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Industria ittica e sostenibilità: il ruolo chiave dell’innovazione secondo Luciano Pirovano



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Le scelte di  Bolton (Rio Mare) su innovazione e scienza per rendere più sostenibile la filiera ittica: il ruolo del nuovo Research & Innovation Center non profit a Singapore per la valorizzazione delle risorse, per la salute e per la riduzione della plastica. In mare, tecnologie satellitari, ecoscandagli e AI abilitano pesca di precisione, a cui si aggiungono innovazioni per FAD biodegradabili e tracciabilità ISO 22005

Pubblicato il 2 mar 2026

Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it, EnergyUP.Tech e Agrifood.Tech



Industria ittica e sostenibilità
Chief Sustainability Officer di Bolton Food Luciano Pirovano, Chief Sustainable Development Officer Bolton Food. Luciano Pirovano (Bolton Food): Sostenibilità e Innovazione nel Seafood

In sintesi

  • Bolton Food integra innovazione e sostenibilità, trasformando processi e prodotti; inaugura il Research & Innovation Center a Singapore come acceleratore scientifico per la filiera seafood.
  • Il centro si concentra su tre pillar: Fish-Value Valorization per ridurre sprechi e valorizzare sottoprodotti, studi su Omega-3 per la salute pubblica e soluzioni per ridurre la plastica e proteggere i mari.
  • Adozione di tecnologia per pesca di precisione (satelliti, ecoscandagli, Intelligenza Artificiale), tracciabilità con ISO 22005 e integrazione della filiera grazie a Tri Marine Group, in partnership con WWF e Oxfam.
Riassunto generato con AI

Nel panorama globale dell’industria alimentare, il settore ittico sta attraversando una trasformazione profonda, guidata dalla necessità di coniugare la sicurezza alimentare con la salvaguardia degli ecosistemi marini. In questo contesto, Bolton Food, la Business Unit Food di Bolton, tra i principali attori del settore agroalimentare con marchi come Rio Mare, ha scelto di impegnarsi in un cambiamento che non è più solo di prodotto, ma di processo e di sistema. Il tutto grazie al ruolo sempre più importante e sempre più centrale dell’innovazione. Ne abbiamo parlato con Luciano Pirovano, Chief Sustainable Development Officer Bolton Food.

La sinergia indissolubile tra innovazione e sostenibilità

Per una realtà come Bolton il tema dell’innovazione va affrontato da diverse prospettive. C’è certamente e primariamente la prospettiva legata all’innovazione di prodotto che è strettamente legata ai temi della sostenibilità in modo sempre più interconnesso e vitale.

“Se in passato l’innovazione si limitava a nuovi prodotti a scaffale – spiega Pirovano -, come potevano essere ad esempio le linee di pesca artigianale e pesca a canna o le certificazioni MSC Marine Stewardship Council che attestano la sostenibilità della pesca e la tracciabilità dei prodotti ittici, oggi la sfida si è spostata sulla conoscenza scientifica applicata all’intera filiera”. A questo proposito Pirovano sottolinea che la “sostenibilità si integra concretamente nel business proprio nel momento in cui l’innovazione diventa a tutti gli effetti un abilitatore, e come tale permette di affrontare sfide complesse come possono essere la tutela degli ecosistemi e la trasparenza totale della catena del valore”.

Il ruolo strategico del nuovo Bolton Food Research & Innovation Center a Singapore

Questa visione ha trovato una importante conferma e concretizzazione nel recente annuncio dell’apertura del Research & Innovation Center a Singapore, un polo che Pirovano non esita e definire come un “potente acceleratore” nella direzione di un’ impresa che vedrà innovazione e sostenibilità evolvere come dimensioni sempre più integrate. Ma questa iniziativa arriva anche come una conferma per un’altra vocazione di Bolton, ovvero per la nostra volontà di guidare il settore e dare l’esempio esercitando una responsabilità trasformativa che va dalla gestione della flotta alla distribuzione finale, dove la scienza, la ricerca, l’innovazione sono abilitatori fondamentali.

