CSRD, meno burocrazia con i nuovi standard ESRS UE
La Commissione europea come gia anticipato nel servizio sulla revisione ESRS compie un nuovo passo nel percorso di semplificazione della normativa sulla sostenibilità. Il 3 luglio ha infatti adottato la versione rivista degli European Sustainability Reporting Standards (ESRS), gli standard che disciplinano le informazioni ambientali, sociali e di governance ESG richieste alle imprese nell’ambito della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD). Contestualmente è stato adottato anche un nuovo standard volontario di rendicontazione destinato alle imprese di dimensioni più contenute. L’obiettivo dichiarato è ridurre il carico amministrativo per le aziende europee mantenendo elevata – nei limiti di un nuovo approccio – la qualità delle informazioni messe a disposizione di investitori, istituzioni finanziarie e altri stakeholder.
La revisione rappresenta uno degli interventi più significativi del pacchetto Omnibus I, con cui Bruxelles sta cercando di rendere più proporzionati gli obblighi normativi che negli ultimi anni hanno accompagnato la transizione verso un’economia più sostenibile. La Commissione sottolinea infatti che la competitività delle imprese europee passa anche attraverso una regolazione più semplice, capace di evitare costi amministrativi eccessivi senza rinunciare alla trasparenza sui temi ESG.
Cosa cambia con i nuovi ESRS
La principale novità riguarda una razionalizzazione degli obblighi di reporting. I nuovi standard riducono di oltre il 60% i datapoint obbligatori e di oltre il 70% il numero complessivo delle informazioni che le imprese potranno essere chiamate a rendicontare. La Commissione stima che questa revisione consentirà di diminuire di oltre il 30% i costi di rendicontazione sostenuti da ciascuna azienda, contribuendo all’obiettivo europeo di ridurre del 25% gli oneri amministrativi derivanti dalla normativa.
La semplificazione non consiste soltanto in una riduzione quantitativa delle informazioni richieste. Gli standard sono stati anche riscritti per risultare più chiari, eliminare ridondanze, introdurre maggiore flessibilità applicativa e semplificare numerosi processi di raccolta e presentazione dei dati. L’intenzione è permettere alle imprese di concentrarsi sugli aspetti realmente rilevanti dal punto di vista della sostenibilità, evitando attività documentali considerate eccessivamente onerose o poco utili ai fini decisionali.
Il collegamento con la riforma della CSRD
L’aggiornamento degli ESRS si inserisce nel più ampio processo di revisione della Corporate Sustainability Reporting Directive avviato attraverso il pacchetto Omnibus I. La riforma ha già modificato l’ambito di applicazione della direttiva, restringendo il numero delle imprese soggette agli obblighi di rendicontazione e rinviando alcune delle scadenze previste nella versione originaria della normativa.
In questo contesto gli standard di rendicontazione dovevano necessariamente essere adeguati al nuovo quadro legislativo. I nuovi ESRS sono quindi progettati per essere coerenti con una platea più limitata di imprese obbligate alla rendicontazione, mantenendo però l’obiettivo di garantire informazioni comparabili e affidabili ai mercati finanziari.
Più attenzione alla materialità delle informazioni
Uno degli aspetti più significativi della revisione riguarda il tentativo di concentrare il reporting sugli elementi realmente materiali per ciascuna organizzazione. Piuttosto che richiedere un numero molto elevato di informazioni standardizzate, il nuovo approccio punta a valorizzare la doppia materialità, cioè l’analisi sia dell’impatto che le questioni ambientali e sociali hanno sull’impresa sia degli effetti che l’impresa produce sull’ambiente e sulla società.
Questo orientamento dovrebbe consentire alle aziende di costruire rendicontazioni più aderenti alla propria realtà operativa, limitando la produzione di informazioni poco significative e aumentando invece la qualità delle disclosure ritenute realmente utili da investitori e stakeholder.
Uno standard volontario per le imprese più piccole
Accanto agli ESRS rivisti, la Commissione ha adottato anche un nuovo standard volontario destinato alle imprese escluse dagli obblighi della CSRD, in particolare le piccole e medie imprese che continuano comunque a ricevere richieste di informazioni ESG da clienti, banche o grandi aziende appartenenti alla stessa filiera.
L’obiettivo è offrire un modello uniforme di rendicontazione che permetta a queste imprese di rispondere alle richieste del mercato senza dover predisporre questionari differenti per ciascun interlocutore commerciale. In questo modo si punta a ridurre anche il cosiddetto “effetto catena”, cioè il trasferimento degli oneri informativi dalle grandi imprese ai propri fornitori.
Come sono stati definiti i nuovi standard
La revisione degli ESRS nasce dal lavoro tecnico sviluppato da EFRAG, l’organismo europeo incaricato di elaborare gli standard di rendicontazione sulla sostenibilità. Le proposte sono state costruite sulla base delle osservazioni raccolte durante un ampio confronto con imprese, associazioni di categoria, investitori, revisori e altri soggetti interessati, attraverso consultazioni pubbliche svolte nel corso del 2025.
Successivamente la Commissione europea ha introdotto ulteriori modifiche con l’obiettivo di alleggerire ancora di più gli obblighi documentali, mantenendo però inalterati gli obiettivi di trasparenza previsti dalla direttiva.
Cosa significa per le imprese italiane
Per le aziende italiane interessate dalla CSRD il nuovo quadro normativo rappresenta una semplificazione importante, ma non un ridimensionamento dell’importanza della sostenibilità. Le informazioni ESG continueranno infatti a essere uno strumento essenziale per dialogare con investitori, istituti finanziari, clienti e partner industriali.
La vera novità consiste nel fatto che il reporting dovrà diventare meno burocratico e più strategico. Le imprese saranno chiamate a raccogliere un numero inferiore di dati, ma con maggiore attenzione alla qualità, alla rilevanza e alla capacità di rappresentare in modo credibile il proprio percorso di sostenibilità.
La revisione degli ESRS conferma quindi il cambio di approccio perseguito dalla Commissione europea: mantenere elevati gli obiettivi della transizione sostenibile, ma con un quadro regolatorio più proporzionato alle capacità organizzative delle imprese europee. La sostenibilità rimane un elemento centrale della competitività, ma viene accompagnata da un processo di semplificazione che punta a rendere gli obblighi di rendicontazione più efficaci, meno costosi e maggiormente focalizzati sulle informazioni che generano reale valore per il mercato.













Partecipa alla community