Analisi

Materialità: parola chiave per comprendere il valore della sostenibilità

Il ruolo della materialità di impatto e della materialità finanziaria nella ridefinizione di strategie e modelli di business delle aziende per il raggiungimento di obiettivi di sostenibilità. L’analisi di Sergio Fumagalli, Senior Partner P4I, Team leader sostenibilità.

02 Feb 2022

Redazione ESG360

Sergio Fumagalli, Senior Partner P4I, Team leader sostenibilità

L’importanza della sostenibilità per qualsiasi attore, pubblico o privato, è da tempo fuori discussione. Nel mondo delle imprese appare sempre più evidente che nessuna realtà può dirsi esclusa, ovvero nessuno può “tirarsi fuori“: a ciascuno è chiesto di fare la propria parte.

Questo concetto, sebbene già chiaro da tempo, ha subìto una rilevante accelerazione e se nel passato poteva forse prevalere una percezione della sostenibilità come dovere e come una sorta di “impegno da subire“, adesso siamo in uno scenario in cui alla sustainability si associano, al contempo, nuove e concrete opportunità di sviluppo, ma anche nuovi rischi o, per essere più precisi, rischi che in passato potevano essere trascurati e che oggi invece devono essere considerati.

Qualunque sia il “motore” o l’acronimo che mette in moto questo process . ESG, DNF, tassonomia, SDG, Global Compact – si deve affrontare una importante trasformazione che è destinata a cambiare l’azienda e il suo rapporto con tutte le risorse di cui ha bisogno: dal personale alle materie prime alla supply chain. Si tratta di passare da un sistema economico che considera le risorse, non solo quelle ambientali, come infinite, alla creazione di un modello di sviluppo che si misura con risorse limitate.

E’ un cambiamento di scenario che vale per tutte le imprese in tutti i settori, seppure in modi e tempi diversi: da chi lavora e opera sulle materie prime, a chi si confronto con i limiti legati al suolo e alle terre da coltivare, alle realtà che si devono confrontare con i limiti legati allo spazio per costruire, o al consumo di acqua o di altre risorse primarie. Ma lo stesso vale anche per chi vive dei talenti che riesce a coinvolgere e della stabilità e soddisfazione del rapporto di lavoro per i quali deve affrontare grandi investimenti in formazione.

Il grande tema per le aziende è capire come affrontare questa sfida, ovvero come indirizzare e avviare una trasformazione che possa portare alla creazione di nuovo valore. ESG360 ha voluto affrontare questi temi con Sergio Fumagalli, Senior Partner P4I, Team leader sostenibilità.

Cosa vuol dire per le aziende trasformare la propria idea di sviluppo considerando di operare in un contesto a risorse limitate?

Vuol dire ripensare il valore dell’azienda. Il passaggio da un modello nato senza preoccuparsi dei limiti legati alla disponibilità di risorse a un modello che al contrario parte dal presupposto che la propria crescita passa anche dalla capacità di rispettare e rigenerare le risorse presuppone una serie di profondi cambiamenti. E sono cambiamenti che attengono ad aspetti del processo produttivo e distributivo, alla progettazione dei prodotti e dei servizi, al loro ciclo di vita e al rapporto continuo che deve essere mantenuto e gestito con i componenti dei prodotti stessi. Se un’azienda trascura di occuparsi di questi fattori corre un rischio molto importante per il proprio futuro.

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Quali sono i punti cardinali di questo passaggio?

Il punto di riferimento è nel concetto di Materialità. Per un passaggio all’azione che consenta di inquadrare in modo chiaro e preciso obiettivi e mezzi necessari per raggiungerli in chiave di strategia la parola chiave che va associata a sostenibilità è Materialità.

Cosa si intende per Materialità in relazione alla sostenibilità?

In generale la materialità indica la rilevanza di un certo tema per una determinata azienda. Per analisi di materialità si intende il processo volto ad analizzare e comprendere con chiarezza quali, tra tutti i temi relativi all’ambiente, al capitale umano, al capitale sociale, all’innovazione e alla governance aziendale che possono incidere sulla sostenibilità nel tempo del business aziendale  sono rilevanti per l’azienda, per poi pensare a cosa fare in merito ad essi.

Quali sono i punti di riferimento per la definizione dei temi materiali?

Possiamo dire che l’ONU, con la sua Agenda 2030 ha definito i temi materiali per lo sviluppo dell’umanità: i 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile ovvero gli SDG (come nella Figura 1). La CoP 26 che si è tenuta a Glasgow in ottobre ha cercato di tradurre gli SDGs in impegni per gli Stati.

Quando lo scenario si avvicina alla quotidianità delle imprese e non si considera più solo lo sviluppo dell’umanità, ma si guarda alle prospettive di ogni singola azienda, il riferimento agli SDGs rischia immediatamente di essere  percepito come “distante”  e astratto, soprattutto per le PMI.

