Guida all'impresa sociale

Impresa sociale: cosa è, come funziona, come farla e quali sono le normative

Le imprese sociali hanno la potenzialità di trasformare profondamente il panorama socio-economico e le finalità del fare. L’evoluzione normativa e le nuove tendenze in atto di recente hanno visto l’emergere di un’economia circolare di tipo collaborativo, che a sua volta genera opportunità per l’espansione del modello su scala extranazionale.

26 Mar 2022

Laura Zanotti

Giornalista

Impresa sociale è un definizione riferita a una categoria del terziario che include tutte quelle organizzazioni private che, in via stabile e principale, svolgono un’attività di interesse generale con finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale. Chi sono le imprese sociali? Le associazioni (riconosciute o meno), i comitati, le fondazioni, le cooperative, i consorzi nonché le società di persone o di capitali che non sono create a scopo di lucro. Ne sono un esempio tutte quelle realtà che hanno come fine l’inserimento lavorativo di persone svantaggiati o disabili.

Impresa sociale: obiettivi e finalità

La cooperazione e l’associazionismo rimangono i principali azionisti dell’impresa sociale. Come precisa la legislazione, gli utili e gli avanzi di gestione:

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  1. Non possono essere ridistribuiti tra i membri dell’impresa
  2. Devono essere diretti al perseguimento dei fini propri di utilità sociale o ad incremento del patrimonio.
  3. È vietata la distribuzione, anche in forma indiretta, di utili e avanzi di gestione, comunque denominati, nonché fondi e riserve in favore di amministratori, soci, partecipanti, lavoratori o collaboratori.

Più in dettaglio, esercitando in via stabile e principale un’attività economica di utilità sociale, l’impresa sociale deve rivolgere la propria attività in misura superiore al 70% dei propri ricavi ad attività di utilità sociale di vario tipo mentre i lavoratori lavoratori svantaggiati o disabili devono essere presenti nell’azienda in misura non inferiore al 30% degli impiegati complessivi. Per inciso, il 19.2% delle imprese sociali italiane non ha alcun dipendente a libro paga.

Quante sono le imprese sociali in Italia

Le statistiche più aggiornate offrono una fotografia interessante dell’impresa sociale italiana. Il comparto vede attive 16.557 imprese i cui lavorano 458.222 dipendenti. Da sé sole le cooperative sociali hanno un ruolo prevalente, con 15.751 unità e 452 mila dipendenti. Come sottolineano gli esperti nel IV rapporto “L’impresa sociale in Italia. Identità, ruoli e resilienza” pubblicato da Iris Network  le imprese con oltre 15 anni di storia alle spalle hanno una maggiore solidità imprenditoriale, dando lavoro a quasi tre quarti dei dipendenti totali, mentre quelle costituite negli ultimi cinque anni danno lavoro all’8% dei dipendenti. Di seguito qualche numero di dettaglio della valenza dell’impresa sociale nel Bel Paese.

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Gli osservatori fanno notare come esistano notevoli differenze settoriali. Ad esempio, le imprese che si occupano di sport e cultura hanno in media 6 dipendenti contro i 60 di chi opera in ambito sanitario o i 34.5 di chi si occupa di assistenza sociale. Significativa anche la variabile territoriale, se si considera ad esempio che il 47% delle imprese del nord hanno almeno 10 lavoratori contro una quota inferiore al 30% nell’Italia sud insulare.

Le normative che regolano l’attività di un’impresa sociale

Quando nasce l’impresa sociale dal punto di vista giuridico? La normativa risale al D. lgs 155/2006 recante “Disposizioni in materia di disciplina dell’impresa sociale” formulato a seguito della legge delega del 13 giugno 2005 n. 118. Il 3 luglio del 2017, con il D. Lgs n. 112 c’è stata un’ulteriore riforma in merito alla “Revisione della disciplina in materia di impresa sociale” (a norma dell’articolo 2, comma 2, lettera c).

