Impact Bridge torna nella zona nord-ovest di Milano, in un’area “particolarmente significativa dal punto di vista della mappa degli enti del terzo settore della città”. Questa volta il team di Atacama arriva precisamente a QT8, dove sorge il Centro Diurno Azimuth di Comunità Nuova Onlus, associazione no-profit attiva nel campo del disagio, del recupero e reinserimento sociale e lavorativo di persone con problematiche legate a diverse forme di dipendenza.

Fondata nel 1973 per iniziativa di don Gino Rigoldi, cappellano dell’Istituto Penale per Minorenni Cesare Beccaria, insieme a un gruppo di volontari, Comunità Nuova è nata per dare supporto a giovani con “fragilità”. E da oltre 50 anni è attiva nel sostenere giovani detenuti ed ex detenuti, operando prevalentemente a Milano e in Lombardia.
Guarda subito il video dedicato al Centro Diurno Azimuth di Comunità Nuova Onlus
A QT8 Impact Bridges ci arriva, come sempre, “dall’alto”, con lo sguardo abile degli operatori di Atacama che “a bordo di un drone” ci permettono di scrutare l’orizzonte di questo bel quartiere di Milano. E proprio grazie a questa vista privilegiata, che vola ben oltre le “teste” e i tetti, abbiamo la possibilità di entrare nel Quartiere Triennale 8, il QT8 appunto, nato in occasione dell’VIII Triennale di Milano del 1947.

Un quartiere concepito per creare un nuovo modo di abitare la città
Un punto di osservazione speciale il nostro, dal quale effettivamente si può vedere come si è sviluppata l’idea ,a suo tempo concepita dall’architetto Piero Bottoni, per portare nel capoluogo milanese un nuovo modo di abitare, caratterizzato dalla presenza di diverse tipologie di edilizia, con ampi spazi lasciati al verde urbano e con la presenza di numerosi servizi.
In rappresentanza del Municipio 8 QT8 è uno dei quartieri residenziali di Milano tradizionalmente più attenti all’ambiente. É qui che che si trova la Montagnetta, ben nota agli appassionati di atletica. Su questa collina, ufficialmente denominata Monte Stella, sorta sulle macerie degli edifici bombardati durante la seconda guerra mondiale, si allenano atleti e appassionati. E sempre nel perimetro di quest’area della città si trovano anche il Giardino dei Giusti e la chiesa di Santa Maria Nascente.

Lungo queste strade, sempre accompagnati dal verde, Impact Bridges si avvicina all’appuntamento di questa puntata con il Centro Diurno Azimuth di Comunità Nuova Onlus, un servizio dedicato alla riabilitazione e al reinserimento di persone tossicodipendenti dove ci accoglie Sofia Negri, educatrice del centro.
La missione di Azimuth: cura e crescita personale

Il Centro Diurno Azimuth è un “ambiente diurno, con una gestione di tipo semi residenziale in cui i ragazzi sono accolti dal lunedì al venerdì e dove possono prendersi cura di loro stessi”.
L’organizzazione e la struttura del centro
Il centro è pensato e organizzato per accogliere e supportare tossicodipendenti che possono accedere solo sulla base di una “certificazione di dipendenza” ottenuta tramite i Sert. Il “95% delle persone che frequentano il Centro Diurno sono persone che stanno scontando una pena”, in molti casi con “misure alternative al carcere” come l’affidamento o come i domiciliari. Di fatto si tratta di persone che hanno la possibilità di accedere al centro sulla base della decisione di un magistrato che permette loro di curarsi al di fuori del carcere.
Il restante 5% è composto da persone non soggette a limitazioni della libertà personale o dei propri diritti che scelgono autonomamente di affrontare la loro dipendenza. La maggior parte degli ospiti sono uomini maggiorenni, con una piccola percentuale, pari a circa l’1% di donne.

I servizi e le attività del centro in dettaglio
Sofia Negri ci spiega che i servizi e le attività del Centro Diurno Azimuth si articolano su due filoni principali:
- Lavori di gruppo che si svolgono tramite la creazione di diversi gruppi terapeutici in quanto la filosofia del centro guarda alle logiche del gruppo come a uno strumento fondamentale di lavoro. Attraverso il confronto e il dialogo, le persone imparano a “conoscersi, a confrontarsi, a parlare tra di loro per conoscere parte di se stessi, per riconoscersi nell’altro”. I temi principali affrontati sono la tossicodipendenza, le relazioni e la conoscenza di sé.
- Lavori individuali in cui ogni ospite può contare su un’educatrice di riferimento che lo segue “individualmente attraverso colloqui settimanali nella conoscenza di se stessi e con l’impegno reciproco nell’affrontare il qui ed ora”. Gli educatori aiutano a “ricostruire la realtà, ad assumersi le responsabilità, a ridare un significato alle proprie azioni e al proprio percorso di vita considerando con attenzione tutto ciò che accade anche nella quotidianità”
L’importanza di riempire la giornata anche con attività pratiche
Oltre alla parte di dialogo e riunioni, il centro promuove “tante attività pratiche che vanno dalla gestione di un orto che abbiamo nel nostro cortile, ad attività di falegnameria, per comprendere anche attività artistiche”. Vengono organizzate poi delle “gite sul territorio in modo da permettere alle persone di conoscere parte del della quotidianità che succede fuori da qui”, come uscite per fare sport, vedere mostre o gite al lago, con l’obiettivo di “imparare a usare il tempo libero nel migliore dei modi”.

