ETS e Piccoli emettitori

ETS e PMI quale ruolo per il RENAPE

Il Registro Nazionale Piccoli Emettitori (RENAPE) rappresenta un importante componente della normativa ambientale italiana, con l’obiettivo di tracciare e monitorare le emissioni provenienti dai piccoli impianti di produzione

Aggiornato il 27 Feb 2024

ETS E PMI: IL RUOLO DEL RENAPE PER I PICCOLI EMETTITORI

ETS e PMI: il contesto

L’Emission Trading System (ETS) è un meccanismo di mercato progettato per controllare e ridurre la quantità di emissioni di gas a effetto serra in Europa (nel caso specifico con l’EU ETS). L’approccio adottato con l’ETS prevede la creazione di un mercato a cui è affidato l’obiettivo di incentivare le imprese impegnate nella riduzione delle emissioni di gas serra in modo economicamente efficiente.

Più in generale l’ETS rappresenta uno degli strumenti che sono stati introdotti a livello globale per combattere il cambiamento climatico e promuovere la sostenibilità ambientale con il coinvolgimento delle imprese. Tra tutti gli ETS attivi, quello forse più noto e più attivo è esattamente quello implementato dall’Unione Europea, conosciuto come EU ETS (European Union Emission Trading System) che è operativo dal 2005. Con questo servizio ci focalizziamo in particolare sul rapporto tra ETS e PMI.

Come Funziona l’ETS in breve: il modello cap and trade

L’ETS stabilisce un limite massimo (cap) alle emissioni totali di gas serra che possono essere emesse dalle imprese partecipanti. Questo limite viene ridotto nel tempo, per garantire una diminuzione progressiva delle emissioni totali. Alle imprese vengono assegnate o vendute all’asta delle quote di emissione o EU Allowances o EUA. Ogni quota costituisce il diritto ad emettere una tonnellata di CO2 (o equivalente di altri gas serra). Le aziende sono autorizzate a emettere gas serra in ragione del livello delle quote assegnate o acquistate.

A fronte di questo contesto, le imprese che sono nella condizione di ridurre le loro emissioni – e ne producono di meno rispetto a quelle in loro possesso – possono accedere a un mercato (ETS) sul quale possono vendere le quote in eccesso. Nello stesso tempo le imprese che, per tante ragioni, non riescono a raggiungere i target di emissione definiti (quote assegnate o acquistate) possono acquistare quote aggiuntive direttamente da altre imprese oppure attraverso un meccanismo di asta.

Le differenze tra Quote di emissione e Crediti di emissione

Quote di emissione (o EU Allowances EUA) e Crediti di emissione si riferiscono a due concetti ben diversi, anche se sono entrambi strumenti utilizzati nell’ambito del Sistema europeo di scambio di quote di emissione di gas a effetto serra (EU ETS) per gestire le emissioni di CO2.

Nel momento in cui si parla di ETS (Emission Trading System) si intendono le Quote di emissione vale a dire le “quantità” di emissioni dirette per imprese che operano all’interno dell’UE. Nel caso dei Crediti di emissione si tratta di progetti di riduzione delle emissioni esterni all’UE, ovvero di attività che attengono e consentono la compensazione delle emissioni.

Le Quote di emissione o EU Allowances o EUA rappresentano il diritto di emettere una determinata quantità di CO2. Sono assegnate alle imprese in base ai loro livelli di emissione storici o a criteri specifici. Ciascuna impresa deve possedere abbastanza quote per coprire le proprie emissioni. Le quote possono essere acquistate, vendute; sono negoziate sul mercato primario (con una assegnazione iniziale) e sul mercato secondario (nella forma di scambi tra imprese). Lo scopo “materiale” dello strumento “Quota” è quello di dimostrare la conformità con i limiti di emissione.

I Certified Emission Reductions, CERs sono crediti di emissione che vengono generati attraverso progetti di riduzione delle emissioni in paesi non appartenenti all’UE, ad esempio, progetti di energia rinnovabile o riforestazione. Si tratta di strumenti utilizzati per compensare parte delle emissioni, sono crediti verificati e registrati che possono essere utilizzati in forma di restituzione annuale di quote. Anche questi sono negoziabili attraverso piattaforme di scambio o accordi bilaterali. E in questo modo le imprese possono utilizzare i crediti per soddisfare parte dei loro obblighi di emissione.