L’analisi di materialità è il processo che consente di trasportare gli SDG e i grandi temi globali nella realtà di ogni singola impresa e della sua specifica capacità di generare valore.  In questo scenario è chiaro, per fare un esempio, che la valutazione del cambiamento climatico sugli oceani (obiettivo 14) impatta più su una azienda come Findus rispetto a una realtà come Barilla, ma non è sufficiente, anche a questo livello resta ancora troppo generico.

I 17 Sustainable Development Goals SDGs delle Nazioni Unite

Vediamo in dettaglio quali sono le caratteristiche e le tipologie di Materialità delle quali tenere conto?

Entrando nello specifico le materialità sono fondamentalmente due: la materialità di impatto e la materialità finanziaria. La proposta di una nuova Direttiva EU sul Sustainability Reporting (Non Financial Reporting, ovvero la Dichiarazione Non Finanziaria di cui al d.lgs. 254/2016), approvata dalla Commissione EU lo scorso aprile a ribadisce, nell’explanatory memorandum, la rilevanza del concetto di doppia materialità: “[…] the principle of double materiality, removing any ambiguity about the fact that companies should report information necessary to understand how sustainability matters affect them, and information necessary to understand the impact they have on people and the environment [..].

Cosa significa per le aziende?

Per quanto riguarda la Materialità finanziaria le aziende dovranno pubblicare, con lo stesso rigore formale del bilancio civilistico fiscale e della relazione di gestione, una serie di informazioni relative all’impatto della sostenibilità sul loro modello di business e sulle loro attività. Per quanto attiene alla Materialità di impatto dovranno provvedere a fornire informazioni su come la loro attività impatta sulle persone e sull’ambiente.

Spieghiamo meglio i due concetti

La materialità finanziaria attiene ai rischi e alle opportunità per l’azienda. Se anche qui vogliamo prendere un esempio possiamo immaginare che per la Tesla la domanda di mobilità sostenibile rappresenti una straordinaria opportunità; al contrario, se si guarda alle imprese impegnate nell’industria estrattiva, le aziende coinvolte vedranno con estrema preoccupazione il grande dibattito che ha portato anche con il recente Glasgow Climate Pact firmato a COP26 verso un percorso che prevede la riduzione e in prospettiva a eliminazione del carbone. In pratica: un tema finanziariamente materiale con molta probabilità avrà prima o poi una ricaduta sul bilancio civilistico fiscale dell’azienda, vale a dire sul conto economico e sullo stato patrimoniale. Chi per primo si pone il problema ha la possibilità di guidare la transizione, riducendo i rischi o trasformandoli in opportunità competitive, come, per l’appunto, ha fatto Tesla, senza che questo abbia fatto di Elon Musk un ambientalista anticapitalista.

In riferimento alla materialità di impatto, dovremo invece occuparci delle ricadute dirette ed indirette dell’attività aziendale sull’ambiente o sul rispetto dei diritti fondamentali. Le emissioni delle auto degli agenti commerciali di una azienda hanno un impatto sull’ambiente: passare da un parco di automobili diesel a uno basato su auto elettriche può contribuire al miglioramento complessivo, così come applicare protocolli e controlli alla supply chain per il rispetto dei diritti dei lavoratori riconosciuti dall’ILO (International Labour Organization), soprattutto in Paesi in cui non esistono leggi locali a tutela.

Materialità dunque anche come punto di riferimento per gli investitori?

Indubbiamente. Le performance delle aziende rispetto alla sostenibilità e, in particolare, ai temi finanziariamente materiali sono fondamentali per gli investitori. Molte analisi retrospettive mostrano una correlazione fra buoni indici ESG e buona profittabilità nel tempo. In questo senso, non c’è spazio per i furbi, non serve la pubblicità accattivante: la finanza guarda ai fatti e l’analisi di  materialità non è finalizzata al greewashing.

I temi riconducibili alla materialità di impatto hanno poi conseguenze anche sulla sostenibilità complessiva del nostro modello di sviluppo e stanno alla base della “licenza ad operare” delle imprese: se il nostro sistema economico dovesse collassare il futuro delle imprese e di noi stessi sarebbe a rischio e, se le imprese dovessero ignorare questi aspetti perderebbero in larga misura la loro legittimità.

Ma ci sono metriche e dimensioni che sono oggettivamente difficili da ricondurre a unità di misura standardizzati, come si procede?

Purtroppo questo ambito lascia ancora spazio per i furbi. Tolte, forse, alcune grandissime imprese, è oggettivamente difficile stabilire un rapporto diretto fra l’operato di una singola impresa e l’innalzamento della temperatura. Solo l’insieme dei comportamenti virtuosi di governi, imprese e cittadini consente di produrre un risultato. Quindi in queste situazioni il greenwashing, il dipingere la ciminiera di verde, rischia di continuare ad avere un proprio spazio.