Una giornata al Centro Azimuth: terapia, relazioni e attività
Sofia ci descrive una giornata tipo al centro: “le persone arrivano qui verso le nove del mattino e la prima ora è un po’ un momento di accoglienza” con la colazione o con un primo allenamento. La giornata vera e propria inizia poi “verso le dieci del mattino” con una “riunione di apertura in cui “chiediamo agli ospiti come stanno, per capire un po’ uno che clima abbiamo davanti in quella giornata”, aiutando anche loro “a iniziare a riconoscere le emozioni e ad affrontarle”.
Successivamente, la giornata si divide in due parti: “per una mezza giornata si affronta una riunione terapeutica”, seguita da un pranzo tutti assieme, che costituisce un “momento di aggregazione molto importante”. Nel pomeriggio invece ci si dedica prevalentemente a un’attività pratica, “cercando sempre di bilanciare la componente del fare con la riflessione e il confronto”.
Il cuore delle attività del Centro: le relazioni fiduciarie e la forza del gruppo

Virginia Niero, educatrice del Centro, sottolinea che “nel cuore di questo centro ci sono le relazioni fiduciarie che si instaurano tra gli educatori e i ragazzi”. Si crede “fortemente nella necessità di stabilire relazioni improntate alla fiducia e alla trasparenza in modo da favorire una reciproca conoscenza”. È proprio su queste basi che “si può costruire un percorso terapeutico e un lavoro personalizzato sulle storie, le esperienze, le sensibilità di ciascuno di loro”.

La missione è creare una “progettualità ad personam”, che trova poi una forte sponda nelle attività collettive. Virginia insiste molto sulla “forza del gruppo” con cui Il centro permette a ogni ragazzo di relazionarsi con le proprie fragilità, accogliendole e affrontandole come parte di un percorso più grande”.

La testimonianza degli ospiti raccolta da Impact Bridges conferma l’importanza di questo metodo. Abdù, un ragazzo che frequenta il centro da più di10 mesi, racconta la propria esperienza e il percorso che sta portando avanti proprio grazie anche alla possibilità di svolgere attività sportiva insieme agli altri ragazzi del centro.

Anche Daniele sottolinea l’importanza di lavorare in un ambiente protetto: “Al Centro Azimuth siamo di origini e provenienze diverse, ma abbiamo la possibilità di entrare in un posto che ci accoglie, che ci dà la possibilità di stare insieme in un ambiente protetto”. Per Daniele, il lavoro di gruppo è fondamentale “in questi gruppi, insieme agli altri, svolgiamo delle attività che ci permettono di affrontare le problematiche che abbiamo vissuto e possiamo lavorare sulla gestione delle emozioni ponendoci obiettivi molto precisi per il futuro”.

Questo è un ambiente che ci dà la possibilità di pensare al futuro in modo nuovo”. L’attività di gruppo ti offre la possibilità di ascoltare gli altri e di confrontare altre esperienze con quelle che hai vissuto e con l’aiuto degli educatori e degli amici si riesce a trovare delle soluzioni che altrimenti non si potrebbero nemmeno immaginare”.
La visione del coordinatore: cosa vuol dire “prendersi cura”

Marco Brunetti, coordinatore del Centro Diurno Azimuth, ci spiega la filosofofia e gli impegni del centro: “uno degli obiettivi che cerchiamo di perseguire maggiormente è quello della cura, nel senso che noi non pensiamo di guarire le persone, ma intendiamo prenderci cura degli aspetti di fragilità e delle difficoltà che stanno alla base di quelle fragilità”.
Lo strumento principale per questa cura è “nella relazione, ed è fondamentale entrare in contatto con gli ospiti condividendo attività, impegni e compiti”. L’orto, ad esempio, è una di queste attività pratiche ed è nello stesso tempo una “metafora della cura. Noi abbiamo un seme, una pianticina di cui dobbiamo prenderci cura quotidianamente con una attenzione che attraverso i colloqui e le riflessioni con gli educatori, si concretizza anche nel prendersi cura di se stessi e degli altri”.
Il nostro obiettivo, spiega sempre Brunetti, è quello di essere “degli strumenti a disposizione dei ragazzi per permettergli di affrontare le fragilità della quotidianità rispetto magari anche ad un passato recente di ristrettezza e detenzione”. I ragazzi sono in ogni caso e sempre i “protagonisti reali di ogni singolo percorso di cambiamento“.