La compravendita di quote di emissione: come avvengono gli scambi

Il Sistema europeo di scambio di quote di emissioni di gas a effetto serra (EU ETS) è nato per agire primariamente nei settori industriali e nell’aviazione cercando di creare condizioni economicamente favorevoli per le imprese che si impegnano nella riduzione delle emissioni. Come già indicato le imprese virtuose con minori emissioni rispetto alle quote disponibili possono venderle. Le imprese “fuori quota” possono acquistarle. Ed è il mercato che determina il prezzo delle quote che vengono offerte e richieste sulla base dell’interazione tra domanda e offerta.

La volatilità del prezzo è influenzata da tanti fattori: naturalmente dalle performance delle imprese in relazione a tutte le attività che possono portare a una riduzione delle emissioni. Evidentemente se tutte le imprese riuscissero a emettere meno di quanto previsto con la distribuzione delle quote, l’offerta di quote in eccesso rispetto alla scarsità della domanda produrrebbe una riduzione nel valore delle quote stesse.

Tuttavia, accanto alle regole fisiologiche del mercato, ci sono fattori che possono concorrere a cambiare questi scenari. La necessità di una impresa di rispondere a un aumento di produzione, la richiesta sul piano politico di accelerare il percorso di riduzione delle emissioni, normative sulla rendicontazione di sostenibilità.

Le imprese coinvolte nel sistema EU ETS possono scambiare quote attraverso Operazioni Bilaterali tra due imprese che hanno raggiunto un accordo di compravendita oppure attraverso Operazioni di interscambio mediate da broker o banche. Le imprese possono fare riferimento a piattaforme di scambio che supportano gli utenti nella ricerca e nella negoziazione delle transazioni. In ogni caso le transazioni devono essere confermate attraverso il Registro delle transazioni. In Italia la prima piattaforma per lo scambio di quote di emissione è stata realizzata dal Gestore del Mercato Elettrico (GME).

Il meccanismo delle Aste per le quote di emissioni

La vendita o l’acquisto di quote di emissioni di CO2 possono essere svolti tramite un meccanismo di aste che permettono l’assegnazione delle quote di emissione valide per adempiere agli obblighi dello European Union Emissions Trading Scheme (EU ETS).

Il collocamento può essere a titolo gratuito, per le imprese che ne hanno diritto, mentre prevede un impegno economico per lo scambio delle emissioni che le imprese decidono di mettere a disposizione del mercato. Il meccanismo tramite asta riguarda il 50% delle quote European Union Allowances (EUA) commisurate all’adempimento di tutti gli obblighi di compensazione delle emissioni di tutti gli operatori che rientrano nell’ambito ETS a cui si aggiunge il 15% delle European Union Allowances Aviation (EUA A) relativo al segmento specifico dell’aviazione.

A livello europeo, le quote sono contabilizzate nel Registro unico dell’Unione europea. Si tratta di una banca dati elettronica che tiene traccia di tutti i passaggi di proprietà delle quote che consente agli operatori di compensare annualmente le proprie emissioni restituendo le quote agli Stati membri.

Nel caso dei Piccoli emettitori il rapporto tra ETS e PMI è gestito dal RENAPE

RENAPE, Registro Nazionale Piccoli Emettitori: che ruolo svolge nel rapporto ETS e PMI

Il Registro Nazionale Piccoli Emettitori (RENAPE) rappresenta un tassello importante della normativa ambientale italiana, con l’obiettivo di tracciare e monitorare le emissioni provenienti dai piccoli impianti di produzione. L’implementazione e l’iscrizione a questo registro non rappresenta solo un obbligo legale per molte aziende, ma costituisce una opportunità per migliorare sostenibilità ed efficienza operativa.

Il RENAPE è stato istituito con il Decreto Legislativo 13 marzo 2013, n.30, nella forma di uno strumento normativo che ha lo scopo di coinvolgere tutte le aziende italiane che emettono annualmente quantità di CO2 inferiori a 25.000 tonnellate, obbligandole ad una serie di adempimenti volti a monitorare e limitare l’impatto ambientale. In questo senso, rappresenta uno strumento che è chiamato a svolgere un ruolo chiave nella gestione e nel controllo delle emissioni di gas serra nel nostro Paese.

Il ruolo del RENAPE è destinato a diventare particolarmente importante anche in ragione del fatto che dal 31 ottobre 2023, la Commissione europea ha approvato una serie di regole in base alle quali i gestori di determinati impianti inquinanti dovranno preparare Piani di neutralità climatica al fine di poter ricevere le quote gratuite di ETS.
Nel registro RENAPE sono elencati tutti i Piccoli Emettitori esclusi dal Sistema per lo scambio di quote emissione di gas a effetto serra dell’UE (EU ETS). L’iscrizione nel RENAPE avviene d’ufficio, a cura del Comitato ETS.

