Il panorama dell’efficienza energetica e il ruolo del green building
Il 2025 ha segnato un momento di profonda trasformazione per il settore dell’efficienza energetica in Italia. Con il progressivo esaurirsi della spinta propulsiva del Superbonus, il mercato ha dovuto riassestarsi, trovando nuovi motori di crescita. Complessivamente, come viene evidenziato nell’Energy Efficiency & Green Building Report 2026 dell’Energy&Strategy – POLIMI School of Management nel corso dello scorso anno, il Paese ha mobilitato investimenti per una cifra compresa tra i 53 e i 62 miliardi di euro. Si tratta di volumi finanziari imponenti, paragonabili a quelli del 2024, ma caratterizzati da una composizione interna radicalmente diversa che riflette il mutamento delle priorità economiche e normative.
La fine dell’era residenziale e l’ascesa del terziario
Per anni, il comparto residenziale ha dettato i ritmi della transizione energetica italiana grazie a incentivi straordinari. Tuttavia, i dati del Report 2026 mostrano un calo significativo in questo segmento, che è passato dai 33-36 miliardi di euro del 2024 ai 24-27 miliardi dell’ultimo anno.
A compensare questa flessione è intervenuto il settore terziario, che ha assunto il ruolo di principale traino del mercato con investimenti saliti a 25-29 miliardi di euro. Questo spostamento indica che le imprese del settore servizi stanno iniziando a considerare la riqualificazione energetica non solo come un obbligo ambientale, ma come una vera e propria leva di competitività economica. Anche l’industria ha mostrato segnali di crescita, sostenuta dal Piano Transizione 5.0, raggiungendo i 3,2 miliardi di euro di investimenti.
L’efficienza energetica al 2030: tra obiettivi UE e realtà nazionale
L’Italia si trova oggi davanti a un bivio cruciale per il raggiungimento dei target fissati a livello europeo. Sebbene il Paese si collochi al quinto posto in Europa per quanto riguarda i livelli avanzati di efficienza energetica, con un Energy Intensity Index inferiore del 16% rispetto alla media UE, il ritmo dei miglioramenti recenti desta preoccupazione. L’indice Odyssee-Mure, infatti, vede l’Italia solo al diciottesimo posto su ventisette a causa di una cronica instabilità del quadro regolatorio.
Verso un mercato da 100 miliardi di euro
Secondo le proiezioni dell’Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano, sono possibili due scenari principali per i prossimi anni. In un contesto di stabilità normativa e semplificazione procedurale (scenario ottimistico), il mercato potrebbe raggiungere un valore di 90-105 miliardi di euro al 2030, con una crescita media annua dell’11%.
Al contrario, se si dovesse procedere al ritmo attuale (scenario Business As Usual), gli investimenti si fermerebbero tra i 64 e i 75 miliardi, una cifra giudicata insufficiente per colmare il divario con gli obiettivi di decarbonizzazione europei.
Il ruolo delle politiche industriali e delle barriere normative
Uno dei punti critici evidenziati dagli esperti è la natura frammentata degli interventi pubblici. Nonostante la presenza di numerosi strumenti come il Conto Termico 3.0, la Transizione 5.0 e l’Iperammortamento 2026, l’efficacia di queste misure è spesso compromessa da una complessità burocratica eccessiva e da aggiornamenti continui che generano incertezza negli operatori.
Efficienza energetica da misura emergenziale a pilastro della politica industriale e immobiliare
Le crisi energetiche globali hanno trasformato l’efficienza energetica da misura emergenziale a pilastro della politica industriale e immobiliare di lungo periodo. Per Federico Frattini, vicedirettore di E&S e responsabile del Rapporto non mancano le tecnologie o le competenze, ma la “prevedibilità” del quadro entro cui attivare le risorse. Esempi come i Certificati Bianchi, pur avendo perso centralità, dimostrano che la stabilità di uno strumento e la familiarità degli utenti con le sue regole sono fondamentali per garantirne l’utilizzo efficace nel tempo.
In particolare Federico Frattini, ha osservato che “Le crisi energetiche degli ultimi anni hanno reso più evidente ciò che era già noto: l’efficienza energetica non è una misura emergenziale, ma una politica industriale, immobiliare e ambientale di lungo periodo che va affrontata con chiarezza e rapidità, dando coerenza, semplicità e continuità agli interventi. In Italia non sono certo la domanda, le competenze e le tecnologie a mancare, ma la prevedibilità e la costanza del quadro entro cui le risorse, a partire dagli incentivi, vengono attivate. Conto Termico 3.0, Transizione 5.0 e Iperammortamento 2026, ad esempio, rappresentano tre misure potenzialmente decisive, ma a fronte di obiettivi ambiziosi non riescono a tradursi in meccanismi semplici, tempestivi o pienamente operativi”.

