L’esplosione dei modelli di intelligenza artificiale, la diffusione di infrastrutture cloud distribuite e la crescente complessità delle architetture enterprise stanno trasformando il consumo energetico del software in una variabile critica per la business continuity.
La possibilità di attribuire metriche precise e monetizzabili ai carichi di lavoro delle infrastrutture digitali consente infatti di governare l’evoluzione tecnologica, garantire la compliance normativa e sostenere la redditività nel lungo periodo.
È in questo scenario che si colloca NEZEDI AI, la piattaforma messa a punto da Net Zero Società Benefit con il fine di monitorare l’impatto ambientale, sociale e di governance (ESG) delle operazioni digitali, e accompagnare le aziende di qualsiasi dimensione in un percorso continuo di riduzione delle emissioni, miglioramento delle performance e certificazione dei progressi.
Dal codice ai KPI: quando l’efficienza del software diventa leva di business
L’adozione crescente di architetture cloud complesse e modelli di AI avanzati sta aumentando la sofisticazione degli ecosistemi digitali, con un effetto diretto sulla gestione delle risorse IT. Sprechi computazionali, over-provisioning e colli di bottiglia restano spesso invisibili fino a quando non impattano su costi, scalabilità e continuità operativa.
“Di frequente – osserva Riccardo Marvaldi, CEO di Net Zero Digital – i decision maker confondono la pura capacità di calcolo con il reale valore di business, trascurando le inefficienze energetiche e prestazionali che finiscono per gravare sugli investimenti in innovazione”.
Il vantaggio competitivo del digitale risiede nella misurabilità continua dei processi. “Attraverso analytics avanzati e algoritmi proprietari – continua Marvaldi – possiamo tradurre consumi e performance dell’intero ecosistema IT in dati granulari, comparabili e verificabili”.
Il digitale e la convergenza tra ROI e sostenibilità
L’attenzione che negli ultimi anni il framework normativo europeo ha riversato sui temi della trasparenza, accountability e contrasto al greenwashing ha spinto CEO, CFO e responsabili ESG a integrare l’efficienza delle infrastrutture digitali nelle strategie di crescita e gestione del rischio.
Del resto, “Un software più efficiente – sottolinea Marvaldi – implica una riduzione dell’impronta di carbonio, e si traduce quasi matematicamente in minori costi di computazione, maggiore velocità delle infrastrutture e, di conseguenza, in una più alta redditività per il business”.
È qui che ROI e sostenibilità convergono: l’efficienza energetica del software smette di essere un obiettivo esclusivamente ambientale e diventa una variabile chiave di competitività.
Un’evoluzione resa ancora più rilevante da un quadro regolatorio più strutturato rispetto agli albori – basti pensare al GDPR alle direttive sull’accessibilità fino al recente AI Act – e che richiede una gestione più rigorosa delle infrastrutture digitali e del loro impatto.
Dalla frammentazione informativa alla governance predittiva
A rendere ancora più difficile la governance contribuisce la storica separazione tra dipartimenti IT, team compliance e responsabili ESG, che continuano a operare su dataset, metriche e obiettivi differenti. Il risultato è una frammentazione informativa che limita la capacità dei decision maker di ottenere una visione realmente integrata delle performance digitali dell’organizzazione.
È in questo contesto che si inserisce NEZEDI AI, con l’obiettivo di creare una “single source of truth” capace di centralizzare e correlare dati eterogenei — dagli analytics energetici alle metriche ESG, fino alle performance infrastrutturali — trasformandoli in informazioni strategiche per la governance aziendale.

“Il nostro focus trascende l’erogazione di una mera dashboard descrittiva – evidenzia il CEO di NEZEDI – Le organizzazioni dispongono già di ampi dataset strutturati, il reale gap tecnologico risiede nell’interoperabilità e nella correlazione di questi flussi per orientare in modo più consapevole le scelte tecnologiche. Centralizzare queste metriche consente ai decision maker di ottimizzare simultaneamente il profilo di compliance regolatoria e l’efficienza infrastrutturale, riducendo sensibilmente l’OpEx”.
AI governance: la chiave per un’intelligenza artificiale sostenibile
La crescente centralizzazione dei dati e delle metriche infrastrutturali rappresenta anche il presupposto per affrontare una delle sfide più complesse della trasformazione digitale: il paradosso energetico dell’intelligenza artificiale.
Se da un lato l’AI si configura come una tecnologia ad alta intensità energetica e computazionale, dall’altro è oggi uno dei pochi strumenti realmente in grado di ottimizzare ecosistemi digitali sempre più complessi.
Il rischio, però, è che la corsa all’adozione accelerata dei modelli AI porti le organizzazioni a implementare soluzioni sovradimensionate, guidate più dalla pressione competitiva e dall’hype tecnologico che da reali esigenze operative.
La risoluzione di questo cortocircuito risiede nell’applicazione di rigorosi framework di AI governance, strutturati per mappare il ciclo di vita degli algoritmi, definire i contesti d’uso più appropriati e tradurre la strategia di innovazione in scelte operative sostenibili.