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Impresa sociale: detrazioni e contributi

La Riforma introduce diversi elementi interessanti come l’estensione delle attività d’impresa d’interesse generale (che non coincidono con quelle previste dal Codice del Terzo Settore per gli altri ETS nonché delle categorie di lavoratori svantaggiati. Tra le nuove indicazioni è importante anche il divieto di superare del rapporto 1:8 la differenza retributiva tra i dipendenti e di corrispondere retribuzioni più alte del 40% di quanto previsto dal CCNL (Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro). Dal punto di vista delle agevolazioni fiscali i legislatori autorizzano la defiscalizzazione degli utili:

  • Detrazione IRPEF del 30% per le somme investite da privati
  • Deduzione IRPEF del 30% per le somme investite da persone giuridiche
  • Agevolazioni regionali, nazionali e comunitarie, accedendo ai contributi erogati dal Fondo per la crescita sostenibile, secondo criteri e modalità individuati nel Decreto Ministeriale dell’8 marzo 2017

Enti del Terzo Settore e impresa sociale: legenda

In dettaglio esistono 7 tipologie differenti di Ente di Terzo Settore (ETS), ognuna delle quali ha delle proprie specificità:

  • Imprese Sociali (IS), comprensive delle cooperative sociali
  • Organizzazioni di volontariato (ODV)
  • Associazioni di promozione sociale (APS)
  • Altri Enti del terzo settore (ETS)
  • Enti filantropici (EF)
  • Reti associative
  • Società di mutuo soccorso (SMS)

Chi può fare impresa sociale

La nozione della legge, in dettaglio, specifica:

ORGANIZZAZIONI PRIVATE

Possono acquisire la qualifica di impresa sociale tutte le organizzazioni private, ivi compresi gli enti di cui al libro V del codice civile, che esercitano in via stabile e principale un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o servizi di utilità sociale, diretta a realizzare finalità di interesse generale, e che hanno i requisiti di cui agli articoli 2, 3 e 4.

AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE

Le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, e le organizzazioni i cui atti costitutivi limitino, anche indirettamente, l’erogazione dei beni e dei servizi in favore dei soli soci, associati o partecipi non acquisiscono la qualifica di impresa sociale.

ENTI ECCLESIASTICI ED ENTI DELLE CONFESSIONI RELIGIOSE

Agli enti ecclesiastici e agli enti delle confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese si applicano le norme di cui al presente decreto limitatamente allo svolgimento delle attività elencate all’articolo 2, a condizione che per tali attività adottino un regolamento, in forma di scrittura privata autenticata, che recepisca le norme del presente decreto. Per tali attività devono essere tenute separatamente le scritture contabili previste dall’articolo 10. Il regolamento deve contenere i requisiti che sono richiesti dal presente decreto per gli atti costitutivi.

ETS e imprese sociali: l’importanza del cambiamento normativo

Con il passaggio dal regime concessorio a quello del riconoscimento, la riforma del comparto sottolinea l’importanza dell’introduzione della definizione, ai sensi dell’articolo 4 del d.lgs. n. 117/2017, di ETS e del Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS) e la contestuale eliminazione delle Onlus dal panorama normativo riferito all’articolo 104, comma 2, del d.lgs. n. 117/2017 ovvero “a decorrere dal periodo di imposta successivo all’autorizzazione della Commissione Europea. In sintesi, l’autorità pubblica non deve più concedere la sua autorizzazione a un’impresa sociale ma prendere atto dell’esistenza di una tale volontà esigendo il rispetto delle regole, oltre che esercitare i relativi poteri di controllo. Come sottolineano gli esperti, si tratta di un cambiamento epocale, finalizzato a sprigionare tutte quelle energie che la società civile italiana è in grado di esprimere, finora appesantite da strutture burocratiche e da vincoli amministrativi.

Qual è il valore dell’impresa sociale

Se fino ad oggi l’impresa sociale è stata oggetto di indagini empiriche e ricerche teoriche legate alla necessità di accompagnare il suo processo di institution building, la trasformazione normativa favorisce la generazione di nuova conoscenza secondo approcci di innovazione aperta in grado di strutturare una nuova idea di economia e di società all’interno della quale queste imprese possano esercitare da protagoniste la missione che le caratterizza: l’interesse generale e la produzione di beni e servizi di utilità sociale associati al triangolo d’oro dell’ESG. Rispetto a un’impresa tradizionale, in linea di principio il fare dell’impresa sociale è un modello relazionale più etico ma anche più sostenibile. Fondamentali sono la promozione dello sviluppo locale, l’adozione di valori quali la giustizia sociale, la garanzia di democraticità dell’organizzazione e di un coinvolgimento diretto dei lavoratori nella gestione, le pari opportunità e la riduzione delle diseguaglianze.

