederà in relazione ai temi della sicurezza e della sostenibilità?
Per qaunto in crescita e per quanto al centro di un energy trends positivo il flusso di investimenti per le energie rinnovabili non sono ancora sufficienti a raggiungere gli obiettivi concordati alla COP28. L’investimento annuale richiesto nelle energie rinnovabili deve ancora raddoppiare per riuscire a triplicare la capacità installata entro il 2030, e questo investimento, come sottolinea il report, deve essere accompagnato da una crescente spesa per reti, stoccaggio e altre forme di flessibilità. La spesa per l’efficienza e l’elettrificazione deve a sua volta quasi triplicare nei prossimi cinque anni per raggiungere un miglioramento annuale del 4% dell’intensità energetica entro la fine del decennio. Questo richiederà un ulteriore investimento di 1,3 trilioni di dollari ogni anno nei settori dei trasporti, degli edifici e dell’industria.
Quali sono le principali incertezze per la sicurezza energetica?
Il calo degli investimenti nel petrolio e la crescente quota del Medio Oriente negli investimenti totali hanno importanti implicazioni per la sicurezza energetica. Sebbene la produzione di GNL sia in aumento, rimane la questione di come il mercato assorbirà l’imminente ondata di nuova offerta.
I minerali critici a loro volta sono diventati una questione di primo piano per la sicurezza energetica ed economica globale. Le attuali tendenze di investimento evidenziano che la diversificazione delle forniture non si realizzerà solo attraverso le forze di mercato, ma richiederà un sostegno politico ben progettato e partnership strategiche.
In definitiva il report ci dice che il mondo dell’energia è radicalmente cambiato nell’ultimo decennio. Se da una parte ci sono situazioni geopolitiche di drammatica rilevanza che possono comportare, tra l’altro, un alto rischio di shock energetici, nello stesso tempo i decisori hanno a disposizione una gamma molto più ampia di tecnologie e di soluzioni assai più affidabili e performanti rispetto al 2015 e una esperienza politica e green skill consolidati per accelerarne l’implementazione. La necessità di investimenti adeguati e tempestivi rimane in ogni caso fondamentale per la sicurezza, la sostenibilità e l’accessibilità economica dell’energia.