Il Circular Economy Act (conosciuto anche come “circular act”) rappresenta una delle prossime iniziative legislative dell’Unione Europea per aiutare e accelerare la transizione verso l’economia circolare, ovvero verso una gestione delle attività economiche meno dipendente da materie prime vergini e più basata su riuso, riciclo, remanufacturing e materie prime seconde. Va precisato subito che non si tratta ad oggi, di una norma già approvata: quanto di un atto “in preparazione”, inserito nelle priorità della Commissione 2024-2029 e atteso per il 2026. (si veda al riguardo il sito al Circular Economy Act della Commissione Europea QUI n.d.r.).
Da dove nasce la volontà di predisporre un Circular Economy Act?
La spinta verso il Circular Economy Act oltre che dalla volontà di rispondere alle esigenze di sensibilità ambientale arriva da una riflessione sulla strategia industriale europea: senza un mercato europeo solido e affidabile per i materiali riciclati, l’economia circolare resta un obiettivo dichiarato ma difficile da rendere competitivo su larga scala. Per questa ragione la Commissione ha esplicitato che il Circular Economy Act mira a creare un mercato unico per le materie prime secondarie, e in questo senso è stato predisposto per aumentare l’offerta di riciclato “di qualità” e stimolare la domanda industriale.
Che cos’è esattamente il Circular Economy Act
Prima di procedere nell’analisi di questa iniziativa è opportuno spiegare con precisione che cos’è esattamente il Circular Economy Act , ovvero che cosa vuole essere. Si tratta di una proposta di “legge quadro” che dovrebbe coordinare e rafforzare strumenti già esistenti, intervenendo su nodi strutturali che oggi frenano la circolarità: come ad esempio le tante regole diverse tra Stati membri, come la scarsa armonizzazione dell’end-of-waste (quando un rifiuto smette di essere rifiuto), ma anche la necessità di indicare in modo chiaro e condiviso i criteri di qualità dei materiali riciclati con degli standard chiari e la creazione di un framework di mercato che permetta di farli competere, sia in termini di pricing e sia relativamente alla disponibilità, con i materiali vergini.
L’obiettivo in definitiva è rendere la circolarità una scelta economicamente sostenibile per l’industria, e non solo un vincolo.
Dal punto di vista del calendario, il Circular Economy Act dovrebbe essere presentato nel terzo trimestre 2026.
Per quali ragioni l’UE ha scelto di lavorare al Circula Economy Act?
La Commissione Europa ha di fatto preso atto che la transizione circolare procede troppo lentamente e che, senza un salto di scala, l’Europa rischia di restare dipendente da importazioni di risorse e materiali critici. La scelta di lavorare a un Circula Economy Act in questa fase storica è duplice: da una parte ridurre le pressioni ambientali (come ad esempio l’estrazione e la lavorazione delle risorse naturali che sono tra le principali cause di perdita di biodiversità e inquinamento) e, nello stesso tempo rafforzare sicurezza economica, resilienza e competitività.
Il rapporto con il Clean Industrial Deal
Il Circular Economy Act viene inoltre presentato come un pilastro di una più ampia agenda di competitività industriale del mandato 2024-2029. Il collegamento al Clean Industrial Deal e alla bussola per la competitività o Competitiveness Compass sono due fattori che qualificano il ruolo dell’economia circolare come leva per ridurre costi e rischi legati alle materie prime e alle materia prime critiche in particolare.
La consultazione pubblica e la preparazione della proposta
Un segnale concreto che l’iter è in movimento è l’avvio, da parte della Commissione europea, di una consultazione pubblica e di un invito a presentare contributi sul Circular Economy Act (iniziativa lanciata a suo tempo il 1° agosto 2025, con finestra di feedback fino a novembre 2025).
Anche il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica italiano ha comunicato l’avvio di questa consultazione, segnalando l’attenzione nazionale verso l’impianto futuro della norma. (QUI maggiori informazioni sui riferimenti rispetto al MASE n.d.r.).
I contenuti del Circular Economy Act
Il Circular Economy Act dovrebbe essere costruito attorno a pochi punti di riferimento “industriali” e regolatori, con l’obiettivo di rendere più fluido il mercato dei materiali riciclati e più coerente la disciplina sui rifiuti.
