Prassi

I manager della sostenibilità: una nuova prassi di riferimento UNI

L’Ente italiano di Normazione, Intertek, Confassociazioni e CSR Manager Network varano la prassi di riferimento UNI/PdR 109 che regolamenta conoscenze e competenze dei professionisti della sostenibilità sopperendo così alla attuale mancanza di una normativa dedicata

18 Ago 2021

L’ESG e tutto ciò che attiene ai temi della sostenibilità sociale, economica e ambientale è ormai al centro delle politiche industriali nazionali ed europee tanto che le organizzazioni sono in dovere di attenervisi nell’ambito della pianificazione delle proprie attività e strategie. Di conseguenza, le conoscenze, abilità e competenze dei professionisti che operano in questo settore saranno sempre più richieste dal mercato del lavoro.
Al fine promuovere una maggiore consapevolezza sulle professioni che si focalizzano sulla sostenibilità e per offrire uno strumento utile a livello nazionale per la definizione delle caratteristiche proprie di queste figure professionali, l’Ente italiano di Normazione UNI, l’ente di certificazione Intertek, Confassociazioni, e CSR Manager Network, associazione italiana che promuove la professionalità dei responsabili aziendali della CSR e diffonde la cultura della sostenibilità, hanno pubblicato la Prassi di riferimento UNI/PdR 109 “Attività professionali non regolamentate: profili professionali nell’ambito della sostenibilità”.

In gergo, per “prassi” si intende una tipologia di documento para-normativo nazionale che va nella direzione auspicata di trasferimento dell’innovazione e di preparazione dei contesti di sviluppo per le future attività di normazione, fornendo una risposta tempestiva a una società in cambiamento. In questo caso specifico, partendo da una identificazione dei compiti e delle attività specifiche di ciascuna figura professionale, la prassi ne definisce i requisiti in termini di conoscenza, abilità, autonomia e responsabilità identificando le capacità personali attese, in coerenza con il Quadro Nazionale delle Qualificazioni (QNQ). Tali requisiti sono inoltre espressi in maniera tale da agevolare e contribuire a rendere omogenei e trasparenti, per quanto possibile, i relativi processi di valutazione della conformità.

Certificare i promotori di ogni approccio sostenibile

La suddetta Prassi si suddivide in una parte 1 (UNI/PdR 109.1:2021) che definisce i requisiti relativi all’attività professionale del Sustainability Manager e Sustainability Practitioner: il professionista che svolge attività di gestione a livello manageriale della sostenibilità in azienda e della responsabilità sociale d’impresa e del professionista che sviluppa e gestisce a livello operativo la sostenibilità. La parte 2 (UNI/PdR 109.2:2021) definisce invece i requisiti relativi all’attività professionale del Sustainability & CSR Auditor, SDG Action Manager, SDG User, che svolge attività di audit nell’ambito della sostenibilità e della responsabilità sociale d’impresa, gestione degli obiettivi SDGs in strutture organizzative, aspetti di gestione e attività quotidiane dei cittadini correlate agli SDGs non correlate a specifiche attività professionali.

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“Questo documento normativo valorizza, e conferma, attraverso la certificazione di terza parte, i professionisti della sostenibilità – commenta  Franco Fontana di Intertek Italia, Project leader della prassi UNI che continua – “Non esistono però solo i professionisti, i manager o gli auditor, vi sono anche studenti, cittadini, e persone che all’interno delle aziende rivestono un ruolo fondamentale nella sostenibilità, pur non avendo un ruolo manageriale. Ecco perché abbiamo inserito anche il principio delle conoscenze di base e quindi della certificazione User: proprio per valorizzare anche il loro contributo verso l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile”.

Stefania Bertolini, Segretario Generale CSR Manager Network aggiunge “Con l’attuale crescita esponenziale dell’interesse nei confronti della sostenibilità, sentiamo ancora più urgente la necessità di una chiara definizione delle competenze che occorrono a queste figure per essere efficaci nei processi di integrazione della sostenibilità nel business. E non solo per dare un perimetro a chi già opera in questa funzione, ma anche per agevolare i percorsi di crescita e la riconoscibilità dei profili più junior che sempre più numerosi si affacciano in questo ambito”.

Immagine fornita da Shutterstock

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