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Nucleare in Italia: la filiera c’è, ma serve un quadro normativo certo


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Nell’analisi delle prospettive di un ritorno del nucleare in Italia il report Nuclear Energy Innovation Outlook 2026 del PoliMi conferma la presenza di una filiera industriale competitiva che si muove in un orizzonte in cui convivono incognite su costi, norme e consenso e sfide su Small Modular Reactor e decarbonizzazione

Pubblicato il 28 ott 2026

Mauro Bellini

Direttore Responsabile ESG360.it, EnergyUP.Tech e Agrifood.Tech



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Nucleare in Italia
Fonte: Nuclear Energy Innovation Outlook 2026 – Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di MilanoNella tabella viene mostrato come negli ultimi 20 anni si sia registrata una riduzione del numero di reattori operativi nel mondo, che sono passati da 440 nel 2005 a poco più di 417 nel 2026. Nello stesso tempo però la capacità installata è rimasta simile perché è aumentata la dimensione degli impianti, che è passata da 836 MWe nel 2005 a 910 MWe nel 2024.




Il ritorno dell’energia nucleare in Italia, analizzata dalle prospettive sempre più intrecciate della politica industriale e della politica energetica, può cambiare in modo significativo le prospettive legate agli obiettivi di sicurezza energetica, di decarbonizzazione e di competitività industriale.

A prescindere, in questa sede, dal dibattito politico sociale che interpreta in nucleare come un tema fortemente divisivo, si deve prendere atto che il percorso verso la realizzazione dei primi impianti presenta delle opportunità di sviluppo che si scontrano con un numero di incognite ancora molto elevato. Il quadro normativo soprattutto non è ancora pronto per governare un tema che ha bisogno di punti di riferimento chiari per evitare i rischi di rallentamento o frenate. La sostenibilità degli investimenti a sua volta è un punto sul quale l’industria si sta interrogando, con lo sguardo da una parte al ruolo dell’innovazione e dall’altro al terzo grande “gruppo” di incognite che può condizionare legittimamente questa prospettiva ovvero quella del consenso sociale sulla ripresa del nucleare nel nostro paese.

Questi macrotemi hanno come contraltare un segnale certamente positivo, sia per il settore energetico, sia per l’industria manifatturiera del nostro paese e riguarda la filiera produttiva per l’industria nucleare che non ha mai smesso di investire e innovare ed è pronta per supportare questo sviluppo.

Ed è da questa sintesi che si può partire per leggere le evidenze del Nuclear Energy Innovation Outlook 2026, realizzato dall’Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano con una serie di evidenze legate all’evoluzione del nucleare a livello internazionale oltre naturalmente al punto chiave delle prospettive di sviluppo per il sistema energetico italiano.

Il punto di snodo di questa analisi è rappresentato dalla legge delega approvata definitivamente dal Senato qualche settimana fa (esattamente il 23 settembre 2026) che di fatto conferma l’avvio di un possibile ritorno del nucleare nel mix energetico nazionale. Un passaggio e una attuazione che, come accennato nelle sintesi iniziali, necessita sia di un ulteriore impegno normativo che dovrà essere caratterizzato da una serie di decreti, ma anche dalla capacità del mondo industriale di affrontare questioni economiche, tecnologiche e sociali ancora aperte.

Nucleare in Italia: la filiera industriale è ancora competitiva

Se si pone il tema del nucleare in Italia in termini di fattibilità industriale e dunque di presenza e preparazione di una filiera produttiva in grado di rispondere a questi obiettivi, la risposta risulta, in generale, positiva. Sotto questo aspetto il nostro Paese potrebbe ripartire da un patrimonio industriale e tecnologico che, come sottolinea il report E&S, nonostante l’abbandono della produzione nucleare finalizzata a un’adozione nel nostro territorio, ha conservato competenze riconosciute a livello internazionale.

La filiera nazionale dell’industra specializzata (anche) per il mondo nucleare continua infatti a operare nella produzione di grandi componenti meccanici, infrastrutture, servizi di ingegneria, progettazione, competenze e capacità di intervento sugli impianti.

Le prospettive di sviluppo legate agli Small Modular Reactor (SMR)

Queste competenze costituiscono una base importante per partecipare allo sviluppo degli Small Modular Reactor (SMR) e degli Advanced Modular Reactor (AMR), tecnologie sulle quali si concentra una parte crescente degli investimenti internazionali.

