I mercati volontari del carbonio (Voluntary Carbon Markets o VCM) rappresentano uno strumento fondamentale nella strategia climatica globale, in quanto permettono alle aziende di investire in progetti di riduzione o rimozione delle emissioni di gas serra su base volontaria. Secondo il report di Morgan Stanley Insitute for sustainability “Voluntary Carbon Market – Surveying current and future corporate participants” che ha coinvolto 225 aziende globali con ricavi superiori al miliardo di dollari, l’interesse per questi mercati è in crescita, sebbene le dinamiche stiano cambiando profondamente.
Che cosa comprende il Voluntary Carbon Market?
Prima di procedere con l’esame della ricerca è utle ricordare che il mercato volontario del carbonio comprende lo scambio di crediti di carbonio, gli accordi di acquisto diretto (offtake) per la riduzione o rimozione delle emissioni e i certificati di attributi ambientali (EAC).
Definizione di Crediti di Carbonio ed EAC
Un credito di carbonio è uno strumento che rappresenta una tonnellata metrica di emissioni di gas serra evitate, ridotte o rimosse. Gli EAC (Environmental Attribute Certificates), come i REC (Renewable Energy Certificates) negli Stati Uniti o i GoO (Guarantees of Origin) in Europa, certificano invece lo stato ambientale di un’unità di energia o di un’altra attività.
La differenza tra mercati volontari del carbonio e mercati di conformità
È importante distinguere questi mercati dai “mercati di conformità” o compliance markets, come ad esempio l’EU ETS, dove la partecipazione è imposta per legge; nel Voluntary Carbon Market le aziende scelgono di partecipare volontariamente per raggiungere i propri obiettivi di sostenibilità.
Da 2 miliardi di dollari nel 2021 a 500 milioni nel 2024, il mercato VCM registra un decisa riduzione dei volumi
Il mercato dei crediti di carbonio scambiati ha registrato un valore di poco superiore ai 500 milioni di dollari nel 2024, un calo rispetto ai picchi di oltre 2 miliardi del 2021, dovuto principalmente a una riduzione dei volumi. Tuttavia, altri segmenti mostrano una vitalità differente:
- Accordi di Offtake Diretto: Questi contratti per la rimozione del carbonio hanno visto una crescita decisa, raggiungendo un valore di mercato annuale di oltre 7 miliardi di dollari a novembre 2025.
- Certificati EAC Environmental Attribute Certificates: Il mercato dei Guarantees of Origin GoO europei ha raggiunto volumi di oltre 1.100 TWh nel 2024, con prezzi che fluttuano in base ai costi dell’energia.
- Partecipazione aziendale: Circa la metà delle aziende a grande capitalizzazione include i crediti di carbonio nei propri commenti relativi agli obiettivi di emissioni.
Strategie di decarbonizzazione e ruolo dei crediti
Le aziende non utilizzano i crediti di carbonio come unica soluzione. In media, gli acquirenti attuali e futuri prevedono di ottenere il 65% della loro decarbonizzazione all’interno della propria catena del valore (Scope 1, 2 e 3).

Il mix della decarbonizzazione aziendale
Secondo i dati emersi, le aziende prevedono la seguente suddivisione per raggiungere il net zero:
- 65% da azioni interne: 41% da interventi diretti e 24% da azioni lungo la supply chain.
- 28% da decarbonizzazione della rete elettrica o acquisto di EAC per lo Scope 2.
- 7% da rimozioni di carbonio per compensare le emissioni residue.
L’importanza dell’Insetting
Oltre l’85% degli acquirenti attuali pratica o sta considerando l’insetting. Questa pratica consiste in azioni intraprese all’interno della propria catena del valore per ridurre le emissioni, come il finanziamento di macchinari efficienti per i fornitori o progetti di riforestazione vicino ai siti di produzione.
Driver e rischi: cosa muove gli acquirenti?
Va poi precisato che il volume di crediti acquistati dalle aziende è influenzato da diversi fattori. Per il 32% degli acquirenti attuali, il progresso della propria strategia di decarbonizzazione interna è il driver principale. Per i futuri acquirenti, invece, il prezzo degli strumenti (24%) e i cambiamenti normativi o contabili (come quelli del GHG Protocol) sono i fattori più influenti.