Green Building: ridefinire il valore immobiliare
Il concetto di Green Building sta subendo un’evoluzione radicale, spinto dalla Direttiva EPBD IV (Energy Performance of Buildings Directive). La prestazione di un edificio non viene più valutata esclusivamente in base ai suoi consumi operativi, ma considerando l’intero ciclo di vita.
Il ciclo di vita e le emissioni incorporate
In questo nuovo paradigma, entrano in gioco fattori come la qualità dei materiali, le emissioni incorporate (generate durante la produzione e il trasporto dei materiali), la circolarità e il comfort abitativo. La decarbonizzazione deve riguardare ogni fase: dalla progettazione digitale (tramite strumenti come il BIM o il digital twin) alla scelta di tecniche come l’off-site construction e l’urban mining per il recupero delle risorse a fine vita dell’edificio.
A questo proposito Frattino ha evidenziato che “Parlare di Green Building oggi significa ridefinire il concetto stesso di valore immobiliare: la prestazione dei nuovi edifici non sarà valutata solo in base a quanto consumano, ma anche all’impatto generato per essere costruiti, gestiti e dismessi, misurando il potenziale di riscaldamento globale lungo tutto il ciclo di vita. Entrano quindi in gioco la qualità dei materiali, le emissioni incorporate, il comfort, la circolarità. In questo quadro, la Direttiva EPBD IV rappresenta oggi il riferimento regolatorio più influente. È un cambio di paradigma che coinvolge tutta la filiera delle costruzioni – progettisti, produttori, imprese, gestori, investitori – e che richiede competenze ancora da consolidare su scala industriale”.
Industria, pubblica amministrazione e commercio
L’analisi dettagliata dei diversi segmenti rivela opportunità di risparmio importante, sia in termini economici che ambientali.
Il ruolo delle ESCo nell’efficienza industriale
Le Energy Service Companies (ESCo) giocano un ruolo fondamentale, con un fatturato previsto per il 2025 di circa 1,2 miliardi di euro legato principalmente al settore industriale. Le tecnologie più implementate includono il fotovoltaico (oltre il 40% degli interventi) e la cogenerazione (13%), seguiti da pompe di calore e sistemi di illuminazione. Tuttavia, permangono barriere come i tempi di ritorno degli investimenti giudicati ancora troppo lunghi dal management aziendale e una percepita mancanza di specializzazione delle ESCo su specifici processi industriali.

Riqualificare scuole, ospedali e negozi
Il potenziale di risparmio nell’edilizia pubblica e commerciale è decisamente importante.
- Settore Commerciale: Per portare in classe A gli edifici più inefficienti (classi F e G) servirebbero 17 miliardi di euro, ma il risparmio in bolletta sarebbe di circa 2 miliardi di euro all’anno.
- Ospedali: Un investimento di 580 milioni di euro per riqualificare i nosocomi meno efficienti porterebbe a un risparmio annuo di oltre 110 milioni di euro.
- Scuole: Con un investimento tra i 6 e i 7,5 miliardi di euro sulla quota di edifici scolastici mai riqualificati, si otterrebbe un abbattimento della spesa energetica pubblica vicino al miliardo di euro annuo.
Innovazione e startup: il cuore tecnologico della filiera
Nonostante le difficoltà strutturali, l’Italia vanta un ecosistema di startup innovative molto dinamico. Tra il 2024 e il 2025 è nato quasi il 50% delle 30 startup individuate nel settore della decarbonizzazione del costruito.

Tecnologie digitali e nuovi modelli di business
Queste realtà non puntano necessariamente sui brevetti industriali, ma su modelli di business innovativi e sulla capacità di integrare soluzioni esistenti. Le aree di intervento principali riguardano l’integrazione energetica, l’uso dell’intelligenza artificiale per la gestione degli edifici e lo sviluppo di nuovi materiali costruttivi. Anche se le dimensioni economiche di queste startup rimangono attualmente contenute, esse rappresentano il laboratorio tecnologico essenziale per scalare le soluzioni di efficienza su scala industriale.
La sfida della decarbonizzazione residenziale
Il parco residenziale resta la sfida più complessa: al ritmo attuale, gli obiettivi di decarbonizzazione verrebbero raggiunti con 30 anni di ritardo rispetto alle scadenze del 2030 e 2035. Per accelerare questa trasformazione, l’Italia necessita di una strategia coordinata che unisca incentivi finanziari certi, una filiera delle costruzioni solida e un quadro normativo che non cambi “in corsa”. Solo così l’efficienza energetica potrà diventare il motore di un nuovo sviluppo economico sostenibile per l’intero sistema Paese.












