Bilanci

UCIMU e macchine utensili: obiettivi ESG richiedono più coinvolgimento, formalizzazione e comunicazione

Il tema della sostenibilità è divenuto centrale anche per l’industria di macchine utensili, robot e automazione e l’Associazione ha scelto di intraprendere una forte azione di sensibilizzazione delle sue associate in questa direzione

Aggiornato il 23 Feb 2023

La sostenibilità delle imprese produttrici di sistemi dedicati al mondo della manifattura rappresenta sempre più un asset fondamentale per abilitare e facilitare percorsi ESG presso le aziende clienti. Appurato di recente in Lombardia che la lotta al climate change non solo sia entrata prepotentemente nelle imprese del manifatturiero, ma ne stia influenzando le strategie e la governance con un approccio che non è più reattivo, ma di innovazione e orientamento allo sviluppo, oggi ci arriva un’ulteriore conferma rispetto alla relazione sempre più stretta tra transizione ecologica e trasformazione industriale. A fare proprie le sfide della sostenibilità ambientale, sociale e di governance è l’industria delle macchine utensili, robotica e automazione, un settore forte per l’Italia (fatturato oltre i 6 miliardi di euro) e molto variegato per tipologia di aziende, che possono essere di grandi dimensioni ma per lo più si tratta di PMI e microimprese.

La metà delle aziende con Marchio UCIMU dichiara di avere in programma, nel prossimo triennio, la pubblicazione di un Report di Sostenibilità (48%) e la redazione di un Piano Strategico (54%). Obiettivi di breve-medio periodo per le imprese del comparto sono: una maggiore formalizzazione di policy e processi e l’attuazione di iniziative di comunicazione mirata. E’ la principale evidenza scaturita dal primo Bilancio di Sostenibilità dedicato al settore delle macchine utensili, realizzato da UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE, l’associazione dei costruttori italiani di macchine utensili, robot e automazione, in collaborazione con ALTIS, Alta Scuola Impresa e Società dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, presentato nel corso di un incontro aperto alla partecipazione di imprese, mondo del credito, istituzioni e stampa.

Il primo Bilancio di sostenibilità del settore macchine utensili

Il Bilancio di Sostenibilità fa riferimento all’anno 2021 ed è stato redatto sulla base delle risposte al questionario indirizzato alle imprese associate con Marchio UCIMU. Il Marchio UCIMU Green and Blue Action è concesso alle imprese associate a UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE che pongono al centro del proprio operato l’attenzione verso la sostenibilità ambientale, sociale ed economica. In questo senso il Marchio UCIMU si fa interprete del nuovo approccio al business basato sui criteri ESG, sempre più determinanti per chi opera nel manifatturiero.

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Delle 66 imprese concessionarie del Marchio UCIMU hanno risposto 53. Il questionario di valutazione predisposto da UCIMU in collaborazione con ALTIS è stato costruito secondo un’analisi di materialità, focalizzando l’attenzione sugli ambiti di sostenibilità maggiormente influenzati dall’attività delle aziende del settore. In altre parole, le aree ESG oggetto di valutazione sono state scelte, a partire da 11 obiettivi dell’Agenda ONU 2030, perché più coerenti rispetto al business delle imprese della macchina utensile.

ESG e macchine utensili: l’attenzione c’è, mancano formalizzazione e strategie di filiera

In generale, dal Bilancio di Sostenibilità 2021 si evince che quasi tutte le imprese mostrano una forte attenzione a molti dei temi contenuti nei criteri ESG. Tuttavia, solo una piccola percentuale ha formalizzato degli obiettivi a riguardo: nonostante il 64% delle aziende abbia definito strategie e obiettivi, solo il 24% lo ha fatto in maniera formalizzata. La percentuale relativa alla gestione e monitoraggio dei percorsi sostenibili, seppur più alta (39% in modo formalizzato), rimane al di sotto della metà. D’altra parte, i risultati del Report mettono in luce la necessità per le imprese del settore di consolidare la loro attitudine a “comunicare la sostenibilità” attraverso l’implementazione di pratiche aziendali ad hoc.

Stella Gubelli, AD di ALTIS Advisory Srl Società Benefit, Spin-off dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha illustrato i contenuti e le principali evidenze emerse dallo studio: “Il progetto sviluppato con UCIMU vuole favorire nelle aziende associate l’avvio di percorsi di miglioramento basati su una valutazione ESG oggettiva e orientati agli ambiti di sostenibilità rilevanti per il settore. Crediamo sia, questo, il modo più efficace per accompagnare le imprese ad affrontare le sfide e cogliere le opportunità”.

Il settore eccelle nell’economia circolare, ma c’è molto da fare sulla riduzione delle emissioni

Per il settore delle macchine utensili, il tema dell’economia circolare (SDG 12) è un indiscusso ambito di eccellenza, tanto che il 62% delle imprese intervistate ha implementato best practices. Il 98% delle aziende esegue la raccolta differenziata dei rifiuti, il 76% ha definito i propri obiettivi in materia di riduzione degli scarti e dei rifiuti prodotti, il 50% si serve di materie prime provenienti da riciclo.

Dal punto di vista delle emissioni di anidride carbonica (SDG 13), le imprese del settore devono invece ancora configurare il loro operato. Solo il 33% delle rispondenti ha definito obiettivi legati alla riduzione della CO2 e, ancor meno, l’11% delle imprese ha formalizzato questi obiettivi in un documento ufficiale.