Appare interessante sottolineare la considerazione di Vittorio Chiesa, direttore di Energy&Strategy e responsabile del rapporto, secondo il quale le imprese italiane hanno la necessità di rafforzare la propria presenza nei progetti internazionali, sviluppando partnership, specializzazioni tecnologiche e capacità di esportazione. Un tema questo che va messo in diretta relazione con il ruolo, sempre più importante, che deve essere svolto dalla formazione di competenze specialistiche. Le competenze sono e saranno sempre di più fondamentali per garantire gli standard di qualità e sicurezza richiesti dal settore.

Il nucleare nel mix energetico italiano al 2050

La prospettiva del ritorno al nucleare in Italia si inserisce direttamente e in modo determinante in un sistema elettrico destinato a cambiare profondamente. Ed è qui interessante osservare i possibili scenari analizzati dal Politecnico di Milano, la domanda nazionale di elettricità potrebbe raddoppiare entro il 2050, sostenuta dall’elettrificazione dei trasporti, dei consumi civili e dei processi industriali, oltre che dalla crescente richiesta energetica di data center e infrastrutture digitali.

La gestione strategica (non facile) della crescita delle rinnovabili non programmabili

Parallelamente, il mix di generazione dovrebbe evolvere verso una quota compresa tra il 75% e l’83% di fonti rinnovabili non programmabili. Ed è proprio in questo scenario, che il nucleare potrebbe svolgere una funzione complementare, prima di tutto grazie alla capacità di assicurare una produzione continua e programmabile, indipendente dalle condizioni meteorologiche.

Sempre Vittorio Chiesa aiuta a leggere questo fenomeno sottolineando il ruolo del nucleare nel mix energetico grazie a una disponibilità di energia stabile che può contribuire alla sicurezza degli approvvigionamenti e alla riduzione dell’esposizione alla volatilità dei combustibili fossili.

In più, in queste lettura, occorre evidenziare anche la combinazione di rinnovabili (non programmabili) con fonti programmabili a basse emissioni, tra cui appunto sia il nucleare, sia gli impianti a gas con sistemi di cattura della CO2, che insieme potrebbero ridurre il costo medio di generazione elettrica del 15-17% entro il 2050, rispetto agli scenari considerati dal rapporto.

Quanto costerà produrre energia nucleare in Italia

Ma accanto alla valutazione delle prospettive di sviluppo e delle possibilità e preparazione della filiera, occorre domandarsi quanto costerà effettivamente produrre energia nucleare in Italia. Ovvero cioè arrivare ad affrontare il tema della competitività economica dei nuovi impianti.

Per il primo Small Modular Reactor realizzato in Italia, il rapporto Energy&Strategy stima un costo livellato dell’energia, o LCOE, compreso tra 110 e 217 euro per MWh, a seconda dei costi di investimento e dei tempi di costruzione. L’intervallo ritenuto più realistico per il primo impianto si colloca tra 135 e 196 euro per MWh. La progressiva diffusione della tecnologia e la standardizzazione dei processi produttivi potrebbero successivamente ridurre i costi, portandoli tra 110 e 147 euro per MWh negli scenari caratterizzati da un maggiore sviluppo dei reattori modulari.

Perché il nucleare potrebbe essere considerato come una sorta di PPA di sistema

In termini rigorosamente economici il nucleare, dunque, non rappresenterebbe necessariamente la fonte di generazione più economica. Il suo valore deve essere però valutato considerando anche i benefici per l’intero sistema elettrico: stabilità della produzione, minore dipendenza dalle importazioni energetiche, riduzione delle emissioni e potenziale contenimento degli investimenti necessari per reti e accumuli.

In questa prospettiva, il rapporto propone di considerare il nucleare come una sorta di PPA di sistema, capace di assicurare nel lungo periodo una disponibilità di energia relativamente stabile e meno esposta alle oscillazioni dei prezzi dei combustibili fossili.

Come sta evolvendo il nucleare nel mondo

Il ritorno di interesse per il nucleare trova certamente una delle sue ragioni primarie nella necessità di ridurre l’esposizione ai rischi geopolitici relativi agli approvvigionamenti di fonti fossili e alla necessità di disegnare dei mix energetici più ampi e per certi aspetti flessibili. Accanto a questa motivazione politico-economica c’è anche un contesto internazionale caratterizzato da investimenti e nuove iniziative industriali.

A livello globale il report segnala che negli ultimi dieci anni sono stati avviati oltre 70 cantieri per la costruzione di reattori, mentre la capacità nucleare attualmente in costruzione raggiunge circa 81 GW.

In questo scenario l’Asia concentra 57 GW di questa capacità, con la Cina che da sola rappresenta circa 40 GW. L’Europa mantiene tuttavia un ruolo centrale: con 118 GWe di capacità installata nel 2026 e rappresenta l’area geografica con la maggiore potenza nucleare operativa, davanti al Nord America e all’Asia orientale.