Intelligenza artificiale per supportare decisioni strategiche sostenibili e basate sui dati
“L’intelligenza artificiale diventa un asset virtuoso – spiega Marvaldi – solo quando l’efficienza generata supera il costo computazionale del suo stesso mantenimento. Il vero valore non risiede nell’innovazione fine a sé stessa, ma nel guidare un cambiamento che ottimizzi le risorse e garantisca la sostenibilità economico-ambientale del business.” NEZEDI AI punta proprio a questo: trasformare l’AI da centro di consumo a motore di ottimizzazione predittiva, riducendo over-provisioning e inefficienze operative.
Le nuove energy dashboard live e l’integrazione nativa dell’intelligenza artificiale offrono alle aziende una visibilità continua sui workload, consentendo di individuare pattern di consumo, prevedere trend e identificare aree di inefficienza, e quindi supportare la twin transition su basi misurabili e verificabili.
Compliance CSRD: oltre il greenwashing con dati certificati
La crescente centralità della misurazione richiede un salto di qualità: la certificazione del dato. Anche nel quadro di una semplificazione del reporting europeo (vedasi Pacchetto Omnibus UE), l’obiettivo resta quello di superare stime approssimative a favore di metriche oggettive e verificabili, trasformando la sostenibilità da dichiarazione di intenti a dato industriale pronto per l’audit.
Già dal 2022, Net Zero ha avviato un percorso di posizionamento europeo attraverso l’ingresso nella European Green Digital Coalition e la partecipazione ai tavoli di lavoro dedicati alla standardizzazione degli impatti ambientali del settore ICT. Un impegno che risponde alla crescente necessità, per aziende e istituzioni, di disporre di metriche solide per il reporting non finanziario e per la governance tecnologica.
Software LCA per misurare l’impatto del digitale
Il cuore metodologico di NEZEDI AI risied nell’applicazione del Life Cycle Assessment (LCA) al software. Un approccio che consente di trattare le applicazioni digitali non come entità astratte, ma come asset misurabili lungo l’intero ciclo di vita computazionale, dai consumi infrastrutturali alle emissioni associate ai workload.
“Le metriche di sostenibilità devono essere tracciabili e difendibili – avverte Marvaldi – perché solo dati verificabili possono reggere il confronto con auditor, investitori e stakeholder istituzionali”. Per questo, Il framework sviluppato da NEZEDI integra standard internazionali come il GHG Protocol, le linee guida della Green Web Foundation e della Green Software Foundation, arricchendoli con algoritmi proprietari.
Il ruolo di standard e metodologie
La piattaforma è stata inoltre auditata da un ente terzo risultando allineata allo standard ISO 21031, scelta orientata a garantire affidabilità e a contrastare il greenwashing. A ciò si aggiunge il riconoscimento “Software Made in Europe”, oggi in fase di rinnovo e approfondimento, a conferma di una visione industriale e tecnologica fortemente radicata nel contesto europeo.
“Non si tratta solo di compliance – spiega il CEO – ma di costruire un sistema di misurazione realmente utilizzabile nella governance ESG, nel reporting e nella gestione del rischio reputazionale”.
“I dati certificati secondo standard ISO e metodologie internazionali eliminano alla radice il rischio di greenwashing e – prosegue Marvaldi – in un contesto in cui la sostenibilità influenza l’accesso ai capitali e la competitività nelle filiere globali, lo scarto tra una stima teorica e una certificazione indipendente diventa un fattore strategico decisivo per il posizionamento di mercato”.
I driver del cambiamento: supply chain, compliance e AI governance
Le motivazioni che spingono le aziende ad adottare strumenti di monitoraggio della sostenibilità digitale variano in funzione della dimensione e del livello di maturità organizzativa.
Per le piccole e medie imprese, la sostenibilità digitale rappresenta soprattutto una leva di posizionamento competitivo all’interno delle supply chain: disporre di dati ESG verificabili consente infatti di rispondere ai requisiti sempre più stringenti richiesti da grandi clienti e committenti internazionali.
Nelle organizzazioni più strutturate, il focus si sposta invece sulla governance centralizzata e sulla mitigazione del rischio normativo. La crescente complessità degli ecosistemi IT rende infatti sempre più difficile gestire in modo efficace compliance, sicurezza e sostenibilità attraverso audit manuali e frammentati.
Ma è sulle grandi enterprise e sui mercati internazionali che si gioca la partita più complessa, quella che Marvaldi definisce il passaggio cruciale verso l’AI Governance. La diffusione accelerata di modelli AI sta aumentando il livello di opacità infrastrutturale e il peso energetico dei sistemi digitali, imponendo alle aziende la necessità di sviluppare strumenti di controllo più evoluti.
“L’AI è uno strumento potente e, come tale, va governata per comprenderne i limiti e le potenzialità all’interno di uno specifico contesto organizzativo. Ecco perché NEZEDI AI – conclude Marvaldi – non opera come un semplice ‘contachilometri della trasformazione digitale’, ma si propone come ‘centralina di controllo predittiva’, indispensabile per guidare gli investimenti tecnologici e la pianificazione strategica dei prossimi anni”.