Solo il 9% delle aziende intervistate ha preso in considerazione lo sviluppo di azioni di compensazione i cui costi di realizzazione sarebbero decisamente contenuti, considerato il basso impatto ambientale che, per loro natura, hanno le imprese di questo settore.

Buoni gli investimenti sul capitale umano, ancora indietro su diversità e pari opportunità

In un settore ad alto contenuto di tecnologia e specializzazione, dove l’innovazione risulta centrale per la competitività dell’offerta, il capitale umano e, quindi, la formazione di qualità (SDG 4) dei collaboratori sono tra gli asset intangibili più importanti. Il 92% delle aziende dichiara di aver impostato o adottato un sistema di gestione per rispondere alle esigenze formative dei dipendenti. L’87% ha definito obiettivi formativi per i propri collaboratori, di questi più della metà (54%) sono obiettivi formalizzati. Inoltre, il 63% delle aziende dichiara di erogare formazione su competenze trasversali oltre che su materie tecniche e l’82% dichiara di aver adottato procedure di valutazione delle performance del personale.

Forte anche l’impegno delle aziende per lo sviluppo sostenibile del territorio e della comunità (SDG 11): il 68% delle imprese dimostra di essere consapevole del proprio ruolo di propulsore di crescita attraverso, ad esempio, l’erogazione di contributi economici a supporto di enti locali e dei giovani talenti.

Tra gli ambiti di miglioramento, quello relativo alla diversità e alle pari opportunità (SDG 5), rispetto al quale occorre lavorare sull’implementazione di politiche volte a una maggiore inclusività, sia delle presenze femminili, sia dei giovani, in un settore tradizionalmente maschile. Ad oggi la forza lavoro è prevalentemente di genere maschile (86%). I giovani rappresentano una parte davvero minimale rispetto al totale degli addetti: il 77% delle persone che operano nelle aziende del comparto ha più di 30 anni. Solo il 22% delle imprese dispone di una politica o di un comitato per la valorizzazione della diversità e per la promozione delle pari opportunità.

Detto questo, tra le buone pratiche adottate dalle aziende in tema di pari opportunità e diversità si contano l’implementazione di una policy più inclusiva, la creazione di asili nido aziendali e azioni di accompagnamento alla maternità.

Infine, occorre che le imprese investano maggiormente nella governance della sostenibilità (SDG 16) e nella formalizzazione delle proprie iniziative: infatti, solo il 30% comunica i temi ESG attraverso una sezione dedicata nel proprio sito e solo il 4% ha formalizzato questa procedura attraverso la stesura di un documento di rendicontazione quale è il Bilancio di Sostenibilità.

Innovazione al centro dell’economia sostenibile: le buone pratiche del settore macchine utensili

Nel campo dell’innovazione (SDG 9), dal digitale alla sicurezza informatica, le imprese sono fortemente orientate allo sviluppo di tecnologie innovative ed efficienti, in grado di ridurre lo spreco di risorse, favorire modelli di consumo più sostenibili e assicurare maggiore produttività alle aziende clienti. I risultati dell’indagine dimostrano che il 91% delle imprese ha definito una strategia o obiettivi futuri in materia di digitalizzazione, automazione e industria 4.0.

Tra le buone pratiche più diffuse vi è quella relativa allo sviluppo di progetti di digitalizzazione e di comunicazione con i prodotti installati per consentirne, in accordo con il cliente, il monitoraggio continuo e prevederne le esigenze di manutenzione. Tutto ciò significa, infatti, riduzione dei tempi di produzione e dei fermi macchina, oltre che corretto utilizzo delle risorse. Attività, queste, che contribuiscono al miglioramento della competitività dell’azienda.

Sul fronte della Ricerca e Sviluppo: il 72% delle aziende ha definito una strategia o obiettivi futuri orientati alla riduzione degli impatti ambientali dei prodotti. La quasi totalità delle intervistate assicura di servirsi dello strumento dell’etichettatura o di quello della formazione per istruire i clienti sul corretto utilizzo delle macchine (91%) e sullo smaltimento delle stesse a fine ciclo vita (72%).

UCIMU vicina alle imprese nella transizione

In definitiva, possiamo concludere che il comparto possiede una evidente consapevolezza e una molteplicità di buone pratiche in linea con i criteri ESG già presenti, che attendono però di essere trasformate in politiche, strategie e obiettivi futuri. La sfida del settore e dell’Associazione è dunque quella di sostenere le imprese nel trasformare l’impegno già presente in molti campi, in strategie.

“La sostenibilità è un campo estremamente proficuo per le aziende perché non solo permette di migliorare i rapporti con i propri stakeholder ma offre anche la possibilità di reinventarsi e allinearsi con lo scenario normativo europeo, il quale sottolinea l’importanza sempre maggiore della diffusione delle buone pratiche ESG” osserva Barbara Colombo, Presidente UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE.

“Nel comparto dei beni di investimento, – continua Colombo – UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE è la prima associazione, in Italia e in Europa, ad aver realizzato il Bilancio di sostenibilità di settore. Il prossimo step sarà quello di formalizzare questo processo ed estenderlo ad una platea di aziende più ampia. A tal fine UCIMU continuerà con l’attività di formazione e supporto alle associate avviata negli ultimi anni”, contribuendo ad aumentare la consapevolezza del settore e l’implementazione di iniziative future in ambito ESG.

Articolo originariamente pubblicato il 23 Feb 2023

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