Modelli di impresa sociale

La complessità di aree operative in cui operano le imprese sociali viene classificata in vari modi.  Modelli di impresa sociale identificati dal progetto ICSEM, seguono un altro tipo di classificazione:

  • Social Cooperative, organizzazioni non profit ad interesse mutualistico e generale, dalla governance democratica e dalla natura multi-stakeholder
  • Entrepreneurial Non Profit, ovvero tutte le organizzazioni non profit che si dedicano ad attività di mercato per aumentare le entrate da destinare alla mission
    Social Business, imprese for profit che cercano il bilanciamento tra la massimizzazione del profitto e la tutela dell’interesse generale (con caratterizzazioni diverse a seconda delle scuole di pensiero prese in considerazione)
    Public-sector Social Enterprise, imprese sociali pubbliche che nascono per offrire servizi pubblici in maniera più efficiente e/o a un costo minore per la Pubblica Amministrazione

Rispetto agli ambiti operativi, un’impresa sociale genera nuove economie di produzione e di sviluppo associate a più tematiche come:

  • Green economy: ecologia, energia, sostenibilità ambientale
  • White economy: assistenza sociale, assistenza sanitaria e sociosanitaria
  • Blu economy: innovazione tecnologica e riuso delle risorse presenti attraverso lo sviluppo di principi fisici (ad esempio tecniche scientifiche come la biomimesi, un settore ancora poco conosciuto che si fonda sullo studio e sull’imitazione delle caratteristiche e delle soluzioni delle specie viventi per trovare nuove tecniche di produzione e migliorare quelle già esistenti NdR).
  • Orange economy: tutte quelle attività che consentono di trasformare le idee in beni e servizi culturali, e che vanno quindi a comporre il settore economico delle industrie creative.

3P: i parametri per valutare il successo di un’impresa sociale

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Quali sono gli organi principali di un’impresa sociale?

La composizione e la funzione degli organi può parzialmente cambiare se l’impresa sociale è una società di capitali, a responsabilità limitata, una cooperativa o una fondazione. L’impresa sociale ha i seguenti organi:

  • l’assemblea dei soci, che riunisce tutti i soci dell’impresa
  • il consiglio di amministrazione, che amministra l’impresa e viene eletto dall’assemblea dei soci
  • il presidente, che rappresenta legalmente l’impresa
  • il collegio sindacale, che è l’organo di vigilanza sull’amministrazione dell’impresa

Come aprire un’impresa sociale: requisiti e modalità

Per aprire un’impresa sociale c’è un vincolo numerico: i soci, infatti, devono essere almeno 9. Se i soci sono persone fisiche o si fa riferimento alle norme per le SRL, il numero può scendere a 6. Per inciso, i volontari non possono essere oltre il 50% dei lavoratori. La più importante caratteristiche delle imprese sociali è la loro capacità di creare una rete di contatti e abilità messe a disposizione del prossimo. Sintetizzando, oltre al perseguimento dei più volte succitati obiettivi (finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociali) e a cestinare gli utili, un’impresa sociale deve:

  • Essere costituita con un atto pubblico, che contiene e spiega le regole per lo svolgimento dell’attività scelta, le condizioni di ammissione dei soci, il capitale sociale, il sistema amministrativo scelto, i nomi dei primi responsabili
  • Esercitare in via stabile e principale un’attività d’impresa di interesse generale, collettivo, umano o culturale
  • Ingaggiare in modo diversi dipendenti e stakeholder (non si guadagna direttamente dal proprio lavoro)
  • Adottare modalità di gestione responsabili e trasparenti
  • Redigere e depositare presso il registro delle imprese un documento che rappresenti lo stato patrimoniale e finanziario dell’impresa
  • Redigere il bilancio sociale (o bilancio di sostenibilità)

Apertura dell’impresa sociale: documenti e costituzione

Oltre all’atto pubblico (che da quando è depositato diventa effettivo dopo 30 giorni), per aprire un’impresa sociale è fondamentale la Comunicazione Unica, abilitata online attraverso i canali telematici del registro imprese e delle Camere di Commercio. La documentazione completa da consegnare è:

  • L’atto costitutivo e lo statuto
  • Il bilancio di esercizio
  • Il bilancio sociale

Il futuro delle imprese sociali

La possibilità di poter fruire di sgravi fiscali sugli investimenti e dell’equity crowdfunding introdotti dalle nuove normative consente a ogni impresa sociale di costruire i propri modelli di sostenibilità, avvicinandole a nuove categorie di finanziatori. Ad abilitare questa evolutiva, l’utilizzo di tecnologie che non si limitano a disintermediare ma piuttosto a costruire nuove connettività. La nuova era dell’impresa sociale implica una trasformazione tecnica, organizzativa e culturale importante. Le imprese sociali del futuro avranno l’opportunità di ridisegnarsi come piattaforme che producono beni finiti, abilitando al contempo scambi a più ampio raggio secondo principi di condivisione autentica perseguendo obiettivi legati all’economia circolare o alla sharing economy per realizzare progetti imprenditoriali più solidi e capitalizzati.

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