Un mercato unico delle materie prime secondarie
Il punto più importante dovrebbe riguardare la creazione di un Single Market per le materie prime seconde. Con questa iniziativa si dovrebbero ridurre o limitare le barriere normative e operative che oggi rendono complicato usare materiali riciclati in modo standardizzato su scala europea. Un intervento questo che dovrebbe anche ridurre i costi e dovrebbe favorire un aumento di offerta e domanda di riciclato di qualità.
Per le imprese, gli effetti di questo intervento dovrebbero concretizzarsi in una maggiore disponibilità di riciclato “certificato” e comparabile tra Paesi, e in regole più chiare e meno frammentate per acquistarlo e impiegarlo nei processi produttivi.
Armonizzazione delle regole end-of-waste e qualità dei materiali
Uno dei freni sui quali appare più urgente agire in merito alla diffusione della circolarità è la variabilità delle regole “end-of-waste” tra Stati membri. Un materiale recuperato può essere considerato prodotto in un Paese e rifiuto in un altro, con ricadute su trasporto, autorizzazioni, responsabilità e costi. Su questo punto si concentra una parte importante dei legislatori che lavorano sul Circular Economy Act allo scopo di costruire condizioni più uniformi per far viaggiare e usare i materiali riciclati come input industriali.

Possibili revisioni delle principali direttive rifiuti
Tra le basi possibili del Circular Economy Act ci sarebbero interventi di modifica su testi chiave come la Waste Framework Directive e la Landfill Directive, oltre a una possibile revisione della disciplina su WEEE/RAEE (rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche) e ulteriori misure complementari.
Cosa dovrebbe cambiare per le imprese?
Se il Circular Economy Act dovesse rispettare le anticipazioni e le indiscrezioni, gli effetti per le imprese si giocheranno su tre piani: procurement e supply chain, design e produzione, compliance e dati.
Procurement e supply chain: più riciclato, meno incertezza
Per molte filiere (packaging, plastica, edilizia, automotive, elettronica), oggi il riciclato è frenato da tre fattori: disponibilità irregolare, qualità non uniforme, costi spesso superiori al vergine. Il Circular Economy Act nasce proprio per “aggiustare l’economia” della circolarità e rimuovere barriere al mercato dei materiali secondari.
In prospettiva, le aziende potrebbero trovare più conveniente impostare contratti di fornitura su riciclato e integrare contenuti riciclati nei prodotti, perché il mercato diventerebbe più trasparente e stabile.
Design e produzione: la circolarità si sposta a monte
L’UE sta già spingendo sulla logica “design-driven” (l’impatto ambientale di un prodotto si decide in gran parte in fase di progettazione). Il Circular Economy Act si innesta su questa traiettoria: se aumenta l’offerta di materiali secondari e se la domanda viene stimolata, diventano più praticabili scelte di progettazione orientate a riciclabilità, smontaggio, sostituibilità e durabilità.
Compliance e tracciabilità: dati di filiera più richiesti
Un mercato unico dei materiali secondari non regge senza dati: provenienza, qualità, eventuali contaminanti, tracciabilità dei flussi. Anche quando non ci sono nuovi obblighi diretti, l’effetto è spesso indiretto: clienti e grandi committenti chiedono più informazioni, e la filiera deve attrezzarsi per fornire evidenze. Il Circular Economy Act, nel disegno della Commissione, mira a rendere più affidabili i materiali riciclati e, quindi, più “misurabili” e negoziabili.
Quali settori saranno più coinvolti?
È probabile che l’impatto sia più forte dove il tema materie prime seconde è già critico e ad alta scala: imballaggi, plastica, costruzioni, elettronica/IT, automotive e, in generale, filiere che dipendono da materiali importati o “critici”. Un altro ambito destinato a restare sotto i riflettori è la gestione dei rifiuti elettronici e delle componenti ad alta intensità di risorse, citata tra i possibili pilastri di revisione.
Cosa dovrebbero fare già oggi le aziende per prepararsi?
Anche senza un testo definitivo, il Circular Economy Act suggerisce una direzione che vale già come preparazione:
- mappare dove l’azienda usa materiali vergini “sensibili” e dove può introdurre secondario senza compromettere qualità;
- rafforzare la tracciabilità di materiali e rifiuti (dati, certificazioni, specifiche tecniche);
- coinvolgere procurement, R&D, qualità e compliance in un’unica roadmap;
- monitorare l’evoluzione europea perché tempi e perimetri potrebbero incidere su contratti, investimenti e design di prodotto.











