SUSTAINABILITY MANAGEMENT

L’identikit del Sustainability Manager nelle aziende manifatturiere

Il Laboratorio RISE dell’Università degli Studi di Brescia traccia il profilo dei Sustainability Manager attivi nelle aziende manifatturiere

Pubblicato il 24 Nov 2023

Figura 1: Funzione ricoperta dagli intervistati all'interno dell'impresa

Sempre più sono le imprese che introducono in modo esplicito tematiche di sostenibilità in azienda, per motivi normativi, di rendicontazione, di mercato, di sensibilità manageriale…. Ma dato che la sostenibilità è un tema fortemente trasversale, come gestire a livello di struttura organizzativa ed a livello operativo questi ruoli? Parte delle aziende hanno istituito figure formalmente riconosciute come responsabili degli aspetti legati all’ESG; queste figure prendono il nome di Responsabili della Sostenibilità o Sustainability Manager. Responsabilità e compiti del Sustainability Manager si riflettono sui diversi stakeholder dell’impresa, interni ed esterni (soci, azionisti, investitori, territorio, comunità locale, etc.).

Il Laboratorio RISE dell’Università degli Studi di Brescia ha interagito con quindici Sustainability Manager di aziende manifatturiere con l’obiettivo di tracciare un profilo della figura, affrontando quattro temi:

  1. il posizionamento organizzativo e l’autonomia di questa figura;
  2. le attività svolte;
  3. le sfide che incontra nell’esercitare il proprio ruolo;
  4. le competenze necessarie.

Ne è uscito un identikit di questo ruolo, che descriviamo di seguito.

Quale ruolo e posizionamento organizzativo dei responsabili di Sostenibilità in azienda?

Nella maggior parte dei casi il ruolo ricoperto dall’intervistato è formalmente denominato Sustainability Manager o Sustainability Head (11 su 15 casi analizzati). Però per molte di queste figure questo ruolo si affianca ad un altro ruolo che in genere la persona intervistata già aveva in azienda e ha mantenuto, quale Responsabile Innovazione, Logistica, Comunicazione o Vicepresidente. In un numero più limitato di casi gli intervistati, invece, ricoprono solo un’altra funzione all’interno dell’organigramma aziendale –  Innovation Manager, Responsabile Qualità, Responsabile gestione ambientale, Project Manager … – ed hanno una delega agli aspetti di sostenibilità, senza che questo si tramuti in un ruolo esplicito nell’organigramma aziendale (figura 1).

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Figura 1: Funzione ricoperta dagli intervistati all’interno dell’impresa

Nella stragrande maggioranza dei casi (11) il responsabile della Sostenibilità riporta direttamente alla Direzione aziendale, mentre 2 intervistati rispondono al Direttore Tecnico / R&D, ed uno rispettivamente al Responsabile finanziario e al Responsabile Marketing (figura 2) .

Figura 2: funzione a cui gli intervistati rispondono all’interno della organizzazione

Un aspetto chiave riguarda la capacità di spesa (e quindi il potere decisionale) del sustainability manager: 9 manager intervistati dichiarano di avere un budget formalizzato a cui attingere, oltre che una certa libertà nel gestire le risorse, 3 casi prevendono di averlo in futuro e 3 non prevedono di averlo (Figura 3).

Figura 3. Presenza di un budget direttamente associato alla funzione del sustainability manager

I dati appena citati mostrano l’effettiva crescita dell’importanza che le tematiche della sostenibilità ed il ruolo del Sustainability Manager stanno acquisendo all’interno delle imprese manifatturiere; non solo, infatti, il Sustainabilty Manager riporta per lo più a figure dell’alta Direzione, collocandosi come manager di primo livello, ma col tempo assume sempre più responsabilità e autonomia di budget. Il ruolo però in molti casi viene attribuito ancora in aggiunta ad un precedente ruolo già ricoperto dal manager nell’azienda, creando di conseguenza problemi di focalizzazione.

Sustainability Manager: quali attività?

La ricerca ha provato ad identificare le principali mansioni del sustainability manager, andando ad approfondire in particolare quelle relative alla dimensione ambientale dell’ESG (Environmental).

L’analisi si è basata su una check-list di 14 attività, per le quali si è valutato sia il fatto che l’attività venisse effettivamente svolta in azienda, sia il coinvolgimento del Sustainability Manager come responsabile o supporto ad altri manager aziendali o a  soggetti esterni.

Ne emerge una fotografia del sustainability manager “medio” riportato in Figura 4. Il radar chart ci mostra che i Sustainability Manager hanno una responsabilità più frequente e diretta in attività che riguardano una dimensione “esterna” della sostenibilità, di reporting e interazione con gli stakeholder (reportistica di sostenibilità, bandi finanziamento, rapporti istituzionali, progetti a carattere sociale). Viceversa, nelle attività che fanno riferimento all’analisi della dimensione ambientale dei prodotti realizzati od alla loro certificazione, il Sustainability Manager ha prevalentemente un ruolo di supporto ad altre funzioni aziendali o consulenti esterni (analisi impatto ambientale prodotto, R&D, supporto scelte approvvigionamento, certificazioni di prodotto).

Infine, i processi che fanno riferimento alla dimensione della gestione operativa ambientale dell’azienda (mobility management, energy management, ed aree più consolidate come la gestione dei rifiuti o la salute e scurezza) sono ancor di più affidati ad altri ruoli nell’organigramma aziendale, con interazioni limitate con il Sustainability Manager.

