Senza nulla togliere al valore dell’impegno sociale ed etico delle organizzazioni attente alla riduzione degli sprechi, alla valorizzazione delle eccedenze alimentari e alla trasformazione sostenibile del mondo agrifood, si può oggi affermare che i temi della sostenibilità rappresentano a tutti gli effetti una leva strategica di sviluppo del sistema agroalimentare.
Le principali evidenze emerse dal convegno “Dalle regole alla visione, la sostenibilità è leva di innovazione per l’agroalimentare!” dell’Osservatorio Food Sustainability del Politecnico di Milano hanno permesso di individuare gli elementi che guidano oggi la trasformazione del settore. La sostenibilità resta naturalmente come espressione di un chiaro e preciso impegno etico, ma rappresenta sempre di più una leva strategica necessaria per salvaguardare e rafforzare la competitività e la resilienza dell’intera filiera agroalimentare italiana.
Il ruolo fondamentale del recupero delle eccedenze
Uno dei dati più significativi, in termini di valorizzazione della sostenibilità agroalimentare, riguarda il ruolo della distribuzione alimentare che è arrivata a generare un valore sociale di quasi 632 milioni di euro basata sul recupero delle eccedenze.
Grazie a questo impegno ogni anno vengono salvate circa 135.000 tonnellate di prodotti, e il 71% delle aziende del settore ha già implementato almeno una pratica di valorizzazione contro gli sprechi. Un dato che invita a guardare con maggiore fiducia al ruolo di questo comparto anche dal punto di vista dell’attenzione a organizzazione e innovazione. Federico Caniato, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Food Sustainability ha sottolineato a questo proposito che “La sostenibilità nel settore agroalimentare sta vivendo una fase di maturazione. Negli ultimi anni è cresciuta la consapevolezza del ruolo che le imprese possono svolgere nel generare valore non solo economico, ma anche ambientale e sociale. Tuttavia, il percorso di transizione resta complesso e richiede una capacità sempre maggiore di collaborazione tra gli attori della filiera, di condivisione delle informazioni e di integrazione della sostenibilità nei processi decisionali. In un contesto caratterizzato da cambiamenti normativi, pressioni sui mercati e nuove aspettative dei consumatori, la sostenibilità rappresenta sempre più una leva strategica per rafforzare la competitività e la resilienza del sistema agroalimentare”.
Il recupero delle eccedenze come percorso verso l’economia circolare
Il recupero delle eccedenze rappresenta un tassello, sempre più importante, di un approccio del mondo della distribuzione verso l’adozione di modelli circolari. In questo senso la ricerca conferma che l’impegno verso la circolarità è diffuso, ma presenta forti discrepanze in base alla dimensione aziendale.
Il divario tra grandi imprese e PMI
La capacità di monitoraggio che è alla base del recupero delle eccedenze e che costituisce un abilitatore fondamentale per ogni strategia di riduzione, è stato adottato dal 76% delle grandi imprese, ma è presente solo nel 39% delle piccole realtà. Questa differenza in termini di sensibilità e adozione si riflette anche nelle donazioni per fini sociali: se l’83% delle grandi imprese è impegnata in donazioni con continuità, la percentuale scende drasticamente tra le PMI ampiamente sotto il 50% a quote variabili tra il 42 e il 46%.
Nonostante questi limiti, le piccole imprese svolgono un ruolo numerico rilevante, rappresentando l’81% dei donatori totali tra i grossisti e l’88% nella distribuzione, sebbene con tassi di donazione sul venduto differenti.
Il ruolo dell’ESG nelle differenze tra grandi imprese e PMI
Chiara Corbo, Direttrice dell’Osservatorio Food Sustainability ha a sua volta messo in evidenza come “I risultati della ricerca mostrino un comparto che sta accelerando su diversi fronti della sostenibilità, ma con livelli di maturità ancora molto differenziati. Le grandi imprese stanno investendo in strumenti di tracciabilità, tutela della biodiversità e competenze ESG, mentre per molte PMI permangono ostacoli legati ai costi, alla disponibilità di risorse e alla complessità degli adempimenti. Inoltre, la crescente attenzione delle normative europee alla trasparenza e alla rendicontazione rende sempre più centrale la capacità di raccogliere e gestire dati affidabili. È proprio su questo terreno che si giocherà una parte importante della competitività futura della filiera agroalimentare”.
