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ETS: significato, differenze e guida completa tra EU Emissions Trading System e Enti del Terzo settore



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ETS è un acronimo ambiguo: può indicare l’EU Emissions Trading System, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione, oppure gli Enti del Terzo settore, la qualifica giuridica del non profit in Italia legata al RUNTS. Questa guida intende chiarire definizioni, funzionamento, obblighi e differenze tra i due acronimi

Pubblicato il 17 feb 2026



ETS

Indice degli argomenti

Perché l’acronimo “ETS” può creare confusione e come risolverla subito

La regola d’oro: capire se si parla di CO2 (mercato) o di qualifica giuridica (RUNTS)

In Italia e in Europa, ETS è una sigla molto utilizzata nei contesti legati alla sostenibilità che può creare ambiguità: indica infatti sia un meccanismo climatico-finanziario (EU Emissions Trading System) sia una categoria giuridica del non profit (Enti del Terzo settore). Questa sovrapposizione genera in alcuni casi due problemi:

  1. Problema informativo: chi cerca solo “ETS” spesso può ricevere risposte che attegono a contesti diversi
  2. Problema operativo: in documenti, bandi, articoli e comunicazioni può scattare un malinteso con conseguenze reali (compliance, requisiti, reputazione).

Prima di tutto dunque occorre precisare che

  • EU ETS = EU Emissions Trading System attiene al mercato delle quote di emissione, CO2 in modalità cap-and-trade
  • ETS = Enti del Terzo settore (Codice del Terzo settore, RUNTS, statuti e adempimenti)

ETS vs ETS

ElementoEU ETS (Emissions Trading System)ETS (Enti del Terzo settore)
Che cos’èSistema UE di scambio quote emissioniQualifica giuridica del non profit
ObiettivoRidurre emissioni con un cap e un prezzo CO₂Finalità civiche/solidaristiche/utilità sociale
“Oggetto”Quote di emissione (allowances)Iscrizione/riconoscimento tramite RUNTS
Chi riguardaEnergia, industria, aviazione e altri perimetri ETSAssociazioni, fondazioni, ODV, APS, imprese sociali
Lessico tipicocarbon price, cap-and-trade, compliancestatuto, rendicontazione, governance, RUNTS

Vai alla guida EU ETS

Vai alla guida ETS Terzo settore / RUNTS

ETS come EU Emissions Trading System: cos’è e come funziona davvero con cap, quote, mercato

Cap-and-trade in pratica: cosa “compra” un’azienda e perché il prezzo CO2 cambia le scelte industriali

Quando ETS significa EU Emissions Trading System, la parola chiave non è “ente” ma mercato: un mercato regolato di quote di emissione progettato per ridurre la CO2 nei settori inclusi.

Il cuore del sistema ETS: cap + scambio

L’EU ETS si basa su due pilastri:

1) Cap (tetto alle emissioni)
L’Unione Europea stabilisce quante emissioni totali possono essere rilasciate dai settori coperti. Questo tetto non è statico: si riduce nel tempo per rendere più difficile (e costoso) emettere, spingendo investimenti e innovazione.

2) Trade (scambio delle quote)
Le imprese devono coprire le proprie emissioni con quote. Se riescono a emettere meno, possono avere quote in eccesso da vendere; se emettono di più, devono comprarle. La conseguenza è una: la CO2 diventa un costo economico misurabile.

Cosa sono le quote (e cosa NON sono)

Una quota non è un “certificato etico” e nemmeno una dichiarazione di sostenibilità: è uno strumento di compliance. In sostanza, rappresenta un diritto regolato a emettere una quantità specifica di CO2 equivalente. Il suo valore cambia nel tempo perché cambia la scarsità (cap), la domanda industriale, le regole, le aspettative.

Perché l’EU ETS conta anche se non sei “dentro” il perimetro

Anche aziende non direttamente soggette possono subire l’EU ETS attraverso:

  • costi energetici (se il sistema impatta su produzione di elettricità e calore),
  • supply chain (fornitori che ribaltano parte del costo del carbonio),
  • competitività (settori in concorrenza globale, investimenti in cleantech, differenze di costo tra aree).

Il lessico corretto

Nel caso di EU ETS, quali sono le parole che stabiliscono il significato di questo strumento?

  • cap-and-trade
  • quote di emissione / allowances
  • prezzo della CO2 / carbon price
  • compliance
  • emissioni verificate (monitoraggio, reporting, verifica)

Quali sono gli errori frequenti che rischiano di creare ambiguità?

  • Considerare “l’ETS una tassa”: non è una tributo in senso stretto, ma è un meccanismo di mercato dentro una cornice regolatoria.
  • Parlare di “ETS” senza “EU”: in Italia si corre appunto il rischio di essere interpretato come Terzo settore.
  • Confondere EU ETS con “compensazioni” o offset: si tratta di concetti diversi

ETS come Enti del Terzo settore: definizione, categorie, RUNTS e cosa cambia nella pratica

Cosa stabilisce lo “status” ETS? Quando un’associazione diventa Ente del Terzo settore e perché il RUNTS è decisivo?

Quando ETS significa Enti del Terzo settore, il punto non è un mercato ma una qualifica: un inquadramento giuridico che definisce chi è dentro il perimetro del Terzo settore, con regole, obblighi e opportunità.

Che cosa sono gli Enti del Terzo settore?

Un ETS (Terzo settore) è un soggetto privato che svolge attività coerenti con finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, senza scopo di lucro nel senso sostanziale: eventuali avanzi di gestione non sono distribuibili come profitto, ma reinvestiti nelle attività.