Che cos’è il Comitato ETS

Il Comitato ETS rappresenta l’Autorità nazionale competente per l’attuazione dell’EU ETS e opera ai sensi del decreto legislativo 13 marzo 2013, n.30 e s.m.i., per l’attuazione della direttiva 2009/29/CE destinata alla gestione del sistema comunitario per lo scambio di quote di emissione di gas a effetto serra.

Al Comitato ETS è affidata la responsabilità della gestione e dell’attuazione del sistema di scambio delle quote di emissione di CO2, delle attività e dei progetti finalizzati alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra.

Il ruolo del Regolamento di esecuzione (UE) 2023/2441: Piani in materia di neutralità climatica

Il Regolamento di esecuzione (UE) 2023/2441 della Commissione (qui per visionare il testo del regolamento n.d.r.) stabilisce le modalità di applicazione della direttiva 2003/87/CE del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda il contenuto e il formato dei piani in materia di neutralità climatica.
Questo regolamento interessa in modo specifico i gestori di impianti industriali ed energetici i cui livelli di emissione di gas a effetto serra sono superiori all’80esimo percentile dei livelli di emissione di gas a effetto serra definiti nei parametri di riferimento di prodotto. Realtà che devono rispettare le condizioni di questo regolamento per beneficiare dell’assegnazione gratuita delle quote di emissioni.
In particolare poi i piani in materia di neutralità climatica dovranno essere predisposti entro il 1° maggio 2024 e dettagliare in modo chiaro i target di emissione per il 2025 e per ogni quinquennio successivo unitamente alla descrizione precisa delle strategie e delle misure che l’azienda intende mettere in campo per raggiungere – in modo credibile – questi risultati.

ETS e PMI: perché è importante conoscere il RENAPE

L’obiettivo principale del Registro Nazionale Piccoli Emettitori (RENAPE) è quello di monitorare, rendicontare e contribuire a ridurre le emissioni di gas serra o altri inquinanti da parte di piccoli emettitori. Il RENAPE nasce per contribuire agli sforzi nazionali o regionali di mitigazione dei cambiamenti climatici e di protezione dell’ambiente.

I piccoli emettitori sono tenuti a registrarsi e a fornire dettagli sull’entità, sulle attività svolte e sulle emissioni stimate o misurate. In particolare poi queste imprese hanno il compito di monitorare le proprie emissioni utilizzando metodologie approvate e a rendicontare periodicamente con un report annuale all’ISPRA.

Il RENAPE ha anche il compito di incentivare e stimolare il raggiungimento di obiettivi di riduzione delle emissioni con la definizione di limiti di emissione specifici in funzione della tipologia di piccoli emettitori, oltre ad identificare quei piccoli emettitori che possono essere più indicati per azioni di supporto e per incentivi finanziari che possano accelerare la riduzione delle loro emissioni. Gli incentivi possono concretizzarsi nella forma di finanziamenti per l’acquisto di CleanTech o nello sviluppo di Green Skill.

I meccanismi del RENAPE prevedono delle forme di verifica allo scopo di assicurare l’accuratezza dei dati riportati e valutare la compliance con le normative ambientali applicabili. Un approccio che ha alcune affinità con quello adottato per i rating ESG e che permette al RENAPE di rappresentare anche una fonte di best practices.

ETS e PMI: chi deve iscriversi al RENAPE e perché

Tutte le aziende che producono annualmente tra le 10.000 e le 25.000 tonnellate di CO2 sono tenute a iscriversi al RENAPE. In questo range di emissioni si colloca un numero importante di aziende che sono rappresentative di una percentuale rilevante del totale delle emissioni italiane.

L’iscrizione al RENAPE prevede la presentazione di una apposita domanda all’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Il termine ultimo per l’iscrizione è fissato al 31 marzo di ogni anno. (QUI per maggiori informazioni n.d.r.). L’ISPRA riceve e controlla le domande di iscrizione, verifica i report annuali delle emissioni forniti dalle aziende e applica eventuali sanzioni in caso di inadempimenti.

Per concludere, è utile ribadire che il RENAPE non costituisce un mero obbligo di compliance ma può rappresentare un’opportunità di crescita sostenibile per le piccole e medie imprese. Grazie all’iscrizione al Registro è possibile, infatti, accedere a fondi europei dedicati alla sostenibilità ambientale e alla riduzione delle emissioni.

Articolo originariamente pubblicato il 27 Feb 2024

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