Il grande tema della scienza per il pianeta e, in particolare, per la filiera del seafood

Il polo scientifico permanente e non-profit dedicato interamente alla filiera seafood inaugurato a Singapore è stato progettato in collaborazione con Enterprise Singapore e nasce proprio con l’obiettivo di migliorare l’efficienza dei sistemi alimentari attraverso la ricerca scientifica avanzata. Una ricerca che, nella visione di Bolton, si concentra su tre aree strategiche che, come spiega in dettaglio Pirovano, sono prioritarie per il percorso di sviluppo sostenibile del futuro.

I tre pillar della ricerca scientifica

Il primo punto riguarda la valorizzazione della risorsa pesce (Fish-Value Valorization). Questa attività punta a massimizzare l’utilizzo della materia prima, riducendo drasticamente gli sprechi. Attraverso l’uso di biotecnologie e soluzioni bio-based, il centro studia come aumentare le rese e trasformare i sottoprodotti e gli scarti di lavorazione del pesce in derivati ad alto valore aggiunto per settori come la nutraceutica, la cosmetica, bioadesivi e l’agricoltura.

Il secondo punto riguarda il seafood e la salute umana. Il centro lavora per rafforzare le evidenze scientifiche sul ruolo del pesce in una nutrizione sostenibile. L’obiettivo è analizzare come i prodotti ittici possano contribuire a diete sane, specialmente per le popolazioni più vulnerabili, utilizzando tecnologie analitiche all’avanguardia per studiare componenti preziose come gli Omega-3.

Al terzo posto poi arriva la riduzione della plastica e la tutela dei mari. In linea con gli impegni ambientali del gruppo, il terzo pilastro riguarda lo sviluppo di soluzioni innovative per combattere l’inquinamento marino e proteggere la biodiversità degli oceani, riducendo l’uso di plastica vergine e migliorando la gestione dei materiali.

Innovazione tecnologica per la pesca in alto mare

Un’altra importante declinazione del rapporto con l’innovazione per Bolton è rappresentata dai temi dell’utilizzo della tecnologia al servizio della pesca in alto mare. Si tratta di una innovazione che consente di attuare vere e proprie forme di pesca di precisione, concentrando tutte le risorse esattamente sul tipo di pescato che poi serve per la produzione. Pirovano sottolinea che l’industria della pesca sta vivendo una vera e propria esplosione nell’uso della tecnologia satellitare. “Grazie all’utilizzo di sistemi satellitari i capitani delle navi – spiega – hanno oggi una copertura e una capacità di monitoraggio un tempo inimmaginabili, potendo osservare in tempo reale cosa accade a bordo anche a migliaia di chilometri di distanza”.

Ecoscandagli e Intelligenza Artificiale

Oltre ai satelliti, l’uso di ecoscandagli di nuova generazione permette di conoscere con sempre maggiore precisione quali specie e quali taglie di pesci si trovano sotto la nave prima ancora di calare le reti. “Questo è un passo fondamentale verso la pesca di precisione – precisa -, in questo modo si riducono drasticamente le catture accidentali..

Pirovano riconosce un ruolo crescente all’Intelligenza Artificiale. “In un futuro prossimo – osserva -, la mole di dati provenienti da satelliti, previsioni meteo e sensoristica non sarà più gestita solo dall’esperienza del capitano, ma sarà elaborata dall’Intelligenza artificiale per rendere l’attività di pesca più efficiente e più precisa, riducendo nello stesso tempo l’impronta carbonica e i costi operativi”.

Attrezzature Biodegradabili

C’è poi un ambito dell’innovazione che attiene specificatamente a tutti quegli strumenti e attrezzature indispensabili per svolgere le attività della pesca che determinano inevitabilmente un impatto ambientale. Un tema di innovazione fondamentale per una realtà come Bolton è infatti rappresentato dall’innovazione sui materiali. L’azienda sta investendo nella ricerca per rendere le attrezzature di pesca, come le Fish aggregating devices o FAD (anche conosciute come zattere di aggregazione) sempre più biodegradabili. “L’obiettivo è di arrivare a eliminare il problema dei cosiddetti “ghost gear” ovvero delle attrezzature abbandonate, utilizzando materiali come il cotone o altre fibre che garantiscano resistenza durante l’uso, ma che poi si dissolvono naturalmente se perse in mare”.

