Europa

EU Green Taxonomy: il “peso” delle parole tra scienza, politica e finanza

Il dibattito sulla tassonomia verde dell’Unione Europea mette in evidenza le difficoltà di raggiungere una sintesi tra visioni del futuro contrastanti ma rappresenta anche un segnale per un confronto sulle prospettive di una transizione e una trasformazione in grado di unire scenari energetici, industriali, climatici e sociali

22 Gen 2022

Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it e Direttore testate verticali Network Digital360

Immagine: European Commission EEFIG Taxonomy and Tagging

Il modo con cui “chiamiamo” le “cose” ci dice tanto di come vediamo e viviamo quelle stesse “cose” nella nostra vita, sociale ed economica. Il fatto che termini come nucleare e gas naturale entrino nella Tassonomia verde europea ha un significato che non si ferma alla compilazione di un documento ufficiale di riferimento per il raggiungimento degli obiettivi fissati dal Green Deal, ma è una decisione che investe aspetti sociali, culturali e ovviamente economici e industriali. Dunque, una scelta molto rilevante per il mondo ESG.

Da dove arriva questo confronto su EU Green Taxonomy

Il livello di attenzione sull’EU Green Taxonomy sino al 31 dicembre 2021 scorso era limitato, si potrebbe dire, agli addetti ai lavori. Con la fine dello scorso anno, dalla Commissione europea è arrivata una proposta legislativa che prende in considerazione la necessità di includere, con una serie di riserve e di condizioni, la produzione di energia nucleare e il gas naturale nell’ambito delle soluzioni energetiche o delle tecnologie green. In altre parole (e con qualche semplificazione) questa proposta permette di comprendere nella visione progettuale del futuro energetico verde del continente europeo forme di energie molto discusse accanto a forme di energia indiscutibilmente verdi come idroelettrico, eolico, solare, mareomotrice, biomasse.

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Per quali ragioni si è acceso il dibattito sulla Tassonomia verde europea

Certamente sono tante le ragioni che stanno alla base di questa proposta, ancora una volta per semplificare ne osserviamo in particolare tre:

  1. Le prospettive più volte evidenziate di una innovazione scientifica e tecnologica che rende determinate tecnologie più sicure rispetto al passato, come nel caso del nucleare di quarta generazione
  2. La pressione politica che arriva dalla corrispondente pressione di una crisi energetica che sta mettendo in ginocchio tante imprese in Europa. Una situazione che mette in evidenza le debolezze di un sistema energetico e industriale che dipende in modo molto rilevante da combustibili fossili senza i quali lo sviluppo, così come è stato concepito sino ad oggi, non è al momento sostenibile. In questa prospettiva la politica rivendica (anche alla luce della precedente considerazione) la possibilità di aprire tutti i possibili scenari, anche quelli che non fanno naturalmente parte di uno scenario green.
  3. Il terzo punto è a sua volta nel significato di un’altra parola fondamentale: transizione. Come rendiamo sostenibile l’attuale sviluppo economico nella prospettiva di un Net Zero dell’economia europea per il 2050 se nel frattempo il ruolo delle energie rinnovabili non è sufficiente per sostituire il ruolo dei combustibili fossili più “inquinanti”? Ed è forse il terzo punto quello più “sfidante”, più tecnologico e più politico, con una serie di temi: il nucleare più sicuro (quarta generazione) e gas naturale possono servire per fare da “ponte” verso il Net Zero 2050? Quanto è importante disporre di una capacità previsionale che permetta di inserire nello scenario dei prossimi anni la capacità far crescere la quota dell’energia più pulita che esiste, vale a dire il risparmio di energia. E come possiamo misurare gli effetti dell’evoluzione dei comportamenti, dei bisogni, della riduzione degli sprechi e della trasformazione industriale nei prodotti, nei processi di produzione e nelle relazione tra imprese e clienti che si è messa in moto in modo significativo? Questo è un punto chiave sul quale la sfida è tutta nella capacità di sfruttare le potenzialità del digitale nel permettere di arrivare a questa conoscenza.

