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Sostenibilità e governance, le aziende italiane accelerano

I dati dell’Osservatorio Altis-CSR Manager Network: nel nostro Paese le imprese raggiungono livelli di eccellenza nel panorama europeo per la presenza di comitati sull’Esg in seno ai Consigli d’amministrazione. Ma c’è ancora da lavorare sulle competenze nei board e sulle task force manageriali dedicate ai temi socio-ambientali

Pubblicato il 13 Set 2023

altis

Nelle aziende italiane la sostenibilità è sempre più integrata nella governance aziendale, con punte di eccellenza a livello europeo. Il panorama nazionale mette in evidenza la presenza di molte imprese che hanno assegnato a un comitato in seno al consiglio d’amministrazione le deleghe alle tematiche di sostenibilità, e il fatto che le aziende italiane diano sempre più spazio agli aspetti di sostenibilità negli schemi di remunerazione.

Analizzando gli aspetti che evidenziano più criticità, d’altro canto, emerge che siano ancora in divenire la diffusione delle competenze di sostenibilità all’interno dei board quella delle task force manageriali dedicate ai temi socio-ambientali. Sono queste, in sintesi, le principali evidenze che emergono dalla quarta edizione dell’osservatorio “Governance della sostenibilità” realizzato da Altis e CSR Manager Network, che mette a confronto le aziende quotate nel listino Ftse-Mib in Italia con quelle quotate in Francia, Germania, Regno Unito e Spagna in listini paragonabili.

Il boom dei comitati di sostenibilità

Secondo i dati dell’osservatorio l’Italia si afferma nel panorama europeo nell’integrazione della sostenibilità nelle strutture di governance aziendale. 35 aziende su 40 – pari all’87,5% del totale contro il 72,5% in Francia, il 65% in Uk, il 40% in Spagna e il 13,3% in Germania – hanno assegnato a un comitato all’interno del Cda il compito di presidiare i temi di sostenibilità.

Una parte consistente delle aziende italiane ha scelto così di creare un comitato con esplicita delega alla sostenibilità, spesso associata ad altre deleghe, mentre all’estero è frequente la presenza di comitati dedicati esclusivamente ai temi socio-ambientali. Si tratta, per il nostro Paese, di comitati generalmente composti da 4 membri del CdA, di cui 3 indipendenti, che spesso assumono anche una funzione di indirizzo e impostazione, mentre il board si limita a un approccio di controllo.

Remunerazioni variabili in base agli aspetti ESG

Dall’osservatorio emerge inoltre che le imprese italiane diano uno spazio crescente all’ESG negli schemi di remunerazione dei vertici aziendali. “Se nel 2017 solo il 40,0% delle aziende del Ftse-Mib legava la componente variabile della remunerazione dei vertici aziendali a obiettivi di sostenibilità – spiega il report – oggi il 62,5% delle aziende, 25 su 40, adotta questo genere di politica. L’Italia si accoda così alla Francia (87,5%), ma precede Spagna (48,6%), Germania (40%) e Regno Unito (35%).

Diverso il discorso sull’incidenza degli indicatori si sostenibilità sulla remunerazione, che rappresenta il 15% in media per gli esecutivi (invariata rispetto al 2017), e il 17% per gli Ad (in crescita rispetto al 12% del 2017). La media è in ogni caso inferiore al 20%, anche se in alcune situazioni la percentuale attiva a toccare il 35%.

Le competenze all’interno dei Cda

L’Italia raggiunge una buona posizione anche rispetto alla presenza di competenze sulla sostenibilità all’interno dei consigli di amministrazione, che può essere ravvisata nel 57,5% delle aziende, dove in media un consigliere su sei ha competenze specifiche. Ma i numeri crescono nelle realtà in cui esistono comitato di sostenibilità.

Per integrare le competenze sulla sostenibilità all’interno dei board si sono rivelati utili – spiega lo studio – i programmi di induction sui temi ESG, a cui hanno preso parte circa il 76% dei consigli d’amministrazione. Il 43,3% delle imprese ha affermato di prendere in considerazione l’esperienza professionale sviluppata negli anni attorno ai temi di sostenibilità – spiega il report – ma risultano importanti anche la formazione su temi socio-ambientali (30,0%) e le competenze tecnico-scientifiche (30,0%).

Il ruolo dei manager della sostenibilità

Sono ormai più di nove su dieci le aziende italiane in cui è presente un manager della sostenibilità, per una percentuale del 93,3%. “Il principale interlocutore interno è il comitato con deleghe alla sostenibilità”, spiega l’Osservatorio, aggiungendo che “con l’AD l’interazione avviene ogni sei-nove mesi per discutere di processi e rating, mentre è annuale l’appuntamento con il CdA”.

Tra le attività dei manager della sostenibilità hanno assunto importanza i processi di stakeholder management, spiega ancora la ricerca, in cui queste figure risultano essere quelle maggiormente coinvolte, e per le quali interagiscono spesso con il comitato e l’AD.

Su ESG Smart Data una selezione e una sintesi delle ricerche e delle analisi sul ruolo e sulle prospettive della sostenibilità per le imprese e per le pubbliche amministrazioni.

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