Dal recupero delle eccedenze alle strategie di valorizzazione circolare
Oltre alla donazione, che rimane la priorità in Europa, il 43% delle imprese adotta strategie alternative. Queste includono:
- Il riuso circolare: implementato dal 24% delle aziende.
- Il riciclo e recupero: che coinvolge il 13% del settore.
- La prevenzione: con il 41% delle aziende che promuove prodotti prossimi alla scadenza, mentre molte investono in sistemi avanzati di previsione della domanda.
Paola Garrone, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Food Sustainability parla di un “Sistema in evoluzione, in cui la crescente sensibilità delle imprese si confronta con le sfide di compliance e sostenibilità che riguardano un intero settore. Per centrare gli obiettivi europei al 2030 sarà dunque necessario un ulteriore salto di scala, basato su un rafforzamento delle collaborazioni tra i diversi stakeholder, su policy mirate che favoriscano la diffusione delle buone pratiche e su un impulso diffuso all’innovazione”.
Il ruolo sempre più importante dell’agricoltura rigenerativa e della tutela della biodiversità
L’agricoltura rigenerativa rappresenta uno dei modelli di sviluppo più efficaci per affrontare le sfide della sostenibilità ambientale. Attraverso pratiche che migliorano la salute del suolo, riducono l’uso di input chimici e favoriscono il sequestro del carbonio, l’agricoltura rigenerativa contribuisce a rendere i sistemi agricoli più resilienti ai cambiamenti climatici. Un elemento centrale dell’agricoltura rigenerativa è poi la tutela della biodiversità, che comprende una ricchissima serie di dimensioni come la salvaguardia di insetti impollinatori, microorganismi del terreno, specie vegetali e animali. Concretamente ecosistemi più ricchi e diversificati sono in grado di garantire una maggiore produttività nel lungo periodo e una migliore capacità di adattamento agli eventi estremi. In più la conservazione della biodiversità è anche una questione economica e sociale, poiché sostiene la sicurezza alimentare e la qualità delle produzioni agricole. Investire in pratiche rigenerative significa quindi promuovere un’agricoltura capace di produrre valore, proteggendo al tempo stesso le risorse naturali per le generazioni future.
I dati dell’Osservatorio Food Sustainability confermano che il settore agricolo sta accelerando nella sua trasformazione per garantire una migliore sostenibilità ambientale, con il 53% delle aziende agricole strutturate che adotta già pratiche di agricoltura rigenerativa. In particolare i progetti dedicati alla biodiversità si concentrano in quattro ambiti principali:
- La conservazione (29%) con la tutela di habitat, riduzione di agrofarmaci e protezione di insetti impollinatori (siepi, arnie).
- La valorizzazione (27%) dove sono presenti modelli come l’agroforestazione che generano valore economico salvaguardando le risorse.
- Il ripristino (26%) che comprende riforestazione e recupero di ecosistemi degradati.
- Il monitoraggio (18%) con la leva fondamentale della misurazione dello stato degli ecosistemi per valutare l’impatto produttivo.
Un dato significativo è l’approccio collaborativo: il 46% di queste iniziative viene sviluppato in partnership con università, enti di ricerca o altre aziende.
Raffaella Cagliano, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Food Sustainability ha riflettuto sul fatto che “Molte aziende sono ancora nelle fasi iniziali del proprio percorso verso la tutela della biodiversità, con interventi spesso limitati a singoli progetti. Accanto a queste realtà emergono però imprese più mature, che hanno integrato la salvaguardia degli ecosistemi nelle proprie strategie di sviluppo. In questo contesto, l’innovazione rappresenta una leva fondamentale: startup e imprese innovative stanno introducendo tecnologie e modelli capaci di accelerare la transizione verso sistemi agroalimentari più sostenibili, creando valore economico e ambientale allo stesso tempo”.
Il ruolo crescente dell’innovazione e delle startup
L’ecosistema dell’innovazione è un motore fondamentale per la sostenibilità (come già osservato in un’altra edizione dell’Osservatorio Food Sustainability), con startup attive contro lo spreco che hanno raccolto complessivamente oltre 336 milioni di dollari.
Le tecnologie e gli ambiti di intervento
Le tecnologie digitali sono le più diffuse (44% delle startup), includendo software per l’incontro tra domanda e offerta, sistemi IoT per monitorare la freschezza e app per ridurre lo spreco domestico. Gli investimenti si concentrano principalmente sulle soluzioni di riutilizzo e ridistribuzione per il consumo umano (43% dei fondi).