Il RUNTS: perché è la “chiave di accesso” che qualifica l’ETS come Ente del Terzo Settore?

La differenza tra “essere non profit” e “essere ETS” si gioca su un punto: l’iscrizione al RUNTS (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore).
Nella percezione comune, molte realtà “si sentono” terzo settore; nella prospettiva normativa, invece, l’ETS è un ente che:

  • ha uno statuto coerente con le regole del Terzo settore,
  • rispetta requisiti e vincoli,
  • ed è appunto iscritto al RUNTS (con le relative sezioni e adempimenti).

Chi rientra tra gli ETS: quali le tipologie più diffuse?

Nel perimetro ETS possono rientrare, a titolo esemplificativo:

  • ODV (organizzazioni di volontariato),
  • APS (associazioni di promozione sociale),
  • enti filantropici,
  • imprese sociali (incluse cooperative sociali),
  • reti associative,
  • altre associazioni e fondazioni che possiedono requisiti e completano l’iscrizione RUNTS.

Cosa cambia davvero ssu una associazione “diventa ETS”?

I cambiamenti tipici per una scelta di questo tipo possono essere raggruppati in quattro ambiti:

1) Statuto e governance
Adeguamenti statutari, definizione corretta delle finalità e delle attività, vincoli su distribuzione degli utili, regole di funzionamento degli organi.

2) Trasparenza e rendicontazione
Obblighi informativi e documentali (con intensità diversa in base a dimensione e tipologia), deposito e comunicazioni tramite RUNTS.

3) Accesso a misure e canali
Possibilità di rientrare in specifiche misure previste per gli ETS (a seconda dei casi: fundraising, rapporti con PA, benefici e strumenti tipici del settore).

4) Reputazione e accountability
La qualifica ETS, quando gestita bene, rende l’ente più “leggibile” per stakeholder, PA, donatori e partner.

Quali sono gli errori più frequenti che possono creare ambiguità quando si parla di ETS del Terzo settore

  • Usare “ETS” come etichetta generica senza RUNTS: in molti contesti è un errore tecnico.
  • Confondere “ETS” (status specifico) con “settore no profit” (concetto ampio): non si possono considerare sinonimi.

Quali sono le differenze tra EU ETS e ETS (Terzo settore): cosa cambia in obiettivo, obblighi, rischi e linguaggio?

Una checklist definitiva con le 12 differenze che separano mercato CO2 e qualifica del non profit per evitare qualsiasi forma di confusione

Ecco le differenze fondamentali tra i due acronimi

  1. Finalità
  • EU ETS: riduzione emissioni tramite prezzo della CO2 e cap decrescente.
  • ETS Terzo settore: utilità sociale e finalità civiche/solidaristiche.
  1. Natura
  • EU ETS: policy climatica con meccanismo di mercato.
  • ETS Terzo settore: perimetro giuridico-organizzativo.
  1. Oggetto
  • EU ETS: quote/allowances.
  • ETS Terzo settore: iscrizione e conformità statutaria/organizzativa.
  1. Soggetti
  • EU ETS: impianti/settori industriali e energetici (perimetro regolato UE).
  • ETS Terzo settore: organizzazioni non profit (ODV, APS, fondazioni, imprese sociali).
  1. Unità di misura
  1. Logica economica
  • EU ETS: costo/opportunità legato al prezzo delle quote.
  • ETS Terzo settore: sostenibilità economica dell’ente, raccolta fondi, contributi, progettualità.
  1. Compliance
  • EU ETS: emissioni, monitoraggio, verifica, restituzione quote.
  • ETS Terzo settore: adempimenti RUNTS, bilanci/rendiconti, trasparenza.
  1. Lessico
  • EU ETS: cap, carbon price, allowances, trading.
  • ETS Terzo settore: RUNTS, statuto, ODV/APS, impresa sociale.
  1. Rischio di comunicazione
  • EU ETS: greenwashing se usato in modo improprio (“siamo ETS quindi sostenibili”).
  • ETS Terzo settore: confusione legale se si dichiara lo status senza requisiti/iscrizione.
  1. Stakeholder tipici
  • EU ETS: regolatore, mercati, investitori, industria, energia.
  • ETS Terzo settore: donatori, PA, beneficiari, comunità, reti territoriali.
  1. Orizzonte
  • EU ETS: traiettoria climatica di medio-lungo periodo.
  • ETS Terzo settore: continuità istituzionale dell’ente e impatto sociale.
  1. Temi chiave affrontati da soggetti coinvolti in progetti
  • EU ETS: “quanto mi costa la CO₂?” “come riduco l’esposizione?”
  • ETS Terzo settore: “come mi iscrivo?” “cosa devo cambiare nello statuto?” “che obblighi ho?”

ETS in domande e risposte

ETS cosa significa?
ETS (senza nessuna qualificazione) può indicare due cose: EU Emissions Trading System (quote CO₂, cap-and-trade) oppure Enti del Terzo settore (qualifica del non profit in Italia legata al RUNTS).

EU ETS e ETS Terzo settore sono collegati?
Non sono collega, condividono solo la sigla. Uno è una policy climatica con un mercato di quote; l’altro è un inquadramento giuridico per enti non profit.

EU ETS: chi è obbligato?
Sono obbligati i soggetti che rientrano nei settori e nelle attività incluse nel perimetro regolatorio (energia/industria/aviazione e altri perimetri definiti a livello UE). Se un’azienda non rieantra direttamente può essere impattata indirettamente lungo la supply chain.

Per essere ETS (Terzo settore) basta essere associazione?
No. Serve rispettare requisiti del Codice del Terzo settore e, in generale, l’iscrizione al RUNTS per ottenere la qualifica.

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