Il riferimento a standard e a criteri di misurazione comuni e condivisi aiuterà a sottrarre la dichiarazione di sostenibilità a una certa genericità che impedisce di misurare davvero i fatti importanti e di confrontare comportamenti diversi.

Figura 2 – L’unione tra Materialità di impatto e Materialità finanziaria permettono di rappresentare in modo esaustivo l’impatto dell’azienda su società e ambiente, sul modello di business e sull’operatività unitamente alla materialità finanziaria.

Come si affrontano questi rischi?

A questo punto dobbiamo fare riferimento ai “rettangoli”. Il primo è quello che contiene tutti gli SDG (Figura 1) che però, come già si è accennato rischiano di essere molto generali e lontani dalla realtà delle imprese, soprattutto le PMI.

Il secondo rettangolo (Figura 2) prevede due componenti: una parte in blu e una in giallo, che racchiudono tutti i temi materiali per una azienda, ovvero la doppia materialità. All’interno della porzione blu vi saranno temi che riguardano l’impatto specifico dell’azienda su società e ambiente. Al rettangolo giallo è affidato il compito di rappresentare la materialità finanziaria cioè i temi che più impattano sul modello di business e sull’operatività di una specifica impresa.

Agire sui temi di materialità finanziaria significa allineare le strategie aziendali al nuovo scenario globale, cercando di trovare valore e profittabilità – e dunque sostenibilità dell’impresa – all’interno delle prospettive che la transizione sta delineando.

Agire sui temi di materialità d’impatto significa primariamente ridurre l’impatto del modello di business sulla sostenibilità complessiva del sistema economico, cioè dare il proprio contributo allo sforzo collettivo.

Ognuno sceglierà il mix adeguato per il proprio contesto ma certamente le risorse attivabili da riflessioni relative a temi di materialità finanziaria tenderanno ad avere la dimensione e l’ordine di grandezza dei profitti attesi, quelli di materialità d’impatto tenderanno ad avere la dimensione delle risorse disponibili e, nei casi migliori, dei risparmi ottenibili

Possiamo vedere qualche esempio?

L’industria automobilistica europea sino a qualche anno fa guidava incontrastata il mercato grazie anche alle performance dell’industria tedesca e non sono state le grandi imprese automobilistiche statunitensi a cambiare lo scenario competitivo, ma un nuovo attore, che ha proposto una visione dei prodotti in linea con un sentiment attento ai temi del climate change. Questo produttore ha iniziato a investire in auto elettriche, catturando l’immaginario collettivo e lucrando sui certificati verdi che i produttori tradizionali erano costretti dalle normative a comprare in grande quantità.

La sfida della sostenibilità, per le aziende, è dunque nel ripensamento del proprio modello di business e delle proprie strategie partendo dai temi della materialità finanziaria. Le aziende devono partire da qui, da una valutazione strategica delle conseguenze di medio termine dei temi della sostenibilità finanziariamente materiali sul modello di business e sulle strategie aziendali. Solo dopo questa riflessione sarà possibile concentrarsi sugli obblighi di rendicontazione, sui KPI rilevanti e porsi il problema della loro rilevazione e misurazione. E dunque capire l’impatto finanziario e misurare le risorse e i tempi necessari per la transizione.

In conclusione, si sta ripensando completamente il modello di business delle aziende in relazione a un cambiamento radicale nel rapporto tra le aziende e le risorse disponibili?

Si deve gestire un cambiamento di scenario epocale considerando che da sempre la cultura dell’umanità è tesa all’espansione: più terra, più sudditi, più risorse, più capacità militare e quindi più terra, più sudditi e così via. Nello stesso tempo le risorse necessarie per affrontare questo cambiamento sono a loro volta ingenti: solo allineando obiettivi di sostenibilità e obiettivi di business si creeranno i presupposti per mobilitare le risorse quantitativamente e qualitativamente adeguate. La determinazione nel concentrarsi sui temi di materialità finanziaria ha proprio questo scopo: mobilitare le risorse finanziarie, culturali e di creatività necessarie per la transizione sostenibile su obiettivi di redditività e di profitto che possano garantire gli ingentissimi investimenti necessari garantendo la continuità e la profittabilità delle imprese e del sistema economico e sociale nel medio periodo.

Infine, un piccolo corollario ai ragionamenti appena svolti: gli oneri necessari per la rendicontazione di sostenibilità (il bilancio di sostenibilità, la DNF) non sono l’obiettivo della transizione, ma solo uno strumento che rientra, peraltro, nell’evoluzione ordinaria del modo di fare impresa per rendere conto ai diversi stakeholder con standard di gestione, certificazioni, data protection, sicurezza e safety, regole di bilancio. L’obiettivo della transizione è il business non il reporting sul business.

Scambiare lo strumento per l’obiettivo può essere un abbaglio grave per tutti.

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