Chi sono i beneficiari delle principali soluzioni innovative
Le startup offrono soluzioni che vanno a servire tutti gli attori delle filiere agroalimentari in funzione di diversi obiettivi che in più circostanze si intrecciano tra loro.
- Il settore primario: guarda al 36% delle soluzioni.
- I consumatori finali sono al centro del 33% delle innovazioni.
- La trasformazione alimentare arriva a coprire il 26% dei casi.
- La distribuzione e il mondo Ho.Re.Ca. possono contare su qualcosa come circa il 20-21% delle soluzioni.
La trasformazione del packaging: dal PPWR alla strategia
L’entrata in vigore del Regolamento PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation) sta trasformando il confezionamento da semplice elemento tecnico a leva strategica.
In particolare il Regolamento PPWR rappresenta la nuova normativa europea che mira a ridurre l’impatto ambientale degli imballaggi lungo l’intero ciclo di vita. Il provvedimento nasce con l’obiettivo di limitare la produzione di rifiuti da packaging, aumentare il riutilizzo dei materiali e favorire lo sviluppo di un’economia circolare più efficiente. Il regolamento introduce requisiti più stringenti in materia di progettazione degli imballaggi, imponendo che siano sempre più riciclabili e realizzati con una quota crescente di materiali riciclati. Tra le novità più rilevanti vi sono anche obiettivi specifici per la riduzione degli imballaggi monouso e per la diffusione di sistemi di riuso in diversi settori economici. Il PPWR punta inoltre a uniformare le regole nei Paesi dell’Unione Europea, semplificando il mercato interno e favorendo investimenti in innovazione sostenibile.
Più concretamente gli obblighi normativi impattano sulla progettazione, sulla riciclabilità e sui nuovi modelli di riuso.
Packaging e packaging sostenibile: le nuove sfide e le priorità per le imprese
Le aziende della filiera agroalimentare percepiscono questa normativa come una trasformazione sistemica. Le principali preoccupazioni riguardano:
- La riciclabilità, ovvero la necessità di definire classi di prestazione chiare.
- Il contenuto di riciclato con una serie di criticità legate alla disponibilità di materie prime seconde idonee al contatto alimentare.
- La compliance chimica con una attenzione particolare ai PFAS e alle sostanze soggette a restrizione.
- E infine la riduzione di peso e spazio vuoto: con una sfida nel bilanciare la protezione del prodotto con l’efficienza logistica.
In merito a questi temi Barbara Del Curto, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Food Sustainability ha aggiunto che “La sfida per il settore non riguarda solo il rispetto dei nuovi obblighi normativi, ma la capacità di trasformarli in soluzioni industrialmente praticabili e realmente sostenibili. La transizione richiede criteri chiari, investimenti e una visione sistemica capace di considerare l’intero ciclo di vita del packaging alimentare. In questo scenario, il PPWR viene percepito dagli stakeholder non come una semplice norma di compliance, ma come un fattore di trasformazione strategica, in grado di generare valore attraverso innovazione, coordinamento di filiera e nuove soluzioni per coniugare sostenibilità ambientale, sicurezza alimentare ed efficienza industriale.”
Un esempio virtuoso: gli Hub Aiuto Alimentare di Milano
Un esempio concreto di collaborazione territoriale è rappresentato dagli Hub Aiuto Alimentare di Milano. Nel 2025, questa rete ha permesso di recuperare oltre 1.057 tonnellate di eccedenze edibili. L’iniziativa coinvolge 9 insegne della GDO, 48 punti vendita e 135 organizzazioni non profit fungendo da modello internazionale esportato in altre città del mondo. “Nel 2025 la rete ha consentito di recuperare appunto oltre 1.057 tonnellate di eccedenze edibili e sicure, includendo un mix variegato di beni alimentari, di cui l’86% di ortofrutta fresca, ridistribuiti a 18.000 nuclei familiari e circa 155.000 persone beneficiari – ha precisato Marco Melacini, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Food Sustainability -. Vincitrice dell’Earth Shot Prize nel 2021, l’iniziativa degli Hub Aiuto Alimentare rappresenta un modello virtuoso di collaborazione cross-settoriale a livello locale che è esportato in altre città del mondo partner della rete del Milan Urban Food Policy Pact”.









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