La gestione del rischio reputazionale
Nonostante i benefici, quasi la metà degli acquirenti attuali considera la partecipazione al mercato del carbonio tra i principali rischi reputazionali. I rischi si dividono in:
- Rischio di progetto: Dubbi sulla credibilità dell’attività sottostante il credito.
- Rischio di rivendicazione (claim risk): Rischi legati a come l’azienda comunica l’uso dei crediti (es. dichiarazioni di “neutralità carbonica”).
Per la gestione di questi rischi e per la loro mitigazione l’approccio più comune è la creazione di un portafoglio diversificato di progetti, evitando di concentrare l’investimento in un’unica tipologia di credito.
Prospettive future e integrità del mercato
Lo scenario dei Voluntary Credit Market si sta spostando verso una maggiore qualità. Circa il 60% degli acquirenti ritiene che il prezzo dei crediti rifletta, almeno in parte, la qualità e il rischio del progetto. In questo contesto, etichette di integrità come il CCP (Core Carbon Principles) dell’ICVCM sono viste favorevolmente, sebbene la disponibilità di crediti etichettati sia ancora oggi limitata.
Inoltre, oltre il 75% degli acquirenti attuali e futuri intende far validare i propri obiettivi dalla Science Based Targets initiative (SBTi), segnale di una volontà di allineare i crediti di carbonio a rigorosi standard scientifici.
Mercato Volontari del Carbonio: benefici e ostacoli per l’ESG
Il rapporto tra voluntary carbon market ed ESG è diventato più stretto negli ultimi anni, soprattutto perché le imprese sono chiamate a dimostrare in modo sempre più credibile come affrontano il tema climatico dentro le proprie strategie di sostenibilità. Il mercato volontario dei crediti di carbonio consente infatti alle aziende di finanziare progetti che riducono o rimuovono emissioni, ma il suo ruolo, oggi, non può più essere letto come una scorciatoia alla decarbonizzazione.
La logica più matura è questa: nel framework ESG, i crediti di carbonio possono avere un senso solo se affiancano, e non sostituiscono, la riduzione delle emissioni lungo la catena del valore. La Science Based Targets initiative insiste proprio su questo punto, chiarendo che le imprese devono prima abbattere le proprie emissioni Scope 1, 2 e 3 e, solo in parallelo, possono sostenere azioni climatiche “oltre la catena del valore”, il cosiddetto Beyond Value Chain Mitigation.
ESG come leva finanziaria per i progetti climatici
In questa prospettiva, il carbon credit market diventa una leva potenzialmente utile dell’ESG per almeno tre ragioni.
- La prima è finanziaria: convoglia capitali verso progetti climatici che altrimenti faticherebbero a trovare risorse.
- La seconda è strategica: permette alle aziende di assumersi una responsabilità più ampia rispetto alle emissioni non ancora abbattute.
- La terza è reputazionale, on come operazione di immagine, bensì come capacità di dimostrare integrità, trasparenza e qualità delle scelte climatiche.
Massima attenzione ai rischi di greenwashing
Il problema, naturalmente, è la credibilità. Per anni il mercato volontario del carbonio è stato criticato per la qualità disomogenea dei crediti, il rischio di greenwashing e la difficoltà di verificare l’impatto reale dei progetti. Proprio per questo oggi stanno assumendo peso crescente principi di integrità come i Core Carbon Principles dell’ICVCM o Integrity Council for the Voluntary Carbon Market, che puntano a definire criteri più rigorosi su addizionalità, monitoraggio, permanenza, trasparenza e salvaguardie ambientali e sociali.
La scelta dei crediti come scelta strategica
Per le aziende, dunque, il nodo non è semplicemente “comprare crediti”. Il nodo è capire quali crediti, con quali standard, con quale ruolo nella strategia ESG e con quali modalità di rendicontazione. In altre parole, il voluntary carbon market può rafforzare una strategia ESG solo quando è inserito in un percorso credibile di decarbonizzazione, governance robusta e disclosure trasparente. Se invece viene usato per compensare l’assenza di tagli reali alle emissioni, rischia di indebolire proprio quella credibilità che dovrebbe sostenere.