Il rapporto tra EU Green Taxonomy e Finanza sostenibile

Va detto subito che il dibattito è veramente aperto e che la proposta del 31 dicembre della Commissione europea e che questa proposta di estendere la tassonomia verde europea a nucleare e gas naturale dovrà passare al vaglio del Consiglio per arrivare poi a un confronto nell’ambito del Parlamento Europeo e l’orizzonte per questo percorso è di circa sei mesi. Un orizzonte certamente non lunghissimo ma sufficiente per permettere a questo confronto di arricchirsi di evidenze scientifiche, non solo nella prospettiva di una visione favorevole o contraria a gas e nucleare ma nella prospettiva di disegnare e ipotizzare scientificamente prospettive di transizione che uniscano scenari energetici, industriali, climatici e sociali.

Al momento, lo scenario è definito da una serie di obiettivi che sono appunto gli obiettivi climatici ed energetici che a livello europeo fissano una riduzione delle emissioni del 55% entro il 2030 e un azzeramento al 2050. Ci sono una serie di piani che hanno lo scopo di stimolare e sostenere questo percorso tra cui ovviamente il Green Deal, programmi più specifici per determinati settori come il Fit for 55% per il mondo dell’automotive, della mobilità e del building e l’Action plan on sustainable finance a cui è affidato il compito di creare e indirizzare risorse finanziare espressamente orientate a limitare l’impatto ambientale dello sviluppo economico.

Il ruolo della finanza nel sostenere questa trasformazione è stato sancito anche in occasione del COP26 di Glasgow, sia nel Glasgow Climate Pact sia nei tanti annunci e iniziative finanziarie che anno caratterizzato questa conferenza delle parti.

Immagine: European Commission EEFIG Taxonomy and Tagging (Fonte  EEFIG European Commission)

I criteri di sostenibilità della Taxonomy Regulation

A fronte di uno scenario in cui sono chiari gli obiettivi nello sviluppo energetico, economico e sociale dell’Europa, in cui il ruolo della finanza in generale è stato più volte confermato dalle tante iniziative che anno punteggiato anche gli annunci di questi ultimi mesi post COP26 ecco che il tema delle parole e della classificazione ufficiale di ciò che rientra in una categoria verde o ciò che ne resta fuori ha un impatto fondamentale anche a livello di scelte di investimento.

Ricordiamo che la Taxonomy regulation dell’UE è stato pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea il 22 giugno 2020 ed è entrata in vigore il 12 luglio 2020. Il regolamento pone le basi per quella che deve essere una tassonomia che fissa le condizioni fondamentali in base alle quali un’attività economica può essere qualificata come sostenibile dal punto di vista ambientale. Per ottenere la “patente” di sostenibilità, una attività deve raggiungere i sei obiettivi ambientali a loro volta stabiliti nella tassonomia:

  1. Mitigazione del cambiamento climatico
  2. Adattamento ai cambiamenti climatici
  3. L’uso sostenibile e la protezione delle acque e delle risorse marine
  4. La transizione verso un’economia circolare
  5. Prevenzione e controllo dell’inquinamento
  6. Tutela e ripristino della biodiversità e degli ecosistemi

Dunque per essere sostenibile o compatibile con uno sviluppo ambientale, una attività economica deve contribuire ad almeno uno di questi obiettivi e deve dimostrare di non produrre effetti negativi sugli altri sotto tutti gli aspetti. In questo senso, la tassonomia europea prevede i criteri per uno screening delle attività sostenibili.

L’importanza delle parole e della tassonomia per la finanza, per l’economia e per i cittadini

Il valore di questo dibattito sulla EU Green Taxonomy sta nel fatto che può portare il confronto sulla visione della trasformazione energetica e sociale del nostro continente per i prossimi anni. Il confronto sull’introduzione del nucleare e del gas naturale nella Tassonomia verde europea non può non essere messo in relazione con la visione di una trasformazione sociale nel continente europeo, nell’evoluzione verso i consumi, nel rapporto più consapevole verso le risorse, nella capacità dei singoli paesi di accelerare nello sviluppo delle rinnovabili. Accanto a un impatto sulle scelte del mondo delle imprese e nelle scelte della finanza che può sostenere certe accelerazioni o favorirne altre.

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