Figura 4: diagramma radar complessivo delle attività svolta dalle 15 imprese intervistate

Mentre le attività che abbiamo denominato “esterne” sono nuove o poco consolidate e di conseguenza vengono affidate a questo ruolo che ne prende la responsabilità, ciò non viene generalmente fatto per attività più operative, “verticali” e time consuming come la gestione dei rifiuti che spesso si appoggiano a figure e competenze già consolidate in azienda. Da ultimo, le attività cosiddette “di prodotto” (valutazione, certificazione o miglioramento dell’impatto ambientale) necessitano di specialisti dalle forti competenze tecnico-metodologiche, siano essi interni all’azienda (es. R&D) o esterne (consulenti) per i quali il Sustainability Manager ha un ruolo di supporto e raccordo con le altre funzioni aziendali e gli obiettivi complessivi di sostenibilità. In taluni casi però il manager intervistato è responsabile anche per queste attività (in particolare l’analisi dell’impatto ambientale di prodotto): questo accade quando la funzione di provenienza o l’estrazione tecnica del Sustainability Manager garantiscono una forte competenza su quei temi.

Sustainability Manager: quali sfide?

Le diverse sfide e ostacoli che vengono riconosciuti dagli intervistati sono stati raggruppati in 7 categorie, mostrate in Figura 5. Emerge chiaramente come la grande maggioranza dei Sustainability Manager intervistati si trovi quotidianamente ad affrontare resistenze culturali all’interno della propria organizzazione. A cosa sono dovuto? In primis, comunicazione e coinvolgimento circa i temi della sostenibilità sono spesso orientati molto più verso l’esterno che verso l’interno delle aziende, e inoltre questo nuovo ruolo soffre la difficoltà di essere riconosciuto nell’azienda come figura trainante per guidare il cambiamento. Poco meno della metà degli intervistati (6 su 15), inoltre, riconosce l’importanza e la difficoltà di operare evitando di incappare in situazioni di greenwashing ed essere, invece, il più trasparenti e oggettivi possibili nel comunicare con gli stakeholder dell’azienda.

Figura 5: sfide ed ostacoli con cui si confronta un Sustainability Manager nell’esercitare il proprio ruolo

Vengono anche riconosciute una pluralità di sfide associate all’organizzazione interna. Si va dalla difficoltà di riuscire a concretizzare gli obiettivi prefissati (talvolta troppo ambiziosi o al contrario troppo di lungo periodo), alla difficoltà di gestire il sovraccarico di lavoro legato al doppio ruolo in azienda, alle difficoltà nel condurre progetti che operano trasversalmente alle funzioni aziendali. Ad esempio, un manager ha riportato la difficoltà di gestire molti progetti di sostenibilità che riguardano tutti i diversi stabilimenti produttivi dell’azienda, dove la sensibilità ed il presidio dei temi di Sostenibilità è molto variegato.

Sfide rilevanti sono anche quelle relative legate al mercato e ai clienti. Tra esse, il dover affrontare la concorrenza di aziende di Paesi esteri le cui legislazioni sono meno rigide di quelle italiana ed europea circa i temi della sostenibilità ambientale: se si aggiunge il fatto che ancora molti clienti prediligono come criterio di acquisto il prezzo del prodotto al di là degli aspetti di sostenibilità, l’effetto delle pratiche di sostenibilità nel breve periodo potrebbe essere di generare uno svantaggio competitivo all’azienda. Ancora, la mancanza di linee guida precise da parte del mercato circa le caratteristiche di sostenibilità che i prodotti devono avere è un problema percepito in molti settori industriali.

Le competenze chiave del Sustainability Manager

I manager intervistati hanno indicato quali fossero le competenze maggiormente necessarie per ricoprire il ruolo di Sustainability Manager. Come riportato in Figura 6, le indicazioni raccolte sono riconducibili a 6 macro-famiglie di competenze: competenze tecniche, soft skills, competenze manageriali, competenze finanziarie, conoscenza di concetti e normative e gestione di dati.

Figura 6: competenze, caratteristiche ed abilità del Sustainability Manager

La quasi totalità degli intervistati (14 su 15) ritiene indispensabile per poter svolgere il ruolo di Sustainability Manager presentare competenze di tipo soft, quali la curiosità, l’empatia e la pazienza, la capacità di leadership e di interfacciarsi con diverse figure, sia interne che esterne all’organizzazione, la capacità di reagire ai cambiamenti, la flessibilità e l’approccio sistemico ai tre filoni dell’ESG (si suggerisce la lettura anche a questo proposito dell’articolo Parmigiani, Sustainability Makers: la sostenibilità come driver di conoscenza e innovazione n.d.r.). Non solo, anche le competenze tecniche e la multidisciplinarità sono riconosciute come fondamentali per comprendere i meccanismi della sostenibilità ed applicarli in maniera coerente al proprio settore di appartenenza. Ciononostante, molti intervistati concordano sul fatto che tali competenze non debbano essere necessariamente possedute ad un livello fortemente approfondito, in quanto quotidianamente un Sustainability Manager si confronta con tecnici e figure maggiormente qualificate sotto questo punto di vista. Anche le competenze manageriali più generaliste, quali il project management, ricoprono un ruolo importante per questa figura, così come una conoscenza specifica dei concetti di base e soprattutto delle normative, in continua evoluzione.  In sintesi, dalle interviste è emerso come il Sustainability Manager debba essere una figura generalista, più che specialista (pur necessitando una base di competenze normativa e di dominio): non deve essere un tecnico, quanto piuttosto conoscere i meccanismi tipici dell’impresa, leggerli nella prospettiva della sostenibilità, ed interfacciarsi con le altre figure dell’organizzazione.

La ricerca sui Sustainability Manager del Laboratorio RISE prosegue. I manager interessati possono contattare nicola.saccani@unibs.it

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