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Diritto alla riparazione tra buon senso e vantaggi ESG


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Il diritto alla riparazione diventa operativo anche in Italia. Le nuove norme europee, recepite dal decreto legislativo 176/2026, rafforzano le tutele dei consumatori e promuovono l’economia circolare. Smartphone, tablet ed elettrodomestici potranno essere riparati anche dopo la scadenza della garanzia legale

Pubblicato il 26 ott 2026

Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it, EnergyUP.Tech e Agrifood.Tech



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diritto alla riparazione




Dovrebbe finalmente essere arrivato il momento di considerare il diritto alla riparazione come un importante strumento per promuovere la sostenibilità e rafforzare l’applicazione dei principi ESG nelle strategie aziendali.

Si tratta di un “ritorno al buon senso” e al “rispetto dei prodotti” come frutto dell’ingegno e della capacità di produrre che presenta oggettivi vantaggi sul piano ambientale (E), che aiuta e favorisce l’economia circolare, prolungando la vita utile dei prodotti, riducendo i rifiuti elettronici, il consumo di materie prime e le emissioni di CO₂ associate alla produzione di nuovi dispositivi. Nella dimensione sociale (S), il diritto alla riparazione rappresenta una importante tutela per i consumatori, garantisce maggiore accessibilità ai servizi di riparazione, una migliore trasparenza dei costi e soprattutto ripropone la possibilità di scelta, contribuendo anche alla creazione di nuove opportunità occupazionali nelle filiere della manutenzione e del ricondizionamento.

Relativamente alla governance (G), il diritto alla riparazione impone alle imprese di ripensare le politiche di progettazione, produzione e assistenza post-vendita, integrando criteri di durabilità, riparabilità e responsabilità lungo la catena del valore. In concreto il diritto alla riparazione diventa così un elemento attivo delle strategie ESG, trasformando la sostenibilità da principio dichiarato a caratteristica misurabile dei prodotti e dei modelli di business.

Di cosa parliamo quando parliamo di diritto alla riparazione

Riparare uno smartphone, un tablet o un elettrodomestico invece di sostituirlo diventa un diritto più concreto per i consumatori italiani. Con il decreto legislativo 176/2026, entrato in vigore il 22 ottobre 2026, l’Italia recepisce la direttiva europea 2024/1799 sul diritto alla riparazione, introducendo nuovi obblighi per i produttori e rafforzando le politiche di economia circolare.

L’obiettivo è contrastare la sostituzione prematura dei dispositivi, ridurre la produzione di rifiuti elettronici e prolungare la vita utile dei prodotti, favorendo modelli di consumo più sostenibili.

Diritto alla riparazione: cosa cambia per i consumatori

La principale novità riguarda l’obbligo dei fabbricanti di offrire un servizio di riparazione anche dopo la scadenza della garanzia legale, per i prodotti individuati dalla normativa europea. La riparazione deve essere effettuata gratuitamente oppure a un prezzo ragionevole, entro tempi adeguati. Questo non significa che ogni intervento sarà gratuito: fuori garanzia, il costo potrà essere sostenuto dal consumatore, ma dovrà rispettare criteri di ragionevolezza. I produttori dovranno inoltre rendere accessibili le informazioni sui servizi disponibili e sui prezzi indicativi degli interventi più comuni.

Quali prodotti sono coperti dalle nuove regole

Il diritto alla riparazione interessa diverse categorie di prodotti elettronici ed elettrodomestici, tra cui smartphone, tablet, lavatrici, lavastoviglie, frigoriferi, televisori, aspirapolvere e alcune apparecchiature informatiche. L’obbligo non riguarda indiscriminatamente tutti i beni, ma quelli per i quali la legislazione europea prevede specifici requisiti di riparabilità. La normativa interviene anche sulla disponibilità dei ricambi, che devono essere offerti a prezzi ragionevoli, evitando condizioni economiche che rendano più conveniente acquistare un prodotto nuovo.

Garanzia più lunga e maggiore trasparenza

Un’altra innovazione riguarda l’estensione di almeno dodici mesi della garanzia legale quando il consumatore sceglie la riparazione anziché la sostituzione di un prodotto difettoso durante il periodo di responsabilità del venditore. È previsto inoltre un modulo europeo standardizzato attraverso il quale i riparatori possono comunicare preventivamente costi, modalità e tempi dell’intervento. Dal 2027 una piattaforma europea online faciliterà l’individuazione dei servizi di riparazione, contribuendo a rendere il mercato più accessibile e competitivo.

Diritto alla riparazione, economia circolare e sostenibilità ESG

Le nuove disposizioni rappresentano anche un passaggio importante per le strategie ESG delle imprese, soprattutto nella dimensione ambientale. Prolungare il ciclo di vita dei prodotti significa ridurre il consumo di materie prime, contenere la produzione di rifiuti elettronici e limitare le emissioni associate alla fabbricazione di nuovi dispositivi.

Per i produttori si apre una trasformazione dei modelli industriali: progettazione orientata alla durabilità, disponibilità dei componenti, servizi post-vendita e sviluppo di filiere dedicate alla riparazione e al ricondizionamento. Anche la governance aziendale assume un ruolo centrale. Le imprese dovranno integrare i requisiti di riparabilità nelle strategie di prodotto, nei rapporti con i fornitori e nei sistemi di gestione della conformità normativa. Il diritto alla riparazione diventa così uno strumento per accelerare la transizione verso un’economia circolare, nella quale il valore dei prodotti non dipende soltanto dalla vendita, ma anche dalla loro capacità di durare nel tempo.

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