Guardare al futuro: ridurre lo stigma e costruire legami
Per il futuro, il centro si sta “concentrando per rispondere al meglio a quelli che sono i bisogni del territorio, in particolare per quanto riguarda le tipologie di servizi di cura per le dipendenze”. Si cerca una “prospettiva di maggior apertura rispetto all’ambiente esterno e le comunità locali”. Un approccio questo che nel caso specifico del Centro Diurno Azimuth si sta affrontando nella cornice di un quartiere speciale. Si sta lavorando a progetti basati su “momenti di scambio e su attività sportive che permettono ai nostri ospiti di incontrare altre realtà, in molti casi semplicemente per passare del tempo insieme”. Attività, progetti, confronti che hanno anche l’obiettivo di “ridurre lo stigma rispetto alla tossicodipendenza e al passato detentivo”, cercando di costruire quelle condizioni di fiducia per stabilire e vivere “maggiori legami con il territorio”.
Come sostenere Comunità Nuova
Marco Brunetti illustra a Impact Bridges che Comunità Nuova opera in quattro aree di intervento principali: infanzia e famiglie, dipendenze, inclusione sociale e migranti, e giovani.
Tutti i progetti e i servizi hanno bisogno di un “grande sostegno per crescere ed espandersi”. Una componente delle risorse di Comunità Nuova arriva da “bandi e finanziamenti pubblici”, ma è sempre più importante e rilevante “l’aiuto e il supporto dei privati, delle aziende e dei cittadini”. Sostenere Comunità Nuova o altre realtà che condividono queste missioni significa “partecipare alla creazione di una società più civile e solidale”.
Brunetti spiega poi come cittadini e aziende possono offrire il loro supporto:
- Giornate aziendali di volontariato: si tratta di una delle iniziative di maggior successo in cui “ospitiamo le aziende in giornate di volontariato, durante le quali si svolgono, assieme, attività e lavori utili al centro, con una ricaduta diretta sul benessere delle persone”. Questo è un modo per “attuare forme di incontro e per vincere il pregiudizio e lo stigma che la tossicodipendenza porta con sé”.
- Opportunità di reinserimento: un altro modo molto importante è rappresentato “dalla possibilità di proporre e offrire delle opportunità di reinserimento lavorativo”. Quello del reinserimento è un “punto sul quale siamo particolarmente attenti nelle fasi conclusive del percorso”, cercando “contatti e dei legami per poter dare delle opportunità concrete che consentano di mettere a frutto tutto il lavoro che è stato fatto per costruire un nuovo stile di vita”.
In generale per privati e cittadini è possibile sostenere Comunità Nuova Onlus tramite donazioni su conto corrente bancario o postale.
Per maggiori informazioni e per proseguire la conoscenza di Centro Diurno Azimuth di Comunità Nuova Onlus vai al sito

Leggi e guarda tutte le puntate di Impact Bridges
la prima puntata di Impact Bridges dedicata a RECUP, l’Associazione di Promozione Sociale attiva contro lo spreco alimentare.
la seconda puntata che affronta i temi della formazione scientifica in paesi in via di sviluppo con SeedScience: seminare scienza
la terza puntata con i progetti e le azioni, i progetti educativi, culturali e di supporto psicologico per i detenuti di Liberi Dentro.
la quarta puntata dedicata a Tech7 e alle attività di formazione al digitale e integrazione dei ragazzi del quartiere San Siro di Milano
la quinta puntata dove si mostra come RigeneraMI opera per il recupero e la rigenerazione di vecchi pc e dispositivi elettronici per contrastare il digital divide e promuovere la sostenibilità
la sesta puntata dedicata a Eufemia Emporio e Bistrot, quando Impact Bridges è arrivata nel cuore di Affori a Milano per passare una giornata nella Cooperativa sociale e nello spazio polifunzionale dedicati agli obiettivi dell’agro-ecologica e dell’inclusione lavorativa per persone svantaggiate
la settima puntata dedicata a ZeroPerCento cooperativa con sede a Milano Certosa che supporta persone con disabilità psichica e cognitiva con un metodo basato sul lavoro di qualità che si traduce nell’fferta di servizi di catering, di logistica e di welfare aziendale per il mondo corporate.
Per conoscere meglio Impact Bridges e Atacama
Che cos’è Impact Bridges, un progetto per costruire un ponte verso inclusione e sostenibilità.
Chi è Atacama, il valore dell’impresa sociale,