Tracciabilità e trasparenza: dal mare alla tavola

Per una figura attiva sul sustainability management da lunghissimo tempo come Pirovano non può esistere una filiera sostenibile se non è completamente tracciabile e trasparente. “Bolton Food adotta un approccio integrato che copre l’intera catena del valore – ricorda -, grazie anche all’acquisizione di Tri Marine Group, fornitore globale che permette all’azienda di intervenire in ogni fase produttiva”.

Nello specifico, l’azienda ha scelto di uniformarsi all’ISO 22005, lo standard internazionale di riferimento per la tracciabilità nelle filiere agroalimentari, garantendo informazioni in tempo reale sull’origine di ogni singola scatola di tonno. Questo sistema è fondamentale per gestire la variabilità della materia prima che arriva da diverse aree del mondo (Indonesia, Ecuador, Isole Salomone) nello stabilimento di Cermenate, il più grande d’Europa. La tecnologia, in questo senso, diventa anche uno strumento di educazione per il consumatore, aiutandolo a comprendere il lavoro e le responsabilità che si celano dietro un prodotto apparentemente semplice come il tonno, ma dalla filiera e lavorazione decisamente complesse.

Una strategia olistica verso il 2030

Uno dei temi che più stanno a cuore a Pirovano è l’importanza di disporre e di condividere una visione di insieme. “L’impegno di Bolton – prosegue nella sua riflessione – si articola su una visione a 360 gradi, recentemente sintetizzata nel “Manifesto della Sostenibilità” per il settore ittico europeo, di cui Pirovano è stato promotore come presidente del comitato sostenibilità di Seafood Europe”.

Una strategia questa che si fonda su quattro pilastri essenziali:

Il tema della Pesca sostenibile e della salute degli oceani dove rientra la collaborazione con partner come il WWF e l’ISSF per garantire che gli stock ittici rimangano in salute e le aree di pesca siano ben gestite.Pirovano sottolinea come gli ultimi assessment indichino che oggi il 97% degli stock globali di tonno è considerato in buona salute — un risultato riconosciuto anche dalla FAO, che identifica il tonno come una delle specie di pesce selvatico più sostenibili al mondo. Un progresso reso possibile anche dal lavoro congiunto svolto negli anni: basti pensare che nel 2017, quando Bolton Food ha siglato la partnership con il WWF, meno del 5% del tonno era certificato MSC, mentre oggi siamo al 63%. Un dato positivo che smentisce l’idea che tutto il pesce selvatico sia sovrasfruttato e che conferma l’importanza di continuare a investire in pratiche di pesca responsabile..

La questione delicatissima e importantissima dei Diritti umani che rappresenta anche un impegno avviato nel 2020 con Oxfam per monitorare e ridurre i rischi di violazione dei diritti lungo tutta la complessa filiera globale, dove il lavoro manuale e l’isolamento in mare rappresentano sfide sempre molto critiche.

La sfida della riduzione dell’impronta ambientale o environmental footprint riguarda poi la riduzione delle emissioni di CO2, unitamente alla gestione oculata dei consumi idrici e all’innovazione nel packaging alimentare. Il tutto con un impegno costante per muoversi verso le logiche dell’economia circolare.

Infine, arrivano gli obiettivi legati a salute e nutrizione che appunto comprendono lo studio del rapporto tra consumo di pesce e benessere umano, anche con il supporto delle attività del nuovo centro di ricerca di Singapore.

Uno sguardo all’evoluzione del sustainability management

Pirovano ha voluto riflettere anche sull’evoluzione del sustainability management. Nel 2026, il sustainability manager non è più una figura confinata alla comunicazione o alla mera conformità (compliance), ma è diventato una funzione strategica multidisciplinare. Pirovano definisce il suo ruolo come la “coscienza critica” dell’azienda, capace di dialogare internamente con tutte le funzioni aziendali ed esternamente con gli con gli stakeholder più rilevanti, dalle ONG al mondo accademico.

Il futuro, secondo Pirovano, vedrà poi una netta separazione tra le aziende che vedono la sostenibilità solo come un obbligo burocratico e quelle, come Bolton, che la considerano un fattore di responsabilità e un vantaggio competitivo. In questo percorso, le partnership di lungo periodo (come quelle con WWF, Oxfam, università e enti di ricerca) rimangono la chiave per influenzare l’intero settore verso standard sempre più elevati. Ed è per questo che in Bolton crediamo nel motto “Partnership is our Leadership”.

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