Normative

Reporting standard sulla sostenibilità EFRAG: la contestazione delle imprese tedesche e francesi

In una lettera alla Commissione Europea, AFEP, l’associazione francese delle grandi imprese e Deutsches Aktieninstitut, l’associazione delle imprese tedesche quotate, hanno sollevato una serie di perplessità sul testo proposto dall’EFRAG (European Financial Reporting Advisory Group) a cui è stato affidato il compito di redigere la proposta di standard europeo per il sustainibility reporting

11 Mag 2022

Sergio Fumagalli

Senior Partner P4I, Team leader sostenibilità

Sergio Fumagalli, Senior Partner P4I, Team leader sostenibilità

Il reporting sulla sostenibilità (ESG) sta diventando un tema ineludibile per le imprese per ragioni di compliance normativa, di relazioni con i consumatori e con i committenti e, infine, anche di natura finanziaria, perché i temi ESG influenzano l’accesso al credito e al capitale finanziario.

L’Unione Europea è impegnata a regolamentare nel suo complesso il mondo ESG, definendo le regole del gioco e riducendo gli spazi per il cosiddetto greenwashing. E’, infatti, attesa a breve la nuova direttiva EU CSRD (Corporate Sustainibility Reporting Directive) che modifica le regole vigenti sul sustainibility reporting estendendo a un numero molto maggiore di imprese l’obbligo e definendone con maggiore precisione i contenuti e le modalità di controllo.

All’EFRAG il compito di redigere la proposta di standard europeo per il sustainibility reporting

In parallelo, la Commissione ha affidato all’EFRAG (European Financial Reporting Advisory Group) il compito di redigere la proposta di standard europeo per il sustainibility reporting, cioè la definizione delle regole che le imprese dovranno seguire nel redigere il Bilancio di sostenibilità. A questo scopo, presso l’EFRAG è stato costituito il Project Task Force on European Sustainability Reporting Standards (PTF-ESRS) che ha recentemente pubblicato una prima versione dello standard per la consultazione pubblica.

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La normativa vigente impone, sostanzialmente, di seguire, nella redazione della DNF (Dichiarazione Non Finanziaria, cioè il bilancio di sostenibilità) uno standard internazionalmente riconosciuto (GRI, SASB, TFCD, …). In futuro si dovrà fare riferimento allo standard che verrà approvato a partire dal documento in gestazione presso il PTF-ESRS.

Sustainability reporting: la reazione delle imprese francesi e tedesche

La materia è complessa e non è ambizione di questo articolo entrare nel merito della proposta. Sul tema, però, si è espresso un soggetto molto rilevante, composto da AFEP, l’associazione francese delle grandi imprese e da Deutsches Aktieninstitut, l’associazione delle imprese tedesche quotate. In una lettera alla Commissione Europea, vengono sollevate una serie di perplessità sul testo proposto che non mancheranno di generare un dibattito che è necessario e urgente, proprio per la rilevanza del tema e che sarebbe utile che trovasse eco anche in Italia.

Partendo da una affermazione netta relativa alla rilevanza del tema “sostenibilità”, AFEP e DA muovono i seguenti rilievi:

L’eccessiva complessità degli standard proposti mette a rischio la loro efficacia e la qualità dell’informazione offerta ai destinatari

A questo proposito le contestazioni sono di due tipi: da un lato PTS-ESFRS ha scelto di non partire da un approccio basato su principi ma di procedere alla redazione di 24 bozze di standard che includono circa 200 requisiti di rendicontazione e più di mille indicatori: alla fine sarà quasi impossibile per chiunque orientarsi nelle centinaia di pagine che conseguentemente le imprese dovranno produrre; dall’altro il processo di messa a punto degli standard si ritiene debba seguire l’approvazione della direttiva CSRD e non svilupparsi in parallelo, svuotando di significato il confronto sul quel testo normativo.

In sostanza: troppo dettaglio e troppa complessità non significano più rigore ma solo costi per le imprese senza un benefico vero per gli stakeholder

Gli standard EU metteranno la competitività delle imprese europee a rischio

Le bozze analizzate entrano in un dettaglio che obbliga le aziende a pubblicare informazioni commercialmente sensibili, garantendo un vantaggio competitivo alle imprese extra EU, non tenute a utilizzare questo standard, che avranno libero accesso a informazioni strategiche.

E’ essenziale considerare la dimensione internazionale del tema

Le due organizzazioni firmatarie, rappresentano imprese quotate o di grandi dimensioni che si confrontano inevitabilmente con una dimensione internazionale. Recentemente è stato costituito, dall’IFRS (International Financial Reporting Standard) foundation, lo ISSB (International Sustainibility Standard Board) che produrrà uno standard basato sulla materialità finanziaria che sarà la base di riferimento globale per il reporting di sostenibilità: lo standard europeo non deve discostarsi da quello, se non per gli aspetti cruciali di materialità d’impatto che verranno ritenuti essenziali in ossequio al principio di doppia materialità contenuto nella direttiva CSRD. Sostanzialmente significa partire dallo standard SASB, già oggi disponibile e già oggi basato su un approccio differenziato per settore industriale.

L’attenzione deve essere concentrata sui temi più urgenti

Oggi la priorità è concentrarsi sui temi inerenti il climate change. Poi sarà necessario allinearsi ai 14 indicatori contenuti nel Regolamento EU 2019/2088. Infine, potranno seguire gli altri temi. E’ essenziale procedere per priorità e in modo coordinato con il processo legislativo in corso.

Questi le principali criticità rilevati dai rappresentanti delle grandi imprese tedesche e francesi. Naturalmente si tratta del punto di vista di una parte, però di una parte importante su cui è opportuno riflettere.

L’enorme rilevanza che la sostenibilità sta assumendo a tutti i livelli corrisponde a un cambio di fase che deve essere enfatizzato e che la lettera citata coglie pienamente. L’impegno per la sostenibilità non può più essere ricondotto semplicemente alla buona volontà delle imprese ma è un obbligo di sistema, impegnativo per tutti: questo è ciò che motiva e giustifica un intervento normativo della EU che intende avere, rispetto alla transizione sostenibile, la medesima rilevanza che ha avuto il GDPR nella tutela dei dati personali in relazione alla trasformazione digitale.

Proprio per questa ragione, però, è essenziale che l’intervento legislativo tracci una strada efficace che possa essere un modello per l’intero pianeta. L’efficacia e l’applicabilità concreta, non una perfezione teorica astratta, saranno l’unica misura della bontà della legislazione e di tutti i provvedimenti connessi, inclusi gli standard di rendicontazione.

L’enfasi sulla materialità finanziaria, richiamata con forza dalla lettera alla Commissione, costituisce per le imprese un collegamento fondamentale fra la sostenibilità e la strategia di sviluppo e di gestione dei rischi di ciascuna di esse: costituire un nesso inscindibile fra queste due facce della medaglia del nostro futuro è l’unico modo per far sì che, su questo asse, siano dislocate dalle imprese le ingenti risorse finanziarie, organizzative e commerciali necessarie per raggiungere gli ambiziosi obiettivi di neutralità carbonica, di tutela ambientale e di sostenibilità sociale, posti dall’ONU, che devono garantire il futuro del pianeta.

Senza questo allineamento, si rischia di confinare l’impegno delle imprese per la sostenibilità all’interno dei budget, inevitabilmente limitati, della Corporate Social Responsibility, cioè molto al di sotto dei livelli necessari per raggiungere gli obiettivi posti.

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