Peraltro la Commissione europea, attraverso il Programme Illustrative Nucléaire Communautaire pubblicato nel marzo 2026, prevede investimenti nel nucleare civile per 241 miliardi di euro entro il 2050.

Small Modular Reactor: quali prospettive per industria e PMI

Gli Small Modular Reactor o piccoli reattori modulari rappresentano uno dei temi sui quali l’industria del nucleare ha scelto di investire non solo in innovazione, ma anche in un riposizionamento strategico del ruolo del nucleare stesso, sia in termini di fattibilità sia in termini di capacità di risposta a politiche energetiche che non potevano considerare gli impegni realizzativi e gestionali delle grandi centrali. Gli Small Modular Reactor oltre che sulle dimensioni hanno il loro punto di forza in logiche di progettazione pensate per favorire la standardizzazione e per semplificare la replicabilità degli impianti.

Gli SMR come risposta ai bisogni energetici dei distretti industriali

A livello mondiale, secondo il report, risultano in sviluppo almeno 95 progetti di reattori modulari, con gli Stati Uniti e la Francia particolarmente attivi nella progettazione. Per l’Italia, sempre nell’analisi di Energy&Strategy, gli SMR e gli Advanced Modular Reactor AMR potrebbero rappresentare un’opportunità anche per la decarbonizzazione delle industrie energivore, attraverso la produzione di elettricità e calore destinati ai distretti industriali. Per la loro diffusione appare necessario dare vita a modelli di business adeguati, supportati da strumenti finanziari e meccanismi di garanzia capaci di ripartire i rischi tra investitori pubblici e privati.

Tra le soluzioni considerate figurano i contratti di acquisto dell’energia di lungo periodo, i PPA, sottoscritti da grandi consumatori industriali e operatori di data center.

Le sfide ancora aperte: norme, consenso e rifiuti

All’inizio del servizio abbiamo menzionato il tema della necessità di un impianto normativo adeguato che accanto alle opportunità industriali, rappresenta una delle condizioni indispensabili per rendere concreto il ritorno del nucleare.

Sul tema della certezza normativa un primo livello di attenzione riguarda la necessità di procedure autorizzative chiare e tempi definiti. Un altro aspetto evidentemente fondamentale, in relazione alla realizzabilità degli impianti, è legato alla scelta dei territori nei quali collocare questi impianti. Si tratta di un tema, questo, che richiama la necessità di un consenso nella popolazione e dunque di una informazione e una comunicazione sulla attuale situazione relativa alle tecnologie, alle innovazioni e alla capacità organizzativa, di governance, degli impianti.

Il tema determinante della capacità di gestione dei rifiuti radioattivi

Non ultimo nella valutazione della filiera produttiva del nucleare c’è naturalmente il tema della gestione dei rifiuti radioattivi. L’Italia deve ancora realizzare il Deposito Nazionale, destinato ad accogliere circa 98.000 metri cubi di rifiuti radioattivi provenienti dalla precedente stagione nucleare e da attività industriali, mediche e di ricerca. Si tratta di una scelta anche questa strategica con un impatto su più livelli. Dalle stime disponibili la costruzione del deposito e del Parco Tecnologico associato alla ripresa del nucleare in Italia potrebbe generare oltre 4.000 posti di lavoro all’anno durante il cantiere e circa 1.000 occupati diretti e indiretti nella fase operativa.

In che modo il nucleare può rappresentare una leva per la sicurezza energetica

La domanda più “pesante” che accompagna l’analisi delle prospettive del nucleare in Italia riguarda, soprattutto in un periodo complesso come quello attuale, se il nucleare è nella condizione di migliorare la sicurezza energetica del nostro paese. La risposta che troviamo nel report Nuclear Energy Innovation Outlook 2026 è che il ritorno al nucleare non deve essere considerata esclusivamente una scelta tecnologica. Come abbiamo visto è certamente una decisione industriale, è una scelta di strategia economica, per il vasto coinvolgimento di una filiera manifatturiera che può tornare a valorizzare le proprie competenze, ma è anche una strategia che ha un impatto fondamentale sul mix energetico di lungo periodo, capace di integrare sviluppo delle rinnovabili, sicurezza degli approvvigionamenti e competitività del sistema produttivo.

La sfida, sul piano industriale, per l’Italia è soprattutto nella necessità di trasformare una filiera industriale che ha saputo conservare competenze e competitività in un attore in grado di portare soluzioni della nuova stagione nucleare, contribuendo sia sul piano dell’innovazione sia su quello della costruzione di un sistema energetico più diversificato, resiliente e nello stesso tempo decarbonizzato.

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