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Reindustrializzazione: sostenibilità come riduzione dei rischi di dipendenza strategica



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Il processo di reindustrializzazione in UE e USA sta passando a modelli più selettivi. Il report Capgemini su “Resurgence of manufacturing” mostra come la riduzione degli investimenti nominali non ostacola la ricerca di resilienza nelle supply chain e l’integrazione dell’AI puntando a garantire resilienza e competitività

Pubblicato il 3 giu 2026

Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it, EnergyUP.Tech e Agrifood.Tech



sostenibilità degli edifici e AI reindustrializzazione
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Punti chiave

  • La reindustrializzazione è mainstream: il 73% delle grandi aziende UE/USA ha una strategia; investimenti previsti calano da 4,7T$ (2025) a ~2,5T$ (2026), con focus su efficienza capitale.
  • Riconfigurazione delle supply chain: riduzione dell’esposizione alla Cina; maggiori investimenti in India, Vietnam, Messico, Canada; UE punta al friendshoring, USA al reshoring.
  • Tecnologia e competenze: Intelligenza artificiale, automazione e digital twin abilitano l’ottimizzazione produttiva; la carenza di talenti frena la scalabilità.
Riassunto generato con AI


Quando si sposta l’attenzione dai temi dell’innovazione a quelli della reindustrializzazione significa che non è un settore che sta cambiando ma una intera economia si sta ripensando. E oggi la reindustrializzazione è qualcosa di più di una tendenza consolidata nel panorama economico globale, è il modo di riconcepire alcune forma di sviluppo alla luce di una serie di trasformazioni (energetica, sociale, economica, comportamentale) che si intrecciano tra loro.

Le indicazioni che arrivano dal report di Capgemini  The resurgence of manufacturing: Reindustrialization strategies in Europe and the US” (consultabile e disponibile QUI n.d.r.) mostra il comportamento delle aziende europee e americane in relazione alla riorganizzazione delle capacità produttive e delle supply chain.

Il contesto naturalmente è il principale “responsabile” di alcune accelerazioni così come di alcune frenate, considerando la necessità delle imprese di avvicinare in alcuni case le capacità produttive ai mercati domestici o in generale di aumentare la capacità di affrontare variabili sempre più imprevedibili che incidono direttamente sulla competitività. Nello specifico il report di Capgemini ha coinvolto oltre 1200 dirigenti di aziende di 11 paesi (tra cui l’Italia) operanti in 13 settori diversi.

La reindustrializzazione diventa… mainstream

Tra i risultati del report emerge in modo oggi forse non così sorprendente come poteva accadere nel passato che la Reindustrializzazione viene considerata un concettto a livello mainstream:. Lo studio rivela che il 73% delle grandi aziende UE e USA dispone di una strategia di reindustrializzazione. Se non è già già presente è in via di definizione. Un dato che nel 2024 si fermava al 59%. Gli investimenti in reindustrializzazione saranno poi più selettivi nel prossimo triennio: dovrebbero in particolare subire una contrazione dai 4,7 trilioni di dollari del 2025 a quasi 2,5 trilioni nel 2026, in una tendenza che privilegia il pragmatismo nell’allocazione del capitale. Dal punto di vista geografico si prevedono percorsi regionali differenziati: con una preferenza per il reshoring negli USA e in UEW mentre il nearshoring rallenta. C’è poi da consioderare il fenomeno del Friendshoring che sembra essere in forte sviluppo in Europa continentale. In questo caso il dato parla di un 64% di aziende che privilegia strategie orientate verso paesi alleati dal punto di vista geopolitico o commerciale per ridurre i rischi di dipendenza strategica. In generale in ongi caso si registra un riposizionamento globale delle supply chain con una riduzione dell’esposizione verso la Cina, un aumento dell’attenzione e deglii investimenti verso India, Vietnam, Messico e Canada e con quasi l’85% delle aziende europee che investe nella manifattura statunitense allo scopo di godere di un accesso diretto al mercato.

Il ruolo chiave dell’Intelligenza artificiale nella reindustrializzazione

Intelligenza artificiale e automazione insieme rappresentano due fattori abilitanti determinanti: che convincono l’87% delle aziende pronte a investire in tecnologie produttive avanzate – tra cui intelligenza artificiale, automazione e digital twin. Ma il tema centrale per questa evoluzione resta quello delle competenze. La carenza di talenti nella manifattura avanzata, nell’automazione, nell’AI e nel digitale frena la scalabilità dei progetti di reindustrializzazione.

Controllo delle dipendenze critiche e redditività economica tra gli obiettivi della reindustrializzazione

Questa evoluzione indica un passaggio verso modelli operativi che mettono al centro il controllo delle dipendenze critiche e la redditività economica.

Verso un’efficienza di capitale sempre più selettiva

Un dato rilevante che arriva dallo studio riguarda la flessione degli investimenti pianificati: dai 4,7 trilioni di dollari stimati per il 2025, si prevede un calo a circa 2,5 trilioni di dollari nel 2026. Questo decremento non riflette una perdita di interesse, bensì una transizione verso un approccio più pragmatico e selettivo, mirato a modelli ad alta efficienza di capitale piuttosto che a un’espansione indiscriminata.

Geopolitica e riconfigurazione delle Supply Chain

Le decisioni aziendali sono oggi guidate dalla necessità di garantire l’accesso ai mercati e la resilienza delle catene di approvvigionamento, fattori considerati prioritari dall’86% delle imprese rispetto ai semplici risparmi sui costi a breve termine. Per limitare i rischi, le aziende stanno adottando strategie ibride che combinano produzione domestica, nearshoring e friendshoring.

Quali sono le principali differenza tra UE e USA sulla reindustrializzazione

L’approccio alla reindustrializzazione varia sensibilmente tra le due sponde dell’Atlantico in funzione non solo degli obiettivi aziendali ma della stessa esposizione ai rischi che più incidono nella scelta di rivedere le strategie industriali.

  • Negli Stati Uniti, il reshoring ha subito un’accelerazione, coinvolgendo il 48% delle aziende rispetto al 30% dell’anno precedente.
  • In Europa, si registra una forte propensione verso il friendshoring (citato dal 64% delle aziende), ovvero il trasferimento della produzione verso paesi alleati geopoliticamente, mentre il reshoring cresce in modo più moderato a causa di pressioni strutturali sui costi e complessità normative.

Il ruolo dell’Intelligenza Artificiale

L’innovazione tecnologica è il motore che permette di compensare i costi di produzione più elevati nei mercati domestici. L’87% delle aziende prevede di investire in AI, automazione e digital twin per ottimizzare i propri processi industriali.

L’AI, inclusa quella generativa e agentica, viene impiegata in ambiti critici come la pianificazione della produzione, la modellazione dei rischi della supply chain e la selezione strategica delle localizzazioni produttive. Queste tecnologie consentono di prendere decisioni più rapide e informate, migliorando l’efficienza operativa complessiva.

Sfide e competenze per il futuro

Nonostante si abbia una concreta disponibilità di soluzioni tecnologiche, la carenza di talenti rimane uno dei principali ostacoli alla scalabilità dei progetti di reindustrializzazione. Le aziende lamentano una mancanza di figure specializzate in ingegneria manifatturiera avanzata, automazione e tecnologie digitali, rendendo fondamentale l’allineamento tra investimenti tecnologici e strategie di formazione del personale.

L’impatto di questa trasformazione è particolarmente evidente nei settori ad alta intensità manifatturiera e rilevanza strategica, quali: aerospazio e difesa; Automotive; Elettronica